Siria, chi cade a Daraya e chi ritorna a Jarablus?

Mouna Alno-Nakhal, Reseau International 2 settembre 201623082016Ciò che accade nel nord della Siria, in particolare nella zona di Aleppo, dopo la resa dei gruppi terroristici radicati a Daraya, sfugge ai superficiali presunti oppositori rivoluzionari siriani che piagnucolano a turno sui canali satellitari, sauditi e di altrove, sulla sconfitta delle loro milizie, perché un accordo s’è avuto tra i grandi. Per Nasser Kandil (1), tale accordo si riduce ai sauditi che dovranno pagare il conto per le guerre nella regione e alla Turchia che salva la pelle a spese dell”autonomia’ dei curdi nel nord della Siria che godevano del sostegno di Russia, Siria e Iran finché i loro leader misero il loro destino nelle mani degli Stati Uniti che li hanno traditi vendendoli ai turchi dopo aver tradito la loro terra natia siriana. Infatti, distinguendo i gruppi terroristici presumibilmente “moderati”, come richiesto dai russi e ritenuti insostituibili dagli Stati Uniti, che econtinuano a trascinare i piedi, ci sarebbero:
– quelli asserviti all’Arabia Saudita riuniti a Idlib,
– quelli asserviti alla Turchia, che combattono lo SIIL per un posto riservato al tavolo nei prossimi negoziati di Ginevra.
Così il piano saudita, finito a Daraya poiché il Rif di Damasco era il nerbo della guerra, con Duma come retroguardia, erano le uniche zone dove l’influenza saudita sfuggiva alle baionette dei giannizzeri turchi. In altre parole, un’occasione è stata data ai turchi per sbarazzarsi dell’incubo curdo nel nord della Siria, in cambio dello scalpo dei sauditi, i quali subiscono una pesante sconfitta nello Yemen dove non gli rimane altra via, avendo esaurito gli alleati del Golfo e del Sudan, che la ritirata unilaterale, con qualsiasi pretesto, in cambio del tacito accordo che prevede la fine dell’avanzata dell’esercito yemenita e dei comitati popolari entro confini e città nelle regioni storicamente yemenite di Najran, Jizan e Asir. E ora che i ruoli di ognuno sono più o meno chiaramente definiti, l’offensiva globale contro il terrorismo sui fronti siriano e yemenita è attesa a breve; Stati Uniti e Turchia arrivano a capire che far parte dei vincenti è possibile a due condizioni:
– smettere di sognare il crollo dello Stato siriano, la sconfitta del suo esercito e il rovesciamento del suo Presidente;
– prendere parte alla vittoria contro i nemici dello Stato siriano, anche se i nemici sono i loro amici, come nel caso dei turchi contro Arabia Saudita, Fronte al-Nusra e Ahrar al-Sham, e nel caso degli Stati Uniti contro Arabia Saudita e milizie curde e islamiste che hanno addestrato e armato per i propri scopi.
In altre parole, l’alleanza siriano-russo-iraniana trionfa ma lascia a Turchia e Stati Uniti la possibilità di trionfare a loro volta. La domanda è se i capi curdi approfitteranno della possibilità della riconciliazione, aperta dalle autorità siriane, riposizionandosi correttamente prima di pagarla troppo cara. Eppure, per tutti gli osservatori regionali che contano, il problema degli Stati Uniti è arrivare ad un cessate il fuoco tra i due alleati che, a quanto pare, non hanno intenzione di dedicarsi alla lotta allo SIIL: per i curdi ‘autonomisti’ siriani l’unico scopo è controllare la fascia da Qamishli ad Ifrin, la prova è che hanno rinunciato a Raqqa puntando su Manbij la cui popolazione è in maggioranza araba; per i turchi l’unico obiettivo è fermarli. Alcuni osservatori ritengono che i combattimenti turco-curdi in terra siriana continueranno finché le parti non saranno esauste e ciò non dispiacerà ad alleati e nemici. Precisamente, il 31 agosto il ministro per gli Affari Europei turco Omer Celik respingeva con sdegno l’annuncio di una tregua con la milizia curda, fatta il giorno prima e presentata come “non ufficiale” da Washington: “Non accetteremo in alcun caso… un compromesso o cessate il fuoco tra Turchia ed elementi curdi… la Repubblica turca è uno Stato sovrano e legittimo che non può essere messo sullo stesso piano di un’organizzazione terroristica” (2). Questo, va detto, è il caso delle ruote che girano e delle orecchie che rimbombano sentendo un rappresentante della Turchia di Erdogan sul diritto sovrano di un Paese a difendersi dal terrorismo che infuria da più di cinque anni nel proprio territorio e non dal vicino. Un rifiuto previsto e spiegato dal Generale Elias Farhat al-Mayadin (3), richiamando i fatti nella cartina a supporto:Cq2xTepWEAANTbXJarablus era occupata dallo SIIL quando l'”operazione Scudo dell’Eufrate” fu lanciata da Karkamiche all’alba del 24 agosto dalle forze armate turche (4). Il ritiro dello SIIL ad al-Bab fu organizzato e sembra che ci fosse un coordinamento con l’intelligence turca, soprattutto perché tutto si svolse senza combattimenti, mentre lo SIIL ci ha abituati alla sua follia omicida. Tutti i media regionali ne sono stati testimoni. Pertanto, oggi al-Bab è la grande roccaforte dello SIIL a nord-est di Aleppo; Manbij e alcuni villaggi a nord del fiume Sajur, che nasce in Turchia presso Gaziantap e sfocia sull’Eufrate in Siria a 20 Km da Manbij, è in mano ai curdi. In altre parole, ad ovest della linea rossa instancabilmente tracciata dalla Turchia sull’Eufrate e da cui Joe Biden, vicepresidente degli Stati Uniti, visitando Ankara aveva detto chiaramente che le forze curde avrebbero dovuto riattraversare verso est, altrimenti avrebbero perso l’appoggio degli Stati Uniti. È una situazione che può costringere le forze turche ad entrare a Manbij e nei villaggi ad ovest dell’Eufrate, (le cui popolazioni sono state sufficientemente abusate dai curdi, tra l’altro), per avventurarsi pericolosamente a sud senza sapere da dove gli spareranno. È altamente improbabile che i curdi si ritirino ad est dell’Eufrate. Tutto quello che è successo è un “cambio di nome”. Laddove c’erano le SDF (Forze Democratiche siriane) ed YPG (Unità di Protezione Popolare), ora si parla di “consigli militari” (ancora!) a Manbij, Jarablus, ecc. Chi come il New York Times dice che il Pentagono sostiene le SDF mentre la CIA supporta l’ELS, s’illude. La decisione del governo degli Stati Uniti è “una” e non è impossibile che bombardino entrambi i campi, che si sono lanciati anzitempo sulla priorità del momento, l’apparente concorrenza nella lotta allo SIIL rifugiatosi ad al-Bab, da cui avanza sui villaggi vicini. Quindi si tratta di un serio problema perché non c’è dubbio che l’Esercito arabo siriano e i russi non si facciano rubare la vittoria sullo SIIL dagli Stati Uniti, si ricordino la loro stizza evidente al momento della liberazione di Palmira. “Se la tregua tra i “consiglieri militari” dei curdi e del presunto esercito libero siriano (ELS) è confermata, sarà la sconfitta della Turchia costretta ad accettare che i curdi controllino il confine nord della Siria. Perciò non ci credo, conclude il Generale Farhat”.
Qui ricordiamo che il presunto ELS, che ha sostituito lo SIIL a Jarablus sotto la bandiera turca e senza combattere, comprende almeno tre fazioni terroristiche, Faylaq al-Rahman, liwa al-Sultan Murad, liwa Nuradin al-Zinqi, comprate da Erdogan e braccio armato dei Fratelli musulmani. I festaioli dell’ultima fazione furono ripresi, esilaranti, squartare un bambino palestinese di dodici anni, Abdallah Isa, ad Aleppo, accompagnato dal noto fotografo che ci ha onorato della foto del bambino impolverato Umran; i propagandisti dell’AFP avranno capito probabilmente che l’effetto pianto anti-siriano della foto del bambino Aylan era svanito. (5) La resurrezione dell’ELS inoltre fu confermata, dopo tre giorni, dal portavoce della presidenza turca Ibrahim Kalin al quotidiano turco Sabah, dove invitava il governo degli Stati Uniti a rivedere la politica verso il PYD e a finirla col mito delle YPG come uniche forze capaci di colpire lo SIIL in Siria, in quanto, come dimostrato a Jarabulus, l’ELS, con un piccolo supporto, è pienamente in grado di combattere e purificare le zone infestate, mentre combatte le forze del regime siriano. (6) Pertanto ascoltare i funzionari turchi dichiarare in tutti i canali possibili e immaginabili che l’obiettivo politico dell'”operazione Scudo dell’Eufrate” è garantire l’integrità territoriale della Siria, e che la Siria giocherebbe al gioco di Erdogan, quando certuni non arrivano a parlare di alleanza e baratto, sebbene il governo siriano abbia condannato decisamente la palese aggressione alla Siria, si esagera, ignorando gli ufficiali dei servizi segreti dello Stato siriano e dei suoi alleati che non si fanno incastrare così stupidamente e non conducono una guerra per procura, sfruttando il sogno di alcuni e il terrorismo degli altri. Tanto più che per l’integrità territoriale della Siria non interessa Erdogan, “il saccheggiatore di Aleppo” che pianta la bandiera della Turchia e dei Fratelli musulmani in terra siriana per compensare il fallimento del suo piano per dominare l’arco geografico dal Nord Africa alla Siria. E secondo il Generale Amin Hutayt, sul quotidiano al-Thawra del 29 agosto (7), la Turchia può ancora continuare a giustificare l’aggressione affermando di voler proteggere la propria sicurezza nazionale minacciata dal piano occidentale sul Kurdistan. Ma chi ha detto che il piano era fattibile o giustificabile e che la Siria, che ha sconfitto i quattro piani successivi dei suoi alleati statunitensi-sionisti negli ultimi cinque anni, lo permetta? Non cadrebbe nella trappola degli Stati Uniti che ha giocato la carta curda per piazzarla?
Tante domande e tanta speculazione. Quel che è certo per i patrioti siriani, anche curdi, a proposito dei quali sfidiamo i media stranieri ad indicare una singola dichiarazione ufficiale o anche un programma della televisione nazionale che parli, se non in termini di “nostri fratelli curdi”, di un Kurdistan siriano. Ci sono curdi siriani o siriani curdi, o qualunque cosa. Dei siriani hanno tradito, qualcuno era curdo, altri no. Ci torneremo… Per ora, concludo la rassegna stampa con le parole del segretario dell’Assemblea nazionale siriana Qalid Abud (8) che abbiamo appena ascoltato e che cadono a proposito: “Per cinque anni e mezzo abbiamo affrontato tutta la feccia di questo mondo, feccia definita rivoluzionaria da coloro che abusano della nostra Patria siriana. Un’aggressione in cui i turchi sono immersi fino alle orecchie. Ed ora certuni delle loro élite si rivolgono a noi nel tentativo di ripulire proprie azioni e parole. La scena è ancora chiara e dobbiamo definirla per la storia se vogliamo che si capisca cosa succede. Erdogan attualmente affronta alcune milizie curde della nostra famiglia siriana, reclutate, addestrate e sostenute dai suoi alleati. Sono gli alleati di Erdogan che le hanno addestrate ad aggredire la Patria siriana e a spezzare la Siria. Ma Erdogan chi usa? Il presunto ELS! Contro chi? Contro i nostri fratelli curdi! Non dimenticatelo“.

Fonti:
1) al-Bina
2) Europe1
3) Youtube
4) RT
5) Le Parisien
6) al-Watan
7) Thawra
8) Qalid Abud

CrBncYsUIAAcPPv.jpg largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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