L’ultima avventura di Obama in Venezuela

Nil Nikandrov, Strategic Culture Foundation 08/09/201616494262_xlDue manifestazioni e due marce affollate si sono svolte a Caracas il 1° settembre riflettendo la tensione del contesto attuale in Venezuela. I sostenitori del governo bolivariano e del “socialismo dal volto del Venezuela” sono scesi in strada, come l’opposizione guidata dalla tavola rotonda dell’unità democratica (MUD). Le manifestazioni avevano lo scopo di dimostrare chi “controlla la strada” e ha il favore pubblico. E come si è visto, i sostenitori del MUD si trovavano nei quartieri ricchi della capitale, mentre il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) era saldamente radicato nei quartieri popolari. Secondo il capo del MUD, l’opposizione ha radunato circa un milione di persone, ma politici e giornalisti noti per l’obiettività lo contestano. José Vicente Rangel, per esempio, ha dichiarato che non più di 30000 marciarono per l’opposizione. Ma le agenzie occidentali davano cifre completamente diverse. Deutsche Welle riferiva che c’erano molti meno “chavisti” che manifestanti dell’opposizione, sostenendo che “Maduro stesso ha parlato di 30000 seguaci”. Ma il presidente venezuelano in realtà non ha detto niente del genere, ha indicato cifre diverse: circa 300000 sostenitori nella manifestazione bolivariana contro i 30-35000 dell’opposizione. “Li rispetto” aveva detto Maduro degli avversari politici. “E mi piacerebbe che rispondessero alla mano che gli tendo mettendo fine alle minacce di violenze, guerra economica e sabotaggio”. Ma non ha ricevuto risposta. Dopo le manifestazioni del 1° settembre, la Ministra degli Esteri Delcy Rodríguez e il Ministro degli Interni Néstor Reverol tennero una conferenza stampa invitando i diplomatici accreditati in Venezuela.
Rodríguez e Reverol presentarono le prove inoppugnabili sui capi dell’opposizione che cercavano di sfruttare le manifestazioni del 1° settembre per destabilizzare il Paese. Era l’ennesima provocazione per una prova di forza e incoraggiare lo scontro tra le due marce per insanguinarle (più vittime c’erano e meglio era), accusandone il governo. L’opposizione definiva la propria dimostrazione, “la presa di Caracas”. Come affermava Delcy Rodríguez, l’azione del governo ha permesso di evitare un massacro, mentre le azioni dei cospiratori “venivano frustrate dai servizi di sicurezza e dalla polizia”. Rodríguez ha detto che cecchini erano apparsi a Caracas, pronti a sparare sui dimostranti. Dichiarava che “i vertici della destra conservatrice in Venezuela” cercano d’influenzare l’opinione pubblica internazionale presentando “immagini fittizie del nostro Paese” e creando “scenari che incoraggino l’intervento di forze estere”. Il ministro degli Interni Néstor Reverol ha parlato dell’opera dei servizi segreti venezuelani negli ultimi mesi. Decine di atti destinati a sabotare trasporti e industria del petrolio, così come le linee energetiche, sono stati sventati. Scorte segrete di alimentari e forniture di emergenza venivano rinvenuti. L’invio di armi che i cospiratori volevano contrabbandare nel Paese fu intercettato. Campi dei paramilitari colombiani sono stati scoperti in Venezuela. Uno di tali campi fu scoperto in una zona montuosa e boscosa, a pochi chilometri dal palazzo presidenziale di Miraflores. Armi leggere venivano sequestrate in tali nascondigli, tra cui un fucile da cecchino da 1800 metri di gittata. L’intelligence del Venezuela ha neutralizzato molti capi dell’opposizione radicali. Arresti venivano effettuati e si presentavano le prove dei tentativi degli arrestati di minare lo Stato. Daniel Ceballos, ex-sindaco di San Cristóbal (nello stato di Táchira, al confine con la Colombia), è stato incarcerato. Secondo il Ministero degli Interni del Venezuela, Ceballos voleva far guidare le proteste antigovernative del 1 settembre ai gruppi radicali. E’ pericoloso: nel 2014 orchestrò le rivolte di massa che provocarono 43 morti. Tra gli arrestati vi erano Carlos Melo, attivista del gruppo Avanzada Progresista, e Yon Goicoechea dal partito Voluntad Pupolar e collegamento tra opposizione e ambasciata degli Stati Uniti. Goicoechea ha anche dimostrato la sua lealtà a stelle e strisce nelle diatribe contro Hugo Chávez, e nel 2008 fu premiato con il Milton Friedman (da 500000 dollari in contanti) “per far progredire la libertà”. Nel 2013-2016 tale combattente per la libertà studiò alla Columbia University, tornando in Venezuela quando le manifestazioni iniziarono a Caracas, dichiarando che era “pronto a governare il Paese”. Allora un mandato fu emesso per arrestare Lester Toledo, coordinatore del partito Voluntad Popular, che reclutava teppisti.
L’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas ha finora evitato dichiarazioni pubbliche su “La presa di Caracas” o la dura risposta del governo all’ultimo tentativo di colpo di Stato. Ma in ogni caso, l’amministrazione Obama si oppone al governo di Nicolás Maduro su tutti i fronti, approfittando di eventuali “opportunità momentanee” in America Latina. Tipico esempio è la dichiarazione congiunta dell’11 agosto sugli ultimi eventi nella Repubblica Bolivariana del Venezuela. Anche se tale affermazione non va descritta come “comune”, essendo stata firmata solo da 15 dei 34 membri dell’OAS, tra cui Stati Uniti, Canada, Messico, Colombia e Honduras, e veniva rifiutato dagli alleati del Venezuela, Ecuador, Nicaragua, Bolivia, El Salvador, ecc., la dichiarazione sollecita il governo del Venezuela ad assicurare “che i passi rimanenti per il referendum per la revoca presidenziale siano compiuti in modo chiaro, concreto e senza ritardi, contribuendo alla risoluzione rapida ed efficace delle attuali difficoltà politiche, economiche e sociali del Paese”. Le battaglie politiche in Venezuela attualmente ruotano su tale problema, la raccolta di firme a sostegno del referendum per far dimettere il Presidente Maduro. Il Consiglio Nazionale Elettorale del Venezuela (CNE) ha quasi completato la verifica delle firme raccolte nella prima fase di questo processo politico. Durante la seconda fase, l’opposizione dovrà raccogliere firme dal 20% della popolazione votante, almeno quattro milioni di persone. I leader della CNE hanno annunciato che la seconda fase avrà luogo ad ottobre. Di qui la fretta dell’OSA, cioè dell’amministrazione Obama. In conformità alla Costituzione venezuelana, se un referendum revocatorio avviene nel 2016 e gli elettori decidessero di cacciare Nicolás Maduro, una nuova elezione presidenziale verrà programmata. Ma se ciò accedesse dopo il gennaio 2017, il Vicepresidente Aristóbulo Istúriz, alleato e sostenitore di Hugo Chávez, sostituirebbe Maduro. Per l’opposizione equivarrebbe alla sconfitta. La cospirazione contro il governo bolivariano è guidata da Luis Almagro, ex-ministro degli Esteri dell’Uruguay e attuale segretario generale dell’Organizzazione degli Stati americani. Almagro è un agente del dipartimento di Stato degli USA ed ha etichettato Maduro “dittatore”.
I leader del Venezuela respingono il segretario generale dell’OSA ad ogni forum internazionale. Lo scorso giugno Delsey Rodríguez fece delle rivelazioni su Almagro affrontandolo alla 46.ma sessione dell’Assemblea Generale dell’OSA, “Ogni giorno si dimostra che il segretario generale di questa organizzazione è dalla parte dell’opposizione venezuelana che pianifica il rovesciamento del governo legittimo del presidente Nicolas Maduro, oltre ad avere prove inoppugnabili sul segretario generale che sostiene le interferenze estere negli affari interni del Venezuela parlando da agente di Washington”.
L’ambasciata degli Stati Uniti in Venezuela ha raccolto gli ultimi aggiornamenti completi inviando proprie valutazioni e raccomandazioni a Washington. Diversi anni fa, la dimensione dell’ambasciata fu ridotta su insistenza di Caracas, ma l’azione sovversiva dei restanti membri continua. Esperti di dipartimento di Stato, CIA e intelligence militare degli Stati Uniti sono stati spediti nel Paese assieme a una squadra di specialisti dalla NSA. L’incaricato d’affari Lee McClenny, che dirige l’ambasciata degli Stati Uniti in Venezuela, favorisce la “possibilità morbida” della rimozione di Maduro, dopo il successo dell’“esperimento brasiliano” nel cacciare Dilma Rousseff. Così l’ambasciata è particolarmente attenta alle critiche sul “dominio bolivariano” delle agenzie governative. Il secondo dell’ambasciata, Brian Naranjo, è uno specialista del Venezuela giunto nel Paese nel gennaio 1996. Iniziò la carriera da secondo segretario del dipartimento politico, posizione che funge da copertura tradizionale degli agenti della CIA. Brian assisté all’ascesa di Hugo Chavez ed ha ampi collegamenti, non limitati all’opposizione. A quanto pare, Lee McClenny e Brian Naranjo continueranno ad organizzare il “referendum per la revoca”. Dal punto di vista degli ideatori statunitensi del colpo di Stato, è l’opzione sul cambio di regime che attualmente appare più promettente. Il problema per tali “menti” è che i leader bolivariani, anche militari, non capitoleranno mai.

Lee McClenny

Lee McClenny

Hillo Ostfeld, presidente della comunità ebraica venezuelana; Brian Naranjo, dell'ambasciata degli USA; Ana Maria Ghitulescu, console romeno in Venezuela, ed Emil Ghitulescu, ambasciatore romeno in Venezuela.

Hillo Ostfeld, presidente della comunità ebraica venezuelana; Brian Naranjo, dell’ambasciata degli USA; Ana Maria Ghitulescu, console romeno in Venezuela, ed Emil Ghitulescu, ambasciatore romeno in Venezuela.

La ripubblicazione è ghradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

 

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