Quali sono i veri obiettivi degli USA a Raqqa?

Mouna Alno-Nakhal Reseau International 2 giugno 201622_3Il 24 maggio iniziava la cosiddetta offensiva delle Forze democratiche siriane (SDF) contro il presunto Stato islamico nella roccaforte di Raqqa. Questa settimana, numerosi articoli e interviste analizzavano i veri obiettivi del sostegno degli Stati Uniti. Prima di esaminarla il più brevemente possibile ma senza trascurare i dettagli più significativi, è importante sottolineare che tutti patrioti siriani non possono che sperare nella vittoria delle SDF, ma si aspettano altre sorprese dall’amministrazione statunitense e dai suoi alleati contro la Siria e i siriani, tra cui i curdi.

I. Il 23 maggio, dopo l’annuncio dell’offensiva, il Generale Amin Hutayt analizzava sul quotidiano siriano “al-Thawra” i passi di quest’ultima manovra degli Stati Uniti, costretti a ripiegare sulle forze delle Unità di protezione popolari (YPG), braccio armato del partito dell’Unione democratica curda siriana (PYD), non potendo contare sull’intervento militare diretto “ufficiale” della Turchia, in quanto sarebbe difficile giustificarlo per un Paese membro della NATO senza subirne le conseguenze:
– Impedire ad Esercito arabo siriano ed alleati di ripetere la vittoria di Palmyra a Raqqa; in tal caso, verrebbe inflitto un colpo fatale alla morsa pianificata dagli Stati Uniti sulla Siria con il terrorismo internazionale che hanno creato e nutrito.
– Ripristinare l’equilibrio strategico militare, spezzato dall’avanzata dell’Esercito arabo siriano, al fine di recuperare le carte per i futuri negoziati a Ginevra per la divisione della Siria in “zone d’influenza”.
– Abilitare le forze YPG ad estendere l’influenza sulla diga sul fiume Eufrate e il lago Assad, in particolare potendo finalmente avere una base indipendente sul tavolo dei negoziati (ancora rifiutata da Turchia e Stati Uniti e sostenuta dalla Russia), portandole a dissociarsi dal governo centrale di Damasco e ad incentivarle a seguire il modello dell’autonomia curda irachena prima di arrivare a dichiarare l’indipendenza, quando ritenuto opportuno.
– Ancora più importante, l’obiettivo strategico degli Stati Uniti è rioccupare gradualmente Iraq e Siria, in modo occulto, cominciando dai presunti aiuti alle forze delle YPG contro lo SIIL e arrivando a creare basi militari come è successo in molti Paesi della NATO e del Golfo: Oman, Quwayt Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrayn e Arabia Saudita.
Quindi l’Iraq, dove gli Stati Uniti sono stati costretti a ritirarsi senza poter costruirvi le cinque basi militari pianificate, è oggi teatro delle manovre di 7000 soldati statunitensi per vari motivi, mentre il segretario generale della NATO parla d’inviare più truppe per sostenere la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti e le forze alleate “sunnite”. E così che la Siria, che aveva finora eluso tutti i tentativi di presenza militare degli Stati Uniti sul suo territorio, vede 250 soldati statunitensi sconfinare con il pretesto di aiutare le SDF a liberare Raqqa dallo SIIL. E il Generale Hutayt ha concluso che in entrambi i casi gli Stati Uniti cercano di espandere l’influenza curda da Mosul a Raqqa.

II. Il 24 maggio Nasser Kandil nel suo programma bi-settimanale considerava tre ipotesi, sottolineando l’ultima:
– Il campo turco-israeliano-saudita-qatariota, sempre guidato dagli Stati Uniti, vince nel nord della Siria, mentre le forze SDF/USA creano il fatto compiuto a Raqqa; in tal caso, gli Stati Uniti impongono alla controparte (Siria, Iran, Hezbollah, Russia) nuove condizioni per trattare a loro vantaggio.
– Il campo turco-israeliano-saudita-qatariota non vince nel nord, gli avversari avanzano ma le forze SDF/USA entrano a Raqqa; in tal caso, il “Gruppo d’opposizione di Riyadh” perde il suo ruolo nei negoziati, sostituito dai rappresentanti politici delle SDF, cioè Salah Muslim (o Mussalim) e Haytham Mana che sostituiscono il beniamino della Francia dal nome appropriato Riyad Hijab.
– Il campo turco-israeliano-saudite-qatariote e le forze SDF/USA falliscono, l’avversario avanza, in questo caso i rappresentanti politici di tutte le forze non possono più violare quanto concordato con lo Stato siriano per poter dialogare sulla pace.12_4III. Il 25 maggio, Ali Murtada, giornalista della rete al-Mayadin, basandosi su analisi militari, evidenzia la determinazione degli Stati Uniti a cambiare la situazione sul campo a favore delle “forze complici”, realizzando l’originale piano israelo-statunitense per rimodellare il Medio Oriente frantumando Siria e Iraq in mini-Stati e “aree di influenza”. In breve:
– In Siria, gli Stati Uniti cercano di creare la loro area d’influenza nell’est, di fronte alla zona ovest controllata dal governo siriano supportato dalla Russia; l’offensiva curda presentata come “arabo-curda” è volta a rassicurare la Turchia contro la proposta di creare uno Stato curdo ai suoi confini.
– In Iraq, gli Stati Uniti vogliono liberare al-Anbar e Niniwa basandosi su forze che chiamano “sunnite”, consacrando la definitiva suddivisione in tre Stati (sunnita, sciita e curdo) prima del totale controllo del Paese e, di conseguenza, spezzando la contiguità degli anelli dell’asse della Resistenza (Iran, Iraq, Siria, Libano).
Le prove a sostegno di questo scenario si basano sulla realtà sul terreno, come la liberazione del passo di al-Rutbah, aprendo la via per la Giordania, e l’abbandono del passo di al-Tanaf, aprendo la via alla Siria per lo SIIL. Ciò consentirebbe alle forze alleate degli Stati Uniti in Giordania, d’intervenire nella zona di al-Anbar, ed impedendo alle forze alleate dell’Asse della Resistenza, come l’iracheno Hashd al-Shabi (che gli Stati Uniti non volevano partecipasse alla liberazione di Mosul e Fallujah rivendicandone il settarismo) o altri, d’intervenire in Siria per combattere lo SIIL a Raqqa, Dair al-Zur e altre città nella regione di al-Jazira, nel nord della Siria.
Il 25 maggio, un dibattito sull’offensiva SDF/USA riuniva tre personalità siriane nello studio di al-Alam TV:
– Nizar al-Bush, ricercatore e specialista in affari politici russi, che parlava via Skype da Mosca.
Ha ricordato che le SDF avevano rifiutato di cooperare con le forze russe contro lo SIIL e, dopo la liberazione di Palmyra e al-Quraytin, diplomatici e militari russi avevano chiaramente annunciato che il passo successivo sarebbe stata Raqqa; ciò gli Stati Uniti non potevano tollerarlo, quindi ecco gli attentati terroristici di al-Nusra sulle aree residenziali e civili di Aleppo e Qan Tuman per distrarre l’Esercito arabo siriano e impedire di liberare Raqqa e Dair al-Zur. In breve, il suo discorso si riduce a ciò, con tale operazione delle SDF/USA su Raqqa, gli Stati Uniti cercano di salvare la faccia di fronte l’opinione pubblica locale ed internazionale, che comincia a dubitare seriamente della loro volontà di colpire lo SIIL, mentre sperano d’imporre il fatto compiuto che porti alla partizione della Siria attraverso un incredibile bluff con cui lo SIIL cede Raqqa agli alleati Stati Uniti! Incredibile? Risponde: “Gli Stati Uniti hanno creato Fronte al-Nusra, SIIL e SDF. Ordinano, e le loro creature eseguono!“.

– Qalid Isa, rappresentante del Partito di Unione Democratica (PYD) in Francia.
Non ha né smentito né discusso questo bluff e ha detto che gli affari militari sono al di fuori della sua giurisdizione perché li legge sulla stampa come tutti. Tuttavia, come rappresentante del ramo politico del PYD, pensa che saranno liberate non solo Raqqa, ma tutte le aree dell’amministrazione autonoma curda del nord siriano, aggiungendo che parlava della zona ad ovest dell’Eufrate, tra cui Jarabalus ed Azaz. Sulle ambizioni separatiste dei curdi siriani, sono piuttosto “certi altri” che ne ostracizzano la partecipazione negandogli i colloqui di Ginevra (Quali altri? Oggettivamente, non sono né i siriani né i russi ad impedirgli di parteciparvi, al contrario hanno continuato a richiederlo. Non sarebbe piuttosto De Mistura, che obbedisce agli ordini degli Stati Uniti e alle pretese dei loro alleati, secondo cui il “Gruppo di Riyadh” va considerato come unico rappresentante del popolo siriano?). E infine Isa ha giustificato l’intervento delle SDF/USA contro lo SIIL a Raqqa, così come la propaganda della superiorità psicologica, combattiva ed organizzativa delle SDF rispetto all’Esercito arabo siriano.

– Turqi al-Hasan, ex-generale dell’Esercito arabo siriano.
Deplorava che un “fratello siriano” parlasse così dell’Esercito arabo siriano mentre combatte, avanza e muore nei duri combattimenti orditi da una coalizione di grandi e piccole potenze da 5 anni. E, senza commentare sul possibile bluff USA/al-Qaida, ha ricordato che quando i peshmerga curdi entrarono nella regione di Sinjar e Tal Afar, in Iraq, lo SIIL si ritirò senza combattere. Lo stesso, quando il PYD siriano entrò ad al-Shadadi e al-Hula in Siria. A suo avviso, questa offensiva non è davvero una sorpresa ed era prevedibile in quanto Salah Muslim disse a marzo che le SDF erano pronte a liberare Raqqa, ma che non avevano la copertura politica. Ora che sono coperti dagli Stati Uniti e la Russia gli aiuta, la liberazione di Raqqa è possibile, ma può essere lunga e difficile per due motivi principali: la popolazione è nettamente araba e l’afflusso continuo di terroristi dal confine con la Turchia fa dire che la stima di 3-5000 terroristi a Raqqa potrebbe essere ampiamente superata. La liberazione rimane difficile, anche se le SDF mettessero in campo tutte le loro forze, stimate tra i 38000 e i 46000 combattenti, di cui 12000 impegnati nella battaglia per Raqqa. Nota i nomi fino ad allora sconosciuti, a sua conoscenza, delle forze che nelle SDF integrano quelle forze delle YPG; forze dell’ELS (presunto esercito libero siriano) ribattezzate “esercito di Abu Ays”, forze Tayar al-Ghad (cioè Corrente del domani, per non dire Movimento del Futuro) creato dall’agente saudita Ahmad al-Jarba, e ovviamente centinaia di uomini inviati apertamente dagli Stati Uniti in Siria.Syria_Battle_for_Ar_Raqqah_May_26-1024x885IV. Il 27 maggio, Faysal Jalul, ricercatore presso l’Accademia di geopolitica di Parigi, intervistato dalla TV libanese NBN riassumeva la situazione sostenendo che lo SIIL viola la volontà dei suoi creatori perseguendo propri obiettivi, quindi la sua eliminazione è diventata la priorità assoluta per tutti tranne che per gli USA. A sostegno di questa affermazione Jalul ricorda che, per ammissione di Hilary Clinton, gli Stati Uniti hanno creato lo SIIL per combattere “il regime siriano”, ed è solo a margine del primo obiettivo se ne serve per approfittare del dissenso tra gli iracheni. Spiega che si sono rivolti di nuovo ai curdi perché rifiutano che l’Esercito arabo siriano sconfigga lo SIIL rafforzando Bashar al-Assad alla carica di Presidente; non lo vogliono categoricamente. La prova è evidente con la delusione per la vittoria dell’Esercito arabo siriano sostenuto dall’Aeronautica russa a Palmyra; l’opposizione a qualsiasi risoluzione del Consiglio di Sicurezza che si propone di liberare altre città; il rifiuto di collaborare con la Russia per liberare Raqqa, un coordinamento privo di cooperazione; le ultime dichiarazioni che insistono ancora una volta sulla rimozione del presidente siriano, in un modo o nell’altro. In breve, Jalul crede che il governo degli Stati Uniti non abbia cambiato strategia sulla Siria, introdurre lo SIIL nel suo territorio, quindi sbarazzarsi del regime siriano e del SIIL lasciando che si uccidano e portare i loro amici preferiti al potere. Per lui, il rapporto tra ciò che accade in Iraq e a Raqqa corrisponde al famoso “Piano B” annunciato da John Kerry nel caso di fallimento delle trattative alla terza sessione di Ginevra 3, quindi osservando l’interruzione degli Stati Uniti della “tregua” che si era riusciti a mantenere, entrando col pretesto di combattere lo SIIL in Iraq e poi in Siria per evitare che l’Esercito arabo siriano liberi Raqqa e Dair al-Zur con gli alleati, tra cui la Russia.

V. Il 30 maggio, il Generale Amin Hoteit riferiva sugli eventi della settimana su al-Thawra: indicando altri quattro punti sull’offensiva SDF/USA su Raqqa:
– La chiara intenzione degli Stati Uniti di fare pressioni sullo SIIL da nord, in particolare su Aleppo, per evitare che l’Esercito arabo siriano la liberi completamente, nel qual caso non ci sarebbe più molto da negoziare per garantirsi i loro interessi in Siria.
– La minaccia del piano di partizione in una Siria federale che Stati Uniti e Russia avevano discusso in precedenza e che venne deliberatamente fatto trapelare alla stampa locale come “piano russo per una nuova costituzione in Siria“. (Originariamente pubblicato da al-Akhbar, poi smentito da Russia e Siria. Sarebbe opera dell’Istituto “Carter” statunitense e scritto da certi oppositori siriani negli Stati Uniti). Una manovra con cui gli Stati Uniti cercherebbero di raggiungere due obiettivi:
– Garantire la piena cooperazione dei curdi sfruttandone il sogno di uno Stato indipendente;
– Fare pressione sulle autorità siriane minacciando l’unità del Paese.
– Incitare l’Esercito arabo siriano a puntare su Raqqa per una battaglia a cui non sarebbe preparato abbastanza. Di qui due grandi rischi utili agli interessi degli Stati Uniti:
– Perdere a Raqqa, perdendo l’occasione di liberare Aleppo o perdendo Palmira di nuovo;
– Creare animosità permanente tra le forze delle YPG e il governo centrale siriano.
– Voci per creare l’impressione che gli Stati Uniti abbiano intenzione di fare pressioni sulla Turchia affinché cambia comportamento verso SIIL e curdi. Senza certamente portare al confronto tra i due alleati nella NATO, le cui posizioni non vanno oltre un gioco di ruolo e niente di più.
Mentre sul terreno, l’uragano terroristico dello SIIL soffiava su Raqqa, Azaz e Ifrin:
– lo SIIL riusciva questa settimana a rafforzare la propria presenza nel nord della Siria, puntando direttamente su Marah e Azaz, attaccando tutti gli altri gruppi armati (in fuga verso la Turchia che chiude i confini); ciò va bene agli Stati Uniti in quanto l’avanzata dello SIIL rende la battaglia di Aleppo più difficile, tanto più che l’attuale strategia russa non è più completare la grande pulizia ma proteggere l’Esercito arabo siriano dagli attacchi terroristici e mantenere i progressi fatti; questo perché i suoi interessi sono la lotta al terrorismo e la creazione di condizioni per una soluzione pacifica.
– La Turchia ha ordinato alle sue forze regolari di entrare in territorio siriano per 700 metri verso Ifrin. Una missione bellica che dovrebbe inviare tre messaggi. Il primo agli Stati Uniti, per mostrare disappunto sull’assistenza data ai curdi. Il secondo ai curdi per dirgli che non permetteranno di collegare la regione di Ifrin ad ovest alla regione curda di Ain al-Arab ad est. Il terzo alle autorità siriane per ribadire che ciò che accade nel nord della Siria rientra nella sua sicurezza nazionale.
– I curdi delle YPG potrebbero aver capito i pericoli della loro offensiva in quanto non sembrano voler governare Raqqa ma lasciarne la scelta agli abitanti (contrari al loro primo annuncio d’integrare Raqqa alle loro regioni ad amministrazione autonoma). Se hanno correttamente valutato la situazione, avranno compreso che le loro forze non gli permettono di compiere tale missione, anche se sono sostenuti da un migliaio di soldati e ufficiali statunitensi, ma che non combatteranno al loro fianco, rimanendo nelle retrovie semplicemente a dirigerli, perché gli Stati Uniti non sono pronti a ricevere bare da Raqqa, o non vogliono porre fine a questa guerra. Avranno capito che l’umore locale è contrariato e si rifiuta di sostituire uno stupratore con un altro.
Infine, tutto ciò indica che la cosiddetta “Battaglia degli Stati Uniti della liberazione di Raqqa” non è altro che uno stratagemma per perpetuare la “guerra di logoramento per procura”, impedendo all’Esercito arabo siriano di liberare efficacemente la Siria dal terrorismo che pretendono di combattere, una scusa per ritardare il “processo politico” sostenuto dalla Russia, non avendo carte che possano permettergli di esercitare pressioni che vadano in direzione dei loro interessi in Iraq e Siria.syria_battle_for_manbij_june_1_3pmRassegna stampa e interviste di Mouna Alno-Nakhal
Fonti:
Amin Hutayt, al-Thawra, 23 maggio 2016
Nasser Kandil, 60 minutes Top News, 24 maggio 2016
Ali Murtada, al-Mayadin, 25 maggio 2016
Tre personalità siriane, al-Alam, 25 maggio 2016
Faysal Jalul, NBN, 27 maggio 2016
Amin Hutayt, al-Thawra, 30 maggio 2016

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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