Quali sarebbero le ragioni per la riduzione delle forze russe in Siria?

Nasser Kandil, 15/03/2016, Top News Nasser Kandil
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation

1036290433Una volta dimostrato che SIIL e Fronte al-Nusra avevano divorato ampie aree geografiche apparentemente controllate dalla cosiddetta opposizione siriana, e che alti dirigenti occidentali sapevano del pericolo che ciò rappresentava per la sicurezza, incolpando i capi di Arabia Saudita e Turchia per aver acutizzato la crisi siriana fino a tal punto, ma senza mostrare di voler fermare tale devastazione per convenienza o interesse politico, Putin decideva l’intervento militare in Siria (30 settembre 2015). In tal modo, dimostrava determinazione e capacità nel mutare l’equilibrio: l’Esercito arabo siriano riprendeva l’iniziativa; il confine turco-siriano è stato quasi chiuso; forze curde ed oppositori armati hanno colto l’occasione per occupare parte di questi confini; l’occidente è costretto a mettere Fronte al-Nusra tra le organizzazioni terroristiche, nonostante l’opposizione di Arabia Saudita, Turchia, Israele e certi simpatizzanti negli Stati Uniti; SIIL e Fronte al-Nusra sono stati costretti a passare alla difensiva, mentre gli altri gruppi armati potevano scegliere solo tra soluzione politica col cessate il fuoco e collaborazione con le istituzioni dello Stato siriano nella guerra al terrorismo, sotto la copertura della comunità internazionale, o finire sotto la protezione di SIIL o Fronte al-Nusra con le conseguenze che ciò comporta.
L’occidente, guidato dagli Stati Uniti, ha impiegato tre mesi per capire variabili e serietà dell’operazione russa, senza assolutamente smettere di manovrare immaginando ogni sorta di ricatto verso la Russia che giustificava l’intervento in Siria. Quindi l’ha lasciata impegnarsi da sola nella guerra al terrorismo, condividendone i benefici senza costi, finché la pressione russa minacciava il cambio della situazione, costringendolo ad operazioni militari di facciata in Siria. Di qui la reazione tardiva materializzatasi col processo di Vienna (30 ottobre 2015 e 14 novembre 2015) e poi dal Consiglio di Sicurezza (Risoluzione 2254/2015) dando priorità a una soluzione politica e mettendo da parte il destino della presidenza siriana, lasciata ai siriani alle urne; silurando da sé il piano occidentale all’origine della guerra contro la Siria. Ma non importa, le manovre occidentali non si sono arrestate finora; in primo luogo, ritardano la classifica dei gruppi armati riconosciuti come terroristi nella lista corrispondente, nella segreta speranza di riciclare il Fronte al-Nusra quale partner nella soluzione politica; in secondo luogo (supponendo di negoziare o meglio “dialogare” con la delegazione del governo legittimo siriano), riservando a Riyadh la formazione della delegazione dell’opposizione nella speranza di escludere le forze d’opposizione nazionale, la cui presenza a Ginevra potrebbe accelerare la soluzione politica. Perciò l’occidente ha conferito al “Gruppo di Riyadh” diritto di veto sulle altre opposizioni, dietro cui nascondersi formulando i requisiti mascherati dallo slogan “governo di transizione” per insabbiare la soluzione politica. Ma, ancora su pressione russa, seguivano l’incontro di Monaco (11 e 12 febbraio 2016), la cacciata di al-Nusra, il riconoscimento di altri gruppi armati come terroristici, la tregua (Risoluzione 2268/2016) e poi ancora l’incontro a Ginevra (14 marzo 2016), dove negoziati e soluzione politica sembravano condannati a un punto morto, come in precedenza.
La Russia ha probabilmente concluso che ciò derivava dall’equivoco che sembrasse in difficoltà e che, pertanto, avesse bisogno di alcuni successi politici per giustificare il continuo intervento militare in Siria; doveva scontare la concessione sul “gruppo di Riyadh”, e quindi all’Arabia Saudita, mentre l’occidente non è obbligato data la collaborazione concordata; rinunciare alla partecipazione dei curdi ai negoziati; e infine fare pressione sull’alleato Bashar Assad affinchè cedesse le prerogative sul governo di transizione nei prossimi negoziati a Ginevra. Ma qui Vladimir Putin colpisce per la seconda volta (14 marzo 2016) indicando ai capi occidentali ciò che può essere riassunti così: la Russia non è in difficoltà; non deve seguire il ruolo assegnatole in Siria; le sue basi nel Paese sono legali e rimarranno; l’alleato siriano è forte e competente; il ritardo della soluzione politica della guerra al terrorismo e le perdite conseguenti ricadranno su tutti, ma saranno peggiori per l’occidente; chi pensa alla propria sicurezza dovrà farsene carico; se si tratta di accontentare l’Arabia Saudita, causa e origine del terrorismo come dichiara il presidente Obama, l’occidente la pagherà, avendo in piena consapevolezza e con cognizione di causa, impedito gli sforzi volti a sradicarlo; e lo farà a proprie spese, non della Russia. Il Presidente Putin ha disposto il ritiro di gran parte del contingente militare russo in Siria, in consultazione con il governo siriano, perché gli obiettivi delle Forze Armate russe sono stati generalmente raggiunti, accelerando la lotta al terrorismo internazionale e avviando il processo di pace a cui la Russia prenderà parte attiva [*].

Cosa si comprende da questo annuncio inaspettato?
Capiamo che il signor Putin dice: “Dato che una tregua seria, anche se parziale, è stata ottenuta per la prima volta dall’inizio della guerra e che la nostra base navale a Tartus, come la nostra base aerea di Humaymim, rimangono operative, baderemo alla loro sicurezza mentre badiamo alla nostra. Tuttavia, poiché la nostra missione è quasi completata e il suo esito non dipende da noi, ma attende una decisione seria da altri, non c’è ragione di rimanere prigionieri di tale aspettativa. Pertanto, rientriamo la maggior parte delle nostre forze, fermando i raid intensi, condotti contro lo SIIL in particolare; il che significa che accelerare la guerra allo SIIL richiede un’accelerazione politica e il radunarsi delle volontà internazionali per collaborare a una soluzione con il governo unito siriano. Ora sembra che non si sia ancora pronti, poiché s’inventano varie scuse per rallentare il processo. Bene! Ci allontaniamo un po’, aspettandovi, ma sarete voi a sopportare tale attesa“. Infine, mentre Putin sorprese tutti prendendo rapidamente la decisione d’intervenire direttamente in Siria, ancora una volta sorprende decidendo così rapidamente il ritiro delle forze russe. Ora spetta agli occidentali calcolare con precisione dove siano i propri interessi, dovendo scegliere tra i capricci di Riyadh, il gruppo di Riyadh, le conseguenze dei propri calcoli politici sbagliati, i propri conti bancari segreti, e la sicurezza dei propri Paesi e il futuro dei propri governi.001BAL_3107[*] Putin ha ordinato l’inizio del rientro delle forze russe dalla Siria, perché “gli obiettivi sono stati raggiunti”

Nasser Kandil ex-vicedirettore di Top News Nasser-Kandil, e redattore del quotidiano libanese al-Bina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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