Sulle tracce di Trebitsch-Lincoln, triplo agente

Bernard Wasserstein, NY Times 8 maggio 1988
Bernard Wasserstein insegna storia alla Brandeis University, è l’autore di The Secret Lives of Trebitsch Lincoln.

Trebitsch-Lincoln, il 10 ottobre 1919

Trebitsch-Lincoln, il 10 ottobre 1919

Non posso dire quando ho sentito parlare di Trebitsch-Lincoln. Era uno di quei tipi, noti ai loro tempi, che affondarono rapidamente nel dimenticatoio dopo la loro morte, e a volte appaiono brevemente nelle note storiche. Credo che il profilo della bizzarra storia di Trebitsch-Lincoln mi fu raccontato alcuni anni prima a Gerusalemme dal direttore dell’Encyclopedia Judaica, Geoffrey Wigoder, la cui conoscenza enciclopedica di tali sentieri storici è senza pari. Da lui sentì, con incredulità, della nascita nel 1879 di Ignácz Timoteo Trebitsch in una piccola città di provincia dell’Ungheria, delle sue conversioni dal giudaismo a varie sette del cristianesimo e poi al buddismo, dei suoi vagabondaggi dall’Ungheria alla Cina, dell’adozione del nome Lincoln (il primo di più di una dozzina di nomi di battaglia), della sua elezione alla Camera dei Comuni inglese e della sua attività di spia tedesca in entrambe le guerre mondiali. Ma, nonostante la natura fantastica del racconto, poco ne rimase nella mia memoria se non il vago ricordo di un uomo in qualche modo coinvolto in qualcosa di scandaloso (…)
MPUn tardo pomeriggio dell’agosto 1984 rimasi imprigionato nella Bodleian Library dell’Università di Oxford per le forti piogge, un evento non insolito a Oxford ad agosto. Non avendo nulla da fare, ed essendo troppo tardi per ordinare altri libri, navigai tra i testi estremamente noiosi che il bibliotecario della Bodley metteva a disposizione sullo scaffale aperto. L’occhio mi cadde sui circa cento volumi rossi e verdi dell”’Indice della corrispondenza generale del Ministero degli Esteri”, letteratura, in ogni caso, adatta per uno storico in un pomeriggio piovoso. Per dei meccanismi psicologici che non mi sono ancora chiari, decisi di cercare il nome Trebitsch-Lincoln. Iniziai a leggere in attesa che la tempesta passasse. Questo più di tre anni fa, e la tempesta non è ancora passata. Cercando a caso m’imbattei nelle voci su Trebitsch quasi ogni anno, tra il 1921 e il 1938. Queste erano spesso di natura piccante, ed allettanti per la loro brevità. Così la voce 1923: “LINCOLN, Trebitsch (alias Patrick Keelan) attività connesse con la deputazione cinese del generale Ludendorff nelle relazioni sino-tedesche”, o del 1924 ‘‘LINCOLN, Trebitsch (alias Trautwein) vende presunti falsi piani militari tedeschi alle autorità francesi”. Quando passai ai volumi sugli anni ’30, l’arena delle attività sembrò cambiare. 1931: “divenuto prete buddista“. 1937 “attività di propaganda giapponese”. 1938 “attività in Tibet”. Alle 19:00 la biblioteca chiudeva e fui cacciato sotto la pioggia. In bicicletta riflettei sul significato dei frequenti cambiamenti di nome, spostandosi apparentemente dall’Europa all’Estremo Oriente e sull’appariscente combinazione di intrighi religiosi e politici. Mentre ci pensavo in quel fine settimana, mi sembrò opportuno ritenere l’uomo un colorito ma secondario truffatore e avventuriero. Ma la settimana dopo, trovandomi nel Public Record Office (l’archivio nazionale inglese) di Kew, decisi di controllare i dossier del Foreign Office per scoprire se le voci sensazionali dell’indice fossero riflesse nei documenti del governo. La lunga esperienza con tali materiali (molti dei quali triturati dalle “mondine” del governo, la cui capacità distruttiva avrebbe fatto vergognare anche il Tenente-Colonnello Oliver North) mi insegnò ad essere molto scettico sul trovare qualcosa. Con mio grande stupore scoprì che le voci dell’Indice erano la punta dell’iceberg enorme della documentazione governativa inglese su Trebitsch-Lincoln, risalente al 1906. Il contenuto, tuttavia, non placò la mia curiosità. Se non altro, aumentò la mia perplessità, aprendo una finestra in un mondo su attività cospirative esotiche e contorte, tanto che sembrava impossibile distinguere la verità da voci, propaganda o guerra psicologica.
Tornai ad Oxford più perplesso che mai, perplesso sul motivo per cui molti governi s’interessarono a costui per più di tre decenni, chiedendomi se davvero valesse la pena perdere tempo per scoprirne qualcosa. Decisi di bandire Trebitsch-Lincoln dalla mia mente fin quando una seconda scoperta casuale mi sprofondò nei suoi affari. Ancora una volta accadde alla Bodleian Library, dove ero tornato con l’intenzione di dedicarmi alle miei vocazioni scientifiche più convenzionali. Passando un giorno nella sala di lettura del Duca Humphrey, il cuore della biblioteca, mi capitò di ricordare di aver letto da qualche parte che la Bodleian aveva appena acquisito l’archivio di qualche società missionaria; Trebitsch, mi ricordai, fu brevemente missionario in Canada al volgere del secolo. Feci delle indagini e finì dritto verso l’orribilmente brutto edificio della Nuova Bodleian, dove erano conservate moderne carte storiche. Fu un gran colpo lungo. Dopo tutto, centinaia di società missionarie erano esistite e sembrava improbabile, per non dire altro, che qualsiasi documentazione su un missionario oscuro che operò per breve tempo a Montreal, nel 1900, dovesse spuntare ad Oxford otto decenni più tardi. Trovai che i documenti della Società di Londra per la promozione del cristianesimo tra gli ebrei erano da poco stati depositati nella Nuova Bodleian ed erano disponibili ai lettori. La società aveva mantenuto una sezione canadese, di cui alcuni fasci di carte erano ancora esistenti. Con mio grande stupore scoprì che includevano un resoconto dettagliato ed estremamente circostanziato della breve carriera nella società del “reverendo IT Trebitsch”. Questi documenti contemporanei davano un quadro vivido dei suoi wrestling spirituali, nonché di alcune prime irregolarità finanziarie della sua vita. Per la prima volta capì che avevo cominciato a penetrare la cortina rocciosa e magniloquente dietro cui Trebitsch, nella sua successiva carriera di spia, nascose il suo vero sé. È vero, tali carte da sole non sono davano la chiave del mistero della sua personalità. Ma mi convinsero che vi era un problema di psicologia storica utile da dipanare. Ciò che in un primo momento era curiosità divenne vero e proprio interesse; e alla fine, devo confessare, ebbi un’ossessione virtuale nel strappare via il velo che avvolgeva la verità su Trebitsch.
md19115127774Nel successivo anno passai da storico a detective, spulciando archivi, affliggendo bibliotecari e facendo domande in più di una dozzina di Paesi. Potei convincere le recalcitranti autorità ungheresi a mettermi a disposizione i dati della polizia di Budapest che rivelarono la precoce carriera di Trebitsch quale criminale minorile. Utilizzando le misere disposizioni del Freedom of Information Act, ottenni centinaia di fotocopie dei fascicoli di FBI, CIA e altre agenzie di intelligence statunitensi. Una scappatoia alle leggi inglesi molto più severe che disciplinano l’accesso ai documenti ufficiali, mi permise di vedere i dossier chiusi del Ministero degli Interni (tra cui certe carte di Scotland Yard e MI5) riguardanti Trebitsch. Così potei costruire un quadro autentico e verificabile della sua vita, sicuramente la più straordinaria vita nella storia dello spionaggio moderno. Ma un aspetto fondamentale continuava a sfuggirmi. A parte un paio di frammenti raccolti dagli archivi dell’Accademia drammatica di Budapest, possedevo poche informazioni attendibili sulla giovinezza di Trebitsch. Come potevo spiegare il suo successivo sviluppo senza un qualche esame delle influenze formative sul personaggio, dalla famiglia e dall’ambiente primitivo? Per un certo periodo ignorai tali problemi, confortandomi con l’ariosa licenza di Evelyn Waugh (nella sua autobiografia, ”A Little Learning”) sulla nozione comune che gli eventi della prima infanzia determinano la vita adulta. Sarebbe davvero utile, dopo tutto, sapere se Freud sapesse andare in bagno a un anno, se Einstein fosse lunatico a 2 anni, o che il piccolo Niccolò Machiavelli manipolasse senza scrupoli i suoi compagni di gioco a 3 anni? Anche se tali informazioni fossero disponibili, sarebbe un rischioso approccio che cadrebbe nella trappola del senno del poi, dando un falso significato ad eventi banali solo per via di una connessione superficiale coi caratteri da adulto? Tuttavia, tale lacuna mi dava fastidio e persi tempo a colmarla. Accadde che corrispondessi per qualche tempo con John Greppin, un esperto di linguistica armeno che insegna alla Cleveland State University in Ohio. Il tema della nostra corrispondenza era l’etnografia degli zingari palestinesi. Nell’ottobre 1984, quando ebbi un’assegnazione temporanea a Gerusalemme, scrissi a Greppin per fornirgli qualche informazione banale sugli zingari locali. Nel frattempo, scoprì che un fratello di Trebitsch-Lincoln era emigrato intorno al 1910 dall’Ungheria negli Stati Uniti e si era stabilito a Cleveland, dove fondò un giornale socialista ungherese. Altro non sapevo, ma pensai che valesse la pena chiedere a Greppin se non fosse possibile rintracciare eventuali discendenti di quest’uomo che potessero ancora vivere a Cleveland. Cosa Greppin (che non ho mai incontrato) fece con tale strana richiesta non lo so. Ma evidentemente era una persona tollerante dalle rare risorse. Per giro di posta seppi che a Cleveland infatti viveva una donna, di 80 anni, nipote di Trebitsch-Lincoln. Non solo rispose alle mie tante domande, ma anche molto generosamente mi diede la copia di un manoscritto su suo padre, suo zio e la famiglia Trebitsch che scrisse quando era studentessa al college negli anni ’20. Un po’ più tardi una coincidenza non meno miracolosa mi aiutò ulteriormente. Una sera, in un concerto al Teatro di Gerusalemme, incontrai la mia vecchia amica Elizabeth Eppler, un’autorità sulla storia degli ebrei d’Ungheria, da poco stabilitasi a Gerusalemme. Quando le dissi che stavo scrivendo un libro su Trebitsch-Lincoln, rispose pescando dalla borsetta l’indirizzo di un altro suo nipote, di ’90 anni, la cui figlia, mi disse, era stata una delle sue più grandi amiche. Disse anche che viveva a Londra un’altrettanto venerabile nipote di Trebitsch. Quando tornai nel Regno Unito poco dopo, ebbi il piacere d’incontrare queste persone. Entrambe ricordavano lo zio con notevole precisione e chiarezza. Dato che l’avevano conosciuto bene (e nel caso della nipote aveva anche lavorato con lui durante la breve carriera di promotore di una compagnia petrolifera rumena), la loro testimonianza fu preziosa. Inoltre, grazie a loro fui presentato alla nipote di Trebitsch che, durante il pranzo nel suggestivo ristorante che lei e suo marito dirigono a Greenwich, mi diedero le informazioni più cruciali.
BuddhistCombinando le nuove prove datemi dai parenti di Trebitsch con quello che già sapevo da altre fonti, potei tentare di tracciare almeno i contorni di un resoconto dell’infanzia e dell’adolescenza, e delle sue prime esperienze nell’odissea ribelle da adulto. La mia ricerca su Trebitsch Lincoln mi portò ancora più lontano dalla mia solita strada. Non mi aspettavo, quando vedi per la prima volta il nome di Trebitsch nella Bodleian Library, che un anno dopo sarei finito sommerso dai registri della Special Branch della Polizia Municipale di Shanghai, per non parlare che tali documenti avrebbero completato l’insieme fondamentale degli indizi che mi permisero finalmente di svelare il mistero di Trebitsch-Lincoln. Scoprii esattamente come passò da una vita di studente bohemien a Budapest a una missione presbiteriana a Montreal; come fu eletto deputato liberale nel Parlamento inglese a Darlington; come le sue speculazioni sul petrolio rumeno furono un disastro; come defraudò i suoi benefattori inglesi e divenne un agente doppio (o meglio triplo) durante la prima guerra mondiale; come fuggì negli Stati Uniti, dove fu arrestato e come evase dal carcere di Brooklyn, sconcertando ed esasperando la polizia eludendo la cattura, come sfacciatamente insultò e sfidò i suoi aspiranti carcerieri dalla stampa di New York; come tornò in Europa, dove apparve quale membro del governo golpista di destra del tedesco Wolfgang Kapp, nel 1920; come incontrò il giovane Hitler, che si era precipitato da Monaco di Baviera per partecipare al putsch; come, dopo il crollo del colpo di Stato, riunì reazionari tedeschi, ungheresi e russi per formare l”’internazionale bianca”, un equivalente di destra della Terza Internazionale di Lenin dedita alla causa rivoluzionaria nel mondo; come poi tradì i suoi complici cospiratori fuggendo in Cina, dove fu nominato abate di un monastero buddista, sprofondando tra gli intrighi politici in Tibet e Cina del nord; e come, infine, nell’ultima e più straordinaria fase della sua vita, riemerse dalla penombra inquietante della guerra, questa volta nella Shanghai occupata dai Giapponesi, nel vecchio ruolo di agente segreto dei nazisti e dei giapponesi. Al di là della storia picaresca di un uomo che poteva confondere David Lloyd George, J. Edgar Hoover e Heinrich Himmler, cercai di raggiungerne una piena comprensione. Il nucleo del mistero mi sembrava l’enigma della vita interiore di Trebitsch. A chi, se c’era, andava la sua lealtà? Chi fu davvero? Con quale coscienza continuò a lavorare per l’Asse mentre il figlio veniva torturato dai giapponesi a Java e il fratello assassinato ad Auschwitz? Sulla base delle mie tante fonti ho potuto ricostruire questa dimensione nascosta della personalità per spiegarne l’illusione messianica che alla fine l’inghiottì.
La parte finale della vita di Trebitsch-Lincoln fu dominata da un grave psicosi maniaco-depressiva che produsse fasi di tristezza, pessimismo e paranoia che si alternarono da una parte con onnipotenza, superiorità, euforia, esaltazione gregaria dall’altra. Il ciclo di stati d’animo si tradusse in periodi di ritiro monacale e di disperazione, seguiti da fasi maniacali di iperattività, pretese profetiche e follie compulsive da grandeur politica. La sindrome maniaco-depressiva messianica è la chiave per spiegare la vita di Trebitsch-Lincoln, ed in particolare del legame tra la sua visione interna del mondo e la realtà. Ma non può essere semplicemente liquidato come un pazzo. Al contrario, la cosa notevole di lui, e commento più eloquente sul mondo in cui viveva, è che poté operare su un piano di razionalità apparente durante la carriera di truffatore. In caso contrario, come poté essere eletto al Parlamento inglese? Come poté essere nominato membro del governo tedesco? Come poterono i vertici della gerarchia buddista della Cina accettarlo tra loro con affetto e orgoglio? Durante la seconda guerra mondiale, anche il massimo agente della Gestapo in Estremo Oriente, il Colonnello delle SS Joseph Meisinger (un nazista convinto che fu giustiziato nel 1947 per crimini di guerra e che si vantava di non fidarsi di nessuno, ”A volte ho anche dubbi su di me!”), accettò le pretese fantastiche di Trebitsch con una credulità ingenua. Meisinger raccomandò l’assunzione di Trebitsch nella sua rete di agenti e fu coinvolto in una polemica sulla questione coi vertici dell’apparato della sicurezza nazista a Berlino. Lungi dall’essere uno svantaggio, la specifica forma di follia di Trebitsch lo fece andare avanti nel mondo dei grandi dittatori, un mondo in cui la follia aveva un ascendente su grandi porzioni di umanità. Trebitsch-Lincoln morì a Shanghai nell’ottobre 1943. Tuttavia, anche nella morte, conservò la capacità di stupire, e suppongo sia possibile possa ancora uscire dalla tomba nel cimitero municipale di Shanghai, sotto forma di cassetta con carte postume, che contraddicano tutto ciò che ho scoperto su di lui. Fermo restando una vaga possibilità, capì, alla fine delle mie ricerche, che le mie indagini d’archivio e la mia caccia spietata ai testimoni, insieme ad alcuni eccezionali colpi di fortuna, avevano reso accessibile l’approccio alla vera storia di un falso messia.

Trebitsch-Lincoln a Belrino nel 1932

Trebitsch-Lincoln a Berlino nel 1932

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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