Non saranno mai russi

Rostislav Ishenko, Cont 8 maggio 2016 – The Saker1021307861C’erano due notizie la scorsa settimana: l’aggressione dei sicari nazisti a Vasilij Volga, che cerca di promuovere in Ucraina un progetto di pseudo-opposizione di sinistra integrata al regime, e un’aggressione simile a un gruppo di ex-membri del Partito delle Regioni che cercava di organizzare a Kharkov una manifestazione di pseudo-opposizione nell’ambito del piano centrista pro-pace e pro-europeo già integrato al regime. Per qualche ragione, le vittime sono chiamate politici filo-russi. Costoro non sono più filo-russi di Pjotr Alekseevich Poroshenko, che fu ministro anche con Janukovich e mantiene buoni rapporti con l’ambasciatore russo a Kiev. L’unica differenza è che Poroshenko ha il potere, mentre tali politici d'”opposizione” fedeli al regime vogliono tornare al potere. Più o meno come i vari “salvatori” dell’Ucraina che sognano di tornare al potere, in attesa a Mosca che il popolo li chiami a “salvare il Paese”. Prima, quando erano al potere, costoro promisero di combattere la Russia a fianco dei nazisti di “Svoboda“. Da allora Kreshatik e Majdan degenerarono in un paio di mesi e il sangue fu versato quando Janukovich svanì un giorno e tali rappresentanti del popolo si pronunciavano sulle tv ucraine dicendo che “la Russia non è uno Stato fraterno ma solo vicino. Il nostro posto è in Europa. Non abbiamo annullato la firma dell’accordo di associazione, solo rimandato, e lo firmeremo“. Ora dicono: “Siamo per la pace. Restituiremo il Donbas all’Ucraina pacificamente“, senza menzionare la Crimea, ma quando gli viene chiesto direttamente, la risposta è vagamente: “Negozieremo“. In realtà, costoro sono più pericolosi dei teppisti nazisti che puntellano il regime. Le truppe d’assalto sono fuori del sistema, oggettivamente sono contro qualsiasi Stato in quanto possono e vogliono agire solo al di fuori del quadro giuridico. I loro attacchi contro Crimea, Donetsk e Lugansk portano alla secessione di queste regioni. I loro attacchi a sindaci, politici, uffici amministrativi, istituzioni statali, ecc. che non gradiscono e i tentativi di nominare i loro “cuochi rivoluzionari” (in riferimento alla famosa frase di Lenin: “Ogni cuoca imparerà a governare“, indicando che il popolo dovrebbe amministrare direttamente) responsabili delle varie istituzioni, hanno distrutto la struttura amministrativa, eroso l’ordine, causato la perdita di potere delle istituzioni centrali dello Stato portando di fatto alla progressiva disgregazione dell’Ucraina. Al contrario, l’opposizione fedele al regime, a prescindere che sia di sinistra o di centro, cerca di rappattumare i cocci e ricreare l’Ucraina come Stato. Rifarla come era sotto Janukovich, ma senza Janukovich. Con Pjotr Alexeevich (Poroshenko), Dobkin o Bojko al timone. E dopo di che conoscono solo un modo per far esistere economia e Stato ucraini: rubare dal bilancio e aspirando ad entrare in Europa. Dato che l’Ucraina non ha risorse per sostenere queste due direzioni “strategiche” del suo “sviluppo”, la prima cosa che tali figuri dell'”opposizione” farebbero, se ritornassero al potere, sarà chiedere alla Russia aiuti, crediti e accesso ai mercati. Richiederanno indietro il Donbas, ma non avendo la forza per emarginare le élite nel Donetsk e Lugansk sorte durante la guerra e assistite da un esercito ben armato e addestrato, cercherebbero di parlare con Mosca per ripristinare il loro potere nel Donbas. Chiederebbero anche la restituzione della Crimea, dicendo: “avete tolto la Crimea ai nazisti, ma noi siamo buoni. Per favore restituitecela. È nostra. Ce l’avete regalata. È un pessimo modo riprendersi i doni, in particolare dai piccoli e deboli“.
russia-parade-2-800x445A differenza degli ucraini, anche dei galiziani seguaci di Bandera, costoro non saranno mai russi. I seguaci di Bandera lo sono diventati alla televisione, ecco perché vi sono molti “seguaci di Bandera” in Ucraina cresciuti negli Urali, a Mosca e in Estremo Oriente. Non solo russi, ma udmurti, baschiri, tatari, komi o manci si vederebbero “seguaci di Bandera”. Non c’è bisogno di parlare ucraino, o russo, basta solo “amare l’Ucraina” e odiare la Russia. Ripeto, per la maggior parte delle persone l’ideologia banderista non è altro che propaganda. Ma se gli adulti ex-comunisti, nati e cresciuti in Russia e recatisi a lavorare in Ucraina in età matura possono esserne convinti, l’inversione di tale processo è sempre possibile. La potenza della moderna propaganda, se non è illimitata, è enorme. Senza dubbio, alcuni prodighi russi ora si fanno chiamare seguaci di Bandera o ucraini, e non saranno più quello che erano (alcune vittime delle sette totalitarie non ritornano più nel mondo reale, la loro psiche è troppo fragile e non vi sopravviverebbero), ma la maggioranza sarà riprogrammata facilmente e rapidamente. Proprio come gli ex-comunisti e i giovani comunisti degli anni ’80 divenuti nazionalisti negli anni ’90, passeranno a una nuova identità. Ma questo non vale per la classe politica. Costoro non combattono per le idee, ma per i beni. Considerano il potere politico esclusivamente un mezzo per arraffare proprietà. È per questo che i politici “filo-russi” vogliono preservare l’Ucraina (lavorando al parlamento di Kiev, legittimando così la giunta nazista, o emigrando a Mosca facendo finta di combatterla). Sono sempre pronti ad accordarsi con Poroshenko e i suoi nazisti nel sistema contro i nazisti fuori dal sistema. Vogliono solo accedere al potere. A Mosca considerano un piano B il ritorno con le truppe russe, ma a condizione della loro nomina a “sovrani indipendenti” (anche se appoggiati dai militari russi). Ma “opposizione” a Kiev e “salvatori” a Mosca preferirebbero accordarsi con gli oligarchi a Kiev e condividere il potere con loro, tornando allo status quo precedente. Tra l’altro, nei talk show della televisione russa dicono esplicitamente proprio questo. Solo il pubblico russo interpreta le loro parole in modo diverso, senza sfumature. Litigano con i loro avversari pro-Kiev senza opporsi alla loro politiche pro-europee o pro-statunitensi; la loro unica preoccupazione è che lo fanno così scioccamente. Figure dell'”opposizione” e “salvatori” dicono a Kiev, attraverso i media, che sanno come stabilizzare il regime, che sono disposti a giungere ad un accordo con Kiev e il Cremlino, che riuscivano a barcamenarsi tra Russia e occidente prima e che possono farlo adesso. Suggeriscono di essere consapevoli dei loro errori (chiamandoli errori di Janukovich), che non pretendono tutto il potere che sono disposti a condividere. Hanno stessi sogni ed aspirazioni del regime di Kiev, preservare l’Ucraina come loro proprietà, fonte della loro ricchezza personale. Ecco perché ex-politici di Donetsk che si muovevano a Kiev (della squadra di Janukovich) non fanno nulla per salvare il Donbas, la loro patria, dall’invasione dei seguaci di Bandera. Su RPD/RPL hanno la stessa posizione del regime di Kiev che ha iniziato la guerra civile, insistendo sul fatto che il Donbas deve tornare sotto il governo dell’Ucraina. Proprio come Kiev, non riconoscono la legittimità delle autorità di queste repubbliche, ma non dubitano della legittimità del regime Kiev, anche se è al potere grazie a colpo di Stato e terrore. Cercano di non attirare l’attenzione su questi aspetti della loro posizione, ma quando glielo si chiede direttamente, spiegano che disapprovano Kiev non per gli obiettivi, ma per l’inettitudine nel realizzarli. Denunciano i criminali metodi nazisti usati dal regime di Kiev, perché sono tecnicamente inefficaci e moralmente poco attraenti, piuttosto che perché sono in assoluto sbagliati politicamente e legalmente.
Non saranno mai russi. Non hanno alcun posto nel sistema politico ed economico russo. Come “imprenditori” agiscono solo quando la legge è sottomessa ai loro desideri. Perciò crescita e riduzione del patrimonio personale e benessere finanziario dipende sempre dall’accesso al potere. Ecco perché più alta era la posizione, più ricco e più di successo era l'”uomo d’affari”, e la perdita di potere portava immediatamente, se non al crollo totale degli affari, almeno gravi difficoltà. Perciò subito dopo il colpo di Stato non guidarono la rivolta nelle loro regioni, ma si precipitarono a negoziare con il nuovo potere per entrarvi. Questo è il motivo per cui ancora cercano di convincere Poroshenko che gli sarebbero più utili dei suoi attuali sostenitori. Perdono con la concorrenza leale con il business russo. Perdono nella competizione politica. Non c’è spazio nel governo e sistema legislativo russi per i 2-3 mila politici ucraini che per 25 anni passavano da ministri e parlamentari. Sono (con poche eccezioni) incompetenti rispetto ai colleghi russi, anche nel governare regioni e città. Ogni capo municipale di Mosca o San Pietroburgo o sindaco di una piccola città in Russia sarebbe più competente di Klichko a Kiev. Nella piazza Smolensk (dove si trova il Ministero degli Esteri russo), ci sono almeno 400 potenziali ministri degli Esteri dell’Ucraina. Un sergente della base dell’esercito russo di Gjumri (città in Armenia, dove si trova una base militare russa) o in Tagikistan sarebbe un Ministro della Difesa migliore di tutti i generali ucraini messi insieme. Un sottufficiale sull’incrociatore “Moskva” comanderebbe le quattro navi da guerra ucraine meglio dei 13 ammiragli della Marina ucraina. Sono solo dei rappresentanti dello Stato ucraino. È per questo che la loro “Ucrainicità” non sparisce. Si sforzano di preservare o ripristinare lo Stato ucraino a tutti i costi, a prescindere se sia possibile o sensato. Tale Stato conservato o restaurato cercherà sempre di parassitare la Russia. Semplicemente perché non riescono a creare o costruire nulla. Si limitano a rubare il possibile e spartirselo. Il loro Stato può esistere solo quando le casse che derubano vengono riempite da qualcun altro. Il loro desiderio è rubare in Ucraina ciò che è stato creato o deciso dalla Russia spedendo il bottino in Europa. Non possono e non vogliono vivere in qualsiasi altro modo. Ecco perché la loro posizione “filo-russa” sarà sempre quella del parassita, del consumatore. Cercheranno di assomigliare a tedeschi, francesi o svizzeri. “Non avrei mai immaginato che sei ucraino“, è per loro il massimo elogio da un sahib bianco “civile”. La loro “ucrainicità” ha una base materiale forte, quindi non può sparire. Dopo aver perso potere, influenza, accesso a risorse illimitate, avranno sempre nostalgia per i “bei tempi andati” sognandone il ritorno. Persone competitive nate a Kiev, Leopoli, Chernigov, Kharkov, Odessa e Zaporozhie, proprio come a Novgorod, Tver o Ekaterinburg, russe, furono al servizio della Russia per secoli, dando cancellieri e ministri, marescialli e segretari generali del Partito comunista, scrittori e poeti. Non si sentono troppo a Mosca o nell’imperiale San Pietroburgo. Allo stesso modo, molte persone meno ambiziose hanno onestamente lavorato in Ucraina come medici, insegnanti, lavoratori e scienziati, così come altrettanti russi lavoravano a Novosibirsk, Krasnodar, Voronezh, o Vologda. Non pensavano molto ai loro cromosomi. Inoltre, negli ampi spazi della Russia “da Varsavia al Giappone e dal Mar Bianco al Mar Nero” praticamente tutti avevano antenati provenienti da diversi gruppi etnici.
2016-05-07T084259Z Motivati, gli ucraini non sono gli incorreggibili nazisti dei battaglioni di volontari coperti di tatuaggi, due terzi dei quali non conoscono che la lingua russa. Costoro, proprio come gli ultras, seguiranno qualsiasi bandiera che gli offrirà birra e scontri con gli ultras di altre squadre. I nazisti dei battaglioni di volontari sono semplici truppe d’assalto. Nazisti e comunisti in Germania avevano le proprie truppe d’assalto che combatterono per le strade prima che Hitler salisse al potere, e molti finissero nelle stesse unità di SA. Inoltre, i marinai rivoluzionari che annegarono gli ufficiali della marina imperiale a Kronshtadt non erano teorici marxisti, non avevano mai letto “Il Capitale“, o le opere di Lenin, Plekhanov o Martov. Non avevano a cuore le sfumature del disaccordo teorico tra bolscevichi e menscevichi (sezioni del Partito Operaio Socialdemocratico russo. I nomi derivavano da “maggioranza” (bolshinstvo) e “minoranza” (menshinstvo) nei voti tra i seguaci di Lenin (bolscevico) e Martov (menscevichi) al 2° Congresso del partito del 1903). Molti, infatti, preferivano gli anarchici. Una forza da combattimento (truppe d’assalto) può servire un potere oggi e uno diverso domani. Sono sempre “per l’equità” ma l’idea di equità è piuttosto vaga. Gli implacabili incorreggibili “combattenti ideologici” hanno sempre interessi materiali. È importante sottolineare che il loro interesse pecuniario prevale. In primo luogo, hanno la possibilità di rubare, e dopo pochi anni, da possidenti dalle giacche alla moda e spesse catene d’oro, le cui discussioni “teoriche” sono esclusivamente attuate con armi automatiche, sentono il bisogno di giustificare ideologicamente la loro autorità. A quel punto l’altra parte dell'”élite nazionale” fa la sua comparsa, che neanche diverrà mai russa. Proprio come i politici dell'”opposizione” divisi tra Kiev e Mosca, ma sempre sognando la restaurazione di una solidamente organizzata Ucraina pro-europea che succhia sangue dalla Russia, vi è l’altrettanto divisa “classe creativa” di giornalisti, esperti, blogger. Anche in questo caso, pochissimi diverrebbero russi (costoro erano russi all’inizio, ma in Ucraina non si sforzano di migliorare lo Stato ucraino, ma solo di ripristinarne l’unità). Esperti e giornalisti che sostengono il “blocco di opposizione”, i vari partiti della sinistra legale (come Volga) ed altri progetti integrati nel sistema, sono inseparabili dalle idee dell'”ucrainicità”. Molti sinceramente credono di poter creare lo Stato ucraino “dal volto umano”. Tale opinione è condivisa da giornalisti, esperti e blogger ucraini che, dopo essersi trasferiti in Russia, rifiutano per principio la cittadinanza russa e d’integrarsi nella società russa. Sognano di tornare in Ucraina (liberata da qualcun altro) e di costruirvi un sovrano, giusto, economicamente forte, politicamente influente e civilizzato Stato ucraino. È un’illusione. Ricordate quanto era umano lo Stato ucraino, all’inizio della sua storia sovrana nel dicembre 1991. Anche i nazionalisti più feroci non volevano essere associati non solo a Bandera (Stepan Bandera, capo dell’organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN) implicati nel genocidio di polacchi ed ebrei e nella collaborazione con i nazisti durante la Seconda guerra mondiale), ma neanche con Petljura (Semjon Petljura, capo del Direttorio della Repubblica popolare ucraina nel 1919-1920 che combatté contro la Russia sovietica in alleanza con armata bianca, Germania e Polonia). Neanche “il guerrigliero ucraino” e “capo dei contadini” Makhno era considerato un eroe positivo. Nel 2004, la “banderovshina” già fioriva come teoria politica. L’Ucraina era lacerata da una guerra civile fredda. A Maidan nel 2013 gradualmente divenne guerra calda, e guerra civile in piena regola nella primavera del 2014. Costoro non sono solo onestamente deliranti, ma servono i ladri delle élite finanziaria e politica, unici beneficiari dell'”Ucraina sovrana”. I loro interessi coincidono. Gli ex-nuovi ricchi (non particolarmente intellettuali) sostengono finanziariamente gli “ideologi”, non necessariamente comprandoli. Sarebbe troppo costoso e inutile. Semplicemente avranno posti di lavoro nei mass-media “giusti”, sotto la supervisione di redattori “giusti”; alcuni usati senza rendersene conto. Perché pagare, se qualcuno lavora volontariamente (per l’idea). Alla fine, gli “ideologi” parzialmente ambiziosi, in parte col desiderio di essere valutati (lavorare per un oligarca, soprattutto oligarca-presidente, ti rende speciale, è un riconoscimento del proprio talento), parzialmente per interessi pecuniari (gli oligarchi spesso pagano bene anche le idee politiche più folli e goffamente formulate; i nuovi ricchi spesso acquistano squali sventrati o teste di maiale affumicate come oggetti d’arte moderna, assieme ai concetti politici) sono legati sempre al concetto di “ucrainicità”. Proprio come i loro proprietari, i banchieri, non possono esistere in qualsiasi altro modo. Il loro lavoro non è solo (e a volte molto) redditizio, ma gli dà rispetto. L’auto-affermazione viene confermata, se non incontrando poteri forti, ma parlando con un “ideologo” da pari a pari, quindi ritenendosi collegati ai processi globali e pensando anche d’influenzarli (i più ambiziosi e folli credono anche di dirigere questi processi). Cosa farebbero dopo? Pavimentare le strade? Costruire case? Insegnare matematica nelle scuole? Da oligarca, che compete con i simili su lunghezza dello yacht e dimensione dell’aereo, a semplice ingegnere da 2000 dollari di stipendio mensile. Prospettive del genere provocano suicidi.
Pertanto, oltre all’élite finanziaria, che non diverrà mai russa perché “ucrainicità” significa ricchezza, i suoi servi “creativi” non potranno mai passare dall'”ucrainicità” alla “russicità”. Per questi ultimi è ancora più difficile. I primi perdono la possibilità di aumentare la ricchezza, ma possono ancora mantenere lo stile di vita cui sono abituati senza preoccupazioni. Per gli altri, la perdita dell'”ucrainicità” è una catastrofe intellettuale. La vita è inutile. Tutto è vano. Le idee si rivelano sbagliate e la loro realizzazione impossibile. Gli avversari avevano ragione. Lo stato di dissonanza cognitiva alla fine della loro vita sarà inevitabile. Il disagio causato dalla perdita della prospettiva dell'”ucrainicità” genererà odio per tutto ciò che è russo, causa principale della propria inadeguatezza. Questa è la fonte dei passati e futuri miti sulla grande nazione ucraina che un milione di anni fa costruì una civiltà gloriosa, divenuta vittima dei “moskali” ugro-finnici (così i nazionalisti ucraini chiamano i russi, da “Mosca “) che hanno rubato anche il nome “Russia” agli ucraini. La gente non perdona la propria inadeguatezza (soprattutto inadeguatezza politica, il successo politico è un farmaco molto forte per molti). Il peggio è che con costoro (apparentemente russi o pro-russi) dovremo non solo vivere e collaborare, ma accettarne la pretesa di essere gli unici rappresentanti politici legittimi dei territori ucraini. Piccoli nazisti e grevi criminali di guerra tra i rappresentanti del regime attuale possono essere uccisi in guerra o incarcerati per i crimini. Ma costoro non solo non avranno i loro diritti sospesi, ma si fingono eroi della resistenza. La loro tragedia e nostro problema è che il ripristino dell’Ucraina che desiderano (prima del colpo di Stato) è impossibile. Il regime nazista non solo ha consumato, ma ha distrutto le risorse materiali dello Stato ucraino. Ora, se tale Stato rimarrà, qualcuno dovrà pagarne l’esistenza e il recupero economico. La Russia potrebbe investire nella Crimea e nella rapida integrazione alla Russia di RPD e RPL, ma perché dovrebbe investire nell'”Ucraina filo-europea”? Inoltre, il regime nazista divide il Paese in parti che possono coesistere solo se ingabbiate. Se la propaganda ben diretta può ancora curare la maggior parte della popolazione dall'”ucrainicità”, che ogni giorno diventa bandersimo, il fatto stesso dell’esistenza dello Stato ucraino semplicemente farebbe passare la guerra civile dal cessate il fuoco a un nuovo tentativo di genocidio. Il regime nazista è riuscito a cambiare l’atteggiamento dell’Europa verso l’Ucraina. In precedenza, l’Ucraina non era benvenuta, ora non la vuole proprio. Inoltre, tale regime nazista, che inesorabilmente provoca il conflitto tra Russia e UE e il blocco commerciale tra UE e Russia, riduce catastroficamente il potere economico e politico dell’UE stessa. L’Europa è costretta non a pensare all’Ucraina, ma ad evitare la propria catastrofe. Infine, la Russia è stata costretta a ristrutturare la propria economia, creare numerose fabbriche per sostituire le importazioni ucraine, costruire oleodotti bypassando l’Ucraina. Ora è contro i propri interessi ripristinare la concorrenza ucraina che lotta non solo negli stessi mercati, ma anche nel mercato interno russo. Infine, la Russia non può legalizzare completamente i cambiamenti territoriali senza liquidare lo Stato ucraino. La creazione di uno nuovo (a priori antirusso e che forse nasconderebbe meglio tale animosità) costerebbe caro e non avrebbe senso (almeno, non a spese della Russia). Il risultato netto è che ora tra gli ucraini dell’opposizione alleati al regime attuale a Kiev, così come tra la comunità di esiliati ucraini a Mosca, la Russia non ha che pochissimi compagni di viaggio affidabili, pronti a tradire in qualsiasi momento ritenuto opportuno per una miseria (come Kuchma e Janukovich). Pertanto, dobbiamo riconoscere il fatto che in Ucraina, così come all’estero, vi sono pochissimi politici e ideologi sani e con cui possiamo collaborare, e la maggior parte di loro si considera russa, non separa i propri interessi e gli interessi del loro Paese da quelli della Russia quale patria comune. La maggioranza, invece, non sarà mai russa e quindi non sarà mai affidabile; sarà sempre interessata solo ad arraffare quanto più possibile dalla Russia.
Se vogliamo avere successo, dobbiamo riprogrammare il popolo ucraino evitando questi politici e contrastandone l’opposizione, che sarebbe forte, molto più forte dell’ipotetica resistenza dell’esercito ucraino. Oggi controllano praticamente tutti i mass media in Ucraina. Controllano il 99% delle informazioni. Con il cambio di regime in Ucraina, la loro politica d’informazione non cambierà, se non divenendo più sofisticata e più professionale e di conseguenza più pericolosa.9CBF29E4-0358-4B46-8CB1-DB089DCC8D02_mw1024_s_nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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