La Russia invia il sistema missilistico S-300 in Siria e agli USA finiscono le opzioni

Alexander Mercouris, The Duran 4/10/2016

Mentre gli Stati Uniti tentano di rispondere all’avanzata dell’Esercito arabo siriano, si diffondono notizie sulla Russia che schiera gli avanzati missili antiaerei S-300VM Antej-2500 in Siria.1013676568Poco prima dell’annuncio degli Stati Uniti di sospendere i negoziati con la Russia sull’accordo di ‘cessazione delle ostilità’ raggiunto dal segretario di Stato statunitense Kerry e dal Ministro degli Esteri russo Lavrov il 9 settembre 2016, un articolo ben informato che definisce le opzioni degli Stati Uniti veniva pubblicato da Reuters. L’articolo è stato chiaramente scritto sulla base di informazioni fornite da alti funzionari del governo degli Stati Uniti, confermando che colloqui a “livello personale” sono in corso negli Stati Uniti sulla fine dell’accordo Kerry-Lavrov e l’avanza dell’Esercito arabo siriano ad Aleppo, anche se, vista la data di pubblicazione dell’articolo (29 settembre 2016) non vi è alcun suggerimento ad Obama su cosa fare.
Ecco l’elenco di opzioni apparentemente all’esame
1) “sostenere gli attacchi dei ribelli altrove con altre armi o attacchi aerei, che “non invertirebbero le sorti della battaglia, ma potrebbero spingere i russi a fermarsi a riflettere”“;
2) “attacco aereo degli Stati Uniti a una base aerea siriana lontano dai combattimenti tra le truppe di Assad e le forze ribelli nel nord” (la base aerea in questione è probabilmente Dayr al-Zur);
3) “invio di altre forze speciali degli Stati Uniti per addestrare e consigliare i gruppi ribelli curdi e siriani“;
4) “schierare altri mezzi navali e aerei statunitensi ed alleati nel Mediterraneo orientale, dove la portaerei francese è già in viaggio”.
A quanto pare l’idea di fornire ulteriori missili terra-aria portatili ai jihadisti è stata scartata perché “i timori dell’amministrazione Obama è che potrebbero cadere nelle mani dei militanti dello Stato islamico o di gruppi legati ad al-Qaida“. Sull’idea di no-fly zone (“un ponte aereo umanitario per le aree controllate dai ribelli (nb: quasi certamente Aleppo), richiederebbe la scorta di aerei da guerra degli Stati Uniti”) è evidentemente ritenuta “troppo rischiosa ed è stata messa in fondo alla lista“. Tale lista di opzioni indica come gli Stati Uniti siano completamente privi di opzioni. Le opzioni 1) e 2) non possono influenzare i combattimenti ad Aleppo come i funzionari statunitensi ammettono apertamente. Data l’esperienza passata, l’opzione 1) è la meno probabile che “fermi e faccia riflettere” i russi, rendendoli più decisi ed irritati. L’opzione 3) è un altro caso uguale. Gli Stati Uniti l’hanno fatto per anni senza ottenere alcun risultato. L’opzione 4) è essenzialmente simbolica, a meno che sia volta ad avviare la dichiarazione di una no-fly zone, che però i funzionari degli Stati Uniti sembrano escludere. Se i rapporti sono veri, i russi avrebbero adottato altri passi contro la possibilità degli Stati Uniti di dichiarare la no-fly zone. FoxNews riporta funzionari degli Stati Uniti affermare che i russi hanno rafforzato i sistema missilistici antiaerei S-400 già schierati in Siria con una serie di avanzati sistemi antiaerei S-300VM Antej-2500. Se i russi non l’hanno confermato, ed è vero, allora ogni tentativo degli Stati Uniti d’imporre la no-fly zone sarà ancora più rischiosa. Un segno che la notizia sia vera è che il Cremlino non l’ha negato. I russi hanno anche acutamente ricordato agli Stati Uniti che sanno dove sono i militari statunitensi in Siria, tra cui quelli presumibilmente presenti nelle varie basi jihadiste (o “sale operative”) esistenti nel Paese. Ciò appare francamente una minaccia, vendicarsi sui militari statunitensi se i militari russi in Siria venissero attaccati dagli Stati Uniti. Vi sono notizie non confermate che i russi hanno esattamente attaccato una “sala operativa” jihadista composta da militari di Stati Uniti ed occidentali dopo l’attacco degli Stati Uniti all’Esercito arabo siriano nei pressi di Dayr al-Zur. Se tali notizie sono vere, allora la minaccia implicita dei russi di reagire contro le truppe degli Stati Uniti in caso di attacchi ai propri militari, non è vuota. In un modo o l’altro, non è difficile capire perché gli Stati Uniti concludano che l’imposizione di una no-fly zone sia “troppo rischiosa”, per cui tale opzione “finisce in fondo alla lista”. Forse perché gli Stati Uniti non avendo opzioni reali, se non minacciare la guerra nucleare contro la Russia, che Kerry ha telefonato due volte a Lavrov nel fine settimana, forse tentando di convincere i russi a far ritirare i siriani da Aleppo per salvare il bluff degli Stati Uniti. Tuttavia è chiaro che Lavrov è irremovibile. Lavrov invece in varie dichiarazioni ha accusato gli Stati Uniti di schierarsi con Jabhat al-Nusra (al-Qaida), domandandosi se il presidente Obama abbia il controllo delle forze armate statunitensi e se Kerry sia in buona fede.
Girando il coltello nella piaga, Valentina Matvienko, Presidentessa del Consiglio della Federazione russa (il senato) e dirigente del Consiglio di Sicurezza della Russia, ha definito in modo sprezzante la decisione degli Stati Uniti di sospendere i lavori con la Russia per l’attuazione dell’accordo Kerry-Lavrov, come “...agonia di un’amministrazione ingloriosamente uscente, dalla politica estera in Medio Oriente totalmente fallita“. Qui vorrei dire che sono personalmente sconcertato da alcuni allarmi sulla decisione degli Stati Uniti di abbandonare i colloqui per l’attuazione dell’accordo Kerry-Lavrov. Dato che l’accordo è completamente crollato, per una volta d’accordo con gli Stati Uniti che non ha senso continuare a parlarne. Gli Stati Uniti non dicono che sospendono ogni contatto diplomatico con la Russia sulla Siria, come alcuni commentatori sembrano pensare. I contatti diplomatici e militari tra Stati Uniti e Russia sulla Siria continuano come prima. Come ho già detto, dato il fanatismo di certuni a Washington, è impossibile essere sicuri che non ci sia un’escalation pericolosa. I sostenitori della no-fly zone e degli attacchi all’Esercito arabo siriano e per estensione ai militari russi in Siria (come i senatori McCain e Lindsey Graham e il generale David Petraeus) sono certamente ancora in giro. Tuttavia i rischi sembrano così sproporzionati rispetto i vantaggi possibili che è difficile credere che ciò accada, e Reuters sembra confermare che tali idee follemente pericolose continuano ad essere escluse. La realtà è che in ogni valutazione razionale, i russi hanno tutte le carte in Siria. Anche un commentatore della BBC come Mark Mardell, che non è amico o ammiratore di Putin o della Russia, ha riconosciuto come “Nessuno con cui abbia parlato può spiegarmi perché la Russia non venga fermata in Siria e, per estensione, come il Presidente Assad possa essere abbattuto, a meno che il Presidente Putin lo voglia. Questa non sarebbe una situazione positiva, ma a meno che non mi manchi qualcosa di profondo, è la situazione in cui ci troviamo“. Con la fine dei jihadisti ad Aleppo, la realtà delle scarse opzioni degli Stati Uniti in Siria, denunciata dall’articolo della Reuters, è sempre più evidente.siria-s-300v3-tarusPost scriptum: dopo la pubblicazione dell’articolo, il Ministero della Difesa russo ha confermato il dispiegamento dei missili terra-aria S-300VM Antej-2500 in Siria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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