La rivolta del Baath a Raqqa, capitale dello Stato islamico

Ziad Fadil Syrian Perspective12814790Raqqa: Vi sono agenti del governo siriano a Raqqa, il cui lavoro è sensibile e va svolto con grande cautela dato che il solo sospetto che lavorino a minare lo Stato islamico li porterebbe davanti a una videocamera per commemorarne un’orrenda esecuzione. Ci sono centinaia di uomini e donne nella città che riferiscono regolarmente a media e governo di Damasco. Il gruppo più importante è l’Avanguardia del Partito Baath. Vestiti spesso da contadini o abitanti dei quartieri poveri, si mescolano tra la gente raccogliendo informazioni sullo SIIL, i suoi movimenti nelle strutture familiari o nelle strutture del comando e delle truppe. Il loro ruolo militare non fu attivato finché l’Esercito arabo siriano non avviava l’avanzata ineluttabile verso est per liberare la città dalla peste dell’eresia islamista. La maggior parte dei terroristi dello SIIL è straniera proveniente da Pakistan, Tagikistan, Cecenia, Daghestan, Malesia, Sinkiang, Bangla Desh, Turchia e Libia, per citare solo alcuni dei Paesi che hanno dato alla Siria tale tumore. Sono riuniti in gruppi omogenei per evitare confusioni per via delle differenze linguistiche. Se un ceceno, per esempio, parla arabo è regolarmente nominato “ufficiale di collegamento”. Dove i turchi parlano l’urdu, una lingua che possono avere imparato lavorando in Pakistan o Golfo Persico, sono posti nella posizione migliore per comunicare con i ratti pakistani. Il problema della lingua è al centro della maggiore difficoltà dello SIIL nel mobilitare le sue unità. Inoltre, molte reclute dello SIIL hanno portato intere famiglie nello “Stato islamico” come mossa intesa a fornirgli una vita sotto lo splendore del Grande Califfo del chicchirichì, Abu Baqr al-Baghdadi, molti sono idealisti che immaginavano un’Utopia tanto più perfetta quanto più soffocasse lo spirito umano e diffondesse ignoranza infinita e un buco nero teleologico. La presenza di famiglie, abusive in realtà, rende i movimenti sostanzialmente più difficili dato che il capofamiglia presunto dovrebbe accordarsi per far sì che la moglie roditrice e i mini-ratti non rischino di cadere nelle mani di un plotone assai vendicativo di miliziani che non operano secondo le regole dell’esercito disciplinato come quello del governo siriano.
Uno dei maggiori problemi sono i terroristi europei provenienti da Olanda, Danimarca, Germania e Regno Unito. Differiscono notevolmente dai terroristi originari dai Paesi asiatici più poveri. Spesso sono semplicemente motivati dalla rabbia verso un governo europeo insensibile e non da qualche devozione religiosa all’Idiota-Dio cui il Califfo indirizza le sue preghiere senza senso. Si ribellano contro il gelo secolare di una società industriale che mette l’Islam in una casella coll’etichetta intonsa che annuncia: “Solo un altro sistema di credenze”. Una volta nel califfato, con la sua visione austera dell’esistenza temporale del genere umano, molti si sono ribellati tentando di sfuggire dalle grinfie di un governo ossessionato da sport sanguinari e dimostrazioni macabre e lugubri. Centinaia di terroristi ora infestano l’Europa, ma non possono essere pericolosi come alcuni sospettano alla luce del castigo di aver vissuto nell’universo di terrore e distruzione come quello creato da Barack Obama e dai suoi viscidi alleati in Arabia Saudita (con un piccolo aiuto del “Baath” di Sadam). Molti potrebbero vivere tutte le libertà che hanno in Europa, soprattutto dopo il loro passaggio nella vita asfissiante sotto i grugniti dello SIIL.
Mentre molti esperti ufficiali iracheni sorvegliano la costruzione di fortificazioni e la posa di mine ed IED; mentre molti veterani afghani illustrano l’addestramento ricevuto da Stati Uniti e Gran Bretagna, la società di Raqqa appare egocentrica, incurante del mondo. Le scuole aperte (“madrase”) sono posti dove ai bambini s’insegna principalmente come por fine alla vita sorridendo mentre si fanno esplodere tra stranieri inermi nei mercati. Questo è il luogo in cui la borsa di studio è la corsia preferenziale per l’oblio. Il morale della popolazione è a un livello da depressione record. I propagandisti spacciano regolarmente le stesse bugie su come la gente di Raqqa ancora resista al governo. Beh, questo è semplicemente fantastico perché le nostre informazioni di dicono che la popolazione della città vuole a gran voce fornire informazioni a chiunque voglia ascoltare, per lo più al governo siriano, che improvvisamente hanno cominciato ad apprezzare. Le persone sanno che l’esercito si avvicina alla città. Alla testa dell’esercito c’è il Maggiore-Generale Suhayl (“il Tigre”) al-Hasan, incaricato dal compito invidiabile di sterminare i ratti dello SIIL. Il partito Baath, come tutti sanno, aveva una grande branca nella provincia con molti operatori rimasti all’interno dopo la caduta della città di Raqqa, per volere del Dipartimento di Sicurezza del Partito, un’agenzia che controlla i membri per valore morale e persino defezione, al fine di tenere sotto controllo gli eventi. I membri hanno anche il compito di mappare le posizioni nemiche di difese, fortificazioni, trabocchetti e trappole progettati per rallentare il movimento dell’esercito una volta entrato in città. Nel corso degli ultimi 9 mesi, EAS, alleati e milizie curde contrabbandano con successo armi in città mettendosi in posizioni facilmente accessibili ai combattenti che guideranno l’attacco allo SIIL quando l’EAS apparirà all’orizzonte. Molti nel Baath erano ex-soldati in pensione. Hanno ancora l’addestramento nell’esercito o nelle Avanguardie del Partito Baath. È un nemico formidabile la cui pazienza è esaurita vivendo sotto l’ipocrisia antipatica del wahhabismo.
Ieri, un miliziano dello SIIL è stato trovato garrottato professionalmente in un vicolo sul fiume. In 5 quartieri di Raqqa, la popolazione si è ribellata ai vari Gauleiter nominati dallo stesso califfo del cuculo, alzando la bandiera della repubblica con orgoglio e sfidando i luoghi comuni vuoti e vacui sull’unicità di Dio, come se i politeisti esistano ancora nel mondo islamico. Questa non è una guerra contro lo SIIL. Si tratta di una guerra contro l’inanità. I capi dello SIIL hanno ordinato la repressione con il coprifuoco concomitante in quei quartieri in cui sono state sollevate le bandiere repubblicane. Molti ratti dello SIIL hanno rifiutato l’ordine d’invadere le zone per perquisire le case dove si nascondono le bandiere, per paura che non ne ritornerebbero interi. Il flagello dello SIIL volge al termine, così come ad Idlib.CcqbheMXEAMREtzLa rivolta di Raqqa: la fine dello SIIL?
South Front

197075978Ci sono varie notizie, finora senza alcuna conferma visiva, che circa 200 militanti hanno cambiato bandiera e sequestrato parte della città di Raqqa, di solito indicata come la “capitale dello SIIL”. Va considerata la possibilità che tali notizie siano uno sforzo delle forze sunnite locali di avere una tregua con almeno una delle tre forze che marciano verso Raqqa, l’Esercito arabo siriano, le milizie curde e le forze irachene ancora più distanti che attualmente sono all’offensiva su Mosul. Dato che lo SIIL è stato escluso da tutte le parti coinvolte nel processo di pace in Siria, significa anche che gli attori politici sunniti in Siria orientale e nell’Iraq occidentale (e i loro sponsor esteri come Arabia Saudita e Qatar), che hanno fornito considerevoli competenze e forze allo SIIL, devono sbarazzarsi dell’etichetta dello SIIL se vogliono partecipare ai negoziati. Non diversamente dall’Austria, componente piuttosto entusiasta del Terzo Reich e che fece in modo di essere “liberata” piuttosto che “occupata” dalle potenze vincitrici nella seconda guerra mondiale, anche in questo caso le tribù sunnite vogliono far sembrare di venire liberate. Abbiamo visto un procedere molto simile svolgersi un decennio fa in Iraq. Allarmati dal crescente potere delle milizie e dei partiti politici sciiti in Iraq, e anche dal successo nel 2006 di Hezbollah contro l’esercito israeliano, gli Stati Uniti decisero una pace separata con gli insorti sunniti. Questo fu il “risveglio sunnita”. Tuttavia, i sunniti erano quasi “addormentati” nei tre anni precedenti: erano infatti gli insorti, con solo qualche combattente straniero. Una volta che gli Stati Uniti arrivarono e cercarono i sunniti come alleati, i combattenti stranieri furono evacuati, alcuni fra i più odiosi “promossi” (al martirio), e la storia fu che le coraggiose tribù sunnite sconfissero al-Qaida che presumibilmente le aveva tenute prigioniere per tre anni interi! Ciò portò ad una serie di offerte dagli USA per condividere il potere tra i principali gruppi etnici iracheni, prima che tale disposizione si spezzasse creando la componente irachena dello SIIL.
Ora sembra che i sunniti siano pronti a ripetere il trucco, solo che ora “sconfiggeranno” lo SIIL proprio come “sconfissero” al-Qaida nel 2006. Non hanno altra scelta: l’andazzo della guerra gli va contro in modo decisivo, perdono rapidamente le vitali linee logistiche e i proventi del petrolio, e la componente combattente estera è già in via d’evacuazione per ripresentarsi in più promettenti teatri come Libia, Afghanistan e Asia centrale… l’unica domanda è quale sarà l’accordo tra lo SIIL e i sunniti? Ci sono solo due opzioni: Assad e la Russia da un lato, e Stati Uniti e curdi dall’altra. Erdogan sembra volesse diventare la terza opzione, perché un invasione turca del corridoio dello SIIL avrebbe avuto l’effetto di “liberare” i sunniti dallo SIIL, ma non è mai accaduto per ragioni ben discusse altrove. Pertanto la seconda opzione (con gli Stati Uniti) sembra un accordo migliore in quanto ancora gli permetterebbe di salvare qualcosa del loro piano originale, cioè autonomie sunniti nei due Paesi così vaste da renderne i confini nazionali irrilevanti (ciò che lo SIIL proclamò un paio di anni fa, quando dichiarò decaduto il trattato Sykes-Picot), fino al punto che tali autonomie rappresentino le due metà di uno Stato sunnita. Dato che gli Stati Uniti vogliono creare uno Stato sunnita tra Iran e Siria per isolare Hezbollah e creare un “corridoio del gasdotto” tra Arabia Saudita e Turchia, evitando sul serio di combattere lo SIIL, ora probabilmente spunterebbe la possibilità di trovare un accordo. Assad e i russi, d’altra parte, difficilmente accetterebbero un tale accordo rendendoli meno attraenti come partner negoziali. L’avanzata dell’EAS nelle zone sunnite filo-SIIL probabilmente spingerà i sunniti a “liberarsi” da soli e poi prostrarsi ai loro “salvatori” statunitensi. Questo è probabilmente il motivo per cui lo SIIL ha testardamente cercato di occupare Dair al-Zur negli ultimi giorni, nonostante i pesanti combattimenti su altri fronti, e di resistere all’avanzata dell’EAS su Tadmur. La presenza militare siriana nel cuore del territorio dello SIIL mette in pericolo l’idea del separatismo sunnita. Possiamo aspettarci che lo SIIL continui tali attacchi concentrando gli sforzi per la difesa contro l’EAS, piuttosto che contro le forze appoggiate dagli USA nella regione, così come la Germania nazista fece negli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, se l’EAS riesce a raggiungere Dair al-Zur e Raqqa prima della concorrenza, annullerà l’ultimo disperato tentativo sunnita di strappare una vittoria dalle fauci della sconfitta.

Il Maggior-Generale Suhayl Hasan e il Ministro della Difesa Generale al-Furaj

Il Maggior-Generale Suhayl Hasan e il Capo di Stato Maggiore Generale Ali al-Ayub

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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