I terroristi belgi nel contesto: oligarchia e mercenari

Gearóid Ó Colmáin, AHTribune 24 marzo 2016arabie-14Gli attacchi terroristici in Belgio del 22 marzo hanno dimostrato che la ‘guerra al terrore’ non finirà presto. Sembra che alcuna sicurezza o sorveglianza possa ‘proteggerci’ da criminali psicopatici intenti ad uccidere inermi per ‘portarci via le nostre libertà’. L’ondata di attentati in Belgio avviene pochi giorni dopo che i media francesi annunciavano la ‘buona notizia’ che un progresso era stato finalmente compiuto portando alcuni di questi terroristi in tribunale. L’Europa comincia a sperimentare ciò che i siriani negli ultimi cinque anni e gli iracheni da oltre un decennio hanno sofferto: le stragi indiscriminate di civili. Ma quando i “ribelli” commettono tali crimini in Siria al soldo degli alleati occidentali per la geopolitica della NATO, non è terrorismo. Quando i camerati dei terroristi belgi uccidevano uomini, donne e bambini in Siria nel 2013, il magistrato antiterrorismo francese Marc Trevidic disse: “Ci sono molti giovani jihadisti recatisi al confine turco per entrare in Siria e combattere il regime di Bashar, ma l’unica differenza è che la Francia non è il nemico. Quindi non li vediamo allo stesso modo. I giovani che vediamo oggi lottare contro Bashar al-Assad saranno forse pericolosi in futuro, ma per il momento combattono Bashar al-Assad e la Francia è dalla loro parte. Non ci attaccheranno”. Ma ora i terroristi sono di nuovo ”pericolosi”. Vale a dire pericolosi per la gente. Tali delinquenti, tuttavia, non sono un pericolo per il potere politico élitario. L’arresto di Salah Abdasalam a Bruxelles il 21 marzo fu salutato come una vittoria importante dai governi belga e francese nella ‘guerra al terrorismo’ in Europa. In effetti, è raro vedere terroristi taqfiri/salafiti/wahhabiti arrestati e processati. Il modello usuale è essere uccisi nelle sparatorie con la polizia. Allora, cos’è cambiato? Nulla è cambiato nella politica estera francese dai due attentati dello scorso anno. La Francia continua a vendere armi a regimi che sostengono il terrorismo wahabita come l’Arabia Saudita. La Francia continua a sostenere i cosiddetti “ribelli moderati” in Siria, nonostante che non esistano ribelli moderati. Così, ora abbiamo l’arresto del ‘principale sospettato’ degli attentati del 13 novembre, che viene considerato una svolta dai servizi europei. Prima o poi le autorità europee dovevano arrestare qualcuno legato al terrorismo. Il modello da ‘liquidazione’ cominciava ad apparire assai sospetto, minando la credibilità delle ‘democrazie occidentali che vogliono sostenere lo Stato di diritto’. Dalla presunta uccisione di Bin Ladin nel 2011 a quella di Muhamad Marah nel 2012; di Michael Zehaf Bibeau a Ottawa nel 2014; dei fratelli Quachi e di Qulibaly nel 2015; ad Abdalhamid al-Baud a Parigi nel novembre 2015 e all’esecuzione di Sayad Rizuan Faruq e Tashfi Maliq a San Bernardino sempre nel 2015, sembrava che le forze di sicurezza occidentali volessero i ‘terroristi’ morti piuttosto che vivi. Tali “liquidazioni” di presunti criminali eliminavano anche testimoni chiave dei crimini in questione. Le prove quindi sparivano insieme all’apparato di prove, esami incrociati, argomentazioni e parti civili. Così il pubblico resta all’oscuro se o meno presunti assassini fossero veramente colpevoli, agissero da soli o avessero ricevuto l’aiuto di agenzie d’intelligence per tali violenze.
Ci possono essere stati buoni motivi per cui la polizia francese voleva morti i fratelli Quachi. Presumibilmente avrebbero combattuto in Siria e stretti legami con i servizi segreti francesi. Muhamad Marah era informatore dell’intelligence francese e aveva prestato servizio in Afghanistan. Il capo del Front National, Marine Le Pen, notava alla TV francese che Marah aveva avuto stretti legami con la DCRI (Direction Centrale du Renseignement Intérieur) l’agenzia di spionaggio nazionale francese, e osservò che la familiarità con tali funzionari era fonte di grave preoccupazione. Il 21 luglio 2014 Le Monde riferì che la maggior parte dei casi di terrorismo ‘islamista’ negli Stati Uniti, dal 2001, erano azioni sotto falsa bandiera orchestrate dall’FBI. Mentre sono pronti ad ammettere che sia così negli Stati Uniti, i media francesi sono profondamente riluttanti ad affrontare la possibilità della collusione dello Stato nell’orchestrare il terrorismo ‘islamista’ in Europa. Sui sospetti terroristi ‘liquidati’ dai grandi e buoni, possiamo citare il caso del capo del terrorismo stesso, Usama bin Ladin. Il terrorista saudita fu ampiamente indicato gravemente malato quando venne apparentemente visitato da agenti della CIA pochi mesi prima degli attentati del settembre 2001 a New York, Pennsylvania e Washington, secondo un articolo del quotidiano Le Figaro. Molti credono sia morto molto prima dello spettacolare assassinio per mano del commando statunitense, il 2 maggio 2011. In realtà, l’ex-prima ministra del Pakistan Benazir Bhutto aveva già sostenuto su al-Jazeera, nel 2008, che fu ucciso da shayq Ahmad Umar Said. Alcuna prova fu mai prodotta della sua morte per mano dei commando statunitensi.
12688277 Il ruolo esatto di Salah Abdasalam negli attacchi terroristici del 13 novembre rimane sconosciuto. Si dice che sia stato un ‘fixer‘, affittasse le auto, e che avesse espresso il desiderio di suicidarsi allo Stade de France, ma gran parte di tale storia è poco chiara. Nessuno può spiegare come Abdasalam sia riuscito a nascondersi in Belgio per tutto questo tempo. Può davvero essere tutto causa della totale incompetenza della polizia belga, come alcuni hanno sostenuto? Ciò che è chiaro è che ci sarà un processo di fronte a una ‘corte d’assise speciale’, una seduta speciale di magistrati francesi senza una giuria e il pubblico non potrà mai scoprirne le relazioni con l’intelligence belga o francese,di certo esistente direttamente o indirettamente, dato che lo Stato francese ha stretti legami con i terroristi taqfiri in Medio Oriente e Africa e i loro capri espiatori in Europa. Mentre articoli abbondano di dettagli sull’arresto e la vita turbolenta del terrorista, alcun media ‘rispettabile’ ha osato dire l’indicibile: che lo Stato francese, lungi dal promuovere ‘democrazia’ e ‘diritti umani’, s’è infognato col terrorismo taqfirita, decorando i dittatori wahabiti che promuovono il culto della morte, mentre demonizza le democrazie laiche e religiose che combattono il terrorismo taqfrita come Federazione russa, Repubblica araba siriana e Repubblica islamica dell’Iran. Senza la copertura militare e la propaganda costante del complesso militare-industriale-mediatico-spionistico francese, i terroristi taqrifi in Siria sarebbero stati sconfitti dall’Esercito arabo siriano nel 2011 e la ‘guerra al terrorismo’ sarebbe finita. Nonostante France Inter, la radio di stato del Paese, abbia trasmesso un’inchiesta nel dicembre 2015, dal titolo ‘SIIL, Autopsia di un mostro’, rivelando che gli Stati Uniti ne siano i creatori, il pubblico francese fu completamente ingannato sulla guerra alla Siria, e la grande menzogna riemerge immancabilmente su tutti i media francesi ogni volta che c’è un attacco terroristico o quando un fantoccio terrorista viene ufficialmente arrestato o ‘liquidato’. Mentre scrivo, arriva la notizia di un altro attentato in Belgio. Un aeroporto e una stazione della metropolitana venivano attaccati, 30 persone uccise e 230 ferite. Tali attentati stressano ancor più i civili che viaggiano per lavorare. Ci saranno sensori all’ingresso alle stazioni della metropolitana, con lunghe code. Ci saranno perquisizioni da parte delle guardie di sicurezza, più telecamere di sicurezza, ulteriori restrizioni alle libertà civili in nome della ‘sicurezza’. Nel frattempo, altri interventi all’estero saranno chiesti per combattere il nemico fantasma. Uno dei video utilizzati dal giornale belga Dernière Heure era una videoregistrazione degli attacchi terroristici all’aeroporto di Mosca a Domededovo, del 24 gennaio 2011. Perché il media decise di mostrare un falso video sugli attacchi belgi è una domanda che possiamo, forse, porci. I musulmani soffriranno, in particolare, a seguito di tali attentati, divenendo i capri espiatori della ricerca del sionismo del dominio globale e, siamo chiari, il sionismo è la forma d’imperialismo che ha prodotto una ‘guerra al terrore’ profondamente menzognera. La maggior parte dei capi neo-conservatori degli Stati Uniti che spingono per la ‘guerra globale al terrorismo’ e che pregano per avere il pretesto di scatenare la guerra, sono titolari del doppio passaporto statunitense/israeliano o sono per ‘Prima Israele’. E il ruolo d’Israele negli attacchi terroristici dell’11 settembre è ampiamente dimostrato. Esplorare il ruolo d’Israele nel fabbricare attentati fuori della Palestina è, naturalmente, un indiscutibile tabù. Il giornalista investigativo francese Hisham Hamza, che scrisse un libro dettagliato sul ruolo d’Israele negli attacchi 911, è stato recentemente arrestato per aver denunciato l’origine israeliana delle foto del massacro al teatro Bataclan di Parigi, negli attentati del 13 novembre 2015. Hamza potrebbe affrontare un condanna per ‘violazione del segreto istruttorio’, un’affermazione assurda da una magistratura che chiaramente opera per conto di una potente lobby. Ofir Akunis, Ministro della Scienza, Tecnologia e Spazio d’Israele, ha detto che gli attacchi terroristici dello SIIL erano dovuti all’UE che passa più tempo ad etichettare i prodotti dei territori occupati dagli israeliani che a proteggere i propri cittadini dal terrorismo ‘islamico’, sollevando sospetti sui social media sul ruolo nefasto dello Stato ebraico nel terrorismo e nell’accusarne gli arabi. Tale nuova ondata di attacchi terroristici in Belgio ricorderà ai cittadini le precedenti campagne terroristiche. Anche se il Parlamento europeo ne ha condannato pubblicamente l’esistenza, nel 1990, l’Operazione Gladio, vasta rete europea del terrorismo della CIA, non è mai stata completamente studiata dai tribunali europei. Il 26 febbraio del 2013, un breve articolo apparve su Le Monde sui procedimenti giudiziari in Lussemburgo relativi alla rete terroristica della CIA. Ma l’articolo era solo di un paio di righe e fu sepolto nelle ultime pagine. Nel gennaio 2016 un articolo sull’Operazione Gladio fu pubblicato ancora su Le Monde dal titolo ‘Il peso del piombo’. sulla campagna terroristica in Italia, ammettendo che i servizi segreti e altre agenzie statali erano colluse con i terroristi di destra per screditare l’avanzare dell’opposizione di sinistra all’ordine capitalistico, commettendo atti terroristici contro i civili per incolparne i gruppi di sinistra. Gli attacchi terroristici di questo tipo sono comunemente noti come terrorismo sotto falsa bandiera. Non ci fu alcuna discussione nei mass media sulla possibilità, difatti forte probabilità, che le stesse forze siano in gioco oggi nell’attuale ‘guerra al terrore’. Gli attacchi terroristici di Gladio facevano parte della ‘strategia della tensione’ della CIA volta a spingere i cittadini europei a volere la protezione dallo Stato, neutralizzando così il malcontento popolare per le politiche antisociali, pur mantenendo la massima ostilità verso l’Unione Sovietica.
12715500Prima degli attentati belgi di questa settimana, lo SIIL emise un video che minacciava altro terrorismo in Francia. Ma molti di tali video si dimostrarono in passato dei falsi. Il 29 novembre 2002, la BBC pubblicò l’analisi sul video di bin Ladin dell’Istituto Dalle Molle Institute for Perceptual Artificial Intelligence. I ricercatori confermarono che molti dei video di bin Ladin, diffusi dopo il 2001, erano falsi. Eppure anonimi esperti statunitensi sostennero il contrario. Le loro analisi le riterreste più credibili? Nel 2007, il New York Times riferì che il capo di al-Qaida in Iraq, Abdullah Rashid al-Baghdadi, era un personaggio di fantasia inventato dai militari degli Stati Uniti. L’articolo è tra i primi a parlare dell’ormai famigerato ‘Stato islamico’. “Lo stratagemma era inventare Baghdadi, un personaggio il cui nome ne stabilisce il pedigree iracheno, farne il capo di un’organizzazione di facciata chiamata Stato Islamico dell’Iraq… Ayman al-Zawahiri, il vice di Usama bin Ladin, cercò di rafforzare l’inganno facendo riferimento ad al-Baghdadi nelle sue affermazioni video e internet”. La spiegazione ufficiale dello stratagemma dei militari degli Stati Uniti era che volevano screditare al-Qaida in Iraq mettendovi uno straniero a capo. Ma tale argomento non ha senso dato che al-Qaida è sempre stata una rete internazionale di fanatici, non un’organizzazione nazionalista. Infatti, l’esistenza di al-Qaida in Iraq servì a criminalizzare l’opposizione patriottica e nazionalista all’occupazione militare degli Stati Uniti. Le prove della collusione USA/NATO/Israele con al-Qaida e SIIL sono troppe per essere trattate tutte qui. Potremmo parlare delle foto dell’incontro del senatore statunitense John McCain con lo SIIL in Siria; la sua conferenza stampa in cui disse ”Conosco lo SIIL intimamente, gli ho incontrati e gli ho parlato sempre”. I numerosi invii di armi dai militari inglesi e statunitensi allo SIIL in Iraq; le dichiarazioni di ambasciatori e ufficiali israeliani che preferirebbero lo SIIL all’Iran in Siria. Ed in tale contesto si potrebbe sostenere che il presidente Obama commise un lapsus linguae imbarazzante quando ammise che il Pentagono “addestrò le forze dello SIIL, tra cui le tribù sunnite della provincia di Anbar”. La prova che lo SIIL/Stato islamico sia uno strumento della politica estera della NATO, una risorsa chiave segreta militare e strategica nell’incessante guerra imperialista di conquista all’estero. e pretesto per imporre lo Stato di polizia all’interno, è incontrovertibile. Gli ultimi arresti ed attentati sono nuovi e tragici episodi dell’infinita guerra dell’oligarchia alla libertà. La guerra al terrorismo è ed è sempre stata una guerra di classe. Quando la CIA armò, addestrò e finanziò i mujahidin nell’Afghanistan democratico nel 1979, sosteneva i suoi alleati di classe, i padroni che usavano il fanatismo religioso per mantenere il dominio di classe feudale sui contadini poveri. Oggi gli alleati chiave delle élite politiche occidentali/sioniste sono i Fratelli musulmani che hanno gli stessi interessi di classe delle controparti occidentali. Non sorprende quindi trovare che il presidente Erdogan della Turchia, che Le Monde del 12 febbraio 2014 ammetteva sostenere lo SIIL in Siria, abbia predetto il terrorismo a Bruxelles il 19 marzo 2016, pochi giorni prima degli attentati.
E’ uno sporco gioco, questa guerra al terrorismo. Ma quando abbastanza persone ne conoscono le sue regole, il potere élitario responsabile cadrà nella propria trappola.

I nostri padri fondatori

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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