La trappola di Putin del rientro del contingente russo in Siria

Valentin Vasilescu, Reseau International 18 marzo 20161028671557I media occidentali con la loro retorica antirussa sono stati sorpresi dalla decisione di Putin, infliggendo una cocente sconfitta alla loro propaganda sulla Siria. Non è più un segreto che la guerra in Siria sia stata innescata da mercenari islamisti esteri armati e pagati da Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Turchia e altri Paesi per rovesciare Assad. Abilmente, alla conferenza sulla sicurezza a Monaco di Baviera, il Ministro degli Esteri della Russia Sergej Lavrov ha costretto il segretario di Stato degli USA John Kerry alla cessazione delle ostilità in Siria, entrata in vigore il 27 febbraio 2015. Con tale accordo gli statunitensi credevano che i russi sarebbero rimasti ancora in Siria. Ma i russi hanno mostrato di aver imparato dai fallimenti degli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan, capendo che non possono contare su una risposta militare e devono puntare a una risposta intelligente in Siria, utilizzando abilmente il meglio della diplomazia russa, riconosciuta la più efficiente al mondo. Vladimir Putin è un leader le cui azioni sono imprevedibili per gli avversari, con diversi assi nella manica con cui può sorprenderli tutti. Come in una partita a scacchi, Putin intensifica il livello del gioco col ritiro parziale del contingente russo in Siria, intenzionalmente esponendo Assad come esca per rivelare le intenzioni della Casa Bianca e dei suoi vassalli. In questo contesto, Washington ha due opzioni:
Il primo è aderire incondizionatamente alla posizione della Russia per la soluzione pacifica in Siria, negoziata con le parti coinvolte nel conflitto ad eccezione dei gruppi terroristici. Poi segue la ricostruzione della Siria. I negoziati saranno difficili, perché la Casa Bianca da voce alla cosiddetta “opposizione siriana” che continua a voler escludere Assad dal potere, prima d’iniziare la transizione verso un nuovo formato politico in Siria. Un altro ostacolo alla soluzione pacifica in Siria si aggiunge a quanto sopra, in relazione alle intenzioni contrastanti degli occidentali, dagli eventi in Ucraina. La Russia accusa gli Stati Uniti di sabotare ogni tentativo di raggiungere la pace in Siria, dopo discussioni riservate tra le parti sfociate in dichiarazioni di funzionari degli Stati Uniti che, subito dopo l’approvazione degli accordi dei presidenti statunitense e russo, sono pronti a metterla in discussione. Il ritiro è stato ordinato da Putin il 15 marzo 2016, il giorno d’inizio dei colloqui di pace a Ginevra, come segnale a coloro che non seguono la via proposta dalla Russia per i negoziati, screditandoli agli occhi dell’opinione pubblica.
La seconda opzione per Washington sarebbe catastrofica. Ordinare ai gruppi islamisti subordinati di rompere la tregua e iniziare un’offensiva su larga scala contro l’Esercito arabo siriano. Fino all’arrivo del contingente russo in Siria, il vantaggio principale di gruppi islamisti consisteva in un labirinto di centinaia di chilometri di gallerie, cunicoli, rifugi e bunker scavati in cinque anni con mezzi forniti dagli occidentali. Questo labirinto non poteva essere rilevato e distrutto dall’Esercito arabo siriano. Tale rete di tunnel permise agli islamisti d’immagazzinare armi pesanti, cibo, carburante, munizioni, produrre munizioni e attaccare di sorpresa le truppe siriane, causando innumerevoli perdite. Schierando i bombardieri russi in Siria, Putin ha dimostrato che Mosca è un alleato affidabile, a differenza di Washington che ha tradito gli ex-partner come Hosni Mubaraq, presidente dell’Egitto. Durante i cinque mesi di attività in Siria, i sensori dei satelliti militari e degli aerei da ricognizione russa svelarono quasi tutte le reti di tunnel e gallerie, neutralizzate dai bombardieri russi. I russi bombardarono anche i veicoli e i grandi centri di comando e comunicazione dei cosiddetti ribelli “moderati” come Jabhat al-Nusra, comportando l’impossibilità di eseguire manovre e di organizzarne rifornimenti, coordinamento e comunicazione. [1]
Dei 40 velivoli da combattimento, nei primi due giorni la Russia ne ha ritirato 20 dalla Siria. E’ possibile che ci siano in Siria 4 aerei d’attacco Su-25SM e 4 bombardieri Su-24M2. Nel frattempo, 21 bombardieri Su-24MK dell’Esercito arabo siriano sono stati rimotorizzati e portati allo standard Su-24M2 nella fabbrica di aerei No. 514 ARZ di Rzhev. Gli aerei siriani Su-24M2 sono dotati di sistemi integrati di navigazione e puntamento di armi guidate (PNS-M), come quelli dei velivoli russi che operavano nella base aerea di Humaymim. In Siria, invece di avere 30 bombardieri russi in azione, ora ci sono 29 bombardieri russi e siriani. [2] Se necessario, la Russia ha dimostrato che può lanciare con successo missili da crociera sulla Siria (gittate da 500-2500 km) dalle navi sul Mar Caspio e con i bombardieri a lungo raggio decollati dagli aeroporti russi.
I gruppi islamisti come al-Nusra sono così così deboli che sono al di sotto del livello minimo per poter presentare seri problemi all’Esercito arabo siriano. Rappresentano la variante “fallita” dei piani statunitensi sul ritiro dal potere di Bashar al-Assad. Non importa quanto v’investe, la Casa Bianca prolungherà soltanto le atrocità commesse dai suoi mercenari islamisti, ma non avrà mai la vittoria sull’Esercito arabo siriano. Così, il capitolo dei ribelli ‘moderati’ degli statunitensi sembra chiuso. L’unico gruppo islamista in Siria che ha una solida infrastruttura e può essere rifornito di armi moderne per combattere con l’Esercito arabo siriano è lo Stato islamico. La Casa Bianca potrebbe ordinare al Pentagono di armarlo segretamente per cambiare l’equilibrio di potere a spese dell’Esercito arabo siriano. Gli Stati Uniti hanno creato una coalizione di 34 Paesi contro lo Stato islamico, che da quasi due anni bombarda con 180 aerei da combattimento gli obiettivi di tale gruppo in Iraq e la Siria. Fino ad oggi, non c’è alcuna chiara visione delle linee guida seguite dagli Stati Uniti in Siria, né si sa a quale strategia obbediscono le loro azioni e con quali risultati. Ma la Russia mantiene in Siria il meccanismo per il rispetto del cessate il fuoco basato su complesso C4I, sistemi S-400, decine di aerei da ricognizione senza pilota e l’interfaccia informativo fornito dalla rete satellitare da ricognizione russa. Questo meccanismo è in grado di rilevare l’invio di armi allo Stato islamico. Resta da vedere quali spiegazioni daranno i neocon di Washington (in particolare la candidata alla presidenza Hillary Clinton), quando il mondo sarà convinto che lo Stato islamico è in realtà una loro creazione utilizzata per i propri cinici interessi, nel contesto in cui, il 14 marzo 2016, il Congresso votava (392 a favore e 3 contrari) una risoluzione simile a quella del Parlamento europeo indicando lo Stato islamico come genocida in Siria e Iraq [3].rtsaqeg[1]. Putin punta sul ritiro delle truppe russe dalla Siria.
[2].I Su-24 recentemente aggiornati della Siria.
[3]. La Camera dei rappresentanti accusa lo SIIL di “genocidio”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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