Crisi dei rifugiati: l’UE piagnucola per la Marina libica che distrusse nel 2011

Tony Cartalucci New Eastern Outlook, 29/02/201620130725echo02Le agenzie segnalano un report dettagliato di Wikileaks sull'”Operazione Sophia” dell’UE, un’operazione militare segreta presumibilmente volta ad arginare il flusso di profughi verso l’Europa. L’International Business Times nell’articolo, “WikiLeaks riferisce di un ‘rapporto classificato’ su un’operazione dell’UE che potrebbe svolgersi in territorio libico”, riferisce che: “Wikileaks ha pubblicato un “rapporto segreto” sui primi sei mesi dell’operazione Sophia, l’intervento militare dell’UE contro le imbarcazioni dei rifugiati in Libia e Mediterraneo. Il rapporto trapelato il 29 gennaio 2016 è stato scritto dal comandante dell’operazione, il Contrammiraglio Enrico Credendino della Marina Militare Italiana. Presumibilmente fornisce statistiche sui flussi di rifugiati e delinea le fasi dell’operazione Sophia, comprese le future strategie dell’operazione. Il rapporto è stato pubblicato per il Comitato militare dell’Unione europea e il Comitato politico e di sicurezza dell’UE”. Forse l’aspetto ironico dell'”Operazione Sophia” è la strategia di uscita finale dell’UE, la creazione di una flotta libica per sorvegliarne le coste. The Times riferisce: “Il rapporto pubblicato da Wikileaks fa notare che la “strategia di uscita” consiste nel garantire che la “guardia costiera libica abbia risorse adeguate per proteggere i propri confini e impedire l’irregolare migrazione dalle sue coste”. Si parla anche di un “approccio globale dell’UE per garantirsi l’invito ad operare nel territorio (libico)“. E’ particolarmente ironico che l’UE abbia ora dolorosamente bisogno di una Marina libica che controlli le proprie coste, perché fino al 2011 c’era. Alcuni potrebbero chiedersi cosa sia successo a quella Marina. La risposta ha dell’ironia.

USA-UE distrussero la Marina nel 2011, ed ora ne hanno bisogno per ristabilire l’ordine nel Mediterraneo
060112-libya2 In un giorno di metà maggio 2011, la NATO devastò tre basi della Libia. Gli obiettivi, in particolare, erano i porti della Marina libica. Diverse navi da guerra furono affondate, tra le molte che furono distrutte nel conflitto. Oltre alle navi, le strutture di supporto furono completamente distrutte. Anche prima che la prima bomba della NATO cadesse sulla Libia nel 2011, gli analisti geopolitici avevano avvertito che la crisi dei rifugiati sarebbe esplosa assieme a vari altri problemi umanitari e di sicurezza, con l’evolversi della distruzione non solo della Marina libica, ma della destabilizzazione del governo libico. In effetti, molti migranti e rifugiati provenienti da tutta l’Africa giunsero in Libia per viverci e lavorarvi. Furono sostenuti e sostenitori del governo libico, ma vennero aggrediti da terroristi appoggiati dagli USA nella Cirenaica. Durante il conflitto, i media occidentali descrissero con malvagità questi libici come “mercenari africani” parlando del successivo genocidio razzista commesso dai terroristi della NATO. Quando i terroristi di Bengasi, Derna e Tobruq, infine, invasero il Paese con l’appoggio della NATO, intere città dalla popolazione nera della Libia furono svuotate o subirono genocidio, campi di concentramento o espulsione nei vicini Egitto, Tunisia e Algeria. I rifugiati, che vennero dopo coloro che distrussero e saccheggiarono la nazione ricacciandola nell’abisso, derubandone il futuro, erano inevitabili. I terroristi della NATO credevano di sfruttare la “nuova” Libia senza legge di USA e UE per trasformarla nella base della pirateria e del traffico di esseri umani nel Mediterraneo. Il dipartimento di Stato, dopo il cambio di regime in Libia, arrivò a costruire reti terroristiche attraverso cui armi e combattenti venivano spediti in Siria e Iraq via Turchia.

La distruzione della Libia “sturò” il flusso dell’instabilità
photo_verybig_5840 Se il continente africano e i suoi numerosi Paesi sottoposti ad ingerenze occidentali con o senza copertura, sfruttamento e sovversione, sono la bottiglia, la Libia è il tappo. Era il mezzo per impedire che la pressione dovuta ai vari conflitti esplodesse in Europa, tra i principali colpevoli di questi conflitti. Solo la Francia, una delle nazioni più accese nel denunciare la “crisi dei migranti”, attualmente ha truppe in nazioni africane come Repubblica Centrafricana (2000), Ciad (950), Costa d’Avorio (450), Gibuti (2470), Gabon (1000), Mali (2000) e Senegal (430). Queste nazioni sono, o confinano con nazioni, che producono il maggior numero di rifugiati che inondano l’Europa, ad eccezione della Siria, che la Francia, insieme a molti altri Paesi europei e agli Stati Uniti, bombarda e dove arma i terroristi sul campo, e dell’Afghanistan, occupato dalla NATO dal 2001. Con la trasformazione, intenzionale dell’Europa, della Libia da bastione di stabilità a deserto diviso e distrutto, la bottiglia è stata stappata e la pozione velenosa che Stati Uniti ed Europa mescevano è esplosa come un vulcano. L’Europa è la vittima dell’incendio della regione che essa stessa non solo ha intenzionalmente appiccato, ma che continuamente alimenta da allora. L’assenza della Marina libica, avendo contribuito ad affondarla, viene citata quale fattore che contribuisce alla gravità dell’attuale “crisi dei migranti” nel Mediterraneo, un atto d’accusa dell'”ordine internazionale” che UE e partner transatlantici sostengono di difendere predicando la distruzione della Libia e l’occupazione crescente del continente africano. Per le altre nazioni nel mondo, comprese Europa dell’est, Russia e altre, che non hanno avuto alcun ruolo nelle varie guerre occidentali o addirittura si sono apertamente opposte all’aggressione militare occidentale, non hanno alcun obbligo di assumersi la responsabilità dei rifugiati creati da tali guerre, quindi cercare di partecipare al dibattito sui rifugiati in Europa è inutile e sconveniente. Indipendentemente da come Stati Uniti ed Europa cercano di esercitare “il diritto internazionale”, è chiaro che sono direttamente responsabili dell’instabilità che spinge milioni di persone nelle loro case, avendo intenzionalmente deciso di continuare a destabilizzare varie regioni del mondo. Non possono quindi evitare le conseguenze della loro ingerenza, né chiedere ad altri di condividere il peso delle conseguenze. L’UE che cerca disperatamente l’aiuto di una flotta che ha affondato, illustra perfettamente la natura autogena di tale crisi.

Comporre e sfruttare crisi
Infine, va notato che la relazione di Wikileaks indica anche che non solo l’Unione europea cerca di sostituire una flotta che affondò nel 2011, portando innanzitutto alla crisi, ma cerca pure di espandere la propria giurisdizione militare ben oltre il territorio dell’UE, con la scusa di un disastro da essa creato. Il rapporto afferma specificamente che: “Si parla anche di un approccio globale dell’UE per proteggere l’invito ad operare nel territorio (libico)”. Gli europei, molti dei quali compiacenti verso i rispettivi governi nella guerra contro la Libia nel 2011, devono capire che il caos che avanza nella loro strade non solo è intenzionale, ma è anche cinicamente usato per espandere il controllo di interessi particolari in patria e all’estero. Con le operazioni navali dell’UE che si estendono sul territorio libico sarà assai più facile proteggere e sfruttare le risorse petrolifere costiere della Libia, mantenendo il resto del Paese diviso contro se stesso e collettivamente troppo debole per proteggere e usare le proprie risorse per il proprio futuro nazionale. Mani sleali operano in tale ambito. Invece di combattere chi ha la mano peggiore, il mondo deve denunciare e processare chi ha truccato le carte.s_l31_RTR2MOHMTony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico a Bangkok in esclsuiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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