Panama Papers: la guerra ibrida prende una piega inaspettata

South Front, 05/04/ 2016

CZ1f2lQW0AAJhAUL’affare “Panama Papers” ha le caratteristiche inconfondibili di un’operazione di guerra ibrida net-centrica: un gruppo di vari attori apparentemente non statali e attivi senza una direzione centrale, effettua un attacco informativo che si accorda perfettamente con gli obiettivi della politica internazionale e che non colpisce eventuali attori di primo piano degli Stati Uniti. Dato il livello di corruzione delle élite degli Stati Uniti e l’offshoring delle istituzioni finanziarie degli Stati Uniti, sembra tutto troppo fortuito che l’azione non colpisca affatto gli affari dei clienti degli Stati Uniti, vista le leggi statunitensi che specificamente vietano l’offshoring attraverso società panamensi. E’ come se qualcuno negli Stati Uniti abbia deciso di utilizzare l’atto di disobbedienza civile di Snowden per tentare di mascherare un’operazione d’informazione degli Stati Uniti come simile atto civico.

La fonte dei Papers
In realtà, sono solo due. O un ex-dipendente scontento che, come Snowden, accumula un tesoro di informazioni sensibili e poi le passa ai media. Ma vi sono un paio di problemi con questa spiegazione. In primo luogo, non sappiamo chi sia questa persona. Per avere quel livello di accesso alle informazioni del cliente coperte dalla riservatezza degli avvocati (uno dei sacrosanti valori occidentali, almeno per quanto interessi alla propaganda occidentale) avrebbe dovuto essere un dipendente altolocato della Mossack-Fonseca, ad esempio, un membro del suo reparto informatico dalla sorprendente abilità di hackeraggio o nulla osta di sicurezza. Nessun individuo finora s’è fatto avanti, l’azione in questione non ha individuato alcun dipendente del genere, e se tale individuo esiste, perché non si fa avanti? Diverrebbe una celebrità globale all’istante, l’esatto opposto di Edward Snowden le cui rivelazioni sui crimini degli Stati Uniti gli sono valsi forse una vita in esilio, varie condanne dai politici “liberali” degli Stati Uniti e un paio di minacce di morte credibili. Chiunque ha tutto l’interesse di divenire pubblico, farebbe dei tour e scriverebbe libri, in breve divenendo una celebrità. Finché tale individuo non si fa avanti, va considerata una seconda possibilità, e cioè un’operazione d’intelligence volta ad hackerare i registri delle imprese e/o infiltrarne il personale con propri operativi. La NSA, per esempio, ha tutte le capacità necessarie per violare i segreti di ogni studio legale del pianeta, a condizione che l’azienda abbia registri elettronici come nel caso Mossack-Fonseca. Allora è facile passare l’informazione a una falsa entità giornalista investigativa di fiducia, pro-governo degli Stati Uniti e finanziata dalle varie solite note fondazioni gestite da funzionari, ex e futuri, del governo degli Stati Uniti, impegnate nella promozione degli interessi nazionalu degli Stati Uniti, lasciando poche tracce ufficiali. L’ICIJ fu fondata da Fondazione Pew, Fondazione Packard, Pulitzer Center for Crisis Reporting, Pew Charitable Trusts, Open Society finanziata da George Soros e molti altri. È un ambito molto diverso da quello scelto da Snowden, che cercò giornalisti indipendenti come Glenn Greenwald così fortemente inviso alle dirigenze di Stati Uniti e Regno Unito, che difficilmente oserebbe fare un passo sul suolo degli Stati Uniti.

Chi è il bersaglio?
Sorprendentemente, pur con tale campagna pubblicitaria, l’obiettivo non sembra essere la Russia. Ci sono scarse informazioni nuove, sorprendenti, incriminanti o dannose. Le somme di denaro sono piccole e individui ed organizzazioni in questione sono già sotto sanzioni occidentali, quindi le loro operazioni off-shore non sembrano essere un tentativo di evadere le tasse russe, ma piuttosto di eludere le sanzioni occidentali impegnandosi in operazioni finanziarie a vantaggio dell’economia russa. Quindi in realtà è possibile che i massimi dirigenti russi sapessero di tali operazioni e le abbiano approvate per combattere uso unilaterale e abuso dei sistemi finanziari occidentali. Allo stesso modo le rivelazioni sui cinesi non sono così sorprendenti o serie, e dubito ci sia qualcuno che pensi ancora che Poroshenko non avrebbe mai esportato offshore i suoi miliardi. Il singolo Paese che si trova più esposto da tali rivelazioni è… il Regno Unito. La maggior parte dei 300000 clienti della ditta sono imprese registrate nei paradisi fiscali inglesi, e gli intermediari della Mossack-Fonseca sono 1900 (!) aziende inglesi, oltre a più di 2000 che hanno sede ad Hong Kong, la maggior parte delle quali probabilmente con stretti legami con il Regno Unito o con filiali inglesi. L’elenco degli intermediari comprende banche di primo piano, studi legali e grandi società, rappresentando una parte considerevole del mercato dei servizi finanziari inglese. Probabilmente non è un caso che la fuga di informazioni si rivolge a un terzo, dopo Regno Unito e Hong Kong, fornitore di servizi finanziari, in particolare la Svizzera con circa 1200 intermediari elencati. Gli Stati Uniti, al contrario, se la cavano nelle attività di offshoring con 400 società sulla lista degli intermediari della Mossack-Fonseca. Tale fuga non può essere gradita dal settore finanziario o dalle élite politiche inglesi, ora che alti funzionari governativi (tra cui parenti e collaboratori di David Cameron), parlamentari e dirigenti aziendali sono denunciati per attività di offshoring. I Panama Papers sono già diventati la prima notizia nel Regno Unito e probabilmente non spariranno rapidamente.

Cui Bono?
Come con qualsiasi forma di guerra net-centrica, va posta la questione di chi siano i beneficiari di tale azione, e come rispondervi. I beneficiari sono, senza dubbio, le società finanziarie statunitensi. I Panama Papers avvertono che, se si vuole impegnarsi nell’offshoring, per evitare pubblicità indesiderata o indagini, va fatto con un importante studio statunitense con stretti legami con il governo degli Stati Uniti, piuttosto che con qualche società inglese o svizzera che la NSA può piratare. Si ha l’impressione netta che il settore finanziario degli Stati Uniti cerchi di farla finita con la concorrenza, in modo da centralizzare l’offshoring nelle proprie mani. Ciò che gli inglesi devono fare per rispondere, è una domanda a parte. Il primo ordine del giorno inglese è la Brexit, e dato che le norme UE in materia di servizi finanziari sono uno dei peggiori punti di attrito nei negoziati UK-UE, e le rivelazioni possono rendere tali negoziati così controversi da rafforzare la lobby pro-Brexit, che cerca di sottrarre la City di Londra al controllo dell’UE. L’ironia della situazione è che il primo ministro Cameron non è probabilmente un vero sostenitore della Brexit, ma semplicemente l’ha voluto utilizzare per avere concessioni dall’UE. Il Regno Unito beneficia della posizione politica peculiare caratterizzata da adesione all’UE e “rapporto speciale” con gli Stati Uniti, permettendogli di agitare i due attori l’uno contro l’altro, col solito approccio “inganna e colpisci” degli inglesi nelle relazioni con l’estero. La Brexit, tuttavia, potrebbe privarla di tale posizione invidiabile e indebolirla parecchio verso gli Stati Uniti. Dato che la balcanizzazione dell’UE è un obiettivo della politica estera degli Stati Uniti per impedire che l’organizzazione assuma una genuina vitalità politica o indipendenza, e renderla vulnerabile a un accordo sul “libero commercio” imposto dagli Stati Uniti, la Brexit servirebbe mirabilmente a tale obiettivo. A prima vista, sembra controintuitivo che gli Stati Uniti colpiscano l’alleato del “rapporto speciale”. Tuttavia, non c’è onore fra i ladri. Le istituzioni finanziarie dei due Paesi sono rivali e Londra è ancora il più grande centro mondiale di servizi finanziari. Con le banche degli Stati Uniti che subiscono perdite per il graduale scoppio della bolla del fracking del petrolio di scisto, hanno bisogno di una nuova fonte di utili che, in una economia globale stagnante e persino in contrazione, significa sottrarre alla concorrenza gli affari. E in questo caso la concorrenza viene principalmente dal Regno Unito. E’ un segno della progressiva cannibalizzazione del Primo Mondo, inizialmente evidente con le politiche di austerità contro i membri meridionali dell’UE. Ma ora gli Stati Uniti hanno notevolmente alzato la posta.32D5F56B00000578-3522453-image-a-22_1459768276030Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

3 Responses to Panama Papers: la guerra ibrida prende una piega inaspettata

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