Gladio nucleare: i nazisti e gli USA, ieri e oggi

Luciana Bohne, Counterpunch, 8/8/2014

Inerenti ai tentativi formulati degli USA negli anni ’40 di dominare un impero mondiale vi erano due requisiti: primo, una diffusa campagna di propaganda per fare apparire l’impero benevolo e necessario, in sostanza democratico ed intrinsecamente “americano”, quindi incontestabile in un dibattito legittimo. Qui i media statunitensi operano per legittimare il sistema imperiale e ostacolarne la comprensione popolare ogni volta. In secondo luogo, vi è il bastone che accompagna la carota della propaganda, la pesante dipendenza dall’intervento segreto nelle periferie e sorveglianza ed oppressione interne.
– John Bellamy Foster e Robert McChesney12003211_753008364804965_2662570242554091957_nPreambolo
Presumo, per scherzo, che almeno una piccola parte del blackout mediatico sulla brutale ricetta “antiterroristica” contro i civili nel sud-est dell’Ucraina (Novorossija) sia il risultato della qualità decisamente poco attraente della coorte fascista che partecipa alla campagna della junta di Kiev. I miliziani dell’esercito paramilitare di Svoboda e Settore destro (la cosiddetta Guardia nazionale della junta di Kiev, formata da un esercito di volontari dopo il colpo di Stato) sembrano delle macchiette sottoproletarie. Inoltre, c’è una sorta di pasticcio postmoderno tra nazisti originari e loro culto, e fan club virtuali di Stepan Bandera, il macellaio della Galizia che notoriamente collaborò con le forze dell’Asse nello sterminio di ebrei, ucraini, polacchi e altri indesiderabili in Oriente. Ideologicamente sembrano irreali, come se fossero appena spuntati dalla fossa scavata da una bomba nella storia, non del tutto riempita nel dopoguerra, mentre assurdamente invocano “Gloria all’Ucraina”. Uno sguardo a foto e video delle parate fasciste, coi loro oscuri e torvi volti dal cipiglio ottuso del bullo, le teste rasate stile kapo e mise borchiate e pacchiane farcite di rigoroso nero da fascista, fanno pensare frettolosamente a fannulloni arruolati come comparse per un poco plausibile B-movie su un’improbabile guerra tra skinhaad in un liceo degli Stati Uniti. Nonostante le ovvie fantasie, non sono guerrieri ariani diretti al Valhalla. Quindi, se non possono essere spacciati come cavalieri dalla splendente armatura democratica americana o da esemplari di militari superiori, per quale motivo tali retrogradi sono stati reclutati per guidare la crociata “pro-democrazia” filo-occidentale nella Majdan di Kiev e relative conseguenze? Non per imporre il loro rozzo culto della personalità fascista nel “cuore” dell’Europa, questo è sicuro. La NATO, insieme alla servile burocrazia finanziaria dell’UE di Bruxelles, già occuprebbe l’Europa fino al confine con la Russia, se la scommessa ucraina ha successo. Allo stato attuale, nulla minaccia tale occupazione. Pertanto, tramare per imporre il fascismo in Europa sarebbe eccessivamente inutile. Piuttosto, sono stati reclutati come strumenti della destabilizzazione, del cambio di regime ed eventuali operazioni “antiterrorismo” per mantenere al potere a Kiev la junta sostenuta dagli Stati Uniti; solo un passo verso l’obiettivo maggiore: un cambio di regime in Russia. Svoboda e Settore destro hanno raccolto solo il 2% dei voti nelle elezioni ucraine di maggio (2014). Non sembra, quindi, che tali due partiti fascisti godano di ampio sostegno popolare. Settore destro, ultranazionalista e suprematista, apparve nelle agitazioni di Majdan. Svoboda è un partito anticomunista, russofobo e filo-UE, formatosi subito dopo il 1990 riunendo membri cattolici e ortodossi e chiedendo la liberazione dell’Ucraina dalle catene della “mafia ebraico-moscovita”. Tra le numerose pose troglodite, la celebrazione nel 2010 dell’ucraino naturalizzato statunitense e criminale di guerra John Demjanjuk, quale “eroe della lotta per la verità”, prese il posto d’onore. Dopo un processo giudiziario lungo e clamoroso, Demjanjuk fu espulso dagli Stati Uniti in Germania, essendo stato condannato per la morte di 30000 detenuti nel campo di sterminio nazista di Sobibor. Tra piccoli imbarazzi, Svoboda aveva addirittura fondato un think-tank dal titolo accattivante “The Joseph Goebbels Political Research Center“. Nel febbraio 2014, al culmine delle follie “pro-democrazia” di Majdan, ardenti turisti “rivoluzionario-democratici” si recarono a Kiev per onorare i capi fascistoidi di tale tossico prodotto occidentale, figuri come il senatore John McCain, l’arcivescovo di New York, cardinale Dolan, celebri “filosofi” come Slavoj Zizek e Bernard Henri-Levy, star del cinema internazionale, l’onnipresente George Clooney, tra gli altri.
Mettendo nel contesto della politica estera degli Stati Uniti del rollback del comunismo dal 1945, rovesciamento e la sostituzione del legittimo governo di Janukovich, come previsto, con il colpo di Stato inscenato, sostenuto e mantenuto dagli USA, risalta la politica della guerra occulta, ovvero la “guerra politica” da manuale che i nazisti perfezionarono combinando propaganda, sabotaggi e creazione di “eserciti segreti” per le “operazioni di contro-insurrezione” (in pratica controllo della popolazione col terrore). Ciò ebbe un’anteprima nel 1953, col colpo di Stato orchestrato dalla CIA in Iran (dopo aver provato alcune delle tecniche di destabilizzazione nella campagna elettorale del 1948 in Italia, dove la vittoria comunista fu minacciata e di fatto vanificata da tali tecniche). Dura da settanta anni sulla scena mondiale. Dal 1989, fu adattata, assente il presunto pericolo comunista, allo sforzo per costringere il mondo a servire gli interessi economici.
22309161Un piano del classico periodo di animosità anticomunista statunitense che, per fortuna, non andò come previsto, va menzionato. Alla fine degli anni 40, maturò un piano così super segreto che non sembra avere avuto un nome in codice. Declassificata negli anni ’80, una dichiarazione del 1949 dei Capi di Stato Maggiore al presidente Harry Truman rivela aspetti di tale piano, che integrava armi convenzionali e nucleari con operazioni di “contro-insurrezione”. Esercito ed aviazione, CIA e altre agenzie d’intelligence degli Stati Uniti proposero una strategia in tre fasi per eliminare l’Unione Sovietica, aprendo la guerra con l’opzione desiderata: 1) montare una campagna di propaganda e disinformazione ed operazioni false flag per provocare lo scontro con l’Unione Sovietica, in cui gli Stati Uniti sarebbero apparsi agire per autodifesa o in difesa di un dato gruppo dei popoli sovietici oppressi; 2) lo svolgimento della campagna militare per trenta giorni durante cui 70 bombe atomiche sarebbero state sganciate su determinati obiettivi in Unione Sovietica da aerei a lungo raggio, per distruggere il 40% della capacità industriale sovietica, compresa quella cruciale del petrolio; 3) il lancio di operazioni di “contro-insurrezione” post-nucleari in territori radioattivi per evitare che l’Armata Rossa reagisse e il sistema politico sovietico riemergesse. Quest’ultima fase doveva essere affidata agli “eserciti segreti”, gruppi di emigrati europei orientali e russi, ereditati dai tedeschi. In altre parole, eserciti di nazi-collaboratori. I “bastardi” del mio titolo. (Ho tratto gran parte delle informazioni dal libro di Christopher Simpson, Blowback). Se il lettore ora intravede una notevole somiglianza tra la proposta dei JCS del 1949 e la postura aggressiva di oggi nei confronti della Russia (compreso l’uso di truppe d’assalto fasciste in Ucraina), l’effetto è intenzionale. Come nel 1949, a giudicare dalle continue provocazioni, i pianificatori di oggi sembrano pensare di poter vincere una guerra contro la Russia. Molto preferito sarebbe un “cambio di regime” ma, in mancanza di ciò, una breve rapida guerra nucleare tattica potrebbe neutralizzare un Paese la cui leadership sembra essere decisa a perseguire lo sviluppo economico indipendente. Va sottolineato, quindi, che gli Stati Uniti non sembrano seguire una campagna per ristabilire ideologicamente il fascismo in Europa, ma molto preoccupata per l’Europa, come dice Victoria Nuland così pittoresca nei tristi scambi intercettati con l’ambasciatore Pyatt: “Fottere l’UE” così a lungo, naturalmente, da rimanere sottomessa e coordinata agli interessi degli Stati Uniti. Invece di re-introdurre il vecchio fascismo in Europa, gli Stati Uniti reclutano, addestrano e schierano eserciti paramilitari neo-nazisti quali strumenti per reprimere col terrore la prevedibile ribellione nel Donbas. (Mentre scrivo, oggi, 50 missili balistici, in grado di trasportare testate nucleari, sono stati lanciati sul Donbas).
Vantaggi propagandistici degli Stati Uniti in tale reclutamento sono distrazione, disorientamento e puro terrore al di fuori dei media ufficiali, che la presenza di dichiarati ammiratori di Hitler provoca tra il pubblico qui e in Europa. Mentre ci concentriamo sulla presunta rinascita del militarismo nazistoide in Europa, non si bada ai suoi sottili curatori, gli imperialisti di Washington. L’amministrazione Putin ha giustamente mobilitato la memoria storica russo-ucraina in repulsione a tale scandaloso reclutamento, attingendo alla memoria dell’orrore del nazismo in Oriente, coll’epico bilancio di 26 milioni di morti per la causa della sconfitta dei nazisti. Gli storici hanno notato, e i cittadini ex-sovietici certamente ricordano, che il massacro sistematico in Oriente, anche con carestie, non ha paralleli nella storia del mondo. Comprensibilmente, gli ucraini del Donbas e la Russia approvano la campagna “antifascista” di Mosca denunciando Kiev e indirettamente, diplomaticamente, gli Stati Uniti. Niente di tutto questo si propone di ridurre al minimo la criminalità dei razzisti assassini sostenuti dagli Stati Uniti. E’ proprio a causa della loro volontà di commettere atrocità che sono stati reclutati e addestrati. Non c’è nulla di nuovo in tale pratica.

Kennedy e Eisenhower

Kennedy e Eisenhower

Gli Stati Uniti e l’arruolamento dei “bastardi”
La storia risale alla fondazione negli Stati Uniti, dopo il 1945, del complesso di sicurezza nazionale per la propaganda e la guerra politica per respingere il comunismo in Europa orientale e URSS. Tale storia è raccontata da Christopher Simpson in Blowback: Il reclutamento negli USA dei nazisti e suo effetto sulla guerra fredda (1988). Il libro di Simpson è stato ripubblicato il 6 giugno (2014) da Open Road Media nella serie “Forbidden Bookshelf”, curata dallo studioso dei media Mark Crispin Miller, che scelse cinque libri per inaugurare la serie. Tra i cinque vi era quello di Douglas Valentine, Il Programma Phoenix, sulle operazioni contro-insurrezionali segrete della CIA in Vietnam (1968-1972). Phoenix è indicato da CounterPunch come uno dei 100 migliori saggi di sempre. Insieme, questi due libri dicono tutto ciò che si deve sapere su come il governo degli Stati Uniti abbia agito da Stato canaglia del nostro tempo, calpestando il diritto internazionale, armando e addestrando gruppi terroristici reazionari, privatizzando le operazioni militari, fomentando i cambi di regime con la guerra psicologica, spiando tutto il pianeta ed agendo in generale come se il mondo finisse se gli Stati Uniti non lo dominassero. La politica estera di oggi ideologicamente assolutista/manichea “o sei con gli Stati Uniti o siete con i terroristi”, è la continuazione dell’assolutismo formatosi nei primi anni del dopoguerra: “o sei con noi o con i rossi”. Il reclutamento di jihadisti (iniziato in Afghanistan) negli anni ’70, e in seguito ed ora dei neo-nazisti in Ucraina, per minare dei regimi, riflette la prassi dei servizi d’intelligence che alla fine della seconda guerra mondiale reclutarono nazisti, la maggior parte grandi criminali di guerra. Scrivendo negli anni ’80, Simpson suggerisce che tale reclutamento causò un “ritorno di fiamma”, nel senso di vendetta nella tesi di Chalmers Johnson nel suo libro dallo stesso titolo. La tesi di Simpson è molto più penetrante, suggerendo che la collaborazione Stati Uniti/nazisti, tra le altre cose, danneggiò le prospettive di pace nel mondo.
AVT_Gehlen-Reinhard_9246A tale riguardo, è istruttivo il caso di Reinhard Gehlen, alto ufficiale dei servizi segreti militari di Hitler sul fronte orientale. Gehlen era riuscito a raccogliere massicce informazioni su capacità militare, struttura ed organizzazione dei servizi segreti dell’URSS, strategie dell’alto comando sovietico. Un tesoro di informazioni che Gehlen iniziò a pensare almeno dall’autunno 1944 di consegnare agli alleati in cambio di protezione contro le accuse per crimini di guerra. Gehlen ricevette l’informazione a scapito della vita di 4 milioni di prigionieri di guerra sovietici. Simpson scrive: “Gehlen ottenne gran parte delle sue informazioni dalle peggiori atrocità della guerra: torture, interrogatori e omicidio per fame di circa 4 milioni di prigionieri di guerra sovietici“. Allettati dall’ambita scorta di informazioni sull’URSS (i documenti segreti degli Stati Uniti in materia erano praticamente vuoti), le autorità statunitensi non fecero domande a Gehlen. “E’ dalla nostra parte e questo è tutto ciò che conta“, disse il direttore della CIA Allen Dulles. Gehlen divenne un agente a contratto della CIA, e relativo alla creazione dell’organizzazione Gehlen vicino a Monaco di Baviera con ampi fondi forniti da OSS/CIA per continuare a spiare l’Unione Sovietica e i suoi satelliti in Europa orientale. Anche se aveva promesso di non assumere agenti tra i criminali internazionali di SS, SD e Gestapo perseguiti per crimini contro l’umanità, di guerra e contro la pace, fece proprio questo, così i suoi mandanti chiusero un occhio. Secondo Simpson assunse, per esempio, “l’Ostuf Hans Sommer (che aveva incendiato sette sinagoghe a Parigi nell’ottobre 1941); l’SS Standartenführer Willi Krichbaum (dirigente della Gestapo in Europa sud-orientale); e l’SS Sturmbannführer Fritz Schmidt (capo della Gestapo a Kiel, Germania)… Durante il primo decennio del dopoguerra, gli USA spesero almeno 250 milioni e impiegarono 4000 persone a tempo pieno per far risorgere l’organizzazione di Gehlen dalle macerie della guerra“. E il premio fu la prima decisiva salva della guerra fredda basata sulle informazioni fuorvianti di Gehlen sulla forza dell’Armata Rossa e la sua presunta volontà d’invadere l’Europa occidentale. Anche se, come nota Simpson, “a metà del 1946, l’intelligence militare degli USA riferì correttamente che l’Armata Rossa… non era pronta, era sovraesposta e stanca della guerra“, ma Gehlen insisteva sul fatto che l’Armata Rossa (che, infatti, era impegnata a strappare un terzo del sistema ferroviario tedesco per rimontarlo in Unione Sovietica) aveva 500 divisioni pronte per la blietzkrieg sull’Europa occidentale. Come accadde, l’allarmismo di Gehlen fu prontamente approvato e forse anche guidato dai pianificatori che si struggevano per avere un grosso budget per la difesa (che triplicò nel 1952 come risultato della falsa “minaccia” sovietica) e un economia di guerra permanente. Come John Bellamy Foster e Robert McChesney notano nell’importante numero di luglio (2014) del Monthly Review dedicato allo Stato di sorveglianza, l’ansia per il ritorno della Grande Depressione degli anni ’30, dopo la guerra, spinse i pianificatori statunitensi a chiedere il mantenimento di un’economia da guerra permanente con il keynesismo bellico. Già nel 1946 il generale Dwight D. Eisenhower scrisse, “E’ nostro dovere sostenere ampi programmi di ricerca nell’istruzione, nell’industria e in qualunque campo che sia importante per l’esercito. La stretta integrazione delle risorse militari e civili non potrà beneficiare solo direttamente l’esercito, ma indirettamente la sicurezza della nazione”. Chiese “la massima integrazione delle risorse civili e militari e di assicurare la direzione unitaria più efficace nelle nostre attività di ricerca e sviluppo“, un’integrazione che, disse, si era già “consolidata in una sezione distinta ai vertici del dipartimento della Guerra“.
Al dipartimento di Stato, nel frattempo, George F. Kennan, esperto di affari sovietici e a capo del Comitato di programmazione politica, si oppose alla guerra totale contro l’Unione Sovietica, articolando la sua “dottrina del contenimento”. Come nota Simpson in Blowback, per Kennan gli obiettivi erano due:
a) ridurre potere ed influenza di Mosca
b) cambiare fondamentalmente teoria e pratica delle relazioni internazionali osservate nel governo in Russia
050318_kennan_vlrg_330a.grid-4x2 L’adozione di tali concetti a Mosca (tuttavia) sarebbe equivalso a dire che il nostro obiettivo era rovesciare il potere sovietico. Procedendo da quel punto, si potrebbe sostenere che ciò a sua volta fosse un obiettivo irrealizzabile mediante la guerra, ammettendo quindi che il nostro obiettivo verso l’Unione Sovietica era un’eventuale guerra e il rovesciamento violento del potere sovietico. Per scongiurare tale (troppo chiara) comprensione delle intenzioni di Washington da parte di Mosca, Kennan propose qualcosa che oggi conosciamo come “cambio di regime”, la destabilizzazione interna dell’Unione Sovietica occultamente architettata incoraggiando spaccature, divisioni e crisi, in particolare nei Paesi satelliti. La cosiddetta guerra fredda, di conseguenza, si trasformò in quattro decenni di guerra segreta per il “cambio di regime” in Unione Sovietica. Tale obiettivo richiese le arti sovversive di un ramo specializzato dell’intelligence, con il compito di raccogliere e analizzare altre informazioni, venendo avvolti e protetti dal necessario Stato di sicurezza nazionale. Ancora negli anni ’40, la Gran Bretagna seppe dall’amministrazione Roosevelt che gli Stati Uniti avevano formato un’organizzazione d’intelligence (l’FBI si limitava a sorveglianza interna). Sotto tutela inglese, nacque l’OSS, progenitore della CIA. Alla fine della guerra lo Stato di sicurezza nazionale, così come la conosciamo oggi, iniziò a prendere forma. Nel 1946 l’appello di Eisenhower per un’economia militare coordinata e la dottrina di contenimento nel 1947 si combinarono per produrre il National Security Act che autorizzò il Consiglio di Sicurezza Nazionale e la CIA e guidò la formazione nel 1952 della National Security Agency (NSA) di Kennan, l’organizzazione ombrello responsabile della supervisione di tutte le agenzie d’intelligence militari e civili statunitensi. Le attività della NSA furono avvolte nel mistero perché, naturalmente, violavano la Costituzione. L’entità di tali violazioni, tra cui omicidi mirati di leader nel mondo, non fu comunicata che trent’anni dopo, quando la “comunità” d’intelligence finì indagata dal Congresso negli anni ’70, dopo lo scandalo Watergate.

Frank Wisner

Frank Wisner

Una sorta di “bastardi”: l’esercito di Vlasov e l’OUN/UPA
efimNel cruciale triennio dopo il 1945, tuttavia, il coordinamento della NSA dei servizi per organizzare il rollback del comunismo in Europa, non esisteva. Il dipartimento di Stato, quindi, avviò la stagione delle attività sovversive con l’Operation Bloodstone. Il padrino di Bloodstone fu George Kennan, con Frank Wisner, pubblicitario divenuto leggendario agente dell’OSS nella Seconda Guerra Mondiale, in qualità di lobbista presso le istituzioni. Come scrive Christopher Simpson in Blowback, “Il dipartimento di Stato iniziò il primo noto grande sforzo di reclutamento clandestino di emigrati sovietici… l’Operation Bloodstone divenne uno dei più importanti piani segreti del dipartimento dal 1948 al 1950, quando fu sostituito da programmi simili sponsorizzati direttamente dalla CIA”. Con “emigrati sovietici”, Bloodstone non voleva radunare in giardino una varietà di sfollati, senza casa e profughi disperati dall’Europa centrale ed orientale post-bellica. Ma specificamente reclutava preziose risorse anticomuniste distintesi in attività significative contro l’Unione Sovietica. Per creare una crisi interna in Unione Sovietica e/o nei suoi satelliti, Kennan, come cita Simpson, pensò di raccogliere importanti esuli anticomunisti: “In questo momento c’è una serie di interessanti e potenti gruppi politici tra gli esuli russi… ognuno dei quali sarebbe probabilmente preferibile al governo sovietico, dal nostro punto di vista, quali governanti della Russia“. Così, mentre tutti i gruppi ricevono più o meno lo stesso finanziamento, i nazi-collaborazionisti russi dell’Esercito di Liberazione, meglio noto come Esercito Vlasov (dal generale disertore passato ai nazisti) godettero di particolare predilezione. Costituito da volontari ex- prigionieri sovietici catturati dai tedeschi in guerra, nel dopoguerra gli emigrati dei resti dell’esercito di Vlasov parlavano la lingua, conoscevano il territorio, avevano combattuto sul campo di battaglia contro i sovietici, aveva condotto intelligence, controllo della popolazione e sabotaggi. Al culmine, l’esercito di Vlasov aveva un milione di aderenti. I veterani dell’esercito di Vlasov furono importati negli Stati Uniti per essere utilizzati per addestrare gli agenti degli Stati Uniti nella sovversione anticomunista, per consulenze su intelligence e operazioni segrete, e come reclutatori per operazioni di sovversione ed assassinio. Va notato, a questo punto, come fa Simpson, che data la possibilità di scegliere trs fame e collaborazione, “circa 2 milioni di prigionieri di guerra sovietici… scelsero la fame piuttosto che aiutare i nazisti“. Tuttavia, molti lo fecero. Ciò che i reclutatori del dopoguerra dei veterani dell’esercito Vlasov decisero d’ignorare erano i loro crimini di guerra. Come riporta Simpson, “L’esercito di Vlasov fu spesso raffigurato in occidente dopo la guerra come la più nobile e idealista legione di emigrati nazisti… In realtà, l’organizzazione di Vlasov (reclutata dai servizi segreti degli Stati Uniti) era in gran parte formata da veterani riassegnati dalle più depravate unità di “sicurezza” e delle SS della macchina mortale dei nazisti… Nel 1945, circa la metà delle truppe di Vlasov fu trasferita all’SS Kommando Kaminsky, in precedenza guidato dal collaborazionista bielorusso Bronislav Kaminsky…. Le milizie di Kaminsky guidarono la sanguinosa repressione del 1944 dell’eroica rivolta di Varsavia con tale violenza bestiale che anche il generale tedesco Hans Guderian ne fu sconvolto e ne chiese la rimozione dal campo”. Allo stesso modo, l’arruolamento di emigrati dalle organizzazioni collaborazioniste ucraine ebbe un volto pubblico e uno segreto. I nazisti avevano generosamente finanziato l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN) e il suo braccio militare, l’esercito insurrezionale ucraino (UPA), negli anni precedenti l’invasione della Russia del giugno 1941 (nome in codice “Barbarossa“). Nei primi mesi dell’invasione, come scrive Simpson, “le truppe di polizia dell’OUN accompagnavano le forze tedesche… fornendo intelligence, creando amministrazioni di quisling locali… e giocando un ruolo attivo in retate ed omicidi di ebrei“. Sotto il comando del ministro della Polizia dell’OUN e agente della Gestapo Mykolas Lebed (poi reclutato dai servizi segreti degli Stati Uniti), a Leopoli nel 1941, la popolazione subì tale frenesia omicida contro ebrei e comunisti che “poliziotti e miliziani furono impegnati giorno e notte in rastrellamenti di massa di uomini e donne disarmati, impiccagioni pubbliche, pestaggi e altri abusi. Gli ebrei di Leopoli furono arrestati, torturati e massacrati dalle truppe dell’OUN e dagli Einsatzkommando nazisti (squadroni della morte mobili)”. Riecheggiando oggi a Leopoli, Kiev e nelle “operazioni antiterrorismo” nel Donbas, i pogrom del 1941di Lvov, con i banderisti appoggiati dagli USA che gridano “Viva Adolf Hitler e Stepan Bandera”. Eppure, i criminali di guerra dell’OUN come Mykolas Lebed sono stati collettivamente e convenientemente ripuliti quali membri di un esercito che agiva, agli occhi della politica estera e dell’intelligence, da “terza forza” in Unione Sovietica, in lotta per la liberazione e la democrazia dal giogo comunista, come osserva Simpson. A un certo punto, tutta una divisione di truppe dell’OUN/UPA, 1100 uomini e loro famiglie, fu importata, senza fare domande, negli Stati Uniti. L’influenza dei gruppi di emigrati ucraini anticomunisti nella politica statunitense è vecchia, profonda e continua, il libro di Simpson lo rende perfettamente chiaro. In generale, non fu un contributo progressivo, come la junta sostenuta dagli Stati Uniti a Kiev può testimoniare. Ma questa è un’altra lunga storia.

Bronislav Kaminski (di profilo)

Bronislav Kaminsky (di profilo)

Conclusione
Come Christopher Simpson ricorda nel capitolo di apertura, “La caratteristica più importante della filosofia politica nazista era l’estremo anticomunismo e l’odio particolarmente fanatico per l’URSS“. Tale odio incendiò il mondo e, tuttavia, dopo la guerra, amministratori, ufficiali dei servizi segreti, generali, capi della polizia ed intellettuali nazisti di quel regime di odio e guerra furono reclutati per continuare il loro lavoro nell’ambito della Sicurezza Nazionale dello Stato degli USA, consigliando influenzando e promuovendo la politica estera statunitense nella guerra fredda. Tale politica è cambiata con la caduta del muro di Berlino? No, s’è ancor più intensificata, divenendo più assoluta, aggressiva e dedita alla guerra politica. La Russia è ancora nel mirino degli USA. La pace resta un impercettibile lontano singulto. A che serve a Washington il fascismo in Europa?

Kenendy e Allen Dulles, capo della CIA negli anni '50

Kennedy e Allen Dulles, capo della CIA negli anni ’50

Luciana Bohne è co-fondatrice di Film Criticism, rivista di studi cinematografici, e insegna all’Edinboro University in Pennsylvania.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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