Il miracolo economico cinese è tutt’altro che finito

Matthew Jamison Strategice Culture Foundation 25/01/2016

0_943ba_3f9e0322_origCon la recente notizia della volatilità sul mercato azionario e il rallentamento dell’economia cinesi, molti imbroglioni e speculatori gufano su salute e benessere fondamentale a lungo termine dell’economia cinese. La seconda (o anche prima) economia mondiale è afflitta da una grave recessione o crisi prolungata? La Cina compie con successo la transizione dall’economia della produzione per l’esportazione a una basata sui consumatori e l’equilibrio dei servizi? Mi ricordo adolescente nel 2001, quando gli Stati Uniti finirono in recessione, che il ritornello preferito degli economisti era che quando gli USA starnutiscono, il resto del mondo ha il raffreddore. Quindici anni dopo, è la Cina a guidare la crescita economica globale ed ora quando la Cina starnutisce l’economia mondiale rischia un brutto virus. Questo di per sé è un risultato notevole. Quando si discute l’attuale situazione economica cinese, è prudente ricordare la famosa battuta di Mark Twain: “Le relazioni sulla mia morte erano assai esagerate”. Il rallentamento dell’economia cinese va visto nel giusto senso delle proporzioni e della prospettiva. La trasformazione dell’economia cinese “Aperta alla riforma” fu inaugurata nel 1978 dall’incredibile visionario e statista Deng Xiaoping, rappresentando la riforma più veloce e di maggior successo di un’economia e una società nella storia della civiltà umana. Prima dell’“aperta alla riforma” la Cina era soprattutto un’economia rurale e agraria. E’ difficile immaginarlo nel 2016, ma nel 1978 Spagna, Brasile, Canada, Italia, Regno Unito e Francia superavano la Repubblica popolare e Stati Uniti, Giappone e Germania erano classificati dalla Banca Mondiale primi tre. Tuttavia, attraverso etica del lavoro straordinario, dinamismo creativo e grinta produttiva della forza lavoro cinese, eccezionale, di grande talento e saggia, l’innovativa politica dello Stato cinese sotto la guida esemplare di Deng Xiaoping, nell’arco di trentadue anni la Cina si è altamente sviluppata, con un’economia sofisticata e consolidata come quella di Gran Bretagna, Francia, Germania e Giappone, divenendo la seconda economia del pianeta, per Prodotto interno lordo, dopo gli Stati Uniti, e coll’economia dal potere d’acquisto complessivo ritenuta maggiore. Tutto questo di fronte alla forte concorrenza delle economie più ricche del mondo. Ora, l’economia globale è fortemente dipendente dalla crescita economica cinese e grazie al modello economico più equilibrato e disciplinato della Cina, ha contribuito a salvare USA e Mondo dal baratro della Grande Depressione, la grave calamità della crisi finanziaria globale del 2008 creata dall’irresponsabilità occidentale nei mutui sub-prime. Alcun Paese o economia nella storia umana è cresciuto così rapidamente e scalando la scala del progresso economico e sociale togliendo oltre 500 milioni di abitanti dalla povertà, incrementandone il tenore di vita con posti di lavoro meglio retribuiti, redditi maggiori, maggiore mobilità sociale e maggiori opportunità economiche.
Così, dopo decenni di crescita o avanzamenti a due cifre, un rallentamento ad oltre il 7% è sempre inevitabile soprattutto alla luce delle scarse prestazioni e dell’instabilità della zona euro e della bancarotta del reaganismo economico anglo-statunitense, il cui fondamentalismo liberista perseguita i vari governi anglo-statunitensi dagli anni ’80. La Cina ora attraversa un periodo di riequilibrio e reinvenzione, complimentandosi per lo status di “fabbrica del mondo” dalla maggiore enfasi sulla crescita guidata dai servizi ai consumatori. Il popolo cinese storicamente non è mai stato uno spendaccione dissoluto, preferendo esercitare disciplina fiscale e costruire la sicurezza finanziaria per i tempi difficili, quando il gioco si fa duro, piuttosto che rimpinzarsi di eccessi materialisti secondo gli omologhi occidentali più volubili e avidi. Come il brillante documentarista della BBC Adam Curtis ha dimostrato nel suo programma “Il Secolo del Sé”, prima dell’avvento del marketing di massa e della pubblicità in occidente, la maggior parte delle persone acquistava solo le cose realmente necessarie. Tuttavia, dagli anni ’20 in poi, quando il nipote di Sigmund Freud, Eddie Berneys, estrapolò le tecniche psicoanalitiche di Freud e insegnò alle aziende come utilizzarle nelle pubbliche relazioni pubblicitarie per vendere beni di consumo alle masse, il pubblico occidentale passò all’acquisto di beni non indispensabili, ma che parlavano al subconscio, ai desideri irrazionali. Come dice un vecchio proverbio: “Se non vi è alcuna necessità… è avidità”, capitalismo corporativo e consumismo occidentali, sostenuti dalla manipolazione freudiana del marketing hanno portato l’occidente all’individualismo estremo e all’avidità oscena che vediamo oggi in Nord America e Europa, con masse bombardate a sinistra, destra e centro da pubblicità per vendono ogni gadget ed espediente che le aziende presentano. Non si può nemmeno andare al cinema senza doversi sorbire trenta minuti (sì trenta minuti!) di patetici annunci dopo annunci, minati da messaggi subliminali. L’economia inglese, ad esempio, è fondamentalmente un centro commerciale glorificato in cui gli esseri umani sono ridotti a niente più che “consumatori” che scalciano per lo da status symbol dell’ultima auto succhiabenzina o televisore a schermo piatto o iPhone, ecc. Invece di mantenere una crescita economica molto alta, la sfida per Stato e popolo cinesi è trovare un equilibrio tra produzione di beni e servizi orientati al consumo, evitando le conseguenze sociali debilitanti che hanno colpito le economie e le società occidentali, come la Gran Bretagna, che hanno subito un riorientamento simile dal modello economico basato sulla produzione a uno basato sui “servizi” al consumo. Senza una spesa alimentata dal credito al consumo, ci sarebbe ben poco dell’economia inglese, è essenzialmente tenuta a galla da una dilagante spesa sostenuta da tassi d’interesse bassi e dal settore dei servizi bancari/finanziari di Londra.
Le risposte politiche dei governi inglesi e della Banca d’Inghilterra dopo la crisi finanziaria e il crollo del 2008 sono come curare un eroinomane con più eroina, inondando l’economia di soldi più economici, nella speranza che le persone continuino a spendere e vivere a credito e debito. Sotto la guida del Presidente Xi Jinping, che assieme ad Angela Merkel è uno dei più grandi statisti e leader nel mondo di oggi, sono fiducioso verso il notevole popolo cinese e il suo sorprendente Paese, che sapranno rispondere alle sfide come hanno sempre fatto nella loro ricca storia evitando insidie ed errori a cui le controparti occidentali sono condannate ripetere più e più volte. Nel corso dei secoli, sia che fossero occupati dai ladri imperialisti razzisti inglesi o dalla barbarie indicibile degli invasori giapponesi durante la seconda guerra mondiale, i cinesi poterono affrontare tutto ciò che gli piovve addosso, trovando sempre la strada per tempi migliori.deng_xiaopingTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...