Giappone e immigrati: Europa, capitalismo, islamisti e stabilità culturale

Sawako Uchida e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times0330_FL-tokyo-japan-crossing_2000x1125-1940x1091Il primo ministro del Giappone Shinzo Abe e le grandi aziende che supportano l’allentamento dell’assunzione di stranieri, non badano all’evolversi di un altra scomparsa culturale. In effetti, vanno viste le principali città d’Europa, come Bruxelles e Parigi, per capire ciò che ieri sembrava un sogno lontano. Dopo tutto, i problemi legati a criminalità e frattura del tessuto sociale in alcune parti di queste città, spettro del terrorismo, questioni relative alla droga ed altri importanti fattori negativi, puntano a degrado e aree sempre più divise. In altre parole, zone esclusive quasi “terra di nessuno”. Di conseguenza, potrebbe anche darsi che alcune mega-aziende capitalistiche, con l’attuale leader del Giappone, aprano la via a un incerto futuro culturale ed etnico seguendo il malessere europeo diffuso in molte nazioni. Se il Giappone deve seguire la realtà multietnica di nazioni europee come Belgio, Francia, Olanda e Regno Unito, allora è essenziale che l’aspetto culturale sia preso in considerazione. In altre parole, il Giappone dovrebbe concentrarsi sull’immigrazione da società prevalentemente buddiste e confuciane per preservare l’ethos dell’identità nazionale, continuità e valori culturali condivisi e preservare un maggiore ordine sociale. Dopo tutto, le strade di Bruxelles, Londra e Parigi e altre grandi città sono piagate da crimini, spaccio, terrorismo e aree in cui lo Stato-nazione è sostituito dalla quinta colonna islamista che segue il wahhabismo. Non a caso, Bruxelles e Parigi non solo sono rovinate dai recenti attacchi terroristici, proprio come la Gran Bretagna è rovinata da stupri sistematici di giovani bianche in varie regioni della nazione da bande principalmente di musulmani provenienti dal sud asiatico; ma ora alcuni dei principali soggetti che decapitano alawiti, cristiani e sciiti, provengono da molte parti dell’Europa. Sì, l’Europa moderna ora esporta terroristi dello Stato islamico in nazioni come Iraq e Siria. Pertanto, si può solo immaginare il futuro di certe città europee tra 50 o 100 anni, dato il cambiamento demografico che sembra infinito. Questo vale in particolare per la quinta colonna salafita e taqfira che odia musulmani e non musulmani, ma sembra crescere nel corpo politico dell’Islam sunnita grazie ai petrodollari del Golfo. Naturalmente, molti gruppi etnici ed individui sono assimilati secondo diversi fattori, tra cui civiltà comune, apertura individuale, fedi che supportano l’avvicinamento, sfondo non religioso e altri fattori importanti. Nulla è monolitico, ma anche chiudere gli occhi su ciò accade è pure allarmante, perché il futuro di città come Bruxelles, Londra, Parigi e molte altre in Europa sarà incerto per via delle politiche dei vari governi dei partiti conservatori, socialisti o liberali. In effetti, alcuni ebrei a Marsiglia hanno paura a vestire abiti religiosi attirando l’attenzione sulla loro fede degli islamisti. La BBC riferisce della minaccia dell’estremismo islamico in alcuni quartieri di Marsiglia affermando “Per i 70000 ebrei di Marsiglia, la questione dell’aliyah (emigrare in Israele) è sempre più acuta. Tutti conoscono una famiglia che se n’è andata”.
Tornando al Giappone, sono usati gli stessi argomenti economici e politici sulla necessità di manodopera nelle principali nazioni europee. Con il tempo, le politiche multiculturali in Europa seguono la diluizione della cultura indigena seguendo il mantra della secolarizzazione dilagante. Il risultato è l’erosione del cristianesimo, la scomparsa di norme culturali del passato e una duplice politica di sostegno ad altre fedi che supportano il conservatorismo religioso, mentre indottrinano la comunità indigena, accettando la visione politicamente corretta della società. Tuttavia, l’ordine del giorno apologetico, del disfattismo culturale, del mantra dei valori multiculturali, della necessità di accettare nuove idee basate su genere, resa delle chiese cristiane tradizionali, e così via, creano il vuoto, acute divisioni nella società, divisione della famiglia e assenza d’identità tra i giovani nella società. Allo stesso tempo, i filoni salafiti dell’Islam crescono in certe parti dell’Europa, perché i liberali di sinistra e i culturalmente corretti, seguendo la moda politica, tentano di placare la quinta colonna che vuole prima di tutto distruggere la diversità musulmana e usurpare la cultura locale. Se il Giappone ritiene che Belgio, Francia, Germania, Olanda, Svezia, Regno Unito e altri Paesi moderni siano da seguire, allora è chiaro che l’ennesima nazione commette un suicidio culturale. Non solo, il Giappone ignorerebbe le incertezze e le divisioni che affliggono le moderne nazioni europee. In effetti, i recenti eventi di Bruxelles e Parigi dimostrano che la balcanizzazione delle società comincia ad accelerare, proprio come negli ebrei spaventati di Marsiglia. Pertanto, se il Giappone deve aprirsi all’immigrazione è indispensabile concentrarsi sui migranti provenienti da società buddiste e confuciane, preservando gli importanti fattori di continuità ed ordine sociale (buddismo e shintoismo sono particolarmente importanti nella cultura giapponese, ed il Giappone è soprattutto secolare). Altrimenti Abe e i moderni capitalisti saranno ricordati nella storia del Giappone per aver creato infiniti problemi alla comunità nazionale. E’ facile schernirsi, ma gli attuali attentati di Bruxelles e Parigi sono una realtà. Allo stesso modo, alcuni luoghi di culto sono ora protetti in Francia e terre di nessuno esistono grazie a una criminalità elevata in molte grandi città, indipendentemente dall’identità etnica (disgregazione della famiglia, mancanza di coesione sociale e distruzione dei vecchi valori conservatori creano nuovi vuoti). Inoltre, le nazioni europee esportano i terroristi dello SIIL in diverse nazioni del Medio Oriente che decapitano le minoranze musulmane per divertimento, e uccidono e schiavizzano i non-musulmani. Pertanto, il Giappone deve valutare molte cose importanti e imparare dalle comunità indigene alienate in Europa, ignorando le élite politiche corrette che risiedono in villette lontane dalla realtà di ciò che accade nelle principali parti dell’Europa moderna. Naturalmente, il Giappone è attualmente ben lungi dall’essere come Belgio, Francia, Olanda e Regno Unito, e nazioni come la Svezia; tuttavia un terreno scivoloso può presto portare alla perdita di controllo. In effetti, l’immigrazione di massa e la crescente minaccia degli islamisti che cercano un mondo parallelo nelle varie nazioni europee, creano gravi tensioni in Europa. Da qui i recenti attentati a Bruxelles e Parigi, e il crescente indottrinamento salafita che cerca di schiacciare la diversità musulmana. Solo vent’anni fa nessuno prevedeva la velocità dei cambiamenti in alcune parti dell’Europa, e che parti di Bruxelles e Parigi sarebbero finite sotto un forte controllo a causa del terrorismo. Data la realtà, i leader politici giapponesi devono concentrarsi sui valori culturali condivisi sull’immigrazione per salvaguardare la società delle generazioni future.tokio2

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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