Modi ci ripensa sulla politica regionale dell’India

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 12 giugno 2016C1sx4Wq546C7gC8JQjF01kHt2pyv8xgMIl Primo ministro Narendra Modi ha fatto una rara telefonata al Presidente russo Vladimir Putin, subito dopo aver concluso la visita negli Stati Uniti. Sì, il nostro premier guida la ‘sinfonia’ ma i lobbisti degli USA nei media indiani che l’hanno applaudito quale direttore d’orchestra della filarmonica statunitense, ne saranno traumatizzati. Non è questa la sinfonia che vorrebbero mai sentir suonare da Modi. Quindi, qual è la vera sinfonia? Il fatto è che Modi è tornato con le mani vuote dagli USA. Non solo, la sua ‘visita di lavoro’ alla Casa Bianca aveva un protocollo così rigido che sembrava quasi, ripensandoci oggi, essere accolta con freddezza. Un’audizione pubblica del Congresso degli Stati Uniti sulla situazione dei diritti umani del suo Paese, mentre era a Washington avrà ferito il profondo senso d’orgoglio nazionale di Modi. Tuttavia, essendo un politico intelligente, ha strappato il premio nel cupa quadro di Washington coreografando un grande ‘atto di moderazione’ a Capitol Hill. (Leggasi il mio articolo su Asia Times, “Il Primo ministro Modi reimposta la bussola degli USA post-Obama”). Dopo aver fatto ciò, creando un’aura di ‘successo’ della visita negli Stati Uniti presso l’opinione pubblica indiana, Modi ha avuto anche abbastanza tempo per rimuginarvi sopra durante il lungo volo di rientro. Nel suo mondo di pensieri silenziosi, Modi decideva di contattare Putin. Ormai Modi si è così spinto in profondità nel mondo della diplomazia internazionale da sapere della splendida simbologia nel telefonare a Putin come primo atto al rientro dalla visita negli USA. Non c’è bisogno di essere un esperto strategico per sapere che una nuova guerra fredda ribolle e la Russia contrasta l’accerchiamento implacabile da parte di Stati Uniti e NATO. Infatti, solo la settimana scorsa l’USS Porter, un mortale cacciatorpediniere della marina statunitense, ha attraversato il Bosforo entrando nel Mar Nero, e allo stesso tempo il Pentagono annunciava il dispiegamento di due portaerei nel Mediterraneo, pericolose mosse che sollevano le ire di Mosca. Un alto funzionario del Ministero degli Esteri russo ha detto, “Naturalmente, ciò non è conforme alla nostra approvazione e senza dubbio porterà a misure reattive. Sulla situazione generale, naturalmente, c’è un netto acutizzarsi che alimenta le tensioni nelle relazioni (russo-statunitensi)”.
Modi faceva la sua telefonata a Putin il giorno dopo, vigilia della Giornata Nazionale Russa. La lettura del Cremlino dice, “Vladimir Putin ha avuto una conversazione telefonica con il Primo Ministro indiano Narendra Modi su iniziativa della controparte indiana. La discussione si è incentrata sulle questioni pratiche nella cooperazione tra i due Paesi, nei preparativi ai contatti di vertice che si terranno a breve. I leader hanno riaffermato la determinazione a rafforzare ulteriormente le relazioni bilaterali nella partnership strategica privilegiata. Narendra Modi ha offerto i suoi migliori auguri per la Giornata Nazionale Russa”. Chiaramente, si trattava di una ‘telefonata d’affari’ soprattutto. Ciò che emerge è che Modi andrà al prossimo vertice della Shanghai Cooperation Organization di Tashkent, il 23-24 giugno. La decisione di Modi di recarsi a Tashkent sottolinea la sua decisione a sottoscrive personalmente l’ammissione formale dell’India a membro a pieno titolo della SCO. E l’adesione alla SCO apre un vasto spazio diplomatico all’India, perseguendo in modo ottimale i propri obiettivi in politica estera. Non solo crea un del tutto nuovo modello di dialogo tra India e Pakistan, ma fornisce anche un quadro entro cui un percorso costante è possibile per armonizzare le politiche regionali di India e Cina. (Leggasi il mio articolo su Asia Times, “La SCO preannuncia cambiamenti nella sicurezza dell’Asia meridionale”.)
raheel-sharif Significativamente, il Cremlino ha evidenziato la “partnership strategica privilegiata” tra Russia ed India al massimo livello, nella reciproca consolidata relazione in ascesa negli ultimi sei decenni, dalla visita di Nikita Krusciov nel nostro Paese. La Russia può svolgere un ruolo unico come moderatore nel rapporto sino-indiano e nella normalizzazione tra India e Pakistan. L’India ha un disperato bisogno di ‘fare una pausa di riflessione’ pensando come poter attingere dalla continua buona volontà e amicizia della Russia. In effetti, la Russia ha già iniziato a svolgere un ruolo utile nell’armonizzazione delle posizioni dell’India sul Mar Cinese Meridionale con le principali preoccupazioni della Cina sulla questione. (Leggasi il mio articolo su Asia TimesL’India delimita le sua presenza militare nel Mar Cinese Meridionale”). Naturalmente, l’adesione di India e Pakistan alla SCO avviene nel momento in cui le relazioni USA-Pakistan si disintegrano nell’acrimonia pubblica e tra accuse reciproche. Non si commettano errori, il comandante dell’esercito pakistano Generale Raheel Sharif ha praticamente insultato il presidente Barack Obama che aveva ordinato un attacco coi droni su un covo dei taliban pakistani rifugiatisi sul suolo afghano sorvegliato delle forze armate statunitensi. La provocazione di Sharif è questa: ‘Caro signor Presidente, se potevi autorizzare l’uccisione con un drone del capo talib (afgano) Mullah Akhtar Mansur, perché non dare la stessa autorizzazione permettendo ai tuoi ragazzi in Afghanistan di decapitare anche Mullah Fazlullah? Sapendo dove si nasconde. È una bella domanda’. (Dawn) Sharif denunciava il retropensiero degli Stati Uniti. Invece, la strategia afghana degli Stati Uniti sembra concentrarsi unilateralmente a legittimare la presenza militare a lungo termine degli USA in Afghanistan. (US News & World Report) Allo stesso modo, l’adesione alla SCO dell’India non può che essere vista che sullo sfondo delle tempeste che si accumulano nel rapporto USA-Cina.
Considerato tutto ciò, la visita di Modi a Tashkent promette d’essere la missione diplomatica più cruciale intrapresa dal primo ministro finora. Modi certamente incontrerà il Presidente cinese Xi Jinping a Tashkent. Infatti, la recente visita negli Stati Uniti è stata una constatazione della realtà per Modi. E’ ormai provato oltre ogni dubbio che per la sua agenda per lo sviluppo, l”associazione in essere’ tra Stati Uniti ed India vale molto poco. D’altra parte, la Cina può aiutare l’India immensamente, ed ha mostrato la volontà di farlo. Con Modi che punta di piedi sul nucleo del mandato a primo ministro, non può sfuggirgli che così assolverebbe infinitamente meglio le promesse fatte nel 2014 al popolo indiano sull’agenda per lo sviluppo, creando posti di lavoro in particolare. L’India ha bisogno di un estero in pace in modo che possa concentrarsi nei prossimi 15-20 anni cruciali che ci attendono, affrontando seriamente i problemi della povertà nel Paese. Alcun Paese con coscienza o rispetto di sé può consentire che una realtà così vergognosa continui, e continui come se si trattasse di un fatterello della vita. Gli strateghi indiani nelle torri d’avorio che sognano e pontificano di politica estera e geostrategia, e sugli imperativi di una alleanza militare USA-India, sono lontani dalla cruda realtà che li circonda. Dovrebbero fare un giro in autobus per la campagna, a soli 30 chilometri dalla capitale nazionale, per sapere ciò a cui la nazione anela. Il Pivot degli Stati Uniti in Asia alimenta solo tensioni e rulla i lontani tamburi di guerra nella regione Asia-Pacifico, quindi non va preso più alla leggera. L’interesse degli Stati Uniti è perpetuare l’egemonia in Asia, ma cosa porta ciò all’India? L’adesione alla SCO apre la porta alla via che conduce a un giardino di rose per la diplomazia indiana. L’acume di Modi nel prenderla personalmente è di portata storica. Stimolando in modo necessario la diplomazia indiana nel mondo multipolare.f1609ad649b54651adb0014a3b439b6c-e4954e6f0d9541f783a8d9eec96dca75-0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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