La guerra segreta dell’Occidente in Libia

Katehon 29/02/2016ss-110331-libya-01.ss_fullI rappresentanti del governo riconosciuto a livello internazionale di Tobruq negano il coinvolgimento di forze speciali francesi nelle operazioni militari contro lo SIIL in Libia. In precedenza, l’informazione fu diffusa dai media francesi. Fonti militari libiche riferirono che soldati francesi avrebbero condotto “operazioni congiunte” contro lo SIIL a Bengasi assieme alle truppe del generale Qalifa Belqasim Haftar, ex-agente della CIA e comandante delle forze armate fedeli al governo di Tobruq. Le forze francesi, secondo queste fonti, sono attualmente di stanza nella base aerea di Benina, ad est di Bengasi, secondo una fonte della sicurezza libica che non ha specificato dimensioni e forza dell’unità. Le autorità francesi non hanno confermato o negato queste informazioni. Secondo un articolo del quotidiano Le Monde, lo Stato francese conduce una guerra segreta in Libia. Si tratta di attacchi aerei mirati contro capi dello SIIL preceduti da operazioni segrete a terra.

Tempo d’invadere?
La “denuncia” della guerra segreta francese in Libia coincide con le principali agenzie che seguono con attenzione il tema della minaccia del terrorismo proveniente dalla Libia. E’ stato riferito che lo “Stato islamico”, che controlla la costa petrolifera nei pressi di Sirte, dovrebbe spostare il centro dell’attività in Libia e utilizzare il ricavato del contrabbando del petrolio libico per finanziare attività terroristiche nel mondo. Così, i media forniscono la giustificazione implicita a qualsiasi azione in Libia dei Paesi occidentali, non solo della Francia, ma anche di Stati Uniti e Regno Unito. Come spesso accade, la minaccia terroristica proviene da regioni petrolifere, e gli sforzi per eliminarla comprendono non solo attacchi aerei e di droni, ma anche unità per operazioni speciali che occupano i campi petroliferi d’importanza strategica per i tre Paesi. E’ significativo che la lotta allo SIIL in Libia, così come in Siria, sia il pretesto conveniente per un maggiore coinvolgimento dei Paesi occidentali nelle questioni inter-arabe. Il compito principale non è solo sconfiggere lo SIIL, ma anche occupare i giacimenti petroliferi. Allo stesso tempo, i Paesi occidentali hanno dei concorrenti; la zona controllata dallo SIIL si trova tra le regioni controllate dal governo filo-occidentale e riconosciuto internazionalmente di Tobruq e il territorio del governo islamico di Tripoli sostenuto da Qatar e Turchia. Quindi osserviamo una “guerra invisibile” in Libia, in cui Paesi occidentali, monarchie del Golfo, Egitto e Turchia sono impegnati.

La divisione geopolitica della Libia
Il governo di Tobruq controlla la Cirenaica, la parte nord-orientale del Paese, ed è vicino all’Egitto. Nell’antichità qui vi erano colonie greche. La regione è tradizionalmente orientata all’Egitto. Quando la primavera araba esplose e la Fratellanza musulmana andò al potere in Egitto, la Cirenaica, con la sua capitale Bengasi, divenne la roccaforte dell’opposizione islamista anti-Gheddafi. Dopo il colpo di Stato in Egitto, la Cirenaica cadde sotto il controllo del governo più laico e riconosciuto a livello internazionale di Tobruq, con il generale Qalifa Belqasim Haftar capo militare. Tuttavia jihadisti locali occupano alcune parti della Cirenaica; la più importante organizzazione islamista è il Consiglio dei Mujahidin di Derna, Bengasi e Aghedabia, che controlla alcune parti della regione. Il governo di Tripoli controlla la maggior parte della Tripolitania, nel nord-ovest del Paese. Denominato dalle tre antiche colonie fenicie che vi si trovavano. Nel mondo antico era parte dell’impero cartaginese e tradizionalmente rientrava nei processi geopolitici del Mediterraneo occidentale. Oggi questa parte del Paese è controllata dal Nuovo Congresso Nazionale Generale islamista. Lo Stato islamico controlla la parte orientale della costa tripolina, tra Tripoli e Bengasi, da Sirte. La terza regione importante della Libia è il Fezan; la parte sud-occidentale del Paese popolato da coloni delle tribù berbere, arabe, tebu e tuareg. La regione è divisa tra le forze di Tripoli, Tobruq e tribù indipendenti tuareg e tebu. Entrambe le forze principali tentano di utilizzare le tensioni inter-tribali per i propri interessi.

Le trame di Turchia e Qatar
C’è già, sul territorio della Libia, una guerra per procura tra Turchia e Qatar, da un lato, ed Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti dall’altro. Allo stesso tempo l’occidente tende a sostenere quest’ultimo gruppo. Allo scoppio della nuova guerra civile nel 2014 tra i governi di Tripoli e Tobruq, Qatar, Turchia e Sudan sostenevano il governo di Tripoli, in cui le strutture associate ai “Fratelli musulmani” presero il potere. Paesi europei, Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Arabia Saudita sostenevano il governo laico di Tobruq. Le milizie lottano per il controllo del petrolio del Paese, stimato in 46,4 miliardi di barili di riserve accertate, le più grandi dell’Africa. Al momento della rimozione del governo di Muammar Gheddafi, il Qatar ebbe notevoli benefici dal nuovo governo. Le Forze Speciali del Qatar furono attivamente coinvolte nel colpo di Stato in Libia e nella caduta del governo di Muammar Gheddafi. Avrebbero addestrato la fanteria nei combattenti nelle montagne occidentali del Nafusa e in Libia orientale, e comparvero sul fronte. Nel 2011, la leadership dell’opposizione libica appena emersa firmò un accordo con il Qatar per cedergli i diritti esclusivi per l’estrazione del petrolio. Il Qatar sosteneva il gruppo Ansar al-Sharia, brutale movimento jihadista sospettato di aver ucciso l’allora ambasciatore degli Stati Uniti in Libia, Christopher Stevens, e di aver cercato di uccidere l’omologo inglese sir Dominic Asquith. L’ammutinamento militare del generale Haftar nel 2014 era diretto contro, in particolare, l’influenza di “Fratelli musulmani” e Qatar. Pertanto il suo governo è stato immediatamente riconosciuto dall’occidente. Di conseguenza, Qatar e Turchia hanno rafforzato la cooperazione militare con gli islamisti di Tripoli fornendogli armi rapidamente. Mentre il Qatar è bloccato nella campagna siriana e nell’invasione congiunta coi Paesi del Golfo dello Yemen, non può permettersi una grande operazione militare in Libia, ma qualche supporto ai terroristi continua ad essere erogato. Ancora più interessante è lo SIIL supportato anche da fondi privati del Qatar. Nel 2014 fu rivelato che l’ambasciatore del Qatar in Libia mediò l’invio di 1800 terroristi dalla Libia in Iraq, dove combatterono per lo SIIL. Anche la Turchia ne era coinvolta. Il documento porta la firma del viceambasciatore del Qatar in Libia Nayaf Abdullah al-Amadi, su cui è scritto che “i volontari hanno completato l’addestramento militare e al combattimento con armi pesanti, in particolare nei campi di Zintan, Bengasi, Zawiya e Misurata in Libia“, suggerendo d’inviarli in tre gruppi dai porti libici alla Turchia, e quindi farli entrare nel nord dell’Iraq attraverso il Kurdistan. Lo SIIL in Libia ha esaudito il desiderio del Qatar, direttamente o indirettamente, di aver il controllo della maggior parte della costa petrolifera. Attualmente vi sono scontri tra gli islamisti di Tripoli e lo SIIL in Libia, ma le due parti sono in qualche modo collegate a Qatar e Turchia.

La presenza militare occidentale in Libia
Il 19 febbraio l’US Air Force bombardava le posizioni dello SIIL in Libia. Gli Stati Uniti colpirono un campo di addestramento nei pressi di Sabratha, in Libia. E’ probabile che abbiano ucciso l’operativo dello SIIL Nuradin Shushan. Secondo le dichiarazioni delle autorità statunitensi, i terroristi libici dello SIIL rappresentano una grave minaccia per la superpotenza. Forze Speciali statunitensi ed inglesi sono state dispiegate in Libia alla fine dello scorso anno, insieme ad attacchi coi droni e una sorveglianza intensa degli aerei da guerra statunitensi, inglesi e francesi. Il segretario alla Difesa inglese Michael Fallon confermava che 1000 soldati venivano approntati per lo schieramento in Libia per affrontare la diffusione dello SIIL. In precedenza, gli interessi occidentali in Libia erano custoditi per lo più da compagnie militari private. I più attivi ad operare in questo mercato erano gli inglesi: Trango Special Projects, Control Risks, Olive Group, AKE, Blue Mountain, SNE Special Projects, SicuroGroup, GardaWorld e British-OAE Whispering Bell. Vi partecipavano anche le statunitensi: Blackwater (ora Academi), Team Crucible LLC, G4S e le francesi Secopex, Galea ecc. Solo il ministero degli Esteri e del Commonwealth del Regno Unito ha dichiarato che ha in contratto due PMC, Control Risks e GardaWorld, in Libia per “guardia mobile e statica” per un ammontare di 8,5 milioni di sterline nel 2011-2012. Anche l’anno scorso, i media occidentali riferirono l’operazione prevista contro lo “Stato islamico” in Libia. Gli articoli seguirono il dispiegamento di un contingente 6000 uomini in Libia, in cui ruolo principale era giocato dall’Italia; ufficialmente l’Italia nega di avere piani per invadere la Libia. “Non ci sono piani per schierare su larga scala truppe occidentali in Libia“, aveva detto la ministra della Difesa italiana Roberta Pinotti, dopo notizie su forze speciali già sul terreno per combattere gli islamisti. Allo stesso tempo, si è saputo che l’Italia ha concesso il proprio territorio per far decollare i droni d’intelligence e combattimento statunitensi che operano sul territorio della Libia. Secondo l’agenzia d’intelligence israeliana indipendente Debka, un gruppo di Forze Speciali statunitensi, russe, francesi e italiane sarebbe atterrato di nascosto a sud di Tobruq presso la frontiera libica-egiziana a gennaio. Circa 1000 soldati delle SAS inglesi erano presenti dopo aver preparato il terreno. L’area di atterraggio indicata dagli israeliani sarebbe a 144 chilometri da Derna, controllata da Ansar al- Sharia filo-Qatar.

I piani d’invasione
Mentre la presenza russa è molto discutibile e non provata, i piani di un’operazione congiunta anglo-franco-italo-statunitense sono stati discussi a lungo. Come rivela Debka, i Paesi occidentali preparano un piano per l’invasione della Libia contro SIIL, al-Qaida, Ansar al-Sharia e altre organizzazioni islamiste, così come contro il governo di Tripoli. L’operazione coinvolgerebbe attacchi missilistici lanciati da navi da guerra italiane, statunitensi, inglesi, francesi nel Mediterraneo e operazioni di sbarco sulle coste libiche. Secondo questo scenario, un gruppo sbarcherebbe nel Golfo della Sirte per occupare Sirte, la capitale dello SIIL in Libia. Quindi il gruppo verrebbe suddiviso in due gruppi, uno per riprendere Tripoli, Misurata, Zlitan e Qums. L’altro gruppo catturerebbe Bengasi, assieme a Ras Lanuf. Nel frattempo una seconda unità di Marines sbarcherebbe in Libia orientale per catturare la roccaforte islamista di Derna. Così, i Paesi occidentali potranno avere il controllo dei giacimenti di petrolio e gas della Libia. Anche se questo piano non si realizzasse, la probabilità di tale scenario è vera. Almeno agirebbe come mezzo per ricattare i gruppi filo-qatarioti-turchi. Infatti, il coinvolgimento occidentale oggi si limita alla fornitura di armi al generale Haftar, attacchi aerei, addestramento e raid congiunti delle forze speciali occidentali con le truppe del governo Tobruq.

La mancanza di unità nazionale
L’UE oggi si oppone all’idea di un’operazione militare su larga scala in Libia per l’assenza di un governo di unità nazionale, che giustificherebbe tale azione. Nonostante l’accordo mediato delle Nazioni Unite firmato nel dicembre scorso, il Parlamento di Tobruq vi si oppone; ed è stato anche accolto con grande sospetto da Tripoli. Uno dei principali motivi per cui non è ancora stato creato il governo è il diverso orientamento in politica estera dei gruppi rivali, così come il ruolo di attori autonomi: le fazioni etnico-tribali, i fondamentalisti religiosi e i signori della guerra locali. La creazione di un governo del genere porterebbe inevitabilmente ad una nuova spaccatura nelle due coalizioni esistenti e non farà che aggravare la frammentazione della Libia. Nel contesto della guerra civile permanente, l’unica opportunità per l’occidente di sequestrare e tenersi il petrolio libico sarebbe una qualche forma d’intervento e controllo diretto sui punti chiave della produzione e transito del petrolio. Non gli serve uno Stato libico, ma solo controllare la maggior parte degli attori e la loro presenza militare.debkaudarpoliviiTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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