“Il turco non è così terribile come lo si dipinge”

Evgenij Krutikov, Vzglyad, 21/02/2106 – South FrontTurkish army tanks roll past a portrait of Mustafa Kemal Ataturk during a military parade in AnkaraDopo aver attraversato il confine con la Siria, truppe turche sono avanzate di 200 metri in direzione della città di Ifrin iniziando a scavare. Dal punto di vista formale, può essere visto come aggressione militare, che del resto non iniziata ieri. Ma se si guarda la situazione con più attenzione, la valutazione cambia: il turco non è così terribile come lo si dipinge. Secondo i media i genieri turchi scavano trincee con ruspe e macchine per il movimento della terra. L’artiglieria turca bombarda la zona di confine non solo presso Ifrin ma anche fino ad Azaz. Tutte queste attività suggeriscono un nuovo confronto non solo sul confine turco-siriano, ma anche nella zona dei jihadisti circondati nel nord della provincia di Aleppo, che hanno perso il supporto logistico della Turchia. Azaz è ora quasi ufficialmente chiamata “l’ultimo bastione dell’opposizione“. Dal punto di vista militare, fu condannata già cinque anni fa quando le forze governative raggiunsero l’enclave sciita di Zahra tagliando l’accesso dell’opposizione alla Turchia. Da allora si assiste alla distruzione dei terroristi circondati, anche se chiedono aiuto ad Ankara. Ifrin, lentamente e con esitazione avvicinata dai genieri turchi, è più importante per i curdi che per l’Esercito arabo siriano. I curdi sono il nemico principale di Ankara, e vi sono ragioni per ritenere che distaccamenti della difesa nazionale del Partito dell’Unione Democratica curdo (noto per battaglioni di donne regolarmente presentate sui media elettronici) si siaono uniti alle forze governative e alle forze aerospaziali russe ricevendo il sostegno necessario per prendere Ifrin, la cui popolazione era di quasi 500000 abitanti prima della guerra, la maggior parte curda. L’offensiva curda mira non solo all’espulsione di “moderati” e jihadisti, ma anche a raggiungere il confine con la Turchia controllato dallo SIIL. Se i curdi ci riescono, potranno riunirsi all’enclave di Ayn al-Arab, difesa con successo. La Turchia chiaramente non ignora i rapidi cambiamenti sul campo di battaglia e ora affronta un dilemma impossibile: lanciare una grande guerra od osservare le forze siriana e curda lentamente ma inesorabilmente polverizzare i resti delle forze jihadiste e del SIIL nella provincia di Aleppo, a nord-ovest e lungo il confine con la Turchia. Il risultato non è dubbio: Damasco ha una superiorità schiacciante in effettivi (non l’ha mai avuto prima in alcun fronte), la logistica jihadista è distrutta o danneggiata, e le cui forze sono ora circondate. E poi c’è la forza aerea russa, la cui presenza è ormai onnipresente. Le notizie sull’esercito turco che attraversa il confine per lo più sono false e volti a fare pressione su Ankara invece che su Damasco, Mosca o i curdi. Ad esempio, prima di Azaz, era Tal Rifat ad essere soprannominata “l’ultimo bastione dell’opposizione”. Ma i curdi la presero e la propaganda puntò su Azaz. Questo è il contesto in cui vanno interpretate le segnalazioni sui velivoli sauditi schierati in Turchia. 2 caccia con equipaggi scarsamente addestrati (come di solito sono i sauditi), non sono esattamente un grosso problema, ma fanno un casino sui titoli di giornale.
FERMANDARIYA-GISTI-2Jabhat al-Nusra e altri sono già pronti ad abbandonare le grandi città, come hanno fatto a Mara, ritirandosi sugli ultimi valichi di frontiera turchi disponibili, nella speranza di non tanto di ristabilire un solido fronte, ma piuttosto di fare propaganda sull”eroica difesa contro il regime tirannico di Bashar Assad”, ma non ci sono combattimenti seri ad Aleppo e dintorni, neanche nella zona strategicamente importante della centrale elettrica. Le forze governative sostenute dagli aerei russi e in collegamento con i curdi sapientemente smembrano e spazzano le forze jihadiste e filo-turche circostanti. Pertanto, l’opposizione ha perso ogni ragione per cercare di tenersi una parte della provincia di Aleppo. Dal punto di vista militare osserviamo la sconfitta strategica in una sola provincia. Ma vediamo i media anglofoni fare paragoni sorprendenti tra i jihadisti circondati e la “lotta per Sarajevo”. È una sofisticata mossa della propaganda. Dal punto di vista occidentale, Sarajevo “combatté contro il totalitarismo” ed era una città musulmana (le cui parte serba fu costretta a fuggire o ad essere uccisa in quel momento). Qualcuno è riuscito anche a dichiararvi la jihad. Alla fine Sarajevo fu “salvata” dalla NATO ed evidentemente qualcosa di simile viene proposta per la parte jihadista di Aleppo. I bombardamenti dell’artiglieria turca non sembrano essere “massicci”, nonostante il termine utilizzato dai jihadisti. In generale, l’esercito turco non ha ancora fatto nulla di serio e non è chiaro cosa farà. Le notizie sulla presunta mobilitazione parziale non provengono dal centro o sud dell’Anatolia, come ci si aspetterebbe, ma dalle ricche città sulle coste del Mar Nero. In particolare, sono minoranze etniche che commerciano con la Russia preoccupate dalla situazione. Inoltre, la propaganda turca appare russofona. Gli annunci sulla mobilitazione turca e la vendetta imminente contro “questi russi” sono di solito spacciati da azeri e ucraini. Sono dei collaboratori volenterosi de-facto di Ankara ad assicurarsi la diffusione di colpo di tale “notizie” dato il loro sincero odio verso “questi russi”. E’ stato detto più di una volta che la politica estera della Turchia sia isterica e carica di questioni personali, ma finora scavare trincee lungo il confine sembra il massimo che Ankara possa offrire nel conflitto. La penetrazione di 200m del territorio della Siria non è tanto un'”aggressione”, ma piuttosto il tentativo dei genieri turchi di creare una decente linea di difesa, dato che nel deserto i “confini nazionali” sono fittizi. E’ del tutto possibile che la decisione sia stata presa dal comandante di compagnia, e nemmeno dal comandante di brigata. Non ci sono ancora motivi per ritenere che le azioni della Turchia siano l’invasione o anche i preparativi per l’invasione. E’ un’altra questione se Damasco potrà interpretare le azioni della compagnia di genieri come aggressione. Esempi storici suggeriscono che le guerre possono iniziare con provocazioni minori. Ma Damasco difficilmente attaccherà la compagnia di genieri turca senza una pianificazione strategica generale. In ultima analisi non è una zona su cui l’Esercito arabo siriano ha responsabilità, e i curdi vogliono mantenere la propria indipendenza.
La situazione in generale indica che qualsiasi evento assumerebbe rapidamente dimensioni strategiche, in particolare sotto l’adattamento alla propaganda. Anche da parte delle moribonde forze jihadiste. Damasco e Mosca hanno abbastanza fonti d’informazione per valutare correttamente e in tempo reale azioni, intenzioni e capacità turche, senza affidarsi alle esagerazioni dei jihadisti. I curdi molto probabilmente sono in costante contatto con i principali centri di pianificazione militare della Siria. La cosa più importante ora è non fare nulla di affrettato.

Cosa mantiene a bada i turchi
South Front, 21/02/2106

konkurs_mMolte recenti notizie su unità dell’Esercito arabo siriano, milizie alleate e forze di autodifesa curde mostrano un dettaglio interessante assente in precedenza: l’alta proliferazione di missili anticarro (ATGM) ed ampia fornitura di tali missili, come dimostra il fatto di essere utilizzati per colpire a distanza singoli terroristi. E’ dubbio che tale attenzione dei media sia casuale. Al contrario, s’invia un messaggio a tutti gli aspiranti invasori della Siria (credo la Turchia). Il terreno del nord della Siria è ideale per l’utilizzo degli ATGM, formato da creste frastagliate che si affacciano su città e strade situate in basso, offrendo campi d’azione fenomenali al tiro di armi precise a lungo raggio. Le unità della Forza di Difesa israeliana operative in Libano nel 1982 e nelle successive guerre (l’ultima del 2006) hanno scoperto che la fanteria se ben addestrata e armata di ATGM può bloccare colonne di blindati. Anche i carri armati Merkava si sono dimostrati vulnerabili ai missili Faktorija, Konkurs e Kornet. L’esercito turco, al contrario, si basa ancora prevalentemente su carri armati non modernizzati della serie Patton, fabbricati negli Stati Uniti, e su un minor numero di Leopard tedeschi, alcuni dei quali sarebbero stati aggiornati, ma anche quei veicoli non se la caverebbero contro anche i missili Faktorija e Konkurs, come hanno dimostrato i carri armati Abrams sauditi che operano contro gli huthi nello Yemen. E naturalmente i veicoli blindati leggeri o senza protezione, cingolati o ruotati, sarebbero estremamente vulnerabili a questo tipo di armi, escludendo qualsiasi prospettiva di una rapida avanzata turca. La fanteria turca dovrebbe lottare per ogni cresta (subendo perdite da armi leggere e mortai), per respingere le squadre di lanciamissili. Data la facilità con cui tali armi possono essere fornite in gran numero anche via aerea, e dato il fatto che una volta riforniti i curdi siriani poterebbero entrare rapidamente nel Kurdistan turco quale risposta “asimmetrica” russa all’invasione turca, portando rapidamente a crescenti perdite militari turche non solo in Siria ma anche in Turchia. Non è cosa che Erdogan può permettersi di rischiare. Non perché le perdite sarebbero dolorose per i militari, ma perché mostrerebbero uno Stato turco debole e vulnerabile alla ribellione. Per il momento, è molto meglio per Erdogan agitare le sciabole e usare l’immagine, in gran parte non testata, dei militari turchi quali formidabile forza militare. Ma in realtà tale forza ha grossi problemi di prontezza e addestramento, e se esposta a seri combattimenti subirebbe da subito gravi perdite, con conseguente reazione politica che minaccerebbe la stabilità politica della Turchia.Syria army in hot pursuit of militants on Lebanon border

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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