La Russia invia in Siria più materiale militare di quanto ne ritiri

Maria Tsvetkova, Jonathan Saul, Andrew Osborn e Janet McBride, Reuters, 30/3/2016

Jauza

Jauza

Quando Vladimir Putin annunciava il ritiro della maggior parte del contingente militare russo dalla Siria c’era l’aspettativa che lo Jauza, il rompighiaccio russo e una delle principali navi da rifornimento della missione, sarebbe rientrato nel porto sull’Oceano Artico. Invece, tre giorni dopo la dichiarazione del 14 marzo di Putin, lo Jauza, parte dell'”Espresso siriano”, soprannome dato alle alle navi che riforniscono le forze russe in Siria, lasciava il porto russo sul Mar Nero di Novorossijsk per Tartus, l’impianto navale della Russia in Siria. Qualunque cosa trasportasse era pesante; era così basso sull’acqua che la linea di carico era appena visibile. I suoi movimenti e quelli delle altre navi russe nelle due settimane dall’annuncio di Putin del ritiro parziale suggeriscono che Mosca ha infatti venduto altre attrezzature e forniture alla Siria, più di quanto non ne ritirasse nello stesso periodo, come mostra l’analisi di Reuters. Non si sa cosa trasportino o quanto materiale arrivi coi giganteschi aerei cargo che accompagnano il rientro degli aerei da guerra. Ma i movimenti, anche se parzialmente, suggeriscono che la Russia opera intensamente per mantenere le infrastrutture militari in Siria e rifornire l’esercito siriano in modo che possa ritornare rapidamente, se necessario. Putin non ha dettagliato cosa abbia indotto tale mossa, ma qualsiasi minaccia alle basi della Russia in Siria o qualsiasi segno che il Presidente Bashar al-Assad, il più stretto alleato in Medio Oriente di Mosca, sia in pericolo, basterebbe da innescare un potente ritorno. La Russia gestisce la base aerea ad Humaymim e la struttura navale a Tartus. Putin ha detto che la Russia manterrà entrambe e che avranno bisogno di essere ben protette. “Dato che la maggior parte della forza, de facto, vi resta, non vi è alcun motivo di ridurre il traffico“, ha detto Mikhail Barabanov, ricercatore presso il think tank militare CAST di Mosca. “Le forniture per l’esercito siriano rimangono ancora significative“. Mosca non ha rivelato le dimensioni della propria forza in Siria, né ha dato i dettagli del ritiro parziale. Reuters ha calcolato che circa la metà della forza d’attacco ad ala fissa della Russia in Siria abbia lasciato il Paese nei giorni seguenti la dichiarazione pubblica del ritiro parziale. Il numero preciso di aerei che la Russia aveva è un segreto, ma l’analisi ha suggerito che vi fossero circa 36 aviogetti. Il 28 marzo, la TV di Stato mostrava 3 elicotteri d’attacco pesante trasportati dalla Siria insieme ad alcuni membri del personale di supporto.

Dvinitsa-50

Dvinitsa-50

Potenza navale
Ma un esame dei dati della forza di spedizione, informazioni ufficiali, consigli da fonti della sicurezza marittima e fotografie dei blogger delle navi russe che attraversano lo stretto del Bosforo viaggiando dal Mar Nero al Mediterraneo, non mostrano segni che l'”Espresso siriano” diminuisca. Un’analisi della Reuters degli stessi dati mostra che la Russia ha probabilmente rafforzato la propria forza navale nel Mediterraneo e ora sembra avere più navi da guerra nei pressi delle coste siriane che non al momento della dichiarazione di Putin. Il loro ruolo è proteggere le navi da carico. La loro presenza dà anche a Mosca la possibilità di lanciare missili da crociera dal mare. La Russia sembra avere più di una dozzina di navi militari nel Mediterraneo, tra cui la nave da guerra Zelenij Dol dotata di missili da crociera antisuperficie Kalibr dalla precisione di tre metri, secondo i media russi e il database di Bosphorus Naval News, sito turco. Mosca probabilmente sostiene la forza, secondo Barabanov del CAST. “La Russia non ha troppe navi da mantenere nel Mediterraneo. Il ruolo della forza è proteggere l’attività dell’Espresso siriano’ e dimostrarlo a occidente e, anche, alla Turchia”. Il Ministero della Difesa russo non ha risposto alle domande su ciò che la Marina russa fa nel Mediterraneo, o se ci siano piani per ridurne la presenza. Le navi militari e le navi ausiliarie della Russia non appaiono sulle banche dati accessibili al pubblico. Ma la maggior parte delle navi sono viste e fotografate quando passano il Bosforo nel viaggio dalla Russia al Mediterraneo e viceversa. Nella maggior parte dei casi non è possibile monitorare i carichi militari nei porti di destinazione, indicando dati solo parziali.

Ostrakovskij

Ostrakovskij

Bassa linea di galleggiamento
Da quando Mosca ha cominciato il ritiro dalla Siria, ha inviato 2 navi da sbarco solitamente utilizzate per il trasporto di truppe e armi, la Tzesar Kunikov e la Saratov, nel Mediterraneo insieme alla Jauza, nave da carico ausiliaria. La Saratov sembrava carica quando passò lo stretto verso la Siria. La sua linea di carico era visibilmente più bassa di quello del 14 marzo, quando fu fotografata viaggiare nel senso contrario, verso la Russia. Allo stesso tempo, 2 navi da guerra, Aleksandr Otrakovskij e Minsk, e la nave ausiliaria Dvinitsa-50, furono fotografate dai blogger turchi attraversare il Bosforo ritornando in Russia. Almeno due delle navi di ritorno, l’Aleksandr Otrakovskij e la Dvinitsa-50, sembravano scariche. Le fotografie mostrano che la nave da sbarco di grandi dimensioni Otrakovskij fosse più alta sulla linea di galleggiamento al ritorno in Russia rispetto al 2 marzo, quando attraversava lo stretto nella direzione opposta. Non è chiaro se trasportasse truppe o attrezzature. La linea di carico della Dvinitsa-50 era anche sopra l’acqua quando fu fotografata nel Bosforo il 20 marzo, sulla via del ritorno verso la Russia. Sembra improbabile che truppe o equipaggiamenti russi fossero a bordo di una delle navi di ritorno. Non sembrava avessero carichi pesanti a bordo. La Minsk si era già diretta verso la Siria. Il 29 marzo fu fotografata passare il Bosforo. La linea di galleggiamento era sott’acqua e il carico non poteva essere individuato.
Il traffico di merci non militari tra Russia e Siria non mostra segnali diversi. Quattro navi da carico dell’operazione di rifornimento sono tornate in Siria nelle due settimane prima che Putin annunciasse il ritiro. Una quinta, l’Aleksandr Tkachenko, un traghetto russo, in precedenza fotografato con camion militari a bordo, probabilmente vi si era recata. Il database dei trasporti della Reuters mostravano che si avvicinava alla Siria, ma poi improvvisamente scomparve per alcuni giorni prima di riapparire di ritorno verso la Russia, cioè il transponder fu spento in quel periodo. Cinque navi da carico, tra cui una petroliera, arrivavano in Siria nelle due settimane dopo l’annuncio di Putin.

Saratov

Saratov

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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