Mistero Buffone: camerata Dario Fo, giullare del Pentagono

Alessandro Lattanzio, 13/10/2016

Fo Dario, attore: Militò nella R.S.I. fu volontario nella RSI nel battaglione “A. Mazzarini” della GNR e partecipò, assieme ad Enrico Maria Salerno, alla riconquista del caposaldo di Cannobbio, nell’Ossola, nell’ottobre 1944. Lo storico Gremmo ha ripescato un documento fotografico: Dario Fo con l’uniforme fascista da repubblicano sociale, nonché un disegno dello stesso Fo in cui il Nobel ritraeva le “anime” dei partigiani uccisi.rsi_dario_foE’ certo che Dario Fo ha vestito la divisa del paracadutista repubblichino nelle file del Battaglione Azzurro di Tradate. Lo ha riconosciuto lui stesso, e non poteva non farlo, trattandosi di circostanza confortata da numerosi riscontri probatori documentali e testimoniali, anche se ha cercato di edulcorare il suo arruolamento volontario sostenendo di avere svolto la parte dell’infiltrato pronto al doppio gioco. Ma le sue riserve mentali lasciano il tempo che trovano… Non è certo, o meglio è discutibile, ma la milizia repubblichina di Fo in un battaglione che di sicuro ha effettuato qualche rastrellamento, lo rende in certo qual modo moralmente corresponsabile”.
Sentenza del tribunale di Varese, il 15 febbraio 1979

imm1 Nel 1975, Giancarlo Vigorelli, de Il Giorno, scrisse: “Anche Fo sa di avere in pancia l’incubo dei suoi trascorsi fascisti”. Nello stesso anno, il deputato democristiano Michele Zolla presentò un’interrogazione al ministro della Difesa per sapere se ciò fosse vero. Nel 1977 Fo querelò per diffamazione Gianni Cerutti per aver pubblicato su Il Nord un articolo di Angelo Fornara, in cui si leggeva che: “A Fo non conviene ritornare a Romagnano Sesia dove qualcuno lo potrebbe riconoscere: rastrellatore, repubblichino, intruppato nel battaglione Mazzarini della Guardia Nazionale della Repubblica di Salò”. Nel processo del febbraio 1978, messo dinanzi a una foto che lo ritraeva con la divisa della RSI, Dario Fo si giustificò raccontando che nel 1944 collaborava con il padre, esponente della Resistenza nel Varesotto. Preso tre volte dai tedeschi, e sempre scappato, si arruolò volontario nei paracadutisti della RSI, a Tradate, d’accordo con i partigiani. Fo affermò di voler aderire alla formazione partigiana di Giacinto Domenico Lazzarini, attiva presso il lago Maggiore. Nel marzo 1979, il giornalista Luciano Garibaldi su Gente pubblicò la foto di Dario Fo in divisa da parà repubblichino e le testimonianze di una decina di suoi camerati, tra cui i parà Caporal-Maggiore Landuccio Landucci, Achille Boidi, Mario Gobetti, Caporal-Maggiore Giovanni Villa, e il Sergente Maggiore Carlo Maria Milani, secondo cui Dario Fo partecipò al rastrellamento della Val Cannobina, nella liquidazione della repubblica partigiana dell’Ossola. Infatti, Milani dichiarò: “L’allievo paracadutista Dario Fo era con me durante un rastrellamento nella Val Cannobbia per la conquista dell’Ossola, il suo compito era di armiere portabombe”. Nell’articolo, l’ex-comandante partigiano Giacinto Domenico Lazzarini affermava: “Le dichiarazioni di Dario Fo destano in me non poca meraviglia. Dice che la casa di suo padre era a Porto Valtravaglia, era un “centro” di resistenza. Strano. Avrei dovuto per lo meno saperlo. Poi dice che “era d’accordo con Albertoli” per raggiungere la mia formazione. Io avevo in formazione due Albertoli, due cugini, Giampiero e Giacomo. Caddero entrambi eroicamente alla Gera di Voldomino e alla loro memoria è stata concessa la medaglia di bronzo al valor militare. Forse Fo potrà spiegare come faceva ad essere d’accordo con uno dei due Albertoli di lasciare Tradate nel gennaio 1945, quando erano entrambi caduti quattro mesi prima. Senza dire, poi, che i cugini Albertoli erano tra i più vicini a me e mai nessuno dei due mi parlò di un Dario Fo che nutriva l’intento di unirsi alla nostra formazione… Se Dario Fo si arruolò nei paracadutisti repubblichini per consiglio di un capo partigiano, perché non lo ha detto subito, all’indomani della Liberazione? Sarebbe stato un titolo d’onore, per lui. Perché mai tenere celato per tanti anni un episodio che va a suo merito?”. Subito dopo, a Repubblica Fo disse: “Io repubblichino? Non l’ho mai negato. Sono nato nel ’26. Nel ’43 avevo 17 anni. Fino a quando ho potuto ho fatto il renitente. Poi è arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo in Svizzera. Mi sono arruolato volontario per non destare sospetti sull’attività antifascista di mio padre, quindi d’accordo con i partigiani amici di mio padre”. Milani e Lazzarini testimoniarono al processo di Varese contro Fo, che li denunciò per falsa testimonianza.
dario_fo Il 15 febbraio 1979, il tribunale assolse il direttore de Il Nord, scrivendo: “E’ certo che Fo ha vestito la divisa del paracadutista repubblichino nelle file del Battaglione Azzurro di Tradate. Lo ha riconosciuto lui stesso, e non poteva non farlo, trattandosi di circostanza confortata da numerosi riscontri probatori documentali e testimoniali, anche se ha cercato di edulcorare il suo arruolamento volontario sostenendo di avere svolto la parte dell’infiltrato pronto al doppio gioco. Ma le sue riserve mentali lasciano il tempo che trovano. (…) Deve ritenersi accertato che delle formazioni fasciste impegnate nell’operazione in Val Cannobina facessero sicuramente parte anche i paracadutisti del Battaglione Azzurro di Tradate. (…) Non è altrettanto certo, o meglio è discutibile, che vi sia stato impiegato Dario Fo. Ma (…) la milizia repubblichina di Fo in un battaglione che di sicuro ha effettuato qualche rastrellamento, lo rende in certo qual modo moralmente corresponsabile di tutte le attività e di ogni scelta operata da quella scuola nella quale egli, per libera elezione, aveva deciso di entrare. E’ legittima dunque per Dario Fo non solo la definizione di repubblichino, ma anche quella di rastrellatore”. Milani fu assolto dall’accusa di falsa testimonianza nel 1980 perché “il fatto non sussiste”. Fo dichiarò poi nel 2000 al Corriere della Sera: “Aderii alla RSI per ragioni più pratiche: cercare di imboscarmi, portare a casa la pelle. Ho scelto l’artiglieria contraerea di Varese perché tanto non aveva cannoni ed era facile prevedere che gli arruolati sarebbero presto stati rimandati a casa. Quando capii che invece rischiavo di essere spedito in Germania a sostituire gli artiglieri tedeschi massacrati dalle bombe, trovai un’altra scappatoia. Mi arruolai nella scuola paracadutisti di Tradate. Poi tornai nelle mie valli, cercai di unirmi a qualche gruppo di partigiani, ma non ne era rimasto nessuno”.imm2“Se non c’era la Francia che partiva in quarta, ci sarebbe stata una strage e staremmo qui a piangere anche sulle nostre responsabilità”
Dario Fo sulla Libia, marzo 2011

Il 24 marzo 2011, all’Unità Dario Fo concesse un’intervista dove disse: “Che si fa con la Libia? ‘Discorso terribile, difficile maneggiare senza ferirsi. Ma se non c’era la Francia che partiva in quarta, c’era una strage e staremmo qui a piangere anche sulle nostre responsabilità. Dovevamo accettare il massacro? Magari con la scusa che i luoghi in cui intervenire per difendere la libertà sarebbero troppi e quindi meglio niente? Meglio fermi e sottoterra? Non credo, io sto con l’ONU. Certo, bisognava intervenire prima, dare forza e valore alle parole, alla trattativa e ancora questa è la strada da battere ma…Ora ci vorrebbe un controllo meticoloso delle operazioni, una lucidità che tuttavia la guerra, o il potere, nega sempre. Poi penso a Berlusconi, ai suoi amici. È un collezionista di figli di puttana, appena ne vede uno gli corre incontro e gli bacerebbe anche i piedi, non solo l’anello, è fatto così”.

12993527Il repubblichino Dario Fo aveva sviluppato un naturale, per lui, acuto odio verso le realtà antimperialiste, probabilmente alimentate dal premio Nobel, una gratifica che l’imperialismo concede ai suoi sicari più talentuosi. Già nel dicembre 2007, il buffone nobelizzato attaccò il Presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, il leader libico Muammar Gheddafi e il presidente sudanese Umar al-Bashir, in perfetto coordinamento con le aggressioni militar-diplomatiche di cui erano, e saranno oggetto, da parte della NATO e degli Stati Uniti d’America, con una lettera aperta sottoscritta tra gli altri da Dario Fo, Franca Rame e dal camerata Guenter Grass (altro intellettuale di sinistra, dai trascorsi militari nell’Asse), con cui si accusavano i leader europei di “codardia politica” per “non avere il coraggio” di affrontare la questione della guerra civile in Sudan e la situazione nello Zimbabwe. Ovvero, per non dedicarsi appieno al rovesciamento, armato o colorato, di presidenti e realtà politiche che si opponevano all’imperialismo e al colonialismo in Africa.
E non si creda che sulla Siria si sia rinsavito, anzi, ancora nel 2014, quando tutti sapevano chi fossero i ‘rivoluzionari’ siriani, invitava a rovesciare il governo di Damasco e a sostenere i terroristi islamisti finanziati dagli stessi che gli procurarono il premio Nobel. “Il premio nobel italiano per la letteratura Dario Fo, il vescovo di Mazara del Vallo Monsignor Domenico Mogavero, lo scrittore Paolo Rumiz, il cantautore Francesco Guccini, l’islamologo Paolo Branca della Cattolica di Milano, Antoine Courban dell’università gesuita di Beirut e Fra Claudio Monge, teologo delle religioni ad Istanbul, sono alcuni dei firmatari di un appello di solidarietà con “numerosissimi siriani… scesi in piazza nel 2011 domandando libertà, dignità e pari opportunità e per questo massacrati dal regime“, un appello promosso da Shady Hamadi e dall’associazione Articolo21 che denunciava il “silenzio assordante dell’Occidente nei primi dodici mesi della rivoluzione siriana, quando le milizie fondamentaliste non avevano ancora fatto irruzione, salvifiche per il regime, dall’estero”… con una parentesi sul complottismo che piace alla propaganda della NATO, “sappiamo anche che le passate complicità e connivenze del regime siriano con il qaedismo iracheno hanno creato quel torbido intreccio di opposti estremismi indispensabili a salvare il regime, alimentando e foraggiando una rivoluzione controrivoluzionaria“. L’appello chiedeva che il Presidente Bashar al-Assad “venga processato per crimini di guerra e contro l’umanità“.
Dario Fo, giullare dello Zio Sam in buona compagnia, aveva vinto il premio Nobel, e ora doveva dimostrare di esserselo meritato.

L'imperialismo sa fabbricarsi gli 'oppositori'

L’imperialismo sa fabbricarsi gli ‘oppositori’

Riferimenti:
Alleanza Nazionale
Camaleonti
Corriere della Sera
Il Graffio

2 Responses to Mistero Buffone: camerata Dario Fo, giullare del Pentagono

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