Perché gli USA sono così ostili verso Pechino?

Thomas Hon Wing Polin, Gpolit 21 luglio 2016

0,,17527125_303,00Un membro del gruppo Facebook 21SilkRd ha chiesto un commento sulla relazione tra Cina e nuovo ordine mondiale occidentale. Anche se di quasi due anni, l’articolo è degno di nota per i tentativi rudimentali di dettagliare uno dei programmi più ambiziosi intrapresi da governi ed élite occidentali negli ultimi tempi: trasformare la recente apertura dell’assai sottosviluppata ma assai promettente Cina in un vassallo vigorosamente pro-occidentale annesso all’impero globale occidentale.
In primo luogo, alcune precisazioni. L’autore, Jim Corbett, è un neofita di Cina e cose cinesi, e ciò ne sminuisce la credibilità di base. Ad esempio, chiunque può scrivere queste stupidaggini su Mao Zedong, per usare proprio le parole dell’autore (e per carità): “Non diciamo che era uno stupido. Era un orribile, crudele, disgustoso pervertito, probabilmente il peggior genocida nella storia, ma non necessariamente uno stupido“. Al di là di tali principi fondamentali, gli sforzi di Corbett per documentare come le élite occidentali hanno cercato di influenzare la Cina e il suo sviluppo sono lodevoli e, a volte, molto interessanti. Tale tocco di Yale in Cina incrocia la strada del giovane Mao; le manovre di gente del calibro di Kissinger, Rockefeller e Rothschild; Rong Yiren e la prima generazione di capitalisti rossi della Cina; l’interazione degli anziani del partito comunista di quella generazione e le loro famiglie; i trasferimenti di tecnologia e gli investimenti esteri dell’epoca. Tali sforzi delle élite occidentali per modellare una Cina pro-occidentale da poter facilmente influenzare, se non controllare, permisero sostanziali progressi nei primi due decenni di riforme e aperture di Deng Xiaoping. La Cina era relativamente debole e aveva assoluta necessità di investimenti e tecnologia occidentali per svilupparsi. La strategia occidentale, chiamata “evoluzione pacifica” dagli scettici intellettuali cinesi, sembrava attecchire. Perciò i media mainstream e i governi occidentali sembravano innamorati della Cina in quei giorni: il “Regno di Mezzo” seguiva il loro copione. Così l’impero si era relativamente rilassato sui flussi di denaro e tecnologia verso la Cina. Poi le cose cominciarono a cambiare. La Cina è cresciuta, iniziando ad ergersi ed anche a mostrare muscoli o a svilupparsi in modo non gradito. Iniziò a non seguire il copione che l’occidente le aveva scritto. Le potenze occidentali ne furono sorprese e poi deluse. Ed ecco che i cinesi non divennero occidentali dalla pelle gialla. I filo-occidentali nella leadership di Pechino furono sempre di meno, ed ora sono ormai praticamente estinti. Orrore degli orrori, i cinesi sembrano essere tutti… nazionalisti, con una visione della loro nazione e del mondo sostanzialmente diversa da quella dell’impero, e dato che tale divario è definitivo con l’avvento dell’amministrazione Xi Jinping, ecco l’ostilità dell’occidente.
Se la strategia dell’occidente di trasformare la Cina in modo non violento fosse riuscito ed i suoi frutti fossero stati potenti o influenti nella Cina di oggi, assisteremmo a una reazione molto diversa dell’impero verso ciò che fa la Cina di oggi, sarebbe stata molto più pacata e solidale. La rivista Time metterebbe ancora il leader della Cina in copertina come Person of the Year. Che la reazione dell’occidente sia di fatto un’ostilità sempre più disperata è l’affermazione più chiara che “l’evoluzione pacifica” è fallita, se non definitivamente morta, e i “protetti” dell’occidente in Cina sono impotenti a Pechino. In effetti, i tentativi occidentali di minare e occidentalizzare l’appartenenza politica e i valori della Cina hanno avuto l’effetto opposto, suscitando vigilanza e resistenza nel popolo e nel governo. I nazionalisti cinesi hanno poco di cui preoccuparsi. taiwanTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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