Verso Raqqa: la possibilità per Damasco e Mosca d’infliggere una grave sconfitta politica a Washington

Anton Mardasov SV, 6 giugno 2016 – Histoire et Societé378595Ogni giorno, il confronto tra le due coalizioni sulla “capitale” dello “Stato islamico” Raqqa diventa sempre più imprevedibile. Non è nulla di ciò che appare sui media rispetto a “Berlino 45” quando la Germania fu attaccata da entrambi i lati. Ma a all’epoca c’era una formale alleanza, almeno tra Unione Sovietica e anglosassoni, mentre in Siria non c’è per ora. Il 5 giugno dopo una tempesta di sabbia, le truppe del governo siriano hanno ripreso l’offensiva a occidente della provincia di Raqqa, subito colpendo le posizioni dello “Stato islamico”. La natura ha costretto ad aggiustamenti del piano operativo, sospeso fino al 4 giugno. Attualmente, le truppe siriane sono a 30 chilometri ad ovest della base aerea strategica di Tabaqa, è la prima volta che ci si avvicina a questa installazione militare dall’occupazione dei terroristi nell’agosto 2014. “SP” ha già dato la notizia il 30 maggio che al confine tra le province di Raqqa e Hama un gruppo di truppe governative aveva ricevuto rinforzi in vista dell’offensiva. Circa 4500 effettivi della 4.ta Divisione meccanizzata d’elite, che secondo alcuni rapporti è personalmente guidata dal fratello del presidente Mahir al-Assad, dei Marines siriani, della divisione dei “Falchi del deserto” del Generale Muhamad Jabir, delle Forze di Difesa Nazionale, del Partito sociale nazionalista siriano (SSNP) e delle milizie palestinesi. Secondo alcuni rapporti ci sono anche consiglieri militari russi. Nella notte del 3 giugno, queste forze hanno lanciato un’offensiva su Raqqa, dichiarata “capitale del Califfato” dai terroristi dello SIIL. Dopo aver liberato il nodo stradale nei pressi del villaggio Zaqiya, le truppe siriane sono entrate nel territorio della provincia avanzando in profondità lungo l’autostrada Salamyia-Raqqah (A 42), nonostante la presenza di bombe ed ordigni esplosivi. I media siriani e russi si si attivano facendo rilevarne l’importanza dicendo, “le forze democratiche curdo-arabe filo-statunitensi” (SDF) sono in stallo nel nord della provincia di Raqqa. In tutta onestà, notiamo che in primo luogo la coalizione filo-statunitense, nonostante la resistenza dei terroristi, continua lentamente ma inesorabilmente a “erodere” zone abitate. Nonostante il fatto che alcune forze della coalizione siano occupate nell’assalto a Manbij, nella provincia di Aleppo, corridoio per gli agenti turchi in Siria, e nel trasferimento di rinforzi attraverso il fiume Eufrate. In secondo luogo, i siriani a febbraio erano già a 40 chilometri dalla base aerea Tabaqa (16 febbraio, l’esercito siriano era orgoglioso di annunciare di aver preso un’altra collina nella provincia di Raqqa, Quota 7 sul Jabal Ahad, presso Zaqiya). Già allora, i siriani annunciarono la cattura imminente di tale installazione militare, ma presumibilmente rinunciarono per l’accordo sul cessate il fuoco a fine febbraio. Ciò è improbabile, dato che la tregua non impedì a fine marzo, con il sostegno delle forze russe ed estere, di cacciare lo SIIL da Palmyra, più importante dal punto di vista mediatico, anche se è una posizione strategica (al crocevia del deserto siriano). La presa della città ha aperto la via all’Esercito arabo siriano per Dair al-Zur, dove per diversi anni rimane bloccato un gruppo dell’Esercito arabi siriano. Tuttavia, l’attacco annunciato non ebbe luogo. Invece, le truppe siriane intensificarono i combattimenti su Raqqa, nonostante la necessità di riorganizzarsi a sud di Aleppo, dove la coalizione jihadista continua a condurre incursioni riuscite su Qan Tuman. Paradossalmente, le manovre delle truppe di Bashar al-Assad a Raqqa, in questa situazione, sono meno pericolose delle operazioni ad Aleppo. Per non parlare dell’attacco a nord della provincia, dove dalla Turchia, dal corridoio tra Azaz e Jarabulus, i terroristi continuano a ricevere rinforzi. Inoltre, è improbabile che siriani ed alleati prendano d’assalto direttamente Raqqa. Piuttosto, il loro obiettivo è riprendere la base aerea di Tabaqa, obiettivo realistico dato il terreno pianeggiante e la bassa densità della popolazione. È interessante notare che i vertici delle SDF per due volte hanno modificato i piani per l’attacco su Raqqa, iniziato il 24 maggio: prima fu decisa un’ulteriore offensiva sulla quarta direttrice verso la zona della base aerea di Tabaqa che, per una strana coincidenza, fu anche attaccata dai siriani, e solo allora passarono da assaltare Manbaj. Perché Tabaqa e la vicina base aerea sono così importanti per i siriani e le SDF? In primo luogo, è importante considerarle dal punto di vista politico di chi combatte al meglio contro il terrorismo nella regione. In secondo luogo, il controllo della città di Tabaqa delle forze governative è un avvertimento alla coalizione d’opposizione SDF, i curdi, e gli statunitensi dietro di loro. In terzo luogo, Tabaqa è un comodo trampolino di lancio per i futuri attacchi su Raqqa. In quarto luogo, nella regione sul fiume Eufrate c’è la più grande diga idroelettrica in Siria (costruita nel 1968-1973 con l’aiuto dell’Unione Sovietica) che forma un grande bacino. E l’acqua è nota essere una risorsa importante nel clima arido della Siria…
13321802In questo contesto, esperti e media sempre più discutono sul fatto che la presenza militare russa in Siria aumentasse. In primo luogo, il gruppo misto della base aerea Humaymim può essere integrato da vari bombardieri Su-24M e Su-34. In secondo luogo, ulteriori distaccamenti di forze speciali possono essere utilizzati come SAR, addestramento dei volontari o come li chiamiamo noi “pellegrini”. Come promemoria, il 25 maggio è scaduto l’ultimatum del Ministro della Difesa Sergej Shojgu sulla delimitazione dell’opposizione siriana dall’organizzazione terroristica Jabhat al-Nusra. Poi, il portavoce del Ministero della Difesa Igor Konashenkov ha detto che il ministero ha deciso di rinviare gli attacchi, fin quando ci sia una demarcazione delle formazioni armate rispetto Jabhat al-Nusra. Le forze governative, in assenza di un fronte continuo, devono combattere su più fronti contemporaneamente. Ma un’offensiva in profondità nella provincia di Raqqa, ovviamente, è ormai considerata una priorità, secondo il vicedirettore dell’Istituto di politica e analisi militare Aleksandr Khramchikhin. E poi il confronto con la battaglia di Berlino è davvero appropriato perché si osserva la volontà di ciascuna parte di superare l’altra nell’avvicinarsi al centro amministrativo, nell’assalto finale. Così, vediamo una situazione paradossale, tutti in Siria combattono contro tutti, anche se spesso aiutano indirettamente i rivali. Statunitensi e curdi hanno apparentemente sovrastimato le loro forze, e così hanno dovuto cambiare piani e ora sostengono che l’attacco a Manbaj sia più importante. Per l’Esercito governativo è chiaro che non è abbastanza forte per affrontare Raqqa. In questo senso, il rafforzamento della presenza militare russa in Siria sarebbe logico. Se siamo impegnati in questa guerra, è necessario finirla con successo. Tuttavia, oggi è difficile dire quali siano i criteri del successo, perché ora le guerre sono post-moderne. Molti credono che sia più importante dichiararsi vincitore che vincere davvero. Tuttavia, accanto ai media, c’è ancora una realtà che va osservata imponendo il rafforzamento degli aiuti russi “sul campo”. Anche in questo caso, dato che siamo stati trascinati in guerra, è necessario vincerla, altrimenti sarà difficile presentarla un successo, pur con tutti gli sforzi dei professionisti della comunicazione. La cosa più importante è essere i primi a raggiungere il centro amministrativo della provincia di Raqqa. Finora, le posizioni avanzate delle truppe di Assad sono a 100 km della città, mentre le SDF sono a circa 30 km, dice il capo del Centro per lo Studio del Medio oriente e Asia centrale Semjon Bagdasarov. Ma il problema è che i curdi non sono disposti a prendere Raqqa e subirvi delle perdite, dato che in ogni caso la lasceranno agli arabi. Pertanto, rallentano l’offensiva. Un obiettivo molto più importante è Manbaj, che apre la via per Jarabulus, importante per i curdi collegando i tre cantoni. Pertanto, con il nostro sostegno i siriani hanno ancora la possibilità di prendere Raqqa, perché è chiaro che, se presa dall’altra coalizione, Damasco avrebbe poche possibilità di recuperarla. Ho anche immaginato che i nostri diplomatici e consiglieri abbiano chiarito ai curdi che se prendono Raqqa, l’Aeronautica russa non condurrà operazioni sul corridoio tra Azaz e Jarabulus, in quanto, per così dire, non è spazio aereo di loro responsabilità, ma degli statunitensi. In generale, la situazione è difficile con molte ombre. In effetti, non abbiamo accettato a cuore leggero il cessate il fuoco, e Mosca ha apparentemente deciso di non rischiare una guerra regionale, ma prima o poi, il corridoio dal confine siriano-turco sarà chiuso.gCo3jvnTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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