La visita di John Kerry a Pechino si conclude con un fallimento

Il tentativo di Washington di fermare l’espansione del Partito comunista cinese nel Mar Cinese Meridionale s’infrange sugli scogli
Ivo Christov, A-specto, 08/06/2016 – South FrontSecretary of State John Kerry is seen through a loop of a rope used as a security line for the media as he looks at Chinese President Xi Jinping speaking during their meeting at the Great Hall of the People in BeijingLa visita del segretario di Stato degli USA John Kerry a Pechino fu annunciata già a gennaio con l’aspettativa che scongelasse le relazioni statunitensi-cinesi. La ragione era la riunione era il Forum annuale del dialogo strategico ed economico Cina-Stati Uniti d’America, con John Kerry che guidava la delegazione statunitense. Il giorno prima dell’arrivo a Pechino, il segretario di Stato annunciava in una conferenza stampa nella capitale mongola, Ulaanbataar, che “Washington riteneva lo sviluppo della zona di difesa antimissile della Cina sul Mar Cinese Meridionale provocatorio e destabilizzante, mettendo in discussione automaticamente la volontà cinese di trovare soluzioni diplomatiche alle tensioni nella regione contestata“. La Cina non ha né confermato né smentito l’intenzione di coprire con la difesa antimissile la zona in questione, con l’argomento che “questa decisione dipende dal livello della minaccia“. Le parole di Kerry erano ovviamente fastidiose per Beijing. Il segretario di Stato, che a gennaio parlò con il leader cinese, non fu ricevuto da Xi Jinping. Inoltre, l’ufficiale China Daily riferiva della conferenza stampa congiunta dei due ministri degli Esteri senza citare una parola di John Kerry. Invece, il quotidiano accentuava la dichiarazione del primo diplomatico cinese, Won I, secondo cui “la Cina è già impegnata a non partecipare alla cosiddetta militarizzazione delle isole nel Mar Cinese Meridionale e non accetta l’accusa secondo cui alle sue parole non corrispondano le azioni“.
L’“Era Glaciale” nelle relazioni statunitensi-cinesi ha avuto inizio con l’ascesa di Xi Jinping alla leadership a Pechino nel 2012. Il nuovo leader cinese è ritenuto dagli esperti la figura più forte ai vertici del Partito comunista Cinese degli ultimi due decenni. È il volto delle nuove ambizioni cinesi espresse nelle riforme economiche e del rafforzamento di Pechino quale fattore indipendente politicamente, diplomaticamente e militarmente. Le riforme economiche di Xi Jinping si agganciano alle cosiddette politiche di nuova normalità, stimolando il consumo interno con l’obiettivo di ridurre la dipendenza cinese dalle esportazioni. Tuttavia, il corso di Xi Jinping nella politica estera è ostacolato dagli interessi statunitensi in molte regioni. Il primo tema di conflitto ereditato dal passato sono gli attacchi hacker di cui Washington e Pechino s’accusano a vicenda. La diffidenza tra Cina e Stati Uniti è cresciuta nel 2013 quando l’agente della NSA Edward Snowden diffuse informazioni iper-sensibili sui metodi di spionaggio globale degli statunitensi. Sulla strada per Mosca, dove si trova oggi, Snowden passò da Hong Kong e le autorità cinesi non aiutarono gli statunitensi a catturare il loro agente. Nel 2014 Pechino non seguì Washington nel tentativo d’isolare la Russia per la crisi ucraina. Inoltre, Xi Jinping ha firmato un contratto strategico per l’approvvigionamento di gas dalla Siberia restaurando la fiducia nella comunità affaristica di Mosca. Naturalmente, il tema più conflittuale nelle relazioni bilaterali è la colonizzazione strisciante delle isole del Mar Cinese Meridionale di Pechino. Negli ultimi anni, l’esercito cinese ha manovrato su centinaia di isole disabitate nella regione costruendo strutture su alcune di esse, e che gli Stati Uniti interpretano come passi verso la militarizzazione. Vietnam, Taiwan, Brunei, Malaysia e Filippine hanno pretese territoriali sulle isole in questione. L’interesse per il Mar Cinese Meridionale sorge da petrolio e gas ivi presenti e dalle principali rotte che attraversano la regione. Il controllo sulle isole del Mar Cinese Meridionale permetterebbe alla Flotta del Pacifico degli USA d’interrompere la fornitura di petrolio dal Medio Oriente alla Cina; un pericolo che Pechino cerca di evitare prendendo atolli, scogli e isole disabitate.
All’apertura del Forum per il dialogo strategico ed economico Cina-Stati Uniti d’America, il leader cinese Xi Jinping annunciava che “le argomentazioni non devono diventare motivo per un comportamento conflittuale“. Le sue parole testimoniano la determinazione cinese a perseguire la propria politica nella regione, indipendentemente dalla volontà di Washington. Ovviamente la Cina approfitta della debolezza statunitense nell’ultimo anno di presidenza di Obama, segnata dall’opposizione alla Russia in Ucraina e Medio Oriente, per controllare tali zone strategiche.xi-kerry-lew-listenTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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