La prima intervista al comandante del raggruppamento russo in Siria

Rossijskaja Gazeta, 28 marzo 2016 – The Saker1_1acd6271Quando il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha riconosciuto il personale militare particolarmente distintosi in Siria, al Cremlino la scorsa settimana, poche persone sapevano che il Colonnello-Generale Aleksandr Dvornikov, insignito del titolo di Eroe della Russia, aveva comandato le nostre truppe nel Paese arabo per quasi 6 mesi. In precedenza il nome del comandante, che ha ricoperto la carica di Primo Vicecapo di Stato Maggiore del Distretto Militare Centrale, non fu mai menzionato in connessione con l’operazione aerea e terrestre contro i terroristi. E solo una ristretta cerchia di persone sapeva che Dvornikov fu inviato in missione in Siria, a dirigere le nostre unità e a coordinarne l’interazione con le forze del governo locale. I dettagli di molte operazioni di combattimento sviluppate ed eseguite sotto il comando di Dvornikov sono ancora classificati. Tuttavia, in un’intervista esclusiva a Rossijskaya Gazeta, il generale per la prima volta ha raccontato alcuni eventi della campagna siriana.

Aleksandr Vladimirovitch, ricordiamo cosa succedeva in Siria quando il contingente militare russo vi è arrivato.
Aleksandr Dvornikov: Il gruppo di truppe russe sotto il mio comando è arrivato nella Repubblica araba siriana nel settembre dello scorso anno, con il compito di affrontare la situazione in evoluzione e lo stato dell’esercito siriano. Posso dirvi una cosa: la situazione in quel momento non era chiaramente a favore di Damasco. I terroristi, oltre 60000, occupavano circa il 70% del territorio della Siria. Le bande avevano il controllo delle città di Idlib, Tadmur e Raqqa, controllavano gran parte dei sobborghi di Homs e Damasco, conducevano ampie offensive nella provincia di Lataqia e si preparavano a circondare e catturare Aleppo. E la cruciale autostrada Damasco-Aleppo, che unisce Sud e Nord del Paese, era sotto la costante minaccia di blocco dei terroristi. Soprattutto, le truppe governative erano esauste dopo 4 anni di ostilità e resistevano alle offensive dei terroristi con grande difficoltà. La popolazione lasciava il Paese in massa.

E cosa c’è adesso? Quali sono i risultati dell’operazione dei nostri militari in Siria?
Aleksandr Dvornikov: Le attività del gruppo russo in questi cinque mesi e mezzo hanno radicalmente mutato la situazione in Siria. L’operazione aerea coordinata dall’Aeronautica russa con le forze governative e lealiste sul terreno è alla base del successo delle operazioni militari contro i terroristi. Al fine di aumentarne l’efficienza in combattimento, abbiamo dato armi e mezzi militari moderni all’esercito siriano, nel quadro dell’assistenza tecnico-militare. Ciò include sistemi di artiglieria, mezzi di comunicazione, intelligence, ecc., e nel più breve tempo possibile un sistema dei consiglieri militari con l’apparato amministrativo veniva posto in Siria, compiendo con successo il compito di preparare le forze governative così come curdi e altre formazioni lealiste. La situazione fu positivamente influenzata dal fatto che i nostri consiglieri avevano un ruolo più attivo nella preparazione delle attività operative. Questa collaborazione ha permesso di distruggere infrastrutture e linee di rifornimento dei terroristi, di riprendere l’iniziativa e di passare all’offensiva. E questo su 15 direzioni contemporaneamente, costringendo i terroristi ad abbandonare le grandi operazioni offensive e agire invece in piccoli gruppi. Non meno importante è il fatto che le operazioni riuscite contro i criminali hanno ispirato il popolo siriano. I siriani capivano che è possibile battere SIIL e Jabhat al-Nusra (designati come organizzazioni terroristiche e vietate in Russia). Inoltre, un movimento di volontari è nato nella società siriana, formando brigate e battaglioni. Oggi in Siria diverse migliaia di persone combattono nei loro ranghi contro i terroristi. La prova convincente che la pazienza del popolo siriano era finita fu l’espulsione dei criminali di Jabhat al-Nusra da numerose località nelle province centrali e meridionali del Paese da parte di cittadini comuni. Nonostante le differenze con le autorità di Damasco, i curdi siriani hanno preso parte attiva alla lotta contro i terroristi nel nord del Paese. Anche ora continuano le offensive contro SIIL e Jabhat al-Nusra.

Quindi lei dice che tutti gli strati della popolazione della Siria si uniscono alla lotta?
Aleksandr Dvornikov: Proprio così. La guerra contro il terrorismo in Siria ha acquisito un carattere veramente nazionale. E la situazione al fronte è cambiata radicalmente. Inoltre, le unità di volontari hanno svolto un ruolo significativo nelle offensive. Prendendo il controllo di regioni chiave nel nord-est della provincia di Aleppo, colpendo gravemente le linee di rifornimento dei terroristi e l’invio di rinforzi dalla Turchia attraverso il corridoio tra Jarabulus e Azaz, si creavano le condizioni per la sconfitta dello SIIL a nord di Aleppo. Cosa c’è adesso? La liberazione della base aerea Quwayris così come di numerosi insediamenti sotto il controllo del terrorismo da più di 3 anni. I terroristi furono completamente cacciati dalla provincia di Lataqia. Le zone costiere, in cui si concentra parte significativa della popolazione della Siria, sono state liberate dai terroristi. Nella Siria orientale, Tadmur è bloccata e l’azione militare è in corso per liberarla. La presa di questa città, dal particolare significato storico e geografico per la Siria, taglierà in due efficacemente il raggruppamento SIIL aprendo la strada per Raqqa e Dayr al-Zur, creando le condizioni necessarie per raggiungere e controllare il confine con l’Iraq. Inoltre, il controllo è stato ristabilito su tre grandi giacimenti di petrolio e gas, in precedenza usati come fonte di reddito dai terroristi.

Nei rapporti del Ministero della Difesa abbiamo spesso sentito i nomi di numerose province siriane, Hama, Homs e Damasco: cosa vi succede adesso?
Aleksandr Dvornikov: queste province si trovano nella parte centrale del Paese. E per la maggior parte sono state liberate dai gruppi armati criminali. Ora un processo più attivo di riconciliazione vi avviene. Dal punto di vista militare, è molto importante che le strade principali in Siria siano sotto il controllo delle forze governative. In generale, nell’operazione le truppe siriane, con il supporto aereo, hanno liberato 400 aree popolate. Il potenziale dei gruppi terroristici è stato dimezzato, perdendo l’iniziativa, e il territorio da essi controllato è stato ridotto di 10000 chilometri quadrati. E non va dimenticato che circa duemila terroristi, provenienti dalla Federazione Russa, sono stati distrutti nel territorio siriano. Di questi 17 erano comandanti sul campo. Queste misure preventive verso i terroristi sono una garanzia per la sicurezza del nostro Stato e dei cittadini russi. Un risultato molto importante dell’operazione militare, a mio parere, è il miglioramento morale del popolo siriano in generale, e delle forze governative in particolare. L’eventuale disgregazione del Paese è stata impedita.

Le operazioni dell’esercito russo in Siria non solo “sconvolgono” i politici occidentali, ma anche la loro intelligence. Hanno percepito il dispiegamento della nostra forza aerea sulla base aerea di Humaymim come un fulmine a ciel sereno. Direi che il rientro vorticoso dei nostri personale e mezzi è stato altrettanto inaspettato. Come avete raggiunto questo obiettivo?
Aleksandr Dvornikov: con le esercitazioni di prontezza al combattimento delle nostre forze armate che avevano ripetutamente praticato il trasferimento di forze militari significative su lunghe distanze. Perciò, quando abbiamo ricevuto l’ordine di schieramento del gruppo in Siria, è stato come doveva essere, eseguito con precisione e nel più breve tempo possibile. Il supporto completo del gruppo dal territorio della Federazione Russa è stato istituito altrettanto rapidamente ed efficacemente. L’onere principale, in questo caso, era assegnato ai velivoli da trasporto militari e alla flotta. Da settembre, più di 640 voli e oltre 80 trasporti via mare furono effettuati. L’adozione della costruzione modulare contemporanea nel nostro esercito ha consentito letteralmente in pochi giorni lo schieramento sulla base aerea di Humaymim di tutti gli elementi infrastrutturali essenziali per le strutture e gli edifici residenziali e amministrativi, come mense e docce, della base aerea.

Avete affrontato eventi drammatici negli ultimi sei mesi in Siria. Ora c’è speranza per una soluzione pacifica del conflitto nel Paese. Qual è la sua valutazione di ciò?
Aleksandr Dvornikov: Probabilmente sapete del lavoro organizzato dal Centro per la riconciliazione nel territorio della base aerea di Humaymim. Sessanta ufficiali russi vi lavorano, ma la maggior parte è stata assegnata alle province. Nonostante le apparenti violazioni, la cessazione delle ostilità in Siria viene osservata essenzialmente. Il processo di riconciliazione è più attivo nelle province di Hama e Homs. Ci auguriamo che i combattimenti in queste regioni si fermino completamente nel prossimo futuro. La cosa più importante è che l’armistizio continui. Al momento della mia partenza dalla Siria, 43 gruppi armati avevano accettato i termini della cessazione delle ostilità e 51 anziani del villaggio avevano firmato l’accordo di riconciliazione. Il loro numero cresce ogni giorno. Allo stesso tempo, il bombardamento da parte dei turchi delle unità curde che combattono i terroristi di Jabhat al-Nusra nel nord della provincia di Aleppo, è motivo di preoccupazione. Queste azioni dimostrano in modo efficace il sostegno di Ankara ai gruppi armati che cercano di sabotare il processo di riconciliazione in Siria.

C’è una domanda posta da quando i nostri soldati sono stati inviati in Siria. Hanno partecipano alle operazioni di terra?
Aleksandr Dvornikov: i nostri consiglieri militari hanno hanno lavorato e lavorano a tutti i livelli, anche tatticamente. Questi ufficiali assistono i colleghi siriani nella pianificazione ed esecuzione delle operazioni di combattimento contro i terroristi e anche alla familiarizzazione dell’equipaggiamento militare russo. Non nascondo il fatto che unità delle nostre forze speciali operano in Siria. Compiono la ricognizione degli obiettivi degli attacchi aerei russi, guidando gli aerei sugli obiettivi in aree remote e risolvono altri compiti speciali. Ma dobbiamo ricordare che simili unità delle forze armate degli Stati Uniti e di altri Paesi della coalizione compiono anche altri compiti in Siria.

Ora c’è un gran parlare nei media sulle unità rimaste in Siria dopo il ritiro del grosso del gruppo russo. Si può far luce su questo aspetto?
Aleksandr Dvornikov: naturalmente non indicherò l’intero raggruppamento fino all’ultimo soldato o aereo. Dirò questo: rimarrà in Siria la forza necessaria per assicurare il controllo della cessazione delle ostilità. E anche per la sicurezza della nostra base aerea a Humaymim e del centro di supporto logistico per la Marina russa a Tartus.

Presentazione
Aleksandr Vladimirovich Dvornikov è nato il 22 agosto 1961 a Ussurijsk, Primorskij Kraj. Si è laureato presso la Scuola Militare Suvorov di Ussurijsk (1978), la Scuola Superiore Militare di Mosca del Soviet Supremo della RSFSR (1982), l’Accademia Militare MV Frunze (1991) e l’Accademia Militare dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa (2005). Ha prestato servizio nel Distretto militare dell’Estremo Oriente come comandante di plotone, comandante di compagnia e Capo di Stato Maggiore di battaglione. Nel Gruppo delle forze occidentale è stato vice e poi comandante di un battaglione di fanteria motorizzata. Dal 1995 al 2000 è stato Capo di Stato Maggiore di reggimento, poi comandante di reggimento nel Distretto militare di Mosca. Dal 2000 al 2003 ha prestato servizio nel Distretto militare del Caucaso del Nord come Capo di Stato Maggiore di divisione e poi come comandante di divisione. Nel 2005 è stato nominato Vicecomandante di Unità e poi Capo di Stato Maggiore di Unità nel Distretto militare siberiano, quindi Comandante di Unità (5.ta Armata Combinata Bandiera Rossa) nel Distretto militare dell’Estremo Oriente (2008-2010). Nel 2011-2012 è stato Vicecomandante del Distretto militare orientale. Dall’aprile 2012 è stato Capo di Stato Maggiore – Primo Vicecomandante del Distretto militare centrale. E’ stato nominato Colonnello-Generale.

Aspetti cruciali
Altri 160 soldati e ufficiali del gruppo militare russo in Siria sono rientrati. In primo luogo un aereo da trasporto militare Il-76 li ha portati dalla base aerea di Humaymim all’aeroporto Tolmachevo di Novosibirsk. Poi hanno raggiunto in auto il presidio di Jurga nella regione di Kemerovo. Secondo l’ufficio stampa del Distretto militare centrale (CMD), tutti i soldati e gli ufficiali di rientro erano in servizio nella Brigata Logistica del CMD. In Siria rifornivano gli aerei di carburanti e lubrificanti, fornivano cibo al personale militare della base aerea di Humaymim, svolgevano il servizio di lavanderia e manutenzione delle strutture della base. Inoltre questi esperti avevano trasportato il materiale dalla base logistica della nostra Marina a Tartus alla base aerea russa nella provincia di Lataqia. Secondo l’ufficio stampa del CMD, la Brigata Jurginskij ha distaccato più di 200 militari in Siria. Ieri un aereo da trasporto militare An-124 Ruslan è volato da Humaymim alla Russia. Secondo alcuni rapporti, trasportava 3 elicotteri Mi-35 e vari equipaggiamenti nel luogo di schieramento permanente. In Siria gli equipaggi dei 35 si occupavano principalmente della protezione aerea della base aerea russa.colonel_general_alexander_dvornikovTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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