Disinformazione sulla Russia

Gregory Clark, Japan Times 3 giugno 2016gettyimages-529692150Udo Ulfkotte è l’ex-direttore di un importante quotidiano tedesco, il Frankfurter Allgemeine Zeitung. Nel 2014 ha pubblicò un best-seller affermando che “i membri dei media tedeschi sono pagati dalla CIA per diffondere notizie a sostegno degli interessi degli Stati Uniti” e che “alcuni media tedeschi non sono altro che appendici della propaganda della NATO”. Alcuni critici hanno gettato dubbi su personalità e motivi di Ulfkotte. Ma data la mia esperienza in politica estera, le agenzie d’intelligence di Stati Uniti e Regno Unito cercano d’influenzare i media con ciò che esse stesse descrivono come propaganda nera o grigia. Di solito agiscono facendo “favori”, pubblicate ciò che vi diamo e vi daremo anche contatti e informazioni. Ma a volte sono più dirette, per esempio nel modo in cui diffusero la storia sui media dell’inesistente massacro di Piazza Tiananmen in Cina, “mitragliatrici falciano gli studenti a centinaia o addirittura migliaia”, anche testimoni indipendenti nella piazza dissero di non aver visto nulla del genere. (Ciò che fecero vedere erano sparatorie per vendetta sulle strade dopo che la folla anti-regime aveva bombardato e ucciso alcuni soldati inviati a sgomberare la piazza). Oggi l’obiettivo della propaganda nera è la Russia. Alcuni anni fa, quando il Presidente Vladimir Putin cercò di reprimere brutalmente i ribelli islamisti ceceni, i loro sforzi anti-Mosca furono salutati. Ma quando Stati Uniti e Regno Unito condannarono i ribelli quali terroristi, rimasero silenziosi su ciò. Ma è su Ucraina orientale e Crimea, tuttavia, che la moderazione sparì. Siamo di nuovo alle follie di Tiananmen, dove dici quello che vuoi e media acritici lo riprendono. Prendete l’Ucraina, per esempio. Ora abbiamo un’ampia copertura documentata ed indipendente su youtube e altri canali che mostrano che l’Ucraina orientale a stragrande maggioranza russafona vuole semplicemente avere un proprio governo e che le forze ucraine inviate a schiacciarla a volte fraternizzano con essa. Sono soprattutto i nazionalisti estremisti ucraini, filonazisti, che vogliono continuare i combattimenti. Mosca ha confermato l’accordo del 2015 di Minsk non avendo interesse ad occupare le zone contese e il confine tra Ucraina e Russia rimarrà lo stesso. Tutto ciò che vuole, e tutti gli altri firmatari di Minsk, anche Kiev, sono d’accordo, è una forma di autonomia per la zona russofona dell’est. Eppure ci viene detto più volte da NATO ed altri che Mosca persegue l’aggressione. Come si può essere l’aggressore se, in conformità a un accordo internazionale, si fa di tutto per proteggere una minoranza che cerca l’autonomia o la federazione che diamo per diritto scontato per le minoranze linguistiche o altre in occidente? Se non altro, il sostegno di Mosca ai separatisti russofoni in Ucraina sarebbe giustificato dal nuovo principio occidentale della R2P, responsabilità di proteggere i gruppi minoritari oppressi dai governi centrali. Ma ciò non impedisce ai falchi nella NATO e altrove di farneticare di aggressione russa. Per quanto riguarda la Crimea, l’ipocrisia è ancora maggiore. Questa zona originariamente russa e tartara fu per convenienza amministrativa inclusa nell’Ucraina dal leader sovietico Nikita Krusciov nel 1954. Come il resto dell’Ucraina, fu mal governata e Mosca, insieme alla maggioranza della popolazione, approfittò della rivolta a Kiev nel 2014 per restituire il territori alla Russia con il minimo della forza. Pochi falchi occidentali negano che la regione sia russofona. Al contrario, insistono che sia illegale cambiare una frontiera internazionale in questo modo, dimenticando che nel 1999 bombardarono Belgrado selvaggiamente per tre mesi per costringerla a cambiare le frontiere del Kosovo. Ora sentiamo la NATO e altri borbottii sui complotti di Mosca contro altre repubbliche ex-sovietiche.
L’Unione Sovietica era colpevole di molti peccati, ma non di non considerazione i diritti delle diverse minoranze etniche nelle sue repubbliche. Oggi, con le repubbliche indipendenti, le maggioranze etniche hanno iniziato a discriminare le minoranze russe o filo-russe, e non solo in Ucraina orientale. Ma quando Mosca cerca di protestare contro tale discriminazione nei tre Stati baltici, in particolare, in cui le restrizioni linguistiche alle popolazioni locali russe sono gravi, le proteste sono ritratte come provocazioni che giustificano una risposta forte della NATO. Come in Cina per Tiananmen, l’ignoranza occidentale in generale delle nazioni lontane rende facile ai commentatori alimentare pregiudizi e inesattezze coi loro pezzi sulla Russia. Durante l’ultima sfilata a Mosca per celebrare il 71° anniversario della vittoria sulla Germania nazista, ci è stato detto da un commentatore che v’erano centinaia di ritratti di Stalin per le strade di Mosca. Ma alla TV e su youtube nella sfilata non si vede un solo ricordo di Stalin, per non parlare di ritratto. Nel discorso di Putin (disponibile in inglese) non si sente una sola menzione di Stalin. Per inciso, Putin non ha seguito la sfilata da un piedistallo come Stalin ed altri ex-dirigenti. Era tra la folla. I sentimenti pro-Stalin esistono in Russia, ma non sono apparsi quel giorno. Ci hanno anche detto che la folla indossava il nastro nero e arancione zarista che simboleggia il supporto a Putin e alla potenza militare russa. Ma anche in questo caso basta solo guardare le riprese televisive per capire che solo i militari indossavano il nastro, per la semplice ragione che è una decorazione militare, che per legge può essere indossata solo dai militari. Fu ripreso allo zarismo dal favorito degli occidentali Boris Eltsin.Victory-day-celebrations-1Gregory Clark è un ex diplomatico australiano che vive a Mosca.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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2 Responses to Disinformazione sulla Russia

  1. roberto176 says:

    A proposito dei media asserviti alla Cia & co, G. Fasanella in due ottimi e documentati libri ( il “Golpe inglese” e “Colonia Italia”), pubblica addirittura i nomi dei venduti. Questi due libri, anche per altre ragioni, dovrebbero essere resi obbligatori in tutte le scuole di ogni ordine e grado.
    Saluti

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