Il mistero del fallito colpo di Stato in Turchia

Joe Lauria, Consortium News 2 agosto 2016did_erdogan_stage_the_coup_02Più di due settimane dopo il drammatico fallito colpo di Stato in Turchia, ciò che è accaduto esattamente è avvolto nel mistero lasciando solo speculazioni divenute “fatti” in assenza di prove convincenti. Due teorie principali sono emerse: la prima è che si trattava dell’ennesimo colpo di Stato appoggiato dalla CIA. L’altro è che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan abbia inscenato o permesso il colpo di Stato per avere l’opportunità di consolidare il dominio con una purga violenta e permanente dei presunti nemici. La prima teoria è ora passata nel regno della “realtà”, perché alcuni commentatori hanno ciecamente accettato che la CIA abbia cercato di rimuovere Erdogan mentre cercava di ricucire i rapporti con Russia, Iran e il Presidente siriano Bashar al-Assad. Assad è un uomo contro cui Erdogan ha dilapidato sostanzialmente il capitale politico cercando di rovesciarlo da cinque anni. Questa teoria afferma che la sconfitta del golpe è stata una “vittoria contro l’impero degli Stati Uniti”, perché Erdogan ha sfidato Washington spostando improvvisamente la Turchia nel campo multipolare puntando all’unione eurasiatica, piuttosto che all’Unione Europea. “Improvvisamente” è la parola chiave. Cosa ha portato all’evidente voltafaccia di Erdogan? La sua politica in Siria a sostegno dello SIIL e contro Damasco, Mosca e Teheran gli è completamente esplosa in faccia. Non è riuscito a rovesciare Assad e l’abbattimento di un aereo da guerra russo ha danneggiato l’economia della Turchia (quando la Russia ha imposto sanzioni di ritorsione). Lo SIIL gli si è volto contro attaccando l’Ataturk. Era alle corde ed ora Erdogan è un sopravvissuto supremo, scambiando nemici e amici sull’unghia se necessario. Ha dimostrato lealtà, a se stesso.

Tattico o strategico?
Per il momento, il cambio di Erdogan appare invece di breve termine, tattico, per garantirsi la sopravvivenza. Il tempo ci dirà se è anche strategico. E’ troppo presto per dire che abbia voltato le spalle a Stati Uniti, NATO ed Unione Europea aderendo al mondo multipolare. Dubito che Mosca, Teheran e Damasco si fidino davvero delle aperture di Erdogan a lungo termine, lo scopriranno con il tempo. Il governo turco, se non lo stesso Erdogan, accusa gli Stati Uniti del colpo di Stato. Un giornale conservatore estremista filo-Erdogan, Yenis Afak, ha anche accusato il Generale John F. Campbell di essere “uno dei responsabili che hanno organizzato e diretto i soldati del tentato colpo di Stato“, citando “fonti vicine al processo legale in corso” contro le persone arrestate per il golpe. Dice che Campbell “avrebbe uscito più di 2 miliardi di dollari per finanziare il colpo di Stato attraverso i legami della CIA con l’UBA Bank della Nigeria”. Senza indicare fonti o prove documentate che le operazioni segrete, per loro natura, raramente producono, è facile accusare la CIA. In questo caso, la speculazione poggia su due ipotesi, la prima è la reazione degli USA al presunto perno di Erdogan ad est. Ma come Phil Giraldi, ex-agente della CIA di stanza in Turchia, ha sottolineato, i golpisti e altri oppositori di Erdogan odiavano la sua politica in Siria e avrebbero accolto il riavvicinamento con Assad e il passo verso est. Il movente del colpo di Stato potrebbe essere invece stato dimettere Erdogan, che si crede un sultano che perpetua un governo personale. I golpisti si chiamavano Consiglio per la pace, affermando di voler ripristinare la democrazia e rovesciare un tiranno che governa in modo incostituzionale. (Erdogan già governa come se la Turchia sia passata al sistema presidenziale, anche se il referendum che vuole non c’è stato ancora).turcheFo_51977547I “terroristi”
Il secondo presupposto è che l’arcinemico di Erdogan, l’imam della Pennsylvania Fethullah Gülen che Erdogan accusa di aver architettato il colpo di Stato, è un uomo della CIA che dirige un’organizzazione “terroristica”. Erdogan chiama chiunque sia in disaccordo con lui “terrorista”: docenti universitari, giornalisti, parlamentati curdi della Turchia. Sono sorpreso che non abbia chiamato Papa Francesco terrorista per aver parlato del genocidio in Armenia. L’unica prova offerta che colleghi Gulen alla CIA è una lettera scritta da Graham Fuller, ex-agente della CIA, pubblicata in Turchia a favore della richiesta della carta verde degli Stati Uniti per Gulen nel 2006. Fuller ha condannato il colpo di Stato e il suo blog è spesso molto critico verso la politica statunitense in Medio Oriente. Gulen comunica quotidianamente con i suoi seguaci nel mondo con sermoni diffusi su Internet. Questi, come altre comunicazioni, sono monitorati dal governo turco. La prova che reggerebbe in un tribunale degli Stati Uniti su Gulen che ordina il colpo di Stato è ciò che Washington avrebbe bisogno da Erdogan nella frenetica richiesta di estradizione di Gulen. La qualità di tali prove deciderebbe se Gulen sia dietro il colpo di Stato. Naturalmente, se si crede già che la CIA sia responsabile, non si crederà a ciò che dice un tribunale statunitense. Anche senza prove, non si può escludere che i militari ispirati da Gulen ne siano coinvolti (assieme ai kemalisti secolari). Ma i gulenisti erano più numerosi nella polizia che tra i militari. Fui il primo giornalista statunitense ad intervistare Gulen per il Wall Street Journal, quando lo visitai nel suo complesso in Pennsylvania nel 2010. Studiai il gruppo per sei anni, conoscendo decine di seguaci, visitando le scuole negli Stati Uniti, in Turchia e altrove. Nella mia indagine ho visitato i seguaci mentre studiavano inglese in una delle sue scuole. La religione non viene insegnata. Non c’è nel piano di studi. L’idea che queste siano madrase jihadiste o che i gulenisti siano estremisti o terroristi è più che assurda, come chiunque li conosca attesterebbe. Una di queste persone è John Esposito della Georgetown University, uno dei maggiori esperti statunitensi di Islam. In questa video-intervista, Esposito definisce il movimento di Gulen “pluralista” ed “unico” nell’Islam. Anche se non sono d’accordo con Gulen su certe cose, in particolare l’assenza di critiche al trattamento israeliano dei palestinesi, è assurdo accettare l’accusa di Erdogan che i suoi seguaci siano terroristi. I gulenisti non hanno un partito politico, sono un movimento sociale che tuttavia cerca d’influenzare la direzione politica della Turchia. Erano quasi certamente dietro la diffusione degli audio delle telefonate di Erdogan denunciandone la corruzione in un affare immobiliare. Il New York Times ha riferito che la mia intervista a Gulen, dove sosteneva Israele nel caso dell’incidente della Mavi Marmara, creò la prima breccia nella difficile alleanza tra Gulen e Erdogan. Le telefonate trapelate furono l’ultima goccia. Erdogan licenziò ed arrestò poliziotti e giudici che osarono indagarlo per corruzione. In risposta al tentativo di colpo di Stato, Erdogan ha chiuso per decreto ogni istituzione vicina a Gulen, tra cui migliaia di scuole, fondazioni e associazioni di beneficenza, concludendo chiudendone tutti i media.

“Un dono di Dio”
In tutto, 60000 tra militari, funzionari, magistrati e accademici, che potevano forse e forse no essere coinvolti nel colpo di Stato, hanno perso il lavoro o sono stati arrestati nella rappresaglia spietata di Erdogan. Amnesty International dice che alcuni sono stati torturati. Il peggio per i golpisti è che la loro mossa ne ha consolidato il dominio assoluto, portandoci all’altra teoria: che Erdogan ha inscenato o permesso il colpo di Stato. Gulen adduce che sia stato inscenato. I suoi seguaci accusano un generale fedele ad Erdogan, Mehmet Disli, che sostengono abbia dato l’ordine di avviare il colpo di Stato. Erdogan, sapendo ore prima del colpo di Stato, avrebbe avuto la forte possibilità di lasciarlo attuare per scovare i funzionari infedeli, sicuro che i suoi capi militari li avrebbero schiacciati. Avrebbe giocato i golpisti con il doppio gioco, una volta attuato. Sarebbe stato un ingenuo tentativo di attuarlo senza il consenso della leadership militare. Erdogan avrebbe colto l’occasione offerta dal colpo di Stato, da lui stesso definito “dono di Dio”, per consolidare il dominio sulla Turchia da monarca del Golfo, mentre maturava sostegno internazionale ed anche simpatia.

L’ascesa di Erdogan
A questo punto dobbiamo fare un passo indietro e guardare la lenta ascesa al potere di Erdogan e come abbia preso il controllo degli ostili militari laici. Erdogan ha ingannato molte persone in Turchia, ma soprattutto in occidente. Fu visto come il capo di una democrazia islamica modello che avrebbe messo i militari sotto il controllo civile. Il partito AKP di Erdogan essenzialmente fa parte dei Fratelli musulmani. Muhamad Mursi chiamò il suo partito dei Fratelli musulmani egiziani come quello di Erdogan, Partito Giustizia e Sviluppo. La strategia della Fratellanza è arrivare al potere con le elezioni e quindi attuare gradualmente l’ordine del giorno islamista, invece di cercare di prendere il potere con la violenza come al-Qaida o lo Stato islamico, come i menscevichi piuttosto che i bolscevichi. Ero con un piccolo gruppo di giornalisti ad intervistare Erdogan presso le Nazioni Unite a New York nel 2009. All’epoca la sua strategia per espellere i militari turchi dalla politica, su cui erano intervenuti con quattro colpi di Stato, sembrava convincente. Cercò di sradicare la rete clandestina Ergenekon formata da mafia, militari ed intelligence dello Stato profondo turco con una mossa che sembrava favorire la democrazia civile. Ma, come il capo dell’opposizione turca Kemal Kilicdaroglu, del Partito Repubblicano del Popolo (CHP), mi disse in in un’intervista a Washington nel 2014, Erdogan arrestò le persone sbagliate presumibilmente coinvolte nella cospirazione Ergenekon. Molte persone innocenti furono erroneamente accusate nella manovra dei gulenisti per espellere i militari dalla politica. In realtà Erdogan sostituì abilmente i militari con i propri militari e prese il controllo dello Stato profondo. Le sue azioni, soprattutto dopo il fallito colpo di Stato, dimostrano che la democrazia non è il suo movente. La CIA avrebbe organizzato un colpo di Stato senza l’appoggio dei vertici? La CIA avrebbe agito rapidamente perciò che sarebbe stato solo un cambio tattico a breve termine di Erdogan? I gulenisti erano coinvolti nel colpo di Stato o è la versione di Erdogan dell’incendio del Reichstag? Queste sono domande che non avranno mai risposta impantanandoci in speculazioni, scarsi sostituti dei fatti.Erdogan3Joe Lauria è un giornalista di politica estera attivo presso le Nazioni Unite dal 1990. Ha scritto per Boston Globe, London Daily Telegraph, Johannesburg Star, Montreal Gazette, Wall Street Journal e altri giornali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Advertisements

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...