Aleppo, Stalingrado della Siria?

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 6 maggio 201613131357In un messaggio a Vladimir Putin di felicitazioni per il Giorno della Vittoria della Russia, il Presidente siriano Bashar al-Assad paragonava i combattimenti presso Aleppo a Stalingrado, che cambiò le sorti della Seconda Guerra Mondiale. E’ una metafora potente per la psiche russa, tornare a casa con la vittoria della guerra siriana nei campi di battaglia di Aleppo è d’obbligo e non prevede compromessi. (Sputnik) Assad ha inviato il messaggio lo stesso giorno in cui l’accordo USA-Russia che estende la tregua siriana al teatro di Aleppo entrava in vigore. Damasco insiste che si tratti solo di un cessate il fuoco di 48 ore. In effetti, i rapporti iraniani evidenziavano che l’Esercito arabo siriano ed Hezbollahsostenuti da caccia e unità di artiglieria russi” continuano le operazioni ad Aleppo occidentale, respingendo i combattenti estremisti. D’altra parte, Washington è ansiosa d’interpretare l’accordo con Mosca su Aleppo nell’ambito del cessate il fuoco in tutto il Paese. Ma il cessate il fuoco è possibile in una situazione in cui i gruppi estremisti (esclusi dal cessate il fuoco) liberamente si confondono con i cosiddetti gruppi di opposizione moderati? Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha riconosciuto tali difficoltà: “Si vuole sperare il meglio: è ciò che si desidera da parte russa e, probabilmente, dei nostri colleghi statunitensi. Allo stesso tempo, ci sono le complicate confusioni tra terroristi ed opposizione (ad Aleppo) che naturalmente rendono la situazione potenzialmente molto fragile”. Inoltre, i motivi con cui Washington lusinga Mosca sul cessate il fuoco ad Aleppo sono anche dubbi. Subito dopo il cessate il fuoco ad Aleppo, iniziato alle 01:00 ora locale, Voce d’America finanziata dal governo statunitense accusava il Cremlino di politica “cinica” sulla Siria volta a rendere la Russia “pari” agli Stati Uniti: “La campagna in Siria della Russia è anche ampiamente vista quale mossa cinica del Cremlino per ritornare sulla scena mondiale dopo più di un anno di condizione da paria per l’occidente, per l’annessione della penisola della Crimea e l’aggressione militare all’Ucraina… Ma mentre la Russia mantiene una notevole influenza su Damasco, non è chiaro quanta Mosca sia disposta a utilizzarne per fermare l’ambizione di Assad di conquistare (Aleppo) e tutta la Siria”. (VoA)
Chiaramente, il messaggio di Assad a Putin (resa pubblico a Damasco) si rivolge anche a Washington. Teheran non ha espresso alcun parere finora sull’accordo USA-Russia su Aleppo, ma l’incontro tra l’influente uomo di Stato iraniano Ali Akbar Velayati con il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah a Beirut è suggestivo. Qual è il piano di Washington? La questione è che la politica in Siria dell’amministrazione Obama è in un vicolo cieco, e il segretario di Stato John Kerry probabilmente cerca di guadagnare tempo. Un dispaccio del Wall Street Journal qui, rivela la totale contraddizione politica: “Il destino dei ribelli moderati della Siria è fondamentale per gli sforzi statunitensi… Se i ribelli smettono di combattere o si uniscono ai gruppi estremisti islamici che combattono il regime, gli Stati Uniti perderanno la leva per plasmare risultati ed alleati della guerra contro lo Stato islamico. Alcuni capi ribelli vicini agli Stati Uniti avvertono che la situazione di stallo diplomatico e i rinnovati attacchi aerei contro le zone da loro controllate spingerebbero la gente nelle braccia degli estremisti, tra cui al-Nusra affiliata ad al-Qaida. Nel nord-ovest della Siria… i ribelli moderati occupano territorio assieme ad al-Nusra e dicono di essere costretti a coordinarsi e a condividere le scarse risorse con esso, soprattutto quando sono tutti sotto attacco dal regime ed alleati. Nusra e sei gruppi ribelli nel nord della Siria hanno detto questa settimana che avrebbero ristabilito un centro di comando congiunto… l’opposizione di al-Nusra ai colloqui di pace a Ginevra è gradita ai ribelli… La maggior parte è riluttante a combattere al-Nusra perché è pieno di gente dalle loro città e villaggi”. (WSJ)
A dire il vero, Washington è furiosa per la ‘sfida strategica’ di Assad. Ha condannato il messaggio a Putin, secondo cui l’obiettivo è la vittoria finale ad Aleppo. Il portavoce del dipartimento di Stato statunitense Mark Toner ha detto: “Chiediamo alla Russia d’affrontare con urgenza questa affermazione del tutto inaccettabile. E’ chiaramente il tentativo di Assad di sostenere la sua agenda, ma spetta alla Russia affermare l’influenza su quel regime per mantenere la cessazione delle ostilità“. Il Cremlino deve rispondere al messaggio di Assad. Ma Putin ha tenuto una videoconferenza con la filarmonica dell’Accademia di Stato Marinskij che ha tenuto un concerto a Palmyra (recentemente liberata dallo Stato Islamico). La decisione del Cremlino di ordinare il concerto a Palmyra è un suggestivo richiamo alla grande Sinfonia N°7 su Leningrado di Dmitrij Shostakovich, del 9 agosto 1942, potente simbolo della resistenza della Russia e straordinaria sfida alle forze di Hitler che avevano circondato la città intente a farne morire di fame la gente. (Spectator) Naturalmente, Washington ed alleati non possono aver alcun dubbio sul fatto che Aleppo potrebbe rivelarsi il punto di svolta nel conflitto siriano, decisivo come Stalingrado nella Seconda Guerra Mondiale. (Reuters) Solo Putin avrebbe saputo trasmettere un messaggio sottile a Washington (e a Damasco) ordinando il concerto con la Ciaconna di Bach, la Sinfonia No. 1 di di Sergej Prokofiev e il Cotillion di Rodion Schedrin, sullo sfondo delle antiche rovine di Palmira. (Kremlin)liRluYgzWkn7mHHRf1pveOS4Ke6Df3Ae

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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