L’Esercito Arabo Siriano alla riconquista

Samir R. Zughayb, al-Ahad, 28 gennaio 2016 – Reseau International1033860990A pochi giorni dai negoziati di Ginevra per trovare una soluzione politica alla crisi in Siria, che dipende dalla composizione di una delegazione che rappresenti le varie opposizioni, l’Esercito arabo siriano ed alleati continuano l’implacabile avanzata sul campo, liberando Rubayah, ultima roccaforte dei terroristi presso Lataqia, e continuando ad avanzare su al-Bab, a est di Aleppo, così come a Shayq Misqin, presso Dara, nel sud.
Approfittando dell’offensiva lampo su due fronti, l’Esercito Arabo Siriano (EAS) e Forze di Difesa Nazionale (FDN) liberavano Rubayah, l’ultimo bastione dei terroristi nella provincia di Lataqia. La città era difesa da islamisti turcomanni e del Jabhat al-Nusra, ramo siriano di al-Qaida, rapidamente crollato prima davanti l’assalto dell’Esercito arabo siriano sostenuto dagli attacchi aerei russi. I sopravvissuti fuggivano nella vicina Turchia prima che Ankara chiudesse i confini. Il direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (OSDH di Londra e vicino all’opposizione), Rami Abdalrahman, ha detto che con la liberazione di Rubayah l’Esercito arabo siriano tagliava le linee dei rifornimenti agli estremisti dal confine turco, a nord della Siria. L’Esercito arabo siriano e le truppe alleate liberavano in due giorni 120 chilometri quadrati di territorio a nord di Lataqia. Il 2 gennaio avevano liberato la città di Salma, considerata la “capitale dell’emirato” della provincia. Prima dell’inizio dell’offensiva siriana a Lataqia nell’ottobre 2015, i terroristi occupavano dal 2012, con Rubayah e Salma, quasi il 20% della provincia. Oggi, Lataqia è quasi interamente tornata allo Stato. Il prossimo obiettivo dell’Esercito arabo siriano e degli alleati è la città di Qinsaba che gli permetterà di combattere per Jisr al-Shughur, bastione strategico tra Idlib e Lataqia, al confine con la Turchia. Un altro obiettivo, Qabayna, aprirà la battaglia par Sarmaniyah, principale roccaforte di Jabhat al-Nusra a Idlib. La liberazione a nord di Lataqia permette all’esercito di riprendere l’offensiva nella piana di al-Ghab, tra le province di Hama e Idlib, sospesa dopo alcuni successi iniziali ad ottobre per concentrarsi su Lataqia, dando alle truppe siriane un vantaggio importante.

Il cappio si stringe intorno ad al-Bab
Insieme alla battaglia di Lataqia, l’Esercito arabo siriano, supportato da unità di volontari e dalle aeronautiche siriana e russa, continua l’offensiva in diverse province. Le operazioni sono concentrate ad oriente di Aleppo, con l’obiettivo di eliminare per sempre i terroristi dello SIIL dalla regione. Dopo l’espansione dell’area liberata intorno all’aeroporto di Quwayris, le truppe siriane puntavano sulla città di al-Bab, a 38 chilometri ad est di Aleppo. Questa città è uno dei baluardi più importanti dello SIIL in Siria, occupata dal 2013 dall’organizzazione terroristica. Questi ultimi due giorni, l’Esercito arabo siriano ha liberato i villaggi Qatar e Tal Hatabat dopo aspri combattimenti con lo SIIL. Quest’avanzata gli permette di stringere il cappio su al-Bab, dove il panico comincia a correre tra i sostenitori dell’organizzazione terroristica. Secondo varie fonti, alti funzionari dello “Stato islamico” nella città cominciano ad evacuare le famiglie nella roccaforte di Raqqa. A sud di Aleppo, il fronte è relativamente calmo dopo mesi di combattimenti che hanno permesso all’Esercito di liberare il 90% della provincia a sud della seconda città della Siria. L’esercito completa i preparativi per riprendere l’offensiva per liberare la provincia ad ovest di Aleppo, in previsione dell’accerchiamento completo della città, riconquistando i quartieri controllati dai terroristi. Gli analisti si aspettano l’inizio della grande battaglia di Aleppo nelle prossime settimane. Gli esperti ritengono che l’Esercito arabo siriano sia entrato, dall’inizio dei raid aerei russi il 30 settembre 2015, nella dinamica della liberazione che sarà difficile da fermare. Dall’inizio dell’offensiva, tre mesi e mezzo prima, l’EAS ha liberato quasi 240 città, cittadine e villaggi a nord, presso Damasco e presso Dara, per una superficie di 2000 chilometri quadrati.

Tra liberazione e riconciliazione
Oltre al successo nel nord, l’Esercito ha liberato una decina di villaggi a sud e ad est di Hama e diverse città a nord di Homs. Nel Ghuta orientale, presso Damasco, ha liberato l’aeroporto di Marj al-Sultan e il relativo villaggio. Sempre presso la capitale, il processo di riconciliazione ha successo pacificando grandi aree. A Dara l’Esercito ha liberato la città strategica di Shayq Misqin. Nella provincia di Qunaytra ha ripreso diverse colline importanti, riducendo in cenere la proposta d’istituire una cintura di sicurezza lungo il Golan occupato, una zona controllata dai terroristi e protetta dagli “israeliani”. Più ad est, l’Esercito arabo siriano sembra essere riuscito a stabilizzare il fronte a Baqaliya, nella città di Dair al-Zur, dopo una violenta offensiva dello SIIL preceduta da 30 attentatori suicidi. L’attacco ha permesso al gruppo terroristico di occupare questo quartiere, dove ha commesso un orribile massacro uccidendo quasi 300 persone, in gran parte civili e tutti sunniti, perché sostenitori dello Stato siriano. Lo SIIL, che ha subito pesanti perdite in tale battaglia, non è riuscito a dinamizzare tale successo relativo, permettendogli di continuare l’avanzata. Dunque i colloqui di Ginevra dovrebbero iniziare in condizioni favorevoli questo fine settimana, con qualche giorno di ritardo. A meno che Arabia Saudita e Turchia, sponsor regionali dei terroristi, preferiscano rimandare l’appuntamento, sperando in giorni migliori. Ma col passare del tempo, la situazione militare dei loro agenti sul campo e la loro situazione politica peggiorano.Latakia20160124

Shayq Misqin: La vittoria più importante dell’EAS nel fronte meridionale
Sputnik 28/01/2016

All’inizio della settimana, l’Esercito siriano, supportato dall’Aeronautica militare russa e dalle milizie filo-governative, liberava la strategica città al confine meridionale di Shayq Misqin. La liberazione della città, suggerisce un giornalista russo sul campo, è forse la vittoria più importante sul fronte meridionale fino ad oggi.CZvMwTsUAAA62ugLa città, situata nella provincia di Dara della Siria, vicino al confine giordano, in precedenza fu un ‘trampolino di lancio’ delle azioni dei terroristi nella zona, essendo snodo fondamentale tra Damasco nel nord e il confine giordano a sud. Feroci battaglie per la città infuriarono per quasi un mese. Miracolosamente, le forze governative riuscivano a liberarla con perdite minime. Un corrispondente della RIA Novosti è uno dei primi giornalisti ad entrare in città, il giorno dopo la liberazione, e riuscendo a parlare con i comandanti delle brigate d’assalto dell’esercito, traeva uno scoop su una delle operazioni di maggior successo dell’Esercito arabo siriano sul fronte meridionale, fino ad oggi. “La città di Shayq Misqin è a solo un’ora di auto da Damasco“, scrive il corrispondente Mikhail Aladin. “Da ogni direzione si ha la visuale delle cime innevate delle alture del Golan… Se non fosse per la guerra, si potrebbe immaginare questo posto come un’opzione per una bella e tranquilla vacanza in famiglia. Ma il viaggio di oggi non è una gita turistica. Shayq Misqin è completamente distrutta. A parte l’esercito, non c’è anima viva. Anche gli animali sembrano averla abbandonata“. “Feroci battaglie per la città imperversarono per 28 giorni. 12 gruppi terroristici, tra cui i noti Jabhat al-Nusra e SIIL, dimenticarono le differenze e si unirono per mantenere il controllo sulla città a tutti i costi. E’ facile capire le motivazioni dei terroristi“, spiega Aladin. “La città è sullo snodo delle strade che collegano Damasco, Dara e Qunaytra. E’ anche la via più breve e conveniente per rifornire il fronte meridionale. Le stesse strade furono utilizzate dai terroristi, che ricevevano rinforzi e munizioni dal territorio giordano. Ai primi di dicembre visitammo il fronte, a 70 metri dal centro abitato. Poi, i terroristi tentarono di assaltare le posizioni dell’esercito per tagliare ciò che al momento era l’unica strada che collegava Damasco al sud del Paese. Oggi, il quadro è dipinto con colori diversi. Arrivando alla piazza centrale“, scrive il giornalista: “i giornalisti incontrano il comandante della divisione, Generale di Brigata Samir Uasilya. Ha guidato l’assalto alla città, e ora spiegava qualcosa agli ufficiali su una mappa posta sul cofano di un’auto. Quando finì dedicò un paio di minuti per parlare ai media dell’assalto“. “Abbiamo preso il nemico di sorpresa. Ieri abbiamo iniziato l’assalto da nord della città. Il nemico non si aspettava tale rapida avanzata da quella direzione. Riuscimmo a sfondare avanzando da est. Dall’aria ricevemmo molto sostegno dagli attacchi di precisione degli aerei russi“, ha detto il comandante, incapace di nascondere il sorriso. “All’inizio dell’assalto”, osservava Aladin, “c’erano circa 2500 terroristi. Nel giro di poche ore più di cento furono eliminati. Ufficiali siriani hanno detto che i capibanda fuggirono in Giordania, mentre i terroristi si ritiravano nelle città vicine. L’Esercito, dal canto suo, ebbe perdite minime grazie a una preparazione accurata e a un’elaborata pianificazione dell’attacco“. “Una delle principali attrazioni turistiche della città è l’altura Faras Muhamad, dal nome del comandante del distaccamento d’assalto che l’ha liberata dai terroristi. Faras è un eroe, non c’è alcun dubbio“, ha detto il comandante del distaccamento Aqidah Huazim ad Aladin. “Lui e i suoi ebbero l’ordine di catturare l’altura, a sinistra della zona. L’esito dell’assalto alla città dipendeva da lui. Dall’altura tutta la città è a portata di mano. Il nemico poteva rilevare l’offensiva da nord e rispondere con l’artiglieria. Faras prese un piccolo gruppo e nella notte attaccò le posizioni nemiche. La lotta fu terribile, ma il tempo ci aiutò. I ragazzi salirono sull’altezza inosservati, sotto un’intensa pioggia, ma poi furono attaccati da ogni lato e il mio distaccamento fu tra quelli giunti in soccorso“. Faras rimase ferito, nota Huazim, ma rimase sul campo fino all’arrivo dei rinforzi. Prima di perdere conoscenza, riuscì a dare un ultimo ordine: “Mantenere l’altura a tutti i costi, è la chiave per la città“. “I soldati“, osserva Aladin, “rispettarono gli ordini del comandante“. “Camminando per tutta la città è difficile non guardare le ville con colonne di marmo ed archi. A quanto pare, prima della guerra, sembrava bella e ricca, e la terra intorno non era sconvolta dai proiettili, ma aveva verdi giardini di aranci e ulivi. Si può camminare solo al centro della strada. Nella ritirata, i terroristi hanno minato quasi tutte le case. Ai lati della strada s’incontrano proiettili inesplosi e contenitori ‘ignoti’. Da diversi angoli della città si sentono potenti esplosioni, è il lavoro dei genieri. L’ufficiale ci ha detto che alcuni ordigni vanno distrutti sul posto, altrimenti potrebbero esplodere al minimo contatto. Ascoltando le gesta della guerra, i giornalisti inaspettatamente si avvicinarono all’ex-base di una delle brigate di Jabhat al-Nusra, in una scuola, dove nel parco giochi videro una scena orribile: decine di nuove tombe e due trincee profonde, a quanto pare scavate per altri morti. L’unico pensiero positivo è che le fosse sono piene di cadaveri di terroristi, e non di militari o civili. Il numero delle tombe conferma la dichiarazione dell’esercito sulle perdite del nemico. La liberazione di Shayq Misqin“, conclude Aladin, “è un grande successo delle Forze Armate siriane, sollevandone significativamente il morale. Gli ufficiali sono pronti ad andare avanti, a sfondare con i loro uomini verso Dara, combattendo per liberare tutta la provincia meridionale, e il Paese tutto. L’impressione è che i soldati, stremati da cinque anni di guerra, abbiano una nuova motivazione e il traguardo di tale ‘tragica maratona’ non è lontano, ora“.10151377_1257072507642420_3396670396933389758_n

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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One Response to L’Esercito Arabo Siriano alla riconquista

  1. pauldroogo says:

    La buoba notizia è che Rubayah è stata liberata.
    La cattiva notizia è che i sopravvissuti fuggivano nella vicina Turchia.
    Dalla quale potranno ritornare appena l’Esercito Arabo Siriano si sposterà per andare a liberare altre zone.

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