Migrazione coercitiva artificiosa: Ungheria, Europa e crisi dei rifugiati

Gearóid Ó Colmáin, Global Research, 18 gennaio 2016

Se l’aggressione contro un Paese straniero significa indebolirne la struttura sociale, rovinarne le finanze, rinunciare al territorio per accogliere i profughi, qual è la differenza tra tale tipo di aggressione e l’altro tipo, quello classico, quando qualcuno dichiara guerra, o qualcosa del genere?
Sawer Sen, ambasciatore dell’India presso le Nazioni Unite

Hungarian Prime Minister Orban attends a foundation stone laying ceremony for a new division of the Knorr-Bremse factory in KecskemetIn una conferenza stampa all’UE del 3 settembre 2015, il Primo ministro ungherese Victor Orban candidamente disse che la crisi dei rifugiati in Europa era “un problema della Germania”. Orban si riferiva al fatto che i rifugiati accalcatisi al confine dell’Ungheria erano diretti, per la maggior parte, in Germania. Il Primo ministro ungherese sottolineò che la maggior parte dei rifugiati non aveva intenzione di rimanere in Ungheria. Orban fu oggetto di critiche per la decisione di erigere una barriera di sicurezza al confine ungherese/serbo, per arginare il flusso di migranti che entravano nel territorio ungherese illegalmente. Mentre la maggior parte dei media europei rappresentò Orban come xenofobo dittatore di destra, la decisione di erigere una recinzione fu attuata nel rispetto delle norme comunitarie, che richiedono che tutti gli immigrati che entrano nella zona Schengen siano registrati dalla polizia alla frontiera. Eppure, paradossalmente, Bruxelles critica il primo ministro ungherese per aver tentato di rispettare le leggi comunitarie! Il quotidiano Le Monde definiva il primo ministro ungherese l’uomo che cerca di ‘criminalizzazione’ clandestini. E’ davvero uno strano Paese quello che criminalizza chi infrange le leggi! Perché, dunque, Orban è sotto tiro? Fin dal suo arrivo al potere nel 2010, Victor Orban ha adottato politiche interne e sociali contrarie quelle dettate dalla Commissione Europea. Nel 2013 l’Ungheria chiuse l’ufficio del Fondo monetario internazionale, mettendo le finanze del Paese sotto il controllo statale. Il Fondo Monetario Internazionale è un’istituzione fondamentale della governance globale statunitense-sionista e vi sono alcuni Paesi sfuggitigli dalle grinfie del debito permanente. Pertanto, la decisione del governo ungherese di cacciare il FMI era a dir poco un temerario atto d’insubordinazione per l’imperialismo statunitense. L’Ungheria è anche criticata per la legge sui media che vieta l’ingerenza straniera della propaganda degli USA, come Voice of America, che il governo ungherese ritiene in contrasto con l’interesse pubblico. Di conseguenza, l’Unione europea, perfettamente felice di vietare la televisione iraniana, ha criticato l’Ungheria per violazioni della ‘libertà di espressione’. Orban ha detto alla Chatham House, nel 2013, che credeva ci fosse un “complotto di sinistra e verde” in Europa contro i “valori tradizionali”. Orban senza dubbio si riferiva alle filippiche continue dei guerrafondai sionisti di sinistra come l’eurodeputato Daniel Cohen Bendit contro l’Ungheria. Bendit ha ironicamente chiamato Orban “Chavez d’Europa”. Tale esempio d’insulto ideologico incarna l’insensatezza del paradigma politico sinistra-destra nell’epoca post-sovietica.
Il ‘nazionalismo’ di Orban non è un piano imperiale. E’ piuttosto una filosofia nazionale che va contro, e indebolisce, l’imperialismo. E’ il nazionalismo nel senso di liberazione nazionale dall’oppressione neo-coloniale delle istituzioni finanziarie internazionali e dell’Unione europea. La difesa di Orban dei “valori tradizionali” l’ha ideologicamente avvicinato alla politica estera del presidente russo Vladimir Putin, che visitò il Paese nel 2014. Durante la visita di Putin in Ungheria, Orban elogiò il ruolo del leader russo nel tentativo di trovare una soluzione pacifica alla guerra siriana. Nel 2014 Orban disse ai media ungheresi che la guerra ucraina fu causata dal desiderio degli Stati Uniti di controllare l’Europa orientale. Sottolineò anche che gli Stati Uniti volevano trascinare l’Ungheria nella crisi. Il Primo ministro ungherese non fa mistero del desiderio di perseguire politica interna ed estera indipendenti. L’Ungheria ha anche stretti legami con Cina e Iran. Pertanto tentare, come hanno fatto alcuni analisti, di ritrarre Victor Orban come reazionario imperialista e xenofobo, si semplifica eccessivamente la complessa interazione delle forze ideologiche e geopolitiche sull’attuale scena politica mondiale e in particolare, le forze profonde che hanno scatenato produzione e gestione della crisi dei rifugiati/migranti. Pertanto, paragonando l’opposizione di Orban all’immigrazione a quello del primo ministro inglese David Cameron, si semplifica eccessivamente la questione. Il primo ministro inglese David Cameron gioca sull’opposizione all’immigrazione. Ma senza aver nulla a che fare con il vero obiettivo del governo inglese. Le politiche anti-immigrazione di Cameron sono semplicemente un appello alla xenofobia necessaria ai tories per attrarre il loro elettorato. Il regime di Cameron serve il capitalismo finanziario internazionale nella forma più brutale, e il capitalismo finanziario ha bisogno di una continua immigrazione. Le obiezioni di Orban sono più conflittuali con il capitalismo finanziario e criticano la globalizzazione guidata dall’ideologia liberale. Victor Orban ha proposto che i rifugiati/migranti siano rispediti in Turchia fino alla fine della guerra in Siria. È una proposta ragionevole. Lo slogan “I rifugiati sono benvenuti” e le successive marce a favore dell’immigrazione sono utili agli obiettivi geostrategici israeliani. Attualmente, pochi sembrano capire che, come nella primavera araba del 2011, al carrozzone dell’imperialismo statunitense non mancano passeggeri. In questo senso, Victor Orban è, in modo molto limitato, degno dell’epiteto di ‘Hugo Chavez d’Europa’. Mentre molte scelte politiche di Victor Orban sono tutt’altro che di sinistra, (ad esempio, il divieto dei simboli comunisti) l’abbraccio del capitalismo tradizionalista sotto forma dirigista e con forti politiche sociali a favore della famiglia, e una politica estera molteplice avvicina il suo Paese a Paesi come Venezuela, Bielorussia, Eritrea e altri Stati-nazione che cercano di mantenere la sovranità contro l’imperialismo. Un articolo profondamente prevenuto ed ostile su Le Monde, tuttavia, descrive accuratamente la politica di Orban come ‘di sinistra economicamente e di destra culturalmente’. Tuttavia è qui necessaria una distinzione. Le sue politiche sono ‘di sinistra’ dal punto di vista della finanza corporativa globale, ma le politiche economiche di Orban favoriscono la borghesia patriottica nazionale e sono quindi di destra dal punto di vista della classe operaia. La politica estera multidirezionale dell’Ungheria ha dato benefici al Paese, soprattutto agli altri Paesi partner dell’emisfero meridionale come il Venezuela. Ad esempio, la tecnologia fotovoltaica sviluppata in Ungheria e finanziata dalla Cina, è stata esportata in Venezuela nel 2013. Si ritiene che la nuova tecnologia ungherese non solo permetta al Venezuela di diventare autosufficiente nell’energia elettrica, ma di diventare grande esportatore di energia elettrica. La cooperazione del Venezuela con l’Ungheria è fondamentale per l’industrializzazione del Paese. Tutti i Paesi citati hanno in comune il tentativo di costruzione volontaria nazionale per arginare la marea della ‘globalizzazione’ e tutti i concomitanti mali sociali ed economici. È una borghesia patriottica nazionale in alleanza con la classe operaia contro la borghesia ‘internazionalista’ compradora e il ‘Nuovo Ordine Mondiale’. E’, per molti aspetti, un rovesciamento delle dinamiche di classe della seconda guerra mondiale, quando l’Unione Sovietica alleò la classe operaia internazionale organizzata con i resti della borghesia democratica contro il fascismo internazionale.
Nikita Khrushchev and Janos Kadar OutsideIl Primo ministro ungherese Victor Orban è salito al potere in un Paese devastato dal FMI e profondamente corrotto dal partito ‘socialista’ uscito dai decenni di capitalismo di State di Janos Kadar. Kadar, liberale, sostituì il comunista Rakosi durante la contro-rivoluzione in Europa orientale negli anni ’50, quando il capitalismo dalle caratteristiche “socialiste” sostituì il socialismo del Cominform. Il processo fu eufemisticamente denominato ‘destalinizzazione’, ma fu in realtà un tentativo di ripristinare i modi di produzione capitalistici. La crisi ideologica dell’Ungheria culminò nel tentato colpo di Stato del 1956, quando la CIA, operando da Vienna, tentò di rovesciare il regime assediato con l’aiuto di ex-collaborazionisti dei nazisti. La ‘rivoluzione ungherese’ del 1956 fu, per molti aspetti, prodromo delle molte operazioni d’intelligence orchestrate dagli Stati Uniti per cambiare i regimi, decenni dopo. Anche se Orban dice di aver ‘combattuto il comunismo’ da studente, era, come molti altri della sua generazione, un combattente contro un particolare tipo di capitalismo che percepì come “cospirazione di sinistra” contro il popolo. I marxisti-leninisti hanno sempre considerato il trionfo del revisionismo kruscioviano in URSS, nel 1956, e la successiva ‘destalinizzazione’ dell’URSS e delle democrazie popolari dell’Europa orientale, una contro-rivoluzione contro la dittatura del proletariato. Le riforme di Krusciov portarono all’abbandono della pianificazione statale centralizzata, la reintroduzione del profitto come regolatore della produzione, combinata alla politica estera cinica e anti-marxista della ‘coesistenza pacifica’ tra capitalismo e socialismo. Per giustificare tali politiche Krusciov scrisse un lungo discorso menzognero per calunniare Stalin. Ogni affermazione contro Stalin nel discorso di Krusciov s’è poi dimostrata una menzogna. Il revisionismo sovietico non uccise solo il socialismo in URSS, ma, con la notevole eccezione dell’Albania, la speranza del socialismo in tutto il mondo. Questa distruzione del marxismo-leninismo da parte dei revisionisti sovietici, e cinesi più tardi, portò alla rinascita del trotzkismo nei Paesi imperiali occidentali. Ed è tale ‘nuova sinistra’ che costituisce l’avanguardia dell’imperialismo occidentale contemporaneo. In questo senso, Orban ha ragione sull’analisi su una cospirazione “di sinistra” contro la civiltà, vedendo oggi il trionfo dell’ideologia trotzkista sotto forma di sionismo e neo-conservatorismo, dove l’internazionalismo proletario viene assorbito dai diritti umani internazionali da un lato, e dalla ‘jihad islamico’ dall’altra, una nuova alleanza ‘rivoluzionaria’ in guerra contro la classe operaia. Basta osservare il pugno chiuso delle rivoluzioni colorate degli Stati Uniti e l’appello costante alla ribellione giovanile per capire come il capitalismo ormai approfondisca la presa sulla umanità con l’appropriazione della simbologia rivoluzionaria di sinistra. Infatti, il capitalismo statunitense contemporaneo, impiegando una frase di Trotskij, è una ‘rivoluzione permanente’. Oppure, secondo lo stratega statunitense Generale Thomas Barnett, “la globalizzazione degli USA è pura rivoluzione socio-economica“. Ma è una rivoluzione che dichiara guerra alla classe operaia. Uno dei risultati della ‘primavera araba’ in Egitto è stata l’abrogazione delle leggi sul lavoro che richiedevano alle aziende di pagare i lavoratori durante i periodi di chiusura degli stabilimenti per mancanza di domanda. Molti degli scioperi che portarono alla caduta del regime di Mubaraq furono guidati da organizzazioni sindacali “indipendenti” finanziate dagli Stati Uniti.
Data l’intransigenza di Orban sulla questione dei profughi, è probabile che USA/Israele sostengano un ‘movimento di protesta popolare’ nel tentativo di effettuare un cambio di regime. Le rivoluzioni colorate spesso comportano il trasporto di migliaia di stranieri sui luoghi delle proteste per opera dei servizi segreti tramite le ONG. Questo accadde in Bielorussia nel 2010. Molti dei giovani che tentano di entrare in Ungheria potrebbero essere usati come ariete per destabilizzare lo Stato-nazione ungherese. Da quando la CIA e le sue numerose ONG nel 2011 fomentarono la ‘primavera araba’, la distruzione totale per mano della NATO della Libia e la guerra per procura contro la Siria, milioni di persone sono divenuti dei rifugiati. Perciò fuggono in Europa. Ma non è la ragione principale della ‘crisi’, o meglio dell’attuale fase della crisi che si aggrava. L’invasione e la distruzione della Libia da parte della NATO nel 2011, ha creato milioni di disperati che tentano di attraversare il Mediterraneo. Questa crisi ha avuto diversi tipi di coperture dai mass media. Ad esempio, l’affondamento di una barca nel Mediterraneo nel luglio 2015 ebbe solo un articolo di quattro riga sul quotidiano francese Le Figaro, nonostante il fatto che un centinaio di persone annegasse! Tuttavia, dopo la pubblicazione della foto del bambino annegato sulle coste della Turchia nel 2015, la crisi dei rifugiati entrò in una nuova fase, con la foto del ragazzo in questione utilizzata come pretesto per dare sostegno pubblico agli attacchi aerei della NATO contro la Siria al fine di “fermare le stragi”. Mentre nessuno sembra sapere quanti siano i siriani tra i migranti in fuga verso l’Europa, c’era una fissazione dei media su questi migranti in particolare, nonostante fossero solo una minoranza dei migranti che si accalcavano al confine ungherese. Il dibattito su cosa dovesse essere fatto per gestire la crisi dei rifugiati/migranti si accese sul se dovrebbero o meno essere accolti nei Paesi europei. Tuttavia, questo dibattito pro o anti-migrante maschera una nuova e assai pericolosa fase della strategia geopolitica di USA/NATO. Molti dei migranti alla frontiera ungherese provengono dai campi profughi in Turchia. Intelligence austriaca ha riferito che le agenzie governative degli Stati Uniti finanziano l’esodo dei rifugiati in Europa, nel tentativo di destabilizzare il continente. Questa nuova iniziativa geostrategica comporta l’uso di profughi disperati come armi per il divide et impera sionista-statunitense sul continente europeo. France Radio Internationale rivelava che oltre il 95 per cento dei migranti attuali verso l’Europa sono maschi tra i 20 e i 35 anni. Molti dicono di fuggire dalla coscrizione dell’esercito siriano, che ha perso migliaia di uomini e donne coraggiosi dall’inizio della guerra sionista al loro Paese. La preponderanza di giovani maschi in forma tra i cosiddetti “rifugiati” fu confermata personalmente anche all’autore da giornalisti della televisione di Stato russa RT. Quando interrogato sulla questione dei rifugiati dalla francese BMTV, l’ambasciatore russo Aleksandr Orlov disse “Tutto quello che posso vedere sono giovani fuggire dalla guerra, invece di difendere il loro Paese“. Allora perché ci sono così poche donne e bambini tra i rifugiati in fuga dalla guerra in Siria? Il viaggio attraverso il Mediterraneo verso l’Europa può normalmente costare fino a 11000 dollari, più di quanto la maggior parte dei lavoratori europei riesce a risparmiare in anni di duro lavoro, ma ci dicono che milioni di iracheni e siriani devastati dalla guerra improvvisamente possono pagare tale colossale somma per andarsene in Europa. Com’è possibile? La glorificazione dei giovani in fuga dall’arruolamento in Siria, insieme alla demonizzazione degli eroici uomini e donne in Siria che lottano per la libertà del loro Paese, è profondamente indicativo della turpitudine morale della nostra classe dirigente, per cui slealtà e viltà sono i caratteri principali.
A settembre una fotografa ungherese fu ripresa fare lo sgambetto a un rifugiato con un bambino, al confine ungherese. Il video divenne virale. La fotografa ora ha querelato l’uomo che inciampò avendo cambiato la sua versione con la polizia. Petra Laszlo ha sostenuto che era in preda al panico quando i rifugiati le corsero contro. Ci fu molta indignazione nei media aziendali politicamente corretti. Ma i patrioti siriani hanno fatto qualche indagine sulla ‘vittima’ di Laszlo. L’uomo si chiamerebbe Usama Abdalmuhsan al-Ghadab ed è un membro di Jabhat al-Nusra, il gruppo terroristico affiliato ad al-Qaida che ha massacrato migliaia di inermi in Siria. Non si suggerisce che tutti i profughi che tentano di entrare in Ungheria siano terroristi. Ma nel contesto di una guerra globale che coinvolge complesse reti internazionali di terroristi che operano sotto l’egida delle intelligence statunitensi, israeliane ed europee, tale incidente è un altro argomento a favore della politica di Orban per attuare la normale regolamentazione dell’immigrazione. Nel febbraio 2011 il leader libico Muammar Gheddafi avvertì l’Europa sul pericolo di un’invasione da parte dei migranti e, in particolare, dei terroristi di al-Qaida se fosse stato rovesciato. Anche il Presidente della Siria Assad ha avvertito l’Europa sul pericolo di migliaia di terroristi di al-Qaida e Stato islamico che arrivano in Europa travestiti da rifugiati. È del tutto possibile che uno scenario simile si svolga adesso.Russian President Putin discuss with Hungarian Prime Minister Orban before a joint news conference in BudapestGearóid Ó Colmáin è un giornalista e analista politico di Parigi, che studia globalizzazione, geopolitica e lotta di classe. Assiduo collaboratore di Global Research, Russia Today International, Press TV, Sputnik Radio France, Sputnik inglese, al-Etijah TV, Sahar TV ed è apparso anche su al-Jazeera e al-Mayadeen.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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