Il Giappone testa lo Zero-2?

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 06/05/2016708967Il primo volo di prova del caccia sperimentale giapponese X-2 del 22 aprile 2016 non è passato inosservato sui mass media. Il velivolo è frutto di una delle divisioni della Mitsubishi Corporation. Per la cronaca: durante la seconda guerra mondiale la società si fece un nome producendo il famoso caccia A6M Zero che dominò il cieli dell’Oceano Pacifico nei primi due anni di guerra. Le caratteristiche dell’X-2 e relative implicazioni politiche dello sviluppo del caccia, nonché l’inaugurazione “al pubblico”, sono ampiamente discussi. Naturalmente, in questo frangente è ancora solo un prototipo da ricerca che sarà utilizzato per affinare la tecnologia della bassa osservabilità (Stealth) e altre avanzate caratteristiche tecnologiche dei jet da combattimento di quinta generazione. Sulle implicazioni politiche del primo volo dell’X-2, va considerato una prova importante che attesta l’intenzione del Giappone di rafforzare lo status di membro del “club d’élite” delle principali potenze che sviluppano velivoli avanzati. Gli esperti ricordano in proposito che il Giappone ha cercato di attingere alle specifiche da combattimento, operative e tecnologiche dell’F-22 statunitense (l’unico caccia di quinta generazione disponibile al momento) dal 2006-2007 quando avvicinò gli Stati Uniti con la proposta d’acquistare il velivolo ed organizzarne la produzione su licenza. Il dipartimento di Stato degli USA, comunque, disapprovò l’accordo dicendo che le esportazioni dell’assai avanzato F-22 sono vietate per legge. A quanto pare, la legge avrebbe potuto essere modificata per consentire l’esportazione di “una versione semplificata” dell’F-22 in Giappone “quale eccezione”. Tuttavia, c’era l’implicazione politica che ha costretto il dipartimento di Stato degli Stati Uniti a bloccare la transazione: le dure critiche della Corea del Sud. La possibilità d’acquisizione dell’F-22 da parte del Giappone ha scatenato accese discussioni rivelando il profondo disaccordo tra Giappone e Corea del Sud, un problema che rimane fonte di grattacapi per Washington anche oggi.
Nel 2007, cioè subito dopo che gli Stati Uniti rifiutarono l’accordo sull’F-22, il Giappone annunciava l’intenzione di avviare il cosiddetto Advanced Technology Demonstrator-X, il programma di sviluppo ATD-X. Il caccia X-2 decollato il 22 aprile rappresenta il primo risultato tangibile dell’attuazione del programma. Tuttavia, il suo destino dipenderà dallo sviluppo di un altro programma con cui, dal 2016, la Japanese Air Self-Defense Force riceverà 42 cacciabombardieri di quinta generazione F-35 progettati e realizzati da Lockheed Martin, in collaborazione con Mitsubishi Corporation. Si prevede che la partecipazione di quest’ultima aumenterà gradualmente. Se il comando della Japanese Air Self-Defense Force decide a favore dell’ F-35, nonostante gli errori di progettazione, X-2 assai probabilmente rimarrà un “R&S volante” per sviluppare caccia di sesta generazione. Se il comando decide contro l’F-35, X-2 sarà utilizzato come punto di partenza per sviluppo e produzione (già all’inizio del prossimo decennio) di un caccia di quinta generazione giapponese (similmente a uno Zero-2). La possibilità di realizzare il programma, in collaborazione con alcuni partner esteri, è ancora in esame. Il primo volo dell’X-2 ha evocato emozioni contrastanti in Cina. Da un lato, ciò non può che mettere in allerta la Cina. Dall’altro finora (ed è abbastanza ovvio) il Giappone è in ritardo rispetto alla Cina sul progresso dei velivoli moderni. Il fatto che i caccia di quinta generazione J-20 inizino ad entrare in servizio nell’Aeronautica cinese testimonia la superiorità della Cina in questo campo. Alcuni ipotizzano che la lentezza dei progressi del Giappone abbiano a che fare coi timori degli Stati Uniti, in primo luogo, di perdere il controllo sul riarmo dell’alleato chiave e, anche, di avere un nuovo potente concorrente sul mercato internazionale degli armamenti ad alta tecnologia. Naturalmente, il Giappone compie solo i primi passi da fornitore di armi; ma come i risultati dell’inaudita offerta per fornire sottomarini all’Australia dimostrano, può subire un duro colpo anche quando l’accordo sembra quasi siglato. Tokyo vede motivazioni politiche dietro la decisione del governo australiano, già discusse su NEO in precedenza.
Nonostante tale fallimento il Giappone ha tutte le possibilità di entrare nel mercato internazionale delle armi nel prossimo futuro. Molto probabilmente accadrà col progredire dei rapporti nippo-indiani. Appare abbastanza ragionevole supporre che il governo giapponese valuti la possibile esportazione del costoso programma ATD-X prima dell’avvio. E infine sarà difficile non notare che il volo iniziale dell’X-2 è pienamente in linea con la tendenza generale verso la militarizzazione degli “strumenti” su cui il Giappone conta per difendere i propri interessi sulla scena internazionale.

Vladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

CNwCVpNWUAAvUKr

Il ministro degli Esteri giapponese visita la Cina
Vladimir Terehov New Eastern Outlook 09/05/ 2016

2016-04-30T033449ZIl ministro degli Esteri del Giappone Fumio Kishida ha visitato la Cina il 29-30 aprile 2016 (per la prima volta in più di quattro anni), dove incontrava l’omologo cinese Wang Yi. Considerando le ostiche relazioni sino-giapponesi, incontri ad alto livello tra i due Paesi sono una rarità e i vertici non si tengono da molti anni, Pechino e Tokyo percepiscono la visita come evento importante. In Giappone, la visita di Fumio Kishida era considerata un’opportunità per “testare l’acqua”, dove “l’acqua” personifica il sentimento politico dominante nel “corpo d’acqua” (la Cina). Ci si aspetta che dopo il viaggio a Pechino, Kishida riferisca al capo, primo ministro Shinzo Abe, che si tratti di uno “specchio d’acqua” in cui poter “fare un tuffo profondo”, cioè recarsi in Cina per la prima visita ufficiale da quando è stato rieletto primo ministro alla fine del 2012. Proprio prima dell’arrivo dell’onorato visitatore giapponese, il cinese Global Times pubblicava un articolo dal titolo notevole: ‘E’ ora che Tokyo ricalibri la politica estera’. L’articolo elenca tre grandi problemi: eredità della seconda guerra mondiale, dispute territoriali e relazioni geopolitiche, che inibiscono relazioni bilaterali produttive. Tali problemi sono stati seguiti da NEO in molte occasioni. Le relazioni bilaterali si sono deteriorate quasi a livello post-seconda guerra mondiale, nell’autunno 2012, quando il governo giapponese avrebbe “comprato” tre delle cinque isole Senkaku situate nel Mar Cinese orientale (e contestate dalla Cina) da qualcuno. Solo nell’autunno 2014, al vertice APEC a Pechino, Xi Jinping e Shinzo Abe si erano nuovamente incontrati. Al momento l’incontro fu interpretato come segno di riallacciamento delle relazioni. Oggi è evidente che lo scongelamento è abbastanza lento, per non dire altro. Lo stesso articolo ha descritto lo stato attuale delle relazioni, con tatto e usando per l’occasione (la visita di un onorevole ospite giapponese) la parola “ristagno”. La definizione potrebbe funzionare abbastanza bene se l’immagine non viene ulteriormente drammatizzata da spesse nuvole grigie. Le “nuvole” si sono accumulate due-tre anni fa, quando il Giappone intensificava le attività nel Mar Cinese Meridionale, regione che ha visto l’escalation del confronto politico-militare tra la Cina e numerosi vicini per dispute territoriali. E il ruolo del vento, che sposta le nubi in direzione della Cina, è svolto dagli avversari geopolitici della Cina: Stati Uniti ed ora anche Giappone.
In previsione della visita di Kishida a Pechino, gli esperti cinesi ancora una volta hanno espresso preoccupazione per il possibile “intervento del Giappone” nei contenziosi, che potrebbe “minare i rapporti sino-giapponesi”. Ultimamente vi sono stati più motivi per tali preoccupazioni. Tra i più recenti, la comparsa di un gruppo di navi da combattimento della marina giapponese (un sottomarino e due cacciatorpediniere lanciamissili) nel Mar Cinese Meridionale, nella prima metà di aprile, proprio quando Stati Uniti e Filippine (con la partecipazione simbolica australiana) eseguivano assieme le manovre militari in programma. Sebbene la marina giapponese non ne fosse ufficialmente parte, l’apparizione non fu casuale, soprattutto perché le navi giapponesi partirono dal porto filippino di Subic Bay per ormeggiare nel porto vietnamita a Cam Ranh Bay. Null’altro che dimostrazione esplicita di sostegno al Vietnam, uno dei più duri oppositori della Cina nelle controversie sul Mar Cinese Meridionale. Ciò che appare curioso è come, recandosi in Cina, Kishida abbia fatto diverse soste nei Paesi avversari della Cina nella controversia sul Mar Cinese Meridionale. Il Vietnam, ultimo della lista, ma probabilmente primo per valore, è il “porto di scalo” preferito dai governanti giapponesi, tra cui il ministro della Difesa.
Gli interessi economici dei due Paesi hanno un ruolo chiave nel rallentare il deterioramento delle relazioni bilaterali. Negli ultimi anni, il volume degli scambi bilaterali è pari agli impressionanti 280 miliardi di dollari (nonostante la tendenza verso la diminuzione). La Cina è al primo posto (superando gli Stati Uniti) tra i partner commerciali del Giappone. Il Giappone è quarto tra i partner commerciali della Cina (superato da UE, Stati Uniti ed ASEAN). Il deterioramento generale delle relazioni politiche, l’amplificazione del sentimento anti-giapponese in Cina e l’aumento della sinofobia in Giappone influenzano negativamente l’afflusso di investimenti giapponesi nell’economia cinese. La riduzione annua del volume degli investimenti in entrata ha raggiunto circa il 30% negli ultimi due anni. Per quanto strano possa sembrare, l’aumento dell’apprensione reciproca non ostacola il rapido svilupparsi del turismo. Circa 4,7 milioni di cinesi hanno visitato il Giappone nel 2015 (un aumento del 50% rispetto ai due anni precedenti), dove hanno speso circa 12 miliardi di dollari. La Cina prevede che nel 2020, l’anno in cui Tokyo ospiterà le Olimpiadi, circa 10 milioni di turisti cinesi visiteranno il Giappone. Gli esperti cinesi esprimono il parere che l’evoluzione della “diplomazia dei popoli” assieme ai notevoli interessi economici reciproci, contribuirà a sminuire le conseguenze negative dei giochi politici che i due Paesi hanno giocato negli ultimi anni.
Sembra che, nonostante il persistente risentimento reciproco, le parti comprendano i rischi connessi all’approfondimento del confronto. Nelle dichiarazioni di chiusura, i ministri cinese e giapponese hanno sottolineato la necessità di “lavorare di più per migliorare le relazioni”. I ministri, tuttavia, non hanno discusso su una prossima visita di Abe in Cina. Secondo la conferenza stampa, tale questione sarà chiarita a fine maggio quando, come molti credono, il consigliere per la sicurezza nazionale del Primo ministro del Giappone, Shotaro Yachi, incontrerà il membro del Consiglio di Stato cinese Yang Jiechi.China's Foreign Minister Wang Yi talks with Japanese Foreign Minister Fumio Kishida during a meeting in BeijingVladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...