La guerra per procura della Turchia contro gli USA in Siria

Come si dice quando una potenza estera fa saltare in aria il gruppo che hai creato, addestrato ed equipaggiato?
Marko Marjanovic, Russia Insider, 20 febbraio 2016erdogan-barry-2Chi controlla chi? Non c’è altra parola per dirlo. La Turchia ora conduce una guerra per procura contro gli USA in Siria. E’ sempre stato chiaro che gli interessi turchi e statunitensi in Siria non corrispondono esattamente, ma finora la Turchia aveva evitato di usare l’esercito per andare contro gli interessi degli Stati Uniti. Tutto ciò è cambiato, ora che è emerso che la Turchia spinge le sue forza armate ad affrontare non solo il vecchio nemico curdo-siriano, ma anche la formazione alleata totalmente creata dagli Stati Uniti. In Siria gli Stati Uniti hanno sempre avuto due problemi. Il primo era che qualsiasi gruppo non-jihadista che hanno creato, addestrato ed equipaggiato di regola finiva con lo sparire rapidamente su pressione di al-Nusra, consegnando armi e combattenti alla struttura militare da essa controllata. Prova che, tranne che al confine con la Giordania, gli USA non hanno potuto creare una rete significativa di ribelli siriani (e alla fine “aggirano” il problema semplicemente rifornendo la rete controllata da al-Qaida). In secondo luogo, nella guerra al rallentatore contro lo SIIL è apparso chiaro che dopo aver escluso Assad, le uniche forze che possano agire sul terreno erano i curdi. Tuttavia, l’utilità dei curdi è limitata innanzitutto perché non sono necessariamente interessati a morire per cacciare lo SIIL dalle aree che non possono sperare di fare aderire al Kurdistan siriano. E in secondo luogo, la maggioranza dei sunniti siriani non è proprio entusiasta di vedere le YPG ampliare il controllo militare nel Paese. Quindi arrivano le “Forze democratiche siriane”. Quasi certamente allevate dagli Stati Uniti, sono una coalizione di milizie curde e arabe dominata dalle YPG (con alcuni assiri, armeni e secondo quanto riferito turcomanni). Le SDF sostengono l'”esercito libero siriano”, ma allo stesso tempo sono in guerra con la corrente principale dei ribelli, Jabhat al-Nusra. E dato che le potenti YPG ne sono parte, è la forza che può tenere a bada al-Qaida. Le SDF offrono ipoteticamente agli Stati Uniti una via d’uscita dai due principali enigmi in Siria. Le formazioni dell’ELS addestrate dagli Stati Uniti, sotto la protezione curda, possono sopravvivere facendo delle SDF qualcosa di diverso da uno strumento esclusivamente curdo, sperando quindi che l’avanzata nelle regioni arabe siano meno offensiva per i siriani arabi, e che il gruppo sia più disposto a combattere per togliere aree allo SIIL (ad esempio Raqqah). Naturalmente, tutto ciò è piuttosto ottimistico dipendendo dalla capacità di trovare arabi siriani disposti a combattere lo SIIL e ad opporsi ad al-Qaida e Assad allo stesso tempo, e con il patrocinio dei nazionalisti curdi delle YPG, che non necessariamente hanno molti amici tra i non curdi nelle aree che controllano. È un compito arduo in effetti, ma è ciò che gli Stati Uniti hanno scelto dall’ottobre 2015.
La strategia ha avuto un certo successo. Un certo numero di milizie non curde nel nord-est della Siria ha aderito all’operazione; principalmente perché probabilmente il governo di Assad vi ha una presenza molto debole e quindi non può dare un supporto logistico significativo. Tuttavia, con l’adesione alle SDF e sventolando le bandiere dell’ELS, i vari arabi, assiri e armeni in abiti anti-SIIL possono ricevere armi dagli Stati Uniti. Nel frattempo, nel nord-ovest della Siria, vari gruppi ribelli non jihadisti, unitisi nell'”esercito dei rivoluzionari” originariamente addestrato dagli USA (fondamentalmente i resti dell’ELS non jihadisti nel nord) hanno aderito alle SDF a quanto pare giocando un ruolo ausiliario e molto utile nell’assalto curdo contro al-Nusra (acerrimo nemico di EdR, cacciato dalla principale corrente della ribellione) nella sacca di Azaz. Fin qui tutto bene, tranne per un piccolo dettaglio, la Turchia fa di tutto per bloccare e biasimare l’avanzata delle SDF, anche con l’artiglieria. Quindi ecco la situazione: gli Stati Uniti se ne escono con l’idea di creare finalmente un esercito di ascari in Siria che non sia né SIIL, né Nusra, né Assad (né nazionalista curdo) e i turchi fanno tutto il possibile per scatenare l’inferno. È chiaro il motivo per cui i turchi ostacolano le avanzate delle SDF, complicare la questione curda e certamente impedire che blocchino i loro ascari di al-Nusra in Siria. Idealmente avrebbero distrutto le SDF quale valida proiezione dell’esercito degli Stati Uniti in Siria, costringendo Washington di nuovo a sostenere (solo) la rivolta controllata da al-Qaida che appoggiano. Tuttavia, il fatto che la Turchia abbia in Siria interessi diversi dagli Stati Uniti non è nuovo. Né che la Turchia metta sempre i propri interessi sopra a quelli degli Stati Uniti. Ciò che è nuovo, però, è che nel perseguire i propri interessi, Ankara è pronta a intraprendere una vera e propria guerra per procura contro gli Stati Uniti in Siria. Ancora più scioccante è l’assenza di risposta dagli Stati Uniti. La politica estera di Washington è così confusa e letargica che Ankara molto probabilmente si permetterà di farla franca usando la propria potenza militare ancor più contro gli agenti degli Stati Uniti.
Ora, è vero che la Turchia non vuole battere gli Stati Uniti in Siria, ma solo fargli sostenere le sue politiche, tuttavia qualsiasi altro egemone globale che si rispetti potrebbe spiegare agli alleati minori che sabotarle le attività non è un modo accettabile di agire. In un certo senso gli Stati Uniti sono il più potente impero che il mondo abbia mai visto, ma in altri sono costantemente calpestati, non dai nemici, ma dagli alleati Israele, Arabia Saudita e ora Turchia.29073Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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