Chi perde a Palmyra?

Nikolaj Bobkin, Strategic Culture Foundation, 01/04/201612885732Quando la Russia ha iniziato la campagna aerea in Siria il 30 settembre 2015, l’occidente non credeva che avrebbe avuto successo. Damasco aveva il sostegno solo di Russia e Iran, dato che gli USA hanno impedito all’Iraq di unirsi all’alleanza. Allora, il presidente degli Stati Uniti derise apertamente l’esiguità della coalizione e un secondo Afghanistan prevedibile per il Cremlino. Solo cinque mesi e mezzo dopo, tuttavia, la maggior parte delle Forze russe è stata ritirata dalla Siria, con impatto minimo sulle capacità militari dell’Esercito siriano ed alleati. Dal 27 marzo le bandiere nere del SIIL non sventolano su Palmyra. La città è stata completamente liberata dai terroristi ed è ora sotto il controllo delle autorità siriane. La liberazione di Palmira ha inferto un duro colpo morale al ‘califfato’ che fino a quel momento non aveva subito il sconfitte nella conquista di nuovi territori. Per inciso, quando Palmira fu occupata dai jihadisti lo scorso anno, molti previdero che la caduta di questo strategicamente importante centro sarebbe stato seguito dalla caduta di Bashar al-Assad. Ora, però, queste previsioni sono state dimenticate. La liberazione di Palmyra sarebbe stata impossibile senza il sostegno russo. Questo fatto è stato riconosciuto apertamente dal Presidente al-Assad, indicando l’assenza di qualsiasi intenzione seria della coalizione occidentale nel contrastare il terrorismo e gli scarsi risultati ottenuti dagli statunitensi. Washington non ne è per nulla imbarazzata, tuttavia. Il desiderio degli USA di rimodellare il mondo a propria immagine impedisce ai loro politici di accettare la responsabilità degli Stati Uniti nella diffusione del terrorismo in Medio Oriente. La Siria è solo uno dei Paesi che ha subito l’effetto devastante della loro politica. E il fatto che il dipartimento di Stato degli Stati Uniti si rifiuti di riconoscere la liberazione di Palmira quale successo nella lotta contro lo Stato islamico è del tutto comprensibile. Il viceportavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Mark Toner, ha rivelato il piano d’azione favorito da Washington: imporre un cessate il fuoco, porre fine alla guerra civile e “poi si può parlare di cooperazione contro lo SIIL”. La questione non si pone nemmeno di quando questo “poi” verrà. La domanda è: quale futuro attende la Siria. Su questo punto, Toner ha detto che il popolo siriano non deve decidere tra SIIL e Assad. Quindi, secondo la logica della Casa Bianca, l’attuale presidente deve essere rimosso prima e la lotta contro lo Stato islamico può aspettare. Evidentemente ciò dovrebbe essere il punto di partenza per predire il futuro della politica degli Stati Uniti verso la Siria.
12670632 La riuscita operazione per liberare Palmyra ha mutato anche il corso degli eventi in Siria a svantaggio degli Stati Uniti. I dettagli della battaglia suggeriscono la possibilità di sviluppare ulteriori offensive sulle posizioni dei jihadisti per sconfiggerli sul suolo siriano. L’operazione per liberare Palmyra ha richiesto tre settimane. L’offensiva sulla città è iniziata con un attacco aereo preliminare dei piloti russi del 9 marzo. Le truppe siriane avanzanti avevano supporto aereo quasi quotidiano. Nel solo 26 marzo gli aerei russi effettuarono 40 sortite attaccando 158 obiettivi dei terroristi. La sconfitta completa dello SIIL è ancora lontana, ma la via all’offensiva è ora aperta. Palmyra è uno snodo chiave dei trasporti tra le regioni centrali, meridionali e settentrionali della Siria. La preparazione di nuove offensive non interferisce con il processo di pace, dato che la tregua non si applica nella guerra contro lo SIIL. Le città di Raqqah e Dayr al-Zur sono ancora nelle mani dei jihadisti. Il deserto è l’unica cosa che li separa da Palmira e le strade che portano a loro sono ora controllate dell’esercito siriano. Sembra che anche questo metta a disagio Washington e Londra. Barack Obama e David Cameron non hanno commentato la liberazione di Palmyra. “La peggiore sconfitta militare che lo SIIL abbia sofferto in più di due anni. La riconquista di Palmira, la città romana dell’imperatrice Zenobia. E noi restiamo in silenzio”, scrive il quotidiano inglese The Independent. “Sì gente, i cattivi hanno vinto, non è vero? In caso contrario, tutti lo celebreremmo, no?” Ed è proprio così. Non tutti negli Stati Uniti sono contenti della sconfitta dei terroristi dello SIIL. Il repubblicano Rudolph Giuliani ha fatto una scioccante dichiarazione in diretta su Fox News secondo cui Hillary Clinton potrebbe essere considerata una dei fondatori dello Stato islamico. L’Iran sostiene che gli Stati Uniti anche ora continuano a fornire aiuti militari allo SIIL. Il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica iraniana Maggiore-Generale Hassan Firouzabadi ha detto ai giornalisti che gli aerei militari statunitensi fanno voli regolari verso gli aeroporti delle città occupate dai terroristi, per rifornire il gruppo terroristico di armi, denaro e derrate alimentari. Le autorità militari iraniane sono del parere che gli statunitensi semplicemente osservino la lotta contro lo SIIL e non facciano nulla. Potranno gli Stati Uniti ostacolare la lotta dell’esercito siriano contro i jihadisti? E’ probabile che ci proveranno per paura dei successi delle forze governative, avendo diretta influenza sui negoziati per la soluzione politica e il favorevole cambio di atteggiamento della comunità internazionale verso Bashar al-Assad. Per inciso, la prima dichiarazione del presidente siriano sulla liberazione di Palmyra avveniva in un incontro a Damasco con una delegazione di parlamentari, intellettuali, scienziati e giornalisti proveniente dalla Francia. L’opinione pubblica cambia a favore di Damasco anche in altri Paesi europei. Verrà il momento in cui gli europei riconosceranno che i successi nella lotta al terrorismo in Siria, che hanno stabilizzato la situazione nel Paese, sono stati raggiunti solo grazie alla Russia?CeiMU18WsAMdfDm

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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