BREXIT (e champagne)

Jacques Sapir, Russeurope 24 giugno 2016brexitLa votazione del 23 giugno è un momento storico capitale. E’ anche un grande momento per la democrazia. Votando per il 51,9% l’abbandono dell’Unione europea, gli elettori inglesi hanno dato una lezione di democrazia al mondo, e per il vostro umile servitore probabilmente cambiano il nostro futuro.

Una lezione di democrazia
coverfeature2304 La lezione di democrazia è prevalente su più livelli. Qui dobbiamo accogliere la decisione del primo ministro inglese, David Cameron, di lasciare che le posizioni divergenti si esprimessero, nel partito conservatore e nel governo. Allo stesso modo dovremmo accogliere la maturità degli elettori inglesi che legittimamente sconvolti dalla tragedia dell’omicidio della deputata laburista Jo Cox, non si sono lasciati sopraffare dall’emozione e sono rimasti nelle posizioni favorevoli all’uscita dall’UE. Naturalmente, non tutto era perfetto in questa campagna. Ci sono stati eccessi e bugie, come quelle di George Osborne [1], ministro delle Finanze, o dei catastrofisti patentati di Bruxelles. La copertura mediatica era sbilanciata a favore del “restare”, ma meno di quello che sarebbe successo se tale voto si fosse svolto in Francia [2]. Era evidente come la comunità finanziaria avesse attuato una campagna isterica affinché il Regno Unito rimanesse nell’UE. E questi circoli hanno il nerbo della guerra, cioè i soldi. Ma potremmo anche vedere che gli elettori non si sono lasciati particolarmente colpire da denaro o argomenti delle autorità riversati sui media. Il successo dell'”uscita” nel referendum può quindi essere paragonato al similare successo del “no” al referendum sul progetto di trattato costituzionale europeo, in Francia nel 2005. In entrambi i casi l’elettorato popolare e operaio era contro le autoproclamate ‘élite’ e i giornalisti al loro soldo. E il nuovo capo laburista Jeremy Corbyn, che guidava la campagna nel Regno Unito per rimanere nell’UE, è stato sconfessato da una parte significativa dei suoi elettori. Entrambi i referendum riflettono la vitalità dei sentimenti democratici nelle opinioni pubbliche di entrambe le rive della Manica. Il referendum inglese, inoltre, dimostra di essere un vero e proprio colpo al presidente degli Stati Uniti, recatosi in Gran Bretagna alcune settimane prima per invitare gli elettori a rimanere nell’Unione europea, riflettendo quindi la vera natura dell’UE. Infine, con questa lezione di democrazia, David Cameron ha detto di aver capito che la decisione del popolo inglese va rispettata, e che la procedura legale per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea sarà avviata. Ancora una volta, ciò è nettamente diverso dal comportamento delle élite politiche francesi, che costantemente eseguono ogni decisione ampiamente respinta dagli elettori.

Ritorno alle Nazioni e negazione della realtà
brexit5 Questa lezione di democrazia avrà conseguenze importanti per il futuro. Non tanto finanziarie. Le turbolenze sui mercati finanziari dureranno un paio di giorni, poi si calmeranno quando gli operatori prenderanno atto che il voto di certo non interrompe flusso o produzione di merci. Norvegia e Svizzera non sono membri dell’UE e non vanno male, se si crede alle statistiche economiche. Le conseguenze più importanti saranno ovviamente politiche. Qui va ricordato che il voto è il primo in cui un Paese membro dell’UE, e prima nella Comunità economica europea, che si chiamava mercato comune, decide democraticamente di staccarsi da tali istituzioni. Come precedente, ma anche come effetto domino, l’impatto di questa decisione sarà notevole. Già si vede che in altri Paesi, come Olanda, Danimarca o Francia, il voto dà un’idea ai vari partiti euroscettici. inoltre la vittoria dei cosiddetti “populisti” alle amministrative italiane del M5S di Beppe Grillo, o la mancata elezione del candidato nel Partito della Libertà alle presidenziali in Austria (risultato oggetto di un ricorso per annullamento), mostra che vi è infatti una forma di ribellione contro l’Unione europea. Questo movimento s’è visto nello studio del Pew Research Center, dove pareri negativi verso l’UE superano quelli favorevoli in 4 Paesi: Spagna, Grecia, Francia e Regno Unito [3]. Il voto inglese non si ha per caso in omaggio alla grande capacità di negare la realtà delle élite europee, che il voto ha così sorpreso. La politica della negazione è quella che è, non va attesa una seria discussione delle opzioni politiche europee da parte degli stessi che le adottano. E’ quindi probabile che assisteremo, nelle prossime settimane, a un’escalation politica. Ma i fatti sono testardi: maggiore impegno verso “federalismo” e altre opzioni “sovranazionali” non produrrà che resistenza dai cittadini. Speriamo che siano presto consultati, perché in caso contrario tale resistenza potrebbe assumere forme violente. Il voto inglese condanna una forma di progetto europeo. La logica e il buon senso vorrebbero che se ne prenda atto, ritornando a forme più rispettose della sovranità e quindi di democrazia, nel quadro delle nazioni che compongono l’Europa.

Impasse e importanza della “sinistra” nella lotta per la sovranità
C’è un’ultima lezione. La vittoria dell'”uscita” è stata possibile in Gran Bretagna perché parte dell’elettorato operaio, come detto, ha votato contro le disposizioni impartite dai capi del suo partito. Ciò comporta due osservazioni. Il primo è il grado di cecità dei vertici socialdemocratici che si rifiutano di ammettere che le conseguenze pratiche dell’Unione europea sono negative per le classi popolari. I regolamenti europei sono il cavallo di Troia delle deregolamentazione e della finanziarizzazione delle economie nazionali. Continuare oggi a far finta di cambiare l’Unione dall’interno e a chiacchierare in modo conveniente di “Europa sociale”, sono la menzogna che si tramuta anche in impasse strategica. Tale bugia va sempre denunciata, se vogliamo che un giorno la sinistra esca dal pantano in cui si è cacciata. Il secondo punto è l’importanza del successo di un voto che può essere chiamato di “sovranità” dell’elettorato tradizionalmente di sinistra. L’elettorato non può agire che attraverso specifiche mediazioni politiche. In Gran Bretagna i comitati “Labour for Leave” sono stati fondamentali per il successo del “lasciare”. Possiamo dedurre l’importanza delle forme autonome di organizzazione che strutturano l’elettorato di sinistra nel poter esprimere opzioni sovraniste.Belgium EU Britain[1] Russeurope
[2] Russeurope
[3] Pew Global

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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5 Responses to BREXIT (e champagne)

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