Il lato sino-giapponese del triangolo “Russia-Cina-Giappone”

Vladimir Terehov New Esatern Outlook 25/09/2016´äº¯ÇÏ´Â ¹Ú±ÙÇý ´ëÅë·ÉAlcuni aspetti dei due ultimi forum (il secondo Forum Economico Orientale (EEF) tenutosi a Vladivostok e il vertice dei G20 ospitato ad Hangzhou) hanno creato terreno fertile per la discussione relativa a vari problemi inerenti al rapporto tripartito “sino-russo-giapponese”. Nel corso del tempo, l’importanza della discussione aumenterà, soprattutto se il futuro presidente della prima potenza mondiale decidesse di cambiare la politica estera del Paese per il crescente malcontento degli statunitensi verso l’impegno del loro Paese nei giochi politici globali, in particolare in regioni a migliaia di chilometri dagli Stati Uniti. Così, lo stato delle relazioni tripartite “russo-sino-giapponesi” avrà un’importanza crescente, almeno sulla situazione nella parte settentrionale della Regione marittima, dalla penisola coreana allo Stretto di Malacca. Oggi, lo stato delle cose in questo settore ha lo stesso peso sull’ordine mondiale che i “Balcani” avevano una volta. Pertanto, è importante per la Russia assicurarsi la chiara comprensione dei processi in questa regione. Tanto più che la Russia è costretta a “spostarsi verso est” in politica estera per via di certi motivi oggettivi.
Parlando alla sessione plenaria dell’EEF, la presidentessa sudcoreana Park Geun-hye definiva la principale controversia della situazione dei moderni “Balcani” come “paradosso asiatico”. Questo termine fu utilizzato recentemente per descrivere un fenomeno in cui due Paesi, nelle relazioni interstatali, (uno dei quali spesso, ma non sempre, è la Cina) mostrano contrastanti aspirazioni economiche e politiche. Le ambizioni politiche sembrano essere diventate un’importante ostacolo nel continente asiatico alla realizzazione di progetti multilaterali reciprocamente vantaggiosi. In particolare, gli ostacoli politici impediscono l’attuazione dei pomposi appelli a rilanciare la Via della Seta. “Il paradosso asiatico” si manifesta al massimo sul lato “sino-giapponese” del triangolo “Russia-Cina-Giappone”. Sembra che anche le parti di questo “lato” troverebbero impegnativo un ragionamento sensato sul motivo per cui le due principali potenze asiatiche non possano riconciliare (e, preferibilmente, nel modo meno conflittuale) i loro interessi assurgendo a nuovi attori politici di primo piano. Questa domanda, tuttavia, sembra non essere più rilevante. C’è un altro, molto più importante per la Russia, aspetto: Cina e Giappone hanno un atteggiamento sempre più competitivo, non solo nel nord della regione menzionata, ma anche nel sud, nonché nell’Oceano indiano, Africa, America Latina ed Europa. La parte peggiore di tale scenario già pessimistico è che non sembrano offrirsi margini di miglioramento. Nei precedenti articoli veniva osservato che il comportamento dei leader giapponesi e cinesi al G20 era profetico. Una risposta alla domanda se il Premier giapponese Abe e il Presidente cinese Xi Jinping si sarebbero incontrati al vertice, e in caso affermativo, come, è rimasta un mistero fino al G20. Poi qualche fonte anonima del governo giapponese fece sapere che una riunione si sarebbe tenuta subito dopo la chiusura del vertice e che i leader si sarebbero incontrati in modo formale. Tuttavia, la dichiarazione del PM Abe prima del viaggio a Pechino, dove “esprimeva la posizione del Giappone sulla situazione nei Mar Cinese Orientale e Mar Cinese Meridionale”, sottolineava l’importanza del rispetto del diritto internazionale, garantendo la libertà di navigazione, rendeva scettici sulla possibilità di un incontro tra i due leader. Non si poteva non prendere atto che (piuttosto in modo ingenuo) l’osservazione di Abe fosse di per sé suggestiva. In primo luogo, è implicito che Tokyo non aveva piani per discutere con Pechino dello status delle isole Senkaku/Diaoyu nel Mar Cinese Orientale, e in secondo luogo, il Giappone aveva approvato la risoluzione del 10 luglio sulla situazione nel Mar Cinese Meridionale adottata dalla Corte di arbitrato dell’Aia. Tale risoluzione era la fonte dei peggiori problemi della politica estera della Cina negli ultimi anni. Ma nonostante tutto, i leader delle due principali potenze asiatiche hanno avuto brevi colloqui per la prima volta in un anno e mezzo. E il senso della riunione non è scambiarsi luoghi comuni sulla necessità di stabilire relazioni bilaterali “a lungo termine, sane e stabili”, sempre sentite nel vertice APEC ospitato da Pechino due anni prima, ma nel fatto che avessero effettivamente luogo.
Se l’incontro indicava l’inizio del disgelo nelle relazioni sino-giapponesi sarà chiaro solo dopo il vertice tripartito in programma per dicembre. La finalizzazione del lungo processo per “segnare il tempo” in cui Giappone, Corea del Sud e Cina non trovavano un accordo di libero scambio, è destinato a divenire il tema centrale del vertice. Questo programma è affetto da ambizioni politiche nel modo più evidente e negativo. A peggiorare le cose, negli ultimi mesi, un altro grave problema si è aggiunto alla “collezione” di “punti dolenti” giapponese-sudcoreani, con il dispiegamento del sistema di difesa missilistico statunitense (THAAD) avviato in Corea del Sud. Quando incontrò Park Geun-hye, al G20, Xi Jinping espresse esplicitamente la preoccupazione della Cina su ciò. Ma non importa quanto le relazioni sul “lato” sino-cinese del triangolo “Russia-Cina-Giappone” si sviluppino in futuro, è ovvio che le due principali potenze asiatiche (e la potente vicina Russia) continueranno a competere sulla scena politica mondiale. Dato che la Russia sarà inevitabilmente influenzata dall’andazzo di tale “concorso”, deve mantenere sangue freddo e, in primo luogo, ricordarsi di costruire la propria politica estera e, in secondo luogo, adottare misure per mitigarne l’impatto negativo su politica estera e programma per lo sviluppo economico di Siberia ed Estremo Oriente. Inoltre, attuando la propria strategia in relazione a questi Paesi asiatici, la Russia dovrebbe, in primo luogo, ridurre al minimo le conseguenze del (apparentemente inevitabile) dilagare dei problemi sino-giapponesi in territorio russo e, dall’altro, non adottare alcun passo volontario o involontario che aggravi ulteriormente la situazione. Per raggiungere gli obiettivi, la Russia dovrebbe pensarci due volte e decidere una volta quando si tratta di Cina o Giappone. Questa tattica potrebbe essere particolarmente utile risolvendo il “problema delle isole Curili” o dei “Territori del Nord”, come i giapponesi le chiamano.

Vladimir Terekhov, esperto sui temi della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Esatern Outlook“.

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Shinzo Abe chiede maggiore cooperazione rafforzata con la Russia
Abe invoca anche migliori rapporti con la Cina e la Corea del Sud
TASS 26 settembre 2016RBTHРабочая поездка президента РФ В. Путина в Дальневосточный федеральный округIl Primo ministro giapponese Shinzo Abe ha detto alla camera del parlamento il 26 settembre che si aspetta di risolvere la vecchia disputa territoriale con la Russia e di rafforzare la cooperazione bilaterale. “Questo mese ho avuto il 14° incontro con il Presidente russo Vladimir Putin. Risolvendo la questione territoriale porremo fine alla situazione anomala in cui i nostri Paesi non hanno un trattato di pace a 71 anni dalla fine della guerra”, ha detto Abe alla sessione plenaria per annunciare il suo programma. Aprendo grandi possibilità alla collaborazione giapponese-russa in campo economico, energetico e altri, aggiungeva. “La visita del Presidente della Russia in Giappone quest’anno ci permetterà di avanzare i colloqui secondo il ruolo di primo piano dei nostri Paesi”. Abe sottolineava anche che l’alleanza con gli Stati Uniti è alla base della politica estera e della sicurezza del Giappone. Il primo ministro sottolineava anche l’intenzione di migliorare le relazioni con la Cina e approfondire la cooperazione con la Corea del Sud, definendola “vicina importante”.
Russia e Giappone non hanno ancora firmato il trattato di pace della Seconda guerra mondiale. La soluzione del problema, ereditato dall’Unione Sovietica, è ostacolata dalla disputa sulle Curili meridionali, le isole di Shikotan, Habomai, Iturup e Kunashir, che il Giappone chiama “Territori del Nord”. Nelle fasi finali della Seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica prese le isole, e nel febbraio 1946 le isole Curili furono dichiarate territori dell’Unione Sovietica. Nel 1956, URSS e Giappone firmavano la dichiarazione congiunta per stabilisce rapporti bilaterali diplomatici, commerciali ed altri. Secondo il documento ratificato dai parlamenti di entrambi i Paesi, l’URSS espresse la disponibilità di restituire unilateralmente Shikotan e Habomai come gesto di buona volontà, ma solo dopo aver firmato il trattato di pace. L’accordo fu respinto dal Giappone che, nel contesto della guerra fredda, pretendeva anche le isole Kunashir e Iturup.
All’inizio di settembre, Putin e Abe s’incontravano a Vladivostok in Russia durante il Forum economico orientale (EEF) decidendo d’intensificare i colloqui bilaterali e d’incontrarsi in Perù al vertice dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC) di novembre. A dicembre, il leader russo dovrebbe vistare il Giappone.putin-abe-meeting-e1473094900427-840x440Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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