La sovranità dell’America Latina minacciata. Difendere il Brasile e Dilma!

Andre Vltchek, Global Research, 24 aprile 2016NAC08_BRAZIL_PROTESTS_ROUSSEFFHa pianto abbastanza! L’America Latina ha pianto incessantemente, continuamente, per anni, decenni e secoli. Il suo popolo fu derubato di tutto fin dai tempi di Colombo e del Potosi. A decine di milioni, forse centinaia di milioni furono massacrati negli ultimi cinque secoli; prima dai conquistatori, poi dai loro discendenti e servi e infine dall’Impero delle menzogne, nonché dai traditori delle élite locali. Si è pianto abbastanza, compagni! E’ il momento di usare la forza. Ogni volta che il popolo si oppone, ogni volta che i veri eroi latino-americani liberano le proprie terre, con la ragione o la forza, il bagno di sangue seguiva quasi immediatamente, dal mare o dal Nord. Carri armati per le strade e le piazze ed aerei da combattimento ed elicotteri sganciavano bombe e proiettili sui palazzi presidenziali così come sulle campagne. Persone venivano braccate come animali, trascinate negli stadi e nelle fabbriche, nei sotterranei, per essere violentate, torturate e massacrate. Questo è la loro democrazia! Grazie, ma mai più. Perché avvengono tali orrori? Perché c’era sempre il chiaro consenso tra i governanti di Washington, nelle capitali europee e le classi dominanti nei Paesi dell’America Latina: i Latinos servono l’occidente, vanno governati dal Nord. Se qualche Paese latino sceglieva di agire ‘irresponsabilmente’ (parafrasando Henry Kissinger), gli si ricordava a chi apparteneva: andava distrutto, massacrato e completamente umiliato. Tale trattamento fu inflitto in innumerevoli occasioni, ed è successo praticamente dappertutto, dalla Repubblica Dominicana al Cile, dal Brasile al Nicaragua.
Nel corso degli ultimi venti anni le cose sono cambiate. Il Venezuela si oppose e ruggì, stringendo i pugni e vincendo, suscitando speranza in tutto il mondo. Si poteva fare; in realtà si poteva fare dopo tutto, carajo! Gridò il popolo boliviano con voce chiara, indignata e bella: questa è la nostra terra e questi sono i nostri simboli indigeni; questa è la nostra aria e la nostra acqua! Poi combatté e alcuni morirono, ma la nazione vinse. L’Ecuador s’è sollevato, cambiando la vita di milioni di persone storicamente oppresse. L’Argentina ha rifiutato di pagare debiti iniqui ed ha tentato di costruire una società giusta e socialista. Il Cile, passo dopo passo, avversava l’orrida eredità dell’era Pinochet, gettandone in prigioni molti responsabili del macabro stupro. In tanti modi diversi (da quello tranquillo e lento uruguaiano, a quello rivoluzionario del Venezuela), un continente, una volta afflitto dalle peggiori disparità sulla Terra è gradualmente risorto. Che bel mosaico! Tutto ad un tratto ha rotto le catene e le fuse, gettando altro ferro e acciaio nel crogiolo, avendo aratri ed erigendo potenti fondamenta per nuovi ospedali e scuole.
E chi potrebbe dimenticare il Brasile! Dilma Rousseff, qualunque cosa i nemici dicano, qualunque cosa l’impero dica con la sua voce tossica e cinica, col Partito dei Lavoratori (PT) ha cambiato assolutamente tutto! Solo pochi mesi fa, lo scorso anno (2015) viaggiai per questa vasta e bella terra: dalla capitale Brasilia alle profondità della foresta tropicale nei pressi di Manaus. Dall’antica città portuale di Belem, a Recife, Fortaleza e Salvador Bahia; passando giorni ad ascoltare le persone di San Paolo, e poi delle campagne. Conoscevo il Brasile di venti e trent’anni fa, ma questa era una terra assolutamente nuova! Mi sono seduto con gli insegnanti delle cosiddette scuole galleggianti in Amazzonia. Parlarono dell’avanzata e della speranza giunta alla maggioranza delle lontane comunità indigene. Parlai con pescatori, ragazze-madri e anche contrabbandieri. Parlai con i bambini. La vita era migliorata da quando Lula prese il potere? Sì, naturalmente! Chi potrebbe dubitarne? Andai nei bassifondi di Salvador Bahia. Come in Venezuela, in tutti i quartieri poveri ci fu un grande progresso, ogni tipo di programma volto ad eliminare povertà e disuguaglianza, grande ottimismo ed attivismo. L’infrastruttura è stata migliorata alla velocità della luce, dai mezzi pubblici agli aeroporti. In molte città l’arte divenne totalmente gratuita. A Manaus assistetti ad un brillante balletto moderno, raffigurante la lotta per salvare l’ambiente dell’Amazzonia. Neanche nella splendida Opera House, dove Caruso cantò nei lontani giorni del bum della gomma, non veniva chiesto alcun biglietto d’ingresso. E a Belem assistetti all’ennesima rappresentazione gratuita, questa volta all’opera Verdi, un teatro comunale splendidamente restaurato. Una volta pericolosa e senza speranza, Belem è diventata una città dai grandi spazi pubblici, passeggiate e continui centri culturali. A Salvador Bahia, vicino al famoso ascensore, m’imbattei in un altro centro culturale che stava per essere occupato da manifestanti vocianti che chiedendo il miglioramento delle cure mediche in Brasile. chiesi: “le cure mediche gratuite in Brasile non sono migliorate negli ultimi anni?” “”, mi fu detto dagli organizzatori. “Ma ne vogliamo di migliori!” Il salone dove i manifestanti si erano riuniti era assolutamente pubblico. Nessuno dovette pagare l’affitto per usarlo. In pratica, era quasi come se il governo di Dilma stesse effettivamente pagando i manifestanti che protestavano contro la sua politica. Questa è la nostra democrazia!
brasile-160417193904 Il meglio arrivò con maggiori violenze dell”opposizione’, dall”élite’. Centinaia di ONG, alcune sponsorizzate ‘dall’estero’, guidano ben organizzate campagne di disinformazione e agitazione, per screditare il governo e destabilizzare il Paese. In precedenza, assistetti alle stesse azioni in Ecuador, Venezuela, Argentina e altrove. Quasi tutti i media erano ancora nelle mani dei conglomerati di destra. Il denaro veniva spudoratamente distribuito, comprando voti. Di conseguenza, i deputati corrotti e di destra continuano a inondare letteralmente il Congresso. Ad un certo punto, l’enorme paradosso è diventato insopportabile: qualcosa doveva cedere, collassare: Da un lato, (e nonostante il recente declino economico), il Brasile è in crescita e migliora le condizioni della maggior parte della popolazione. Grazie a Dilma e al suo PT, decine di milioni di persone ora hanno una vita migliore, più a lunga e godono di maggiore istruzione. Quando chiesto direttamente, le persone lo confermano prontamente. Dall’altra parte, numerosi cittadini brasiliani sostengono che “il governo e Dilma devono andarsene”. Non vi è alcuna logica che unisca queste due convinzioni. Solo che… Solo che continue campagne negative, manipolazioni machiavelliche e spudorata propaganda anti-sinistra infine hanno un impatto decisivo sulla psiche brasiliana! Le persone sono manipolate pensando in modo irrazionale ed estremamente bizzarro: “Stiamo meglio, ma non ci piacciono le forze che hanno migliorato le nostre vite“. Un giorno, sulla brillante metropolitana di San Paolo con il mio buon amico cubano dissi: “è molto meglio dei trasporti pubblici a Parigi o Londra“. “Davvero?” Chiese, sarcastico. “Ma la gente qui pensa che sia solo merda! Viene alimentata solo da critiche. Qualunque cosa faccia il governo, è sempre descritta sbagliata!” Non dimentichiamo da dove tutto ciò origini. La propaganda è prodotta all’estero, e viene solo modificata e calibrata su San Paolo e altrove, per il consumatore locale. Tutto ciò è estremamente professionale, potente e distruttivo, e viene diffuso in tutta l’America Latina. L’obiettivo è semplice: fermare le rivoluzioni dell’America Latina! Sostenere lo status quo.
Ora il Congresso ha avviato l’impeachment della Presidentessa del Brasile, Dilma Rousseff. Se tale dramma continuerà, sarebbe l’inizio della fine della cauta rivoluzione brasiliana e del governo del popolo (i deputati corrotti che cercano di rovesciare il governo in realtà non servono altro che le proprie egoistiche ambizioni finanziarie e politiche). Neanche parte della stampa occidentale ha potuto trattenersi oltre. The Daily Mail ha scritto il 18 aprile 2016, subito dopo la votazione: “La decisione è un duro colpo alla leader assediata che ha ripetutamente sostenuto che l’assalto contro di lei è un ‘colpo di Stato’. Mentre Rousseff non è personalmente accusata di corruzione, molti parlamentari che hanno deciso il suo destino lo sono. Congresso em Foco, un gruppo di controllo di Brasilia, ha detto che degli oltre 300 parlamentari che hanno votato, ben più della metà della camera, sono indagati per corruzione, frode o reati elettorali. Mentre votavano, alcuni legislatori hanno detto che il prossimo politico che va indagato dovrebbe essere il responsabile del procedimento, il portavoce Eduardo Cunha, accusato di corruzione e riciclaggio di denaro nello scandalo che coinvolge la Petrobras, e affronta anche un’inchiesta etica su conti bancari svizzeri non dichiarati. “Dio abbia pietà di questa nazione”, ha detto Cunha mentre votava a favore dell’impeachment della Rousseff”.
Cosa ha fatto di male Dilma, a parte la difesa degli interessi dei poveri brasiliani (anche se questo è già un crimine per le “élite” e l’impero!)? Le accuse ‘ufficiali’ sono: Rousseff ricorreva a ‘trucchi contabili’ sul bilancio federale per mantenere la spesa e puntellare il sostegno. Non ha rubato nulla, ne scambiato denaro con favori. Nessuno l’accusa di corruzione. Anche se ‘trucchi contabili’ ci sono davvero, non è certo un crimine. Qualcuno potrebbe dire che ogni presidente brasiliano l’ha fatto a un certo momento. Quasi tutti i politici occidentali lo fanno, sempre. Proprio prima che questo saggio andasse in stampa, International The Daily Telegraph scriveva: “La NATO mi attacca per la contabilità creativa. I ministri hanno adempiuto all’obiettivo della NATO sulla spesa per la Difesa “modificando” la contabilità, ha detto il deputato…” ma niente appello per l’impeachment in occidente! Anche The International New York Times non poteva rimanere in silenzio. Il 21 aprile 2016 s’è scagliato sui parlamentari brasiliani nell’articolo di Celso Rocha de Barros: “Nelle ore di sessione televisiva di domenica, i parlamentari hanno spiegato la decisione del voto per l’impeachment: Hanno votato per la pace a Gerusalemme, per i camionisti, per i liberi massoni in Brasile e a causa del comunismo che minaccia la nazione. Pochissimi parlamentai hanno votato secondo le accuse effettivamente avanzate contro la presidentesse: aver violato i regolamenti sulla finanza pubblica… il vero motivo per cui la presidentessa è accusata è che il sistema politico brasiliano è in rovina. L’impeachment darà conveniente distrazione mentre altri politici cercano di fare ordine a casa”.
Sì, Dio abbia pietà del Brasile se Cunha, o il corrotto vicepresidente Michel Temer e le sue coorti prendessero il potere! O, più precisamente, Dio abbia pietà della maggioranza ingannata del popolo brasiliano! Chi è davvero Cunha? Un cristiano fondamentalista, un jihadista radicato nel più oscuro passato dittatoriale dell’America Latina. The Guardian l’ha descritto il 21 aprile 2016: “Il presidente della Camera Eduardo Cunha, conservatore e seguace evangelico, ha avviato e guidato l’unità per rimuovere dal potere la prima donna leader del Paese, per ridurre i rischi che corre con le indagini del comitato etico del Congresso e dei procuratori su presunta falsa testimonianza, riciclaggio e concussione per almeno 5 milioni di dollari.
Il popolo brasiliano ha eletto democraticamente Rousseff. L’ha votata affinché lo difendesse e ne migliorasse la vita. Dovrebbe pensare a loro, e solo a loro! Ciò che l”opposizione’ vuole è chiaro. Lo stesso ovunque: in Venezuela, Bolivia ed Ecuador. La destra ha vinto in Argentina, dov’è oggi impegnata a smantellare lo Stato sociale. Va fermata. Il governo ha ragionato con loro per mesi e anni. Ma hanno optato per il colpo di stato. Ora serve la forza. Per quanto brutto possa sembrare, non agire sarebbe molto più dannoso e pericoloso. Un parlamentare, un rappresentante dell’estrema destra di Rio de Janeiro ha dichiarato apertamente che “dedica il suo voto al colonnello responsabile delle torture di Rousseff” durante la dittatura del Brasile. Persone come lui non possono governare il Paese. Non di nuovo! La nazione e la volontà del popolo non sono sacchi da boxe. La libertà di parola non significa che a una manica di media e politici traditori sia consentito diffondere menzogne e odio, rovinando il Paese. Il Brasile è troppo grande. Non può essere abbandonato. L’intera America Latina lo chiede, in un modo o nell’altro. Invia i carri armati per le strade; parcheggiali di fronte al Congresso, Dilma! Ristabilisci l’ordine e la democrazia. Ricorda: Venezuela, Bolivia ed Ecuador, e il resto del mondo, stanno a guardare. Dopo più di 500 anni, compagna Dilma: più di 500 anni di tormenti, saccheggi e riduzione in schiavitù dei popoli latinoamericani per mano di invasori stranieri ed élite locali. Dì ai tuoi nemici, ai nostri nemici: “mai più!” Usa la forza, perché il tempo per la ragione è passato! Mai arrendersi!
Viva il Brasile, dannazione!16107458Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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