Esercito francese, URSS e Polonia

Jacques Sapir, Russeurope 26 marzo 2016

G. Vidal, L’alleanza improbabile, esercito francese e Russia sovietica 1917-1939, Rennes, Presses Universitaires de Rennes, coll. Histoire, p. 307

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Il libro di Georges Vidal esplora un terreno finora in gran parte sconosciuto; i rapporti dell’esercito francese con la Russia sovietica e l’URSS. Il tema è importante per gli storici, sia per coloro che lavorano sulle relazioni internazionali (sollevando quindi la questione delle relazioni militari tra Francia e URSS) che coloro che lavorano sull’istituzione militare francese negli anni ’20 e ’30. Il contributo di questo libro risiede nelle fonti utilizzate. Vidal utilizza ampiamente i rapporti dei servizi segreti militari, il 2° Ufficio (che raccoglieva segnalazioni da altri Paesi sull’URSS) dello Stato Maggiore, ma opera anche, e questo contesto è stato praticamente ignorato finora, dai rapporti degli addetti militari francesi in URSS e dagli ufficiali osservatori nell’Armata Rossa. Questo aspetto, sfruttato sistematicamente, è il grosso dell’interesse del libro. Inoltre, Vidal utilizza abbastanza sistematicamente il quotidiano dell’esercito francese, La France Militaire, con numerosi articoli e dibattiti felpati ma importanti sulla valutazione del ruolo strategico dell’URSS e il potenziale dell’Armata Rossa. Sono fonti diverse, e la loro combinazione da al libro una base documentaria del tutto eccezionale rinnovando in parte la comprensione di certi problemi. Permettendo di relativizzare l’immagine di un esercito francese dedito all’anticomunismo, come porta a relativizzare l’idea di un'”alleanza” inevitabile contro la Germania tra Francia e URSS. Da questo punto di vista, il libro di Georges Vidal, con chiarezza di analisi e completezza di fonti, è un riferimento importante sul tema. Farà testo senza dubbio.

L’Armata Rossa agli occhi dei soldati francesi
cccp_ussr_035 Il libro è organizzato in tre parti. Il primo riguarda la “percezione del mondo sovietico”. Relativamente breve, fornisce un inventario delle rappresentazioni della Russia sovietica nell’esercito francese. Che l’esercito fosse anticomunista e usasse il vocabolario “antibolscevico” del tempo è evidente. Eppure, l’immagine del “nemico interno”, che si trascinava PCF e Comintern, non era mai del tutto decisiva. Questo è un punto da sottolineare. Alcuni ufficiali facevano una chiara distinzione tra opposizione politica all’URSS e analisi sul potenziale militare del Paese. Su questo particolare punto vale la pena ricordare che l’autore ha dedicato un precedente lavoro sull’argomento [1]. Non che i soldati fossero completamente immunizzati dagli stereotipi del tempo, o dagli stereotipi culturali sulla Russia. È il famoso “carattere asiatico” dei russi saturava le spiegazioni quando non si voleva capire. Ma i militari erano chiaramente meno colpiti di altri organismi (il Ministero degli Esteri in particolare) da tali stereotipi. Per realismo, alcuni membri della missione militare francese in Russia (come il General Lavergne [2], ma anche il generale Niessel) cercarono anche di sostenere il governo bolscevico nella primavera del 1918. I membri della MMF dimostrarono un robusto buon senso nel valutare i punti di forza di ognuno, all’inizio della guerra civile. Il passaggio sulla conclusione del progetto di cooperazione tra Trotzkij e MMF l’ha dimostrato [3]. Allo stesso modo, lo sviluppo economico dell’URSS, l’impatto dell’industrializzazione (e anche delle disastrose campagne di collettivizzazione), è relativamente ben inquadrato dalle varie fonti militari, tendendo a rafforzarsi con l’aumento degli addetti militari (che potevano muoversi nel Paese) e degli ufficiali osservatori. Naturalmente, significative differenze emersero nell’istituzione. Il 2° Ufficio avrà sempre una visione più negativa dell’Unione Sovietica (e dell’Armata Rossa), e sue capacità o potenziale, che non gli addetti dell’esercito. Nello Stato Maggiore apparvero chiaramente due sensibilità sulla relazione con la Russia. Vi era infatti una “linea Pétain” contraria a qualsiasi alleanza contro la “linea Weygand” che appariva più aperta.

Quanto valeva l’Armata Rossa?
4b5e25a44e8aaa6c2070e65ac09fe4f8 La seconda parte del libro si concentra giustamente sull’analisi del potenziale militare dell’URSS. I soldati francesi furono presto consapevoli del rafforzamento generale del regime sovietico e della costruzione dello strumento militare, però percepito essenzialmente difensivo. Almeno fino ai primi anni ’30 vi era consenso sul fatto che se l’URSS aveva più o meno importanti capacità difensive, non aveva la capacità di “proiezione delle forze” al di fuori dei confini, per usare un termine moderno. Questa visione, tuttavia, si perfezionò dal 1933-1935, cioè quando gli addetti militari furono a Mosca e quando, poco a poco, gli ufficiali osservatori francesi furono inviati in URSS e gli ufficiali sovietici accolti in Francia, permettendo di sviluppare gli scambi. Gli addetti militari erano sensibili alla crescita della Armata Rossa e alla sua professionalizzazione graduale nel 1935 – 1937. I rapporti di questi addetti sono migliori di quelli del 2° Ufficio. Hanno molto spesso una visione più equilibrata delle qualità (e difetti) dei mezzi dell’Armata Rossa e dei suoi uomini. Tuttavia, è deplorevole che qui, data l’importanza della questione del potenziale militare per il tema del libro, l’autore non l’abbia presentato in modo più sistematico, sotto forma di tabelle, confrontando i dati del 2° Ufficio con quelli degli addetti militari e la realtà nota oggi [4] . Tuttavia, è molto interessante notare che una certa sottostima della capacità dell’Armata Rossa non proveniva dal filtro ‘ideologico’ ma dal filtro della “dottrina” militare francese. Pertanto, il potenziale ruolo delle grandi unità corazzate o di paracadutisti fu ridotto a causa del fatto che tali unità non trovavano posto nella dottrina militare francese del momento. Al contrario, i più innovativi militari francesi (come il generale Loizeau o il colonnello de Gaulle) apprezzavano più correttamente tali potenziali, per via delle loro opzioni dottrinarie. Questo è importante, e possiamo ancora rammaricarci che ciò non sia indirizzato in modo più sistematico. Un esercito non può valutare un altro esercito dal punto di vista della propria dottrina. Qui, il ritardo e persino il declino dottrinale dell’esercito francese che probabilmente vietava di valutare il vero valore del potenziale dell’Armata Rossa. Vidal su ciò menziona, nell’introduzione, diversi libri [5]. E’ un peccato che non si sia cercato di approfondire cosa apportassero queste fonti, o il ruolo della dottrina nel conflitto latente nell’esercito francese sulla capacità di valutare la nuova dottrina dell’Armata Rossa sul tema delle “operazioni profonde”, formatasi nel 1929-1935 [6]. Il ruolo delle purghe nell’Armata Rossa, però, fu ridotto al minimo dagli addetti militari. Questi, così come gli addetti militari di Stati Uniti e altri Paesi, tendevano a ritenere le purghe volte a “rafforzare” l’Armata Rossa. Ma anche se alcuni rapporti analizzavano il problema dell’inquadramento, stretto tra il timore di nuove denunce e la mancanza di esperienza di ufficiali promossi troppo in fretta. Infatti, troviamo questa dicotomia tra le analisi del 2° Ufficio e quelli degli addetti militari. Il 2° Ufficio con una visione molto più pessimistica evocando il possibile “collasso” dell’Armata Rossa, aveva una visione non condivisa dagli addetti militari. La loro analisi era che ci fosse una transitoria diminuzione della capacità operativa dell’Armata Rossa, ma non vanno oltre. Anche in questo caso, sarebbe stato interessante confrontare il ‘sentimento’ degli ufficiali francesi su ciò che si sapeva dell’impatto delle purghe.

L’URSS nella prospettiva strategica dello scontro con la Germania
ussr0398 Sembra tuttavia, e questo è uno dei contributi dell’opera, che i pregiudizi ideologici che sicuramente esistevano, soprattutto nel 2° Ufficio, pesassero meno nell’alleanza con la Polonia che, ovviamente, ebbe un effetto strutturante sui piani militari contro la Russia. Il potenziale ruolo dell’URSS, ma anche della Cecoslovacchia, fu costantemente relativizzato dall’alleanza con la Polonia, anche se un certo numero di alti ufficiali ne era diffidente, fino al punto di considerare le scelte politiche dettate dalla passione e non dalla ragione. L’addetto militare colonnello Mendras scrisse nel suo rapporto mensile dell’ottobre 1934. “Ma oggi il fattore decisivo è l’atteggiamento della Polonia data la posizione geografica. I suoi leader attuali lo sanno e coraggiosamente giocano con questo gusto congenito per gli intrighi e il doppio gioco, che i loro trascorsi da cospiratori possono solo rafforzare. Dubito che possiamo sempre contarvi” [7]. Va inoltre ricordato che negli anni 1934-1939 i leader polacchi adottarono una politica veramente suicida verso la Germania, supportando Hitler perfino nel piano di smembramento della Cecoslovacchia. Eppure la decisione politica fu presa, e sembra definitivamente, nel 1935, concentrando la politica della difesa della Francia ad est della Germania, sulla Polonia [8]. La logica di tale politica era geografica. L’Unione Sovietica non aveva alcun confine comune con la Germania. Ma limitando il ruolo dell’URSS nel migliore dei casi alla “benevola neutralità” o semplicemente dimenticandone il ruolo di potenziale equilibrio delle forze europee, l’esercito francese sotto l’influenza di Pétain prese una strada dalle conseguenze drammatiche. Questa strada aveva molti sostenitori, soprattutto nel 2° Ufficio, ma anche in una parte dello Stato Maggiore Generale. Fu ciò che comportò l’incapacità di vedere il vero potenziale militare della Russia e non il filtro ‘ideologico’ o l’analisi delle conseguenze delle purghe. Georges Vidal dimostra che il punto di svolta, in questo senso, fu nel 1935, due anni prima delle purghe. Certo, la logica della prudenza volle che relativamente stretti contatti tra l’esercito francese e l’Armata Rossa fossero mantenuti. Ma non sembra, con l’eccezione di alcuni individui come Palasse, il Generale Loizeau, il colonnello de Gaulle, avessero mai avuto l’opportunità di materializzarsi nella logica alleanza reale. Il 1939 sarà la tragica dimostrazione di tale cecità. Quando lo Stato Maggiore cercò un sostegno contro la politica aggressiva della Germania volgendosi verso l’URSS, fu tardi, probabilmente troppo tardi. L’inclinazione del potere sovietico al patto nazi-sovietico, ribaltamento che Vidal fa risalire al periodo tra il 14 e il 17 agosto, è il prodotto di tale errore di prospettiva e della profonda credenza nel ruolo stabilizzante della Polonia che continuava ad impregnare lo Stato Maggiore Generale e in particolare il Ministero degli Esteri. I leader sovietici persero fiducia nella Francia, incapace di scelte chiare e di mettere i leader polacchi di fronte alle loro responsabilità. Le varie note negli archivi dello Stato Maggiore Generale sono abbastanza esplicite su questo punto. L’esercito francese, ma anche la diplomazia, viveva di illusioni nel 1934-1939 e la Francia ne pagò un alto prezzo nel maggio 1940. La sconfitta di maggio-giugno sorprese anche i leader sovietici, e avrà importanti conseguenze sulla loro consapevolezza dei limiti del patto tedesco-sovietico [9].

Tukhachevskij

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Note
[1] Vidal, G., L’esercito francese e il nemico interno (1917-1939). Questioni strategiche e cultura politica, Rennes, Presses Universitaires de Rennes, 2015, p. 260.
[2] Cfr. 30.
[3] Cfr. 32.
[4] I libri in inglese che affrontano questo problema: L. Samuelson, I piani della macchina da guerra di Stalin, Tukhachevskii e la pianificazione militare-economica, 1926-1941, Macmillan, Basingstoke, 2000 e Harrison M. e Davies R. W. Lo sforzo militare-economico sovietico durante il secondo piano quinquennale (1933-1937) in Euro-Asian Studies, 1997, n° 3.
[5] Di cui il mio libro del 1996, J. Sapir, Manciuria dimenticata, grandezza e smisuratezza dell’arte della guerra sovietica, Editions du Rocher, Parigi, Monaco, maggio 1996 (ripubblicato dallo stesso editore nel 2016).
[6] Sapir J., Le origini sovietiche del concetto di rivoluzione negli affari militari in L’Armement, NS, No. 51, Marzo 1996, pp. 143-150; vedi anche: Storia militare come strumento di legittimazione nel pensiero militare sovietico, in Cahiers du Centre d’Études d’Histoire de la Défense, No. 16, pp. 38-56.
[7] Cfr. 219.
[8] Cfr pp. 223-224.
[9] Sapir J., La sconfitta francese nel 1940 vista dai sovietici, in Cahiers du EEMC, No. 23, Nouvelle histoire bataille (II), pp. 273-281.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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2 Responses to Esercito francese, URSS e Polonia

  1. È il famoso “carattere asiatico” dei russi saturava le spiegazioni quando non si voleva capire.
    APPUNTO. –

    Per realismo, alcuni membri della missione militare francese in Russia (come il General Lavergne [2], ma anche il generale Niessel) cercarono anche di sostenere il governo bolscevico nella primavera del 1918. I membri della MMF dimostrarono un robusto buon senso nel valutare i punti di forza di ognuno, all’inizio della guerra civile. Il passaggio sulla conclusione del progetto di cooperazione tra Trotzkij e MMF l’ha dimostrato [3].

    QUESTA E’ SOFISTICATA, RAFFINATA E INTELLIGENTE-L’inclinazione del potere sovietico al patto nazi-sovietico, ribaltamento che Vidal fa risalire al periodo tra il 14 e il 17 agosto, è il prodotto di tale errore di prospettiva e della profonda credenza nel ruolo stabilizzante della Polonia che continuava ad impregnare lo Stato Maggiore Generale e in particolare il Ministero degli Esteri. I leader sovietici persero fiducia nella Francia, incapace di scelte chiare e di mettere i leader polacchi di fronte alle loro responsabilità. Le varie note negli archivi dello Stato Maggiore Generale sono abbastanza esplicite su questo punto. L’esercito francese, ma anche la diplomazia, viveva di illusioni nel 1934-1939 e la Francia ne pagò un alto prezzo nel maggio 1940. La sconfitta di maggio-giugno sorprese anche i leader sovietici, e avrà importanti conseguenze sulla loro consapevolezza dei limiti del patto tedesco-sovietico [9].
    CAPIRE LA POLONIA E’ UNA CHIAVE. UNA, MA NON LA MENO IMPORTANTE. OGGI.

  2. Pingback: Esercito francese, URSS e Polonia - Vox Populi Blog

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