Gli USA perdono la presa sul Sud-Est asiatico

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation 15/10/2016duterte-1Lo scontro diplomatico tra Filippine e Stati Uniti sciocca gli sgobboni politici del dipartimento di Stato e del Pentagono, ma per gli acuti osservatori della politica del sud-est asiatico, la decisione del presidente delle Filippine Rodrigo Duterte di fare “perno” su Cina e Russia era studiata da tempo. Fin dalla cosiddetta “rivoluzione gialla” che vide Corazon Aquino sostituire l’autocrate delle Filippine Ferdinando Marcos, la maggior parte dei filippini passarono da un presidente corrotto e benedetto dagli statunitensi all’altro. Duterte, focoso ex-sindaco di Davao City a Mindanao, ha incanalato il disgusto dei filippini adottando un atteggiamento ostile nei confronti della rinnovata presenza militare degli Stati Uniti nel sud-est asiatico, volta a contrastare la Cina. La
“Rivoluzione del potere popolare” del 1986, nota anche come rivoluzione gialla, fu opera degli Stati Uniti per togliere dal potere il presidente Ferdinand Marcos. La rivoluzione avvenne tre anni dopo l’assassinio del senatore Benigno “Ninoy” Aquino, ucciso mentre sbarcava all’aeroporto internazionale di Manila ritornando nelle Filippine dall’esilio negli Stati Uniti. Marcos, accusato dell’assassinio di Aquino, fu dimesso dalla pressione combinata di chiesa cattolica, Forze Armate pro-Stati Uniti delle Filippine e Central Intelligence Agency degli Stati Uniti. La vedova di Aquino, Corazon “Cory” Aquino, sostituì Marcos come presidente e fu seguita da una serie di presidenti corrotti filo-statunitensi. Il generale Fidel Ramos, mondialista convinto, sostituì Aquino alla presidenza e, a sua volta, assicurò la presidenza ai suoi due successori, Joseph Estrada e Gloria Macapagal-Arroyo, entrambi perseguitati da scandali sulla corruzione. Macapagal Arroyo era la figlia dell’alleato degli Stati Uniti, il presidente Diosdado Macapagal, in carica nel 1961-1965 e che inviò truppe filippine a combattere a fianco delle truppe statunitensi nella guerra del Vietnam. Al momento dell’invio delle truppe nell’ambito dello sforzo bellico degli Stati Uniti nel Vietnam del Sud, l’avversario esplicito di tale passo era l’avversario politico di Macapagal, Ferdinand Marcos, cosa che non va ignorata mentre Duterte allontana le Filippine dal “perno in Asia” di Barack Obama. Macapagal-Arroyo fu sostituita da un altro presidente corrotto, Benigno “Noynoy” Aquino, figlio di Ninoy Aquino e Cory Aquino. Le Filippine ha avuto presidenti provenienti dalla stessa famiglia, non diversamente dagli Stati Uniti negli ultimi decenni. Macapagal-Arroyo ed Estrada furono incriminati per corruzione, ma solo Estrada si dimise. Duterte è il primo volto nuovo a comparire a Palazzo Malacanhang da un po’ di tempo, e l’elettorato delle Filippine gli dà ampio credito per la sua schiettezza. Duterte ha deciso che le politiche dei predecessori, che volevano stretti rapporti con Washington, non erano nell’interesse delle Filippine. Duterte segue una sua politica estera indipendente, invitando Cina e Russia a stabilire basi nelle Filippine, annullando ulteriori esercitazioni militari USA-Filippine nella regione, e chiamando il presidente Barack Obama “figlio di puttana”. Durtete ha anche detto agli Stati Uniti, “non trattateci da zerbino perché… non siamo i fratellini scuri degli USA”. I problemi dell’amministrazione Obama con Duterte iniziarono quando l’ambasciatore degli Stati Uniti nelle Filippine, Philip Goldberg, interferì negli affari interni delle Filippine, come le elezioni che Duterte ha vinto. Goldberg ha sempre interferito negli affari dei Paesi in cui viene distaccato e non ha fatto eccezione nelle elezioni nelle Filippine, in cui parlò contro Duterte. Nel 2008, il governo boliviano del Presidente Evo Morales espulse Goldberg, allora ambasciatore degli Stati Uniti a La Paz, per aver fomentato i secessionisti in quattro province boliviane. Ad agosto, Duterte chiamò Goldberg “bakla, figlio di puttana”. “Bakla” significa “finocchio”.
king_ananda_mahidolCon la notizia della morte del vecchio re della Thailandia, Bhumibol Adulyadej, nato a Cambridge, Massachusetts, che si assicurava che alcun governo thailandese si allontanasse troppo dall’alleanza con gli Stati Uniti, la Thailandia potrebbe seguire le Filippine su una politica di marcata indipendenza da Washington. Il principe ereditario Vajiralongkorn, erede al trono, è vicino all’ex-primo ministro Thaksin Shinawatra e alla sorella, l’ex-prima ministra Yingluck Shinawatra, entrambi estromessi dai colpi di Stato della Central Intelligence Agency. Thaksin fu rovesciato nel 2006 e Yingluck nel 2014. Yingluck, accusata di corruzione dall’agenzia “anti-corruzione” della Thailandia, vede essenzialmente lo stesso trattamento da “colpo di Stato costituzionale” riservato alla Presidentessa del Brasile Dilma Rousseff, al presidente dell’Honduras Manuel Zelaya, e al presidente del Paraguay Fernando Lugo. Oggi, piuttosto che usare carri armati e giunte militari per rovesciare i leader che non gradisce, la CIA usa falangi di avvocati e giudici controllati dalla CIA, per effettuare “golpe costituzionali”. Tale strategia è stata una costante dell’amministrazione Obama e potrebbe essere chiamata “dottrina Obama”. Thaksin, che vive in esilio in Cambogia, e Yingluck continuano ad aver ampio sostegno dalle “camice rosse”, il movimento rurale della Thailandia. Vajiralongkorn non è popolare presso i fedeli sudditi del padre. Per avere il sostegno al suo regno, Vajiralongkorn può concludere un patto non solo con Thaksin e Yingluck, ma anche con le camicie rosse, nelle cui fila vi sono vari anti-monarchici. Le camicie rosse sono anche contrarie all’egemonia USA in Thailandia e sono sospettate di essere sostenute dalla Cina. Proprio come la dottrina Obama non ha mancato Duterte, non lo farà con Vajiralongkorn. Come molti presidenti delle Filippine, i primi ministri thailandesi, dalla fine della Seconda guerra mondiale, furono approvati dai mandanti della CIA a Langley. Bhumibol succedette al trono alla morte del fratello, re Ananda Mahidol. Alle 9:00 del mattino del 9 giugno 1946, Bhumibol visitò il fratello nella stanza del Palazzo Reale di Bangkok. Alle 09:20, un colpo risuonò dalla camera da letto del re. Ananda fu trovato supino sul letto con un colpo di pistola alla testa; ciò fu descritto come suicidio accidentale del giovane re mentre giocava con la pistola carica. L’ambasciatore degli Stati Uniti in Thailandia era Edwin Stanton, ironia della sorte, omonimo del ministro della Guerra Edwin Stanton, accusato di aver cospirato per assassinare Abraham Lincoln. L’ambasciatore Stanton collaborava con il reggente della Thailandia nominato dai giapponesi, Pridi Banomyong, che governò il Paese durante l’esilio di Ananda nella Seconda guerra mondiale e che divenne primo ministro dopo la guerra, e che assolse Bhumibol, Stati Uniti e Gran Bretagna da qualsiasi coinvolgimento nella morte del re. Il viceré inglese dell’India, Lord Mountbatten, pensava che Ananda fosse “patetico” e indegno di essere re. In ogni caso, dopo che il feldmaresciallo Plaek Pibulsonggram, capo militare filo-giapponese della Thailandia durante la guerra, rovesciò il primo ministro Pridi nel 1947, il governo accusò due paggi dell’assassinio del re. Entrambe i paggi furono condannati da un dubbio processo e giustiziati. Stanton convinse il primo ministro Pridi che i comunisti, travestiti da studenti, monaci buddisti, giornalisti ed accademici, stavano invadendo la Thailandia con l’intento di rovesciare la monarchia. Gli avvertimenti di Stanton erano uno stratagemma e alcuno dei rapporti sull’“infiltrazione” comunista era vero.
photo-jim-712064-20091210Molti in Thailandia sanno che l’Office of Strategic Services (OSS), precursore della CIA, assassinò Ananda con la connivenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti Stanton, dell’incaricato d’affari Charles Yost, della stazione dell’MI-6 inglese di Bangkok e del capo dell’OSS a Bangkok, James “Jim” Thompson, che dopo aver “ufficialmente” lasciato l’OSS, fondò la Thai Silk Company, Ltd., che rivitalizzò l’industria della seta devastata dalla guerra. Thompson era anche un noto pedofilo la cui casa ospitava numerosi bambini birmani e thailandesi. Casa adornata da numerose statue falliche. Gli autori Truman Capote, Somerset Maugham e Margaret Landon, l’autrice di Anna e il re del Siam, su cui il film “Il re ed io” si basa, erano gli ospiti illustri di Thompson a Bangkok. Nel 1967, Thompson, che sapeva dove molti “scheletri” della CIA erano sepolti nel sud-est asiatico, scomparve senza lasciare traccia negli altopiani Cameron nel Pahang, in Malesia. Per settanta anni, il popolo thailandese poté sussurrare sui fatti del 1946. Con la morte del re, vi sono diversi conti da liquidare tra Thailandia e Stati Uniti, così come Duterte regola i conti del passato delle Filippine.
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La ripubblicazione è graduta in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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