Gli USA supplicano la Russia di avere ‘misericordia’

Mollando la presa su Aleppo e ammettendo la vittoria dei siriani
Alexander Mercouris, The Duran 17/10/2016

La conferenza stampa di John Kerry e Boris Johnson dopo la riunione dei ministri degli Esteri occidentali a Londra, conferma che le opzioni militari per salvare i terroristi sono state abbandonate e che le potenze occidentali si rassegnano a che il governo siriano, con il sostegno russo, liberi Aleppo orientale.17102016Com’era da aspettarsi, l’accettazione occidentale della sconfitta ad Aleppo è arrivata di soppiatto, ma è arrivata. Gli eventi dell’ultima settimana possono essere riassunti in breve. Dopo la ritirata degli Stati Uniti nella prima settimana di ottobre, per l’avvertimento russo della disponibilità ad abbattere aerei statunitensi che effettuassero bombardamenti contro basi siriane, un ultimo tentativo fu fatto per spaventare e mettere in imbarazzo i russi, e far rientrare l’offensiva dei siriani su Aleppo. Era il tentativo fallito e farsesco d’isolare e imbarazzare i russi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (discusso in dettaglio qui), assieme a minacce vacue per processarli per crimini di guerra, e ancor più vacue minacce di ulteriori sanzioni a singoli funzionari russi (altre sanzioni settoriali erano fuori discussione). La riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti del 14 ottobre, con alcuni funzionari anonimi che affermavano sui media che le opzioni militari erano ancora discusse e presentate ad Obama. Una pretesa completamente vuota dato che Obama aveva pubblicamente respinto le opzioni militari la settimana precedente. Gli stessi funzionari degli Stati Uniti furono quindi costretti ad ammettere che era “estremamente improbabile” che Obama approvasse tali opzioni, e probabilmente “non avrebbe deciso”. Nel frattempo Boris Johnson, sventurato ministro degli Esteri della Gran Bretagna, sembrava balenare la “zona di non bombardamenti”, anche se non l’ha mai detto chiaramente e la maggior parte dei dettagli provenivano da conversazioni sui media inglesi. L’idea alla base di questa “zona di non bombardamenti” era che Stati Uniti e potenze occidentali annunciassero unilateralmente il divieto dei bombardamenti siriani e russi in Siria. Nel caso in cui siriani o russi non lo rispettassero continuando i bombardamenti, Stati Uniti e potenze occidentali avrebbero effettuato ritorsioni attaccando basi e strutture militari siriane in cui si riteneva vi fossero presenti russi. Non è chiaro chi fosse l’ideatore del piano, ma la natura incompleta suggerisce che fosse probabilmente Boris Johnson stesso. La “zona di non bombardamento” è semplicemente una “no fly zone” senza bombardamenti aerei. Gli Stati Uniti non hanno mai imposto una “no fly zone” senza bombardamenti aerei. S’è avuta una discussione dettagliata di ciò che una “no fly zone” preveda, e perché un bombardamento aereo ne sia parte integrante, nientemeno che da Hillary Clinton stessa. L’esercito statunitense non avrebbe mai accettato d’imporre una “no fly zone” (o “zona di non bombardamento”) senza un bombardamento aereo omettendo (nel gergo degli Stati Uniti) di “degradare” le difese aeree siriane, mettendo a rischio aerei e piloti degli Stati Uniti inviati a far rispettare la “no fly zone” (o “zona di non bombardamento”). In una situazione in cui le difese aeree in questione non sono soltanto siriane, ma anche russe, quindi molto più capaci di abbattere aerei statunitensi, l’idea d’imporre una “zona di non bombardamenti” senza un bombardamento aereo per “degradare” le difese, è inconcepibile. Solo un civile senza alcuna idea di come l’esercito statunitense operi l’avrebbe concepita, motivo per cui il suo autore è molto probabilmente Boris Johnson. La “zona di non bombardamenti” dipenderebbe dal lancio di attacchi con missili cruise a lungo raggio sulle basi siriane da parte di navi da guerra statunitensi che, per ragioni geografiche e politiche, stazionerebbero nel Mediterraneo orientale. Alcuni sistemi di difesa aerea russi in Siria sono probabilmente in grado di abbattere questi missili da crociera. L’S-300MV Antej-2500 recentemente schierato in Siria è stato progettato per questo scopo. I russi dicono che sono in Siria per proteggere la struttura navale russa di Tartus. Questo suggerisce che le loro unità sono di stanza al largo delle coste siriana, in altre parole, nella zona in cui sarà più efficace intercettare i missili da crociera lanciati dalle navi da guerra degli Stati Uniti, nel Mediterraneo orientale, impedendo di far rispettare la “zona di non bombardamenti” con i missili cruise delle navi da guerra statunitensi nel Mediterraneo orientale.
5803f34bc3618889488b4677 La principale preoccupazione degli Stati Uniti fu, tuttavia, che i russi avvertirono che in caso di attacchi missilistici contro la Siria che avessero ucciso personale russo, avrebbero reagito con attacchi missilistici contro gli impianti in Siria gestiti da personale degli Stati Uniti. Vi sono voci insistenti che i russi l’abbiano già fatto, presumibilmente per rappresaglia all’attacco aereo degli Stati Uniti ai militari siriani nei pressi di Dayr al-Zuor, che avrebbe ucciso tre consiglieri russi delle truppe siriane. Per rappresaglia i russi si suppone abbiano lanciato un attacco con missili da crociera su una base jihadista gestita da militari occidentali, tra cui anche statunitensi, eliminandoli tutti. Anche se quest’attacco non fosse mai avvenuto, e non è mai stato confermato, qualcuno diffonde voci su ciò. In teoria, è possibile che i russi chiariscano di esser disposti a farlo. E’ inconcepibile che la leadership politica e militare degli Stati Uniti metta la vita dei propri militari in Siria a rischio in questo modo, soprattutto in una situazione che potrebbe facilmente degenerare nel confronto militare diretto con i russi. In un modo o nell’altro la “zona di non bombardamento” affronta gli stessi problemi insormontabili di una vera e propria “no fly zone”. Un editoriale di The Times di Londra l’ha ammesso. Semplicemente, ciò che la rende poco pratico è che si rischia il confronto con l’esercito russo in Siria. Una cosa che le leadership politica e militare occidentali non vogliono rischiare. Tutto ciò era del tutto evidente alla riunione dei ministri degli Esteri occidentali a Londra, convocata da Boris Johnson subito dopo l’incontro di Kerry con Lavrov a Losanna. E’ chiaro che Kerry ha trovato Lavrov a Losanna completamente immobile, aderente alla ben nota posizione russa che non ci può essere cessate il fuoco unilaterale da parte dell’Esercito arabo siriano, e che un presupposto per il cessate il fuoco è la separazione dei combattenti dell’opposizione da Jabhat al-Nusra, come gli Stati Uniti hanno più volte promesso ed impedito più volte che accadesse. Di fronte a ciò, e con le opzioni militari escluse, i ministri degli Esteri occidentali a Londra non potevano fare nient’altro che rassegnarsi all’inevitabile, e cioè che il governo siriano liberi Aleppo orientale. Ciò è evidente dalla successiva conferenza stampa, a cui significativamente solo Kerry e Johnson partecipavano. Kerry e Johnson ammettevano che non vi è alcun supporto in Europa all’azione militare in Siria e che tale opzione veniva scartata. Ecco cosa disse Kerry, “Non ho visto grande voglia in Europa di andare in guerra. Non vedo i parlamenti europei pronti a dichiararla. Non vedo molti Paesi decidere che questa soluzione sia la migliore. Quindi seguiamo la diplomazia, perché è lo strumento che abbiamo, e cerchiamo di trovare una via d’uscita in queste circostanze. Facile a dirsi, dov’è l’azione? Ma qual è l’azione? Molti hanno diversi problemi a definirlo, quando si cerca davvero di farlo“. Ed ecco cosa aveva detto Boris Johnson in proposito, “E secondo questi signori che guardano non c’è opzione, in linea di principio, oltre al tavolo. Ma non c’è dubbio che le cosiddette opzioni militari siano estremamente difficili e che non vi sia, per usare un eufemismo, l’intenzione politica nella maggior parte delle capitali europee, e certamente occidentali, per tale soluzione, al momento. Così dobbiamo lavorare con gli strumenti che abbiamo, che sono diplomatici…
92335_vest_rusija-vesti-vostok Ciò che ha costretto l’occidente ad escludere l'”opzione militare” in Siria, Kerry l’ha descritto, ed è ciò che The Duran ha riferito (qui e qui), e che i media occidentali hanno ignorato, “...quando una grande potenza è coinvolta in uno scontro come questo, come la Russia ha deciso, inviando i suoi missili per minacciare dall’azione militare, si alza la posta dello scontro…” Senza alcuna opzione militare a disposizione, e con tutte le forme di pressione sui russi fallite, non c’è nient’altro che l’occidente possa fare. Che sia così è stato chiaramente ammesso da Boris Johnson. Tutto quello che poteva fare per salvare i terroristi ad Aleppo era invocare dai russi misericordia, “E sono proprio loro (i russi) a dover scegliere questo momento per riconoscere l’opportunità, a mio avviso, di mostrare grandezza e dare prova di leadership… tocca davvero a loro ascoltare e mostrare misericordia per quelli nella città, per un cessate il fuoco e i negoziati a Ginevra, per cercare di por termine a questo massacro“. Quando un ministro degli Esteri occidentale, anche uno assurdo come Boris Johnson, si riduce a supplicare dai russi misericordia, allora è ovvio che il gioco è finito e la ‘grande battaglia di Aleppo’ è persa. Kerry in realtà non l’ha ammesso del tutto. I suoi commenti chiariscono che gli Stati Uniti si rassegnano al governo siriano che libera Aleppo orientale, e che i terroristi sono spacciati. Tutto ciò che ha potuto dire era che la guerra non sarebbe finita. “Ora, alcuni si chiedono cosa succederà ad Aleppo se dovesse cadere. Ebbene, i russi dovrebbero capire, e Assad deve capire, che ciò non pone fine alla guerra. Questa guerra non può finire senza una soluzione politica. Quindi, anche se Aleppo cadesse, anche con lo sterminio che compiono, non cambierà l’equazione fondamentale della guerra, perché gli altri Paesi continueranno a sostenere l’opposizione, e continueranno a creare altri terroristi, e la Siria ne sarà vittima, alla fine, così come la regione”. Continuare la guerra dopo che il governo siriano libererà Aleppo orientale è l’obiettivo degli Stati Uniti, confermato dagli stessi funzionari degli Stati Uniti (molto probabilmente da Kerry stesso), che parlavano sotto anonimato ai media, la settimana prima. Ecco come Reuters riportava un dispaccio del 14 ottobre 2016, “L’obiettivo finale di qualsiasi nuova azione sarà sostenere i ribelli moderati affinché resistano a ciò che è ora ampiamente considerato l’inevitabile caduta di Aleppo orientale per mano delle forze siriane del Presidente Bashar al-Assad sostenuto da iraniani e russi”. Stati Uniti ed alleati hanno modo di prolungare la guerra in Siria, almeno per un certo periodo, anche dopo che il governo siriano libererà Aleppo orientale. Come Mark Sleboda ed io abbiamo già detto, è proprio per creare una zona sicura per i terroristi nel nord-est della Siria, e quindi prolungare la guerra, che l’esercito turco con il supporto degli Stati Uniti ha invaso il nord-est della Siria ad agosto. Qualunque sia l’entità jihadista creata nella zona di sicurezza turca nel nord-est della Siria, non potrà tuttavia convincere con la pretesa di essere il governo della Siria. Lo sarà sempre il governo che controlla le grandi città della Siria, prima di tutto Aleppo e Damasco, e la regione densamente popolata della Siria occidentale, in cui si trova la maggioranza del popolo siriano. E’ ormai chiaro che nel prossimo futuro il governo della Siria sarà il governo del Presidente Bashar al-Assad, che è ed è sempre stato il legittimo governo della Siria riconosciuto delle Nazioni Unite. Con la liberazione di Aleppo orientale sarà assicurato il futuro di questo governo. Ciò significa che nel prossimo futuro il piano del cambio di regime in Siria è morto.237963997Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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