La Russia invocata in Libia, avanza in Medio Oriente

Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 30/09/2016

haftarIl capo militare della Libia Qalifa Balqasim Haftar, comandante della Forze armate libiche fedeli alla Casa dei Rappresentanti (HoR) di Tobruq, ha chiesto alla Russia di porre fine all’embargo sulle armi alla Libia ed inviarle alle forze della Libia orientale. Secondo il quotidiano Izvestia, Abdalbasit Badri, rappresentante speciale di Haftar ed ambasciatore della Libia in Arabia Saudita, visitava Mosca il 27 settembre per consegnare la richiesta al Presidente Vladimir Putin e al Ministro della Difesa Sergej Shojgu. Badri ha avuto colloqui con il Viceministro degli Esteri Mikhail Bogdanov, secondo le Izvestia, citando una fonte diplomatica vicina alla situazione. L’ordine del giorno prevedeva la prospettiva della revoca dell’embargo sulle armi, tra cui aerei da guerra. Ancora più importante, il generale Haftar ha chiesto alla Russia di avviare un’operazione militare antislamista in Libia simile a quella in Siria. Il rovesciamento del leader Muammar Gheddafi nel 2011 ha portato al vuoto di potere e all’instabilità in Libia, con alcuna autorità al potere. Il Paese è diviso tra i due governi: l’HoR nella parte orientale e il governo dell’Accordo nazionale (GNA), a Tripoli dal marzo 2016, presso una base navale pesantemente sorvegliata. Gran parte di Tripoli è ancora occupata dagli islamisti. La divisione ha spinto le Nazioni Unite ad avviare negoziati per formare un governo unitario e l’esercito affronta la crescente minaccia dei gruppi terroristici. A settembre, i governi rivali della Libia avrebbero raggiunto un “consenso” sugli elementi principali di un accordo politico. Parti della Libia sono fuori dal controllo del governo, con varie milizie islamiste, ribelli e tribali che dominano su alcune città e aree. L’esistenza di due governi concorrenti e l’instabilità consentono ai terroristi, anche dello Stato islamico (SIIL), di operare sul suolo libico. Nel marzo 2015, l’HoR nominava il generale Haftar comandante della Forze armate libiche (LNA). Il capo militare fa parte della scena politica libica da circa mezzo secolo. Intorno al 1990 andò in esilio negli Stati Uniti dopo un tentativo fallito di rovesciare Muammar Gheddafi. Negli anni ’70, Haftar si addestrò in Unione Sovietica. Il generale parla il russo. Dopo l’inizio della rivolta contro Gheddafi nel 2011, tornò in Libia dove divenne uno dei capi dei ribelli in Oriente. Il capo militare è noto come “anti-islamista” per la posizione dura verso i fondamentalisti islamici. Quest’anno le forze al suo comando hanno respinto gli islamisti da gran parte di Bengasi. Nel 2014 lanciò l’operazione Dignità promettendo di cacciare tutti i gruppi terroristici dal Paese. Nel settembre 2016, la LNA sequestrava alla Guardia delle strutture petrolifere, gruppo armato allineatisi al governo di Accordo nazionale (GNA), i principali terminali petroliferi del Paese. In riconoscimento di ciò, il presidente dell’HoR e comandante supremo delle forze armate, Agilah Salah, ha promosso Haftar da tenente-generale a feldmaresciallo. Le grandi potenze occidentali ritengono che i terminali petroliferi debbano essere amministrati dal GNA sostenuto dalle Nazioni Unite.
Parlando ad una riunione ministeriale sulla Libia a New York, dove la sessione della 17.ma dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite è in corso, il Viceministro degli Esteri russo Gennadij Gatilov ha detto che sarebbe sbagliato ignorare la Forze armate libiche che combattono i terroristi nella Libia orientale. Il ministro ha detto che gli attacchi aerei occidentali e le attività dei team operativi speciali in alcune zone della Libia, aggravano la situazione nel Paese. La Russia ritiene che il parlamento di Tobruq sia il corpo legislativo legittimamente eletto. Anvar Makhmutov, del comitato per gli affari internazionali della Duma di Stato russa, e Vjacheslav Matuzov, ex-diplomatico e studioso, sostengono l’idea d’inviare armi e istruttori alle LNA. Le Nazioni Unite hanno imposto l’embargo sulle armi alla Libia nel 2011. Nell’agosto 2014, dopo che violenze divamparono in Libia, la risoluzione 2174 del Consiglio di Sicurezza richiese che tutte le forniture di armi e materiale connesso alla Libia venissero preventivamente autorizzate dal comitato per le sanzioni. Con un governo di unità nazionale, il divieto di fornire armi sarà ridotto o tolto. Le maggiori potenze mondiali rimuginano sulla possibilità di revocare l’embargo sulle armi alla Libia negli ultimi mesi. La richiesta di togliere almeno parzialmente l’embargo è stata fatta dal GNA, che dice di averne bisogno per combattere il gruppo Stato islamico. L’anno scorso, la Giordania fece circolare una bozza di risoluzione al Consiglio di Sicurezza che proponeva di togliere l’embargo, tra le altre misure urgenti. Le forniture di armi potrebbero iniziare non appena l’embargo sarà revocato. Ivan Molotov aveva recentemente detto che Mosca sarebbe pronta a fornire al legittimo governo libico le armi, non appena l’embargo sarà tolto. La cosa più importante è che alla Russia, non a Stati Uniti, Francia o qualsiasi Stato occidentale coinvolto nel conflitto in Libia, il leader militare libico abbia chiesto aiuto. I libici ricordano l’intervento della NATO del 2011 e non si fidano dell’occidente, soprattutto data l’incapacità di ottenere alcun risultato positivo in Siria. L’operazione della Russia ha cambiato il panorama politico e rafforzato la presenza di Mosca nella regione. Il crollo dell’accordo Russia-USA sulla Siria e la seguente tragedia di Aleppo lo confermano. Inoltre, a differenza degli Stati Uniti, la Russia gode di un buon rapporto con l’Egitto e con gli Emirati Arabi Uniti, Paesi che appoggiano il generale Haftar. La richiesta di aiuto e d’intervenire in Libia testimonia il fatto che il peso della Russia cresce in Medio Oriente, mentre l’occidente dimostra assenza di volontà nell’avere un ruolo responsabile nella regione. L’operazione in Siria è stata seguita da una serie di tangibili successi politici in Medio Oriente. La Russia ha rapporti special con Iran, Turchia, Egitto, Iraq, Giordania, Israele e Stati del Golfo Persico. Re Salman dell’Arabia Saudita vorrebbe recarsi presto a Mosca. La Russia ritorna con forza nella regione con un peso che cresce a passi da gigante, mentre gli Stati Uniti sembrano persi nel labirinto regionale cumulando problemi e complessità.
Secondo Foreign Policy, “Dall’altra parte, nel Mediterraneo orientale e Levante, in Turchia, Iran, e regione del Golfo, la tendenza è evidente a chiunque abbia occhi per vedere: la stella della Russia ascende mentre quella degli USA cala. Da Israele all’Arabia Saudita, dall’Egitto alla Turchia, i partner tradizionali degli Stati Uniti sono sempre più costretti a ingraziarsi Mosca”. La risorgente Russia s’impone nel Medio Oriente come grande ed importante attore internazionale ed è naturale che il leader libico si avvicini a Mosca per salvare il Paese impantanato dalle turbolenze.2016-03_libya_state_of_play_1200La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Advertisements

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...