Il casco bianco che voleva far saltare in aria l’aeroporto di Berlino

Il terrorista di Chemnitz accende i riflettori sul terrorismo creato dai ‘ribelli’ della NATO in Siria
Christoph Germann, BFP 17 ottobre 2016

jaber_465bf623dd16708959e4bf1c527c4e03-nbcnews-ux-600-700Caccia all’uomo per due giorni, arresto spettacolare e morte scioccante di un sospetto terrorista siriano in Germania hanno attirato molta attenzione e sollevato molte domande. L’8 ottobre, la polizia tedesca faceva irruzione in un appartamento di Chemnitz su una soffiata dall’intelligence interna tedesca. Trovava 1,5 chilogrammi di TATP, l’esplosivo scelto dai terroristi dello SIIL, ma l’obiettivo del raid, il 22enne profugo siriano Jabar al-Baqr, era fuggito. Tre presunti collaboratori di al-Baqr furono arrestati nel raid, due dei quali poi rilasciati. Il 33enne rifugiato siriano identificato solo come Qalil A. rimane in custodia. Qalil A. aveva affittato l’appartamento dove al-Baqr si trovava. E’ accusato di avergli permesso di usare l’appartamento e di aver ordinato materiali per fabbricare bombe. Le fonti della sicurezza indicano l’appartamento come “laboratorio virtuale per fabbricare bombe“. [1] Dopo il raid fallito, la polizia tedesca ricercava al-Baqr a livello nazionale. Il 9 ottobre sera, tre siriani contattavano la polizia di Lipsia, a un’ora di auto da Chemnitz, informandola di aver catturato il sospetto ricercato. Il 36enne profugo siriano Muhamad A. poi disse ai media tedeschi che lui e due suoi amici presero al-Baqr alla stazione centrale di Lipsia, dopo aver inviato una richiesta attraverso la rete on-line dei rifugiati siriani per un posto in cui stare. Quando videro che al-Baqr era ricercato, decisero di legarlo e informarono la polizia. Alle 12:42 del 10 ottobre, le forze speciali della polizia entravano nell’appartamento a Lipsia trovando il sospettato legato. Muhamad A. e amici furono salutati come eroi da politici e media tedeschi. Alcuni politici ne chiesero la premiazione con la Croce al merito, la massima onorificenza civile della Germania. [2] Jabar al-Baqr, d’altra parte, disse agli investigatori durante l’interrogatorio che i tre siriani di Lipsia erano coinvolti nella pianificazione dell’attentato. [3] Poche ore dopo, il testimone più importante del caso moriva. Al-Baqr fu trovato impiccato in cella alle 19:45 del 12 ottobre. Era in isolamento nel carcere di Lipsia fin dall’arresto. Inizialmente veniva controllato ogni 15 minuti. L’intervallo fu esteso il 12 ottobre pomeriggio a 30 minuti. Durante l’ultimo controllo, alle 19:30, al-Baqr era ancora vivo. Quando una guardia tirocinante decise 15 minuti dopo di controllare di nuovo, lo trovò appeso alle sbarre della cella con la maglietta. I tentativi di rianimare al-Baqr non ebbero successo e alle 20:15 fu dichiarato morto. Il suo avvocato difensore, Alexander Huebner, accusava le autorità di “giustizia scandalosa” osservando che le tendenze suicide di al-Baqr erano ben documentate. Huebner sottolineò che il cliente entrò in sciopero della fame subito dopo l’arresto. [4] Il giorno prima dell’apparente suicidio, al-Baqr tolse una lampadina della cella dall’alloggiamento e manomise la presa della corrente. Le autorità carcerarie dissero che era vandalismo. [5] Il sospetto attentatore e aspirante suicida non fu classificato come a “grave rischio di suicidio“. [6] Thomas Oppermann, capogruppo dei socialdemocratici (SPD), descrisse la storia di al-Baqr come “sequenza inaudita di errori della polizia e del sistema giudiziario“. [7] Il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere chiese un'”inchiesta rapida e piena” e sottolineò che la morte di al-Baqr rendeva le indagini sul possibile complotto per bombardare l’aeroporto di Berlino molto più difficili. [8] L’intelligence interna della Germania disse che al-Baqr inizialmente voleva colpire i treni, prima di decidere per uno degli aeroporti di Berlino. [9] L’agenzia ritiene che l’attentato fosse previsto per questa settimana. [10] L’informazione veniva dall’intelligence degli Stati Uniti, che aveva seguito le telefonate tra al-Baqr e membri dello SIIL in Siria. In una chiamata del 7 ottobre, al-Baqr avrebbe detto al suo contatto in Siria che 2 chilogrammi di esplosivo erano pronti e che un “grande aeroporto di Berlino” era “meglio dei treni“. Secondo fonti della sicurezza tedesca, al-Baqr aveva già passato una notte nella capitale tedesca nella seconda metà di settembre. per esplorare l’aeroporto Tegel. [11]
Jabar al-Baqr era nato il 10 gennaio 1994 a Sasa, a sud di Damasco, e aveva lasciato la Siria nel 2014 arrivando in Germania nel febbraio 2015 e ricevendo l’asilo nel giugno 2015. Famiglia ed ex-compagni di stanza di al-Baqr confermano che si recò almeno due volte in Turchia dopo l’arrivo in Germania. Durante tali viaggi, al-Baqr passava molto tempo in Siria. Uno dei suoi ex-compagni di stanza ricorda di avergli parlato al telefono mentre si trovava nella città di Idlib. Secondo i suoi compagni di stanza, al-Baqr non fu mai particolarmente religioso, ma dal ritorno dalla Turchia cambiò radicalmente. Il fratello, che vive in Siria, disse in una live chat con la tedesca Mitteldeutscher Rundfunk (MDR) che qualcuno aveva manipolato Jabar. [12] L’altro fratello del sospetto, Ala al-Baqr, disse a Der Spiegel, per telefono da Sasa, che Jabar tornò in Siria dalla Turchia nel settembre 2015 e poi aderì allo SIIL a Raqqa. [13] In un’intervista con Reuters, Ala disse di ritenere che l’imam di Berlino l’abbia manipolato facendolo tornare in Siria per la jihad. Secondo il fratello, Jabar spiegò il viaggio in Siria all’inizio di quest’anno dicendo che voleva fare il volontario dei caschi bianchi: “Si recò in Turchia sette mesi fa e trascorse due mesi in Siria. Ci chiamò dicendo che faceva il volontario coi caschi bianchi (squadre di emergenza) ad Idlib“. [14] Jabar ricordò che aveva aderito all’Ahrar al-Sham ad Idlib per “lavori umanitari”. [15] Quando Ala parlò con il fratello due mesi prima, Jabar disse che era ad Idlib e gli chiese come tornare in Germania. “Mi chiese se ci fosse un modo per tornare in Germania, avendo bruciato i documenti“, disse Ala a The Wall Street Journal, aggiungendo che non seppe quando tornò. [16]
pay-syrian-fugitive-jaber-al-bakr-arrested-in-germany La pagina facebook di Jaber al-Baqr indica che simpatizzasse con lo SIIL almeno dal gennaio 2016. Secondo gli investigatori, al-Baqr tornò dalla Turchia a fine agosto dopo aver trascorso diversi mesi all’estero. Poco dopo, attrasse l’attenzione dell’agenzia d’intelligence interna della Germania. [17] Se Ala al-Baqr è preciso e suo fratello Jabar poté viaggiare tra Germania e Siria a piacere, possibilmente senza documenti, le autorità di Turchia e Germania dovrebbero rispondere a molte cose. Ancora più esplosiva è la rivelazione che Jabar al-Baqr passasse molto tempo ad Idlib, presumibilmente come volontario dei caschi bianchi finanziati dalla NATO e collaborazionisti di Ahrar al-Sham, appoggiato dalla NATO, dove svolgeva “lavoro umanitario” divenendo un terrorista bombarolo dello SIIL. Al contrario di Raqqa, Idlib non è la roccaforte dello SIIL. La provincia nord-occidentale di Idlib e il suo capoluogo sono territori dei “ribelli”, almeno secondo i governi e i media occidentali. La provincia di Idlib è divisa in zone controllate da Jabhat al-Nusra, Ahrar al-Sham e aree dove condividono il controllo. [18] Al-Nusra fino a poco prima era il ramo ufficiale siriano di al-Qaida ed è ancora considerato un’organizzazione terroristica da Stati Uniti e Nazioni Unite. Ahrar al-Sham, d’altra parte, gode del sostegno degli Stati Uniti ed alleati ed è protetto dall’etichettatura di terrorista, nonostante gli stretti legami con al-Qaida e altre organizzazioni terroristiche note. [19] Nel marzo 2015, l’alleanza militare “Jaysh al-Fatah“, guidata da al-Nusra e Ahrar al-Sham, occupò Idlib, il secondo capoluogo di provincia occupato dall’inizio del conflitto, essendo l’altro Raqqa. L’attacco ad Idlib fu programmato per mesi. Nel novembre 2014, la Turchia membro della NATO e lo stretto alleato degli Stati Uniti, il Qatar, aumentarono il supporto logistico e militare ad Ahrar al-Sham e altre fazioni attive nel nord-ovest della Siria, consentendo le vittorie del Jaysh al-Fatah nella primavera del 2015. [20] Quando al Presidente siriano Bashar al-Assad fu chiesto della caduta di Idlib, osservò che “il fattore principale fu l’enorme sostegno logistico e militare dalla Turchia e, naturalmente, quello finanziario da Arabia Saudita e Qatar“. [21] Inutile dire che tutto ciò è una chiara violazione del diritto internazionale. Il processo che seguì l’occupazione di Jaysh al-Fatah della provincia di Idlib fu descritto come “talebanizzazione di Idlib”. Come osservarono Joshua Landis e Steven Simon, i “ribelli” di Idlib non sono un attraente alternativa al governo della Siria, al contrario: “Le scuole sono segregate, le donne costrette ad indossare il velo e i poster di Usama bin Ladin appesi alle pareti. Gli uffici governativi sono stati saccheggiati, e un governo effettivo deve ancora esistere. Con la talebanizzazione di Idlib, centinaia di famiglie cristiane fuggirono. I pochi villaggi drusi rimasti sono costretti a denunciare la propria religione ed abbracciare l’islamismo; alcuni loro santuari sono stati distrutti. Non ci sono minoranze religiose nei territori occupati dai ribelli in Siria, a Idlib o altrove“. [22]
Quando Jabar al-Baqr andò a Idlib all’inizio di quest’anno, si recò in una città dove i giovani vengono pubblicamente fustigati per aver accompagnato una ragazza in pubblico o scambiato “immagini indecenti”. [23] La Idlib dei “ribelli” è un luogo dove i gruppi terroristici come al-Nusra e Partito Islamico del Turkestan (TIP), accusati di terrorismo all’estero, [24] fanno ciò che vogliono godendo della protezione della NATO per via della loro “mescolanza” con Ahrar al-Sham e altre cosiddette “forze di opposizione moderate”. Non è difficile immaginare come passare il tempo a Idlib possa aver radicalizzato al-Baqr. Più difficile rispondere cosa un membro dello SIIL facesse in Idlib e se davvero lavorasse con Ahrar al-Sham e i caschi bianchi. Se Jabar al-Baqr era un “soccorritore” dei caschi bianchi, questo comproverebbe le crescenti prove che non esiste distinzione tra autodescrittisi “soccorritori neutrali” e combattenti o terroristi. I caschi bianchi non sono un gruppo della Protezione Civile siriana legittima, come i governi e media occidentali vorrebbero far credere. [25] I caschi bianchi sono uno strumento della propaganda finanziata dagli stessi governi che finanziano l’opposizione armata in Siria. Gli alleati NATO e Stati Uniti hanno dato milioni di dollari ai caschi bianchi nel tentativo di proteggerli dalle minacce poste dai membri del gruppo. Quando al capo dei Caschi Bianchi Raid Salah fu negato l’ingresso negli Stati Uniti all’inizio dell’anno, il portavoce del dipartimento di Stato Mark Toner spiegò: “con ogni individuo, ancora una volta amplio il discorso qui per motivi specifici, ma ogni individuo di qualsiasi gruppo sospettato di legami o rapporti con gruppi estremisti o che credevamo essere una minaccia per la sicurezza per gli Stati Uniti, ci comporteremmo di conseguenza. Ma questo, per estensione, non significa che condanniamo o tagliamo i rapporti con il gruppo per le azioni di un individuo“. [26] Dopo che il ministero degli Esteri della Germania “aumentava i finanziamenti di due milioni di euro, per un totale di sette milioni di euro quest’anno”, le autorità tedesche farebbero bene a ripensare al sostegno ai caschi bianchi alla luce delle rivelazioni su al-Baqr. [27] La storia di Jabar al-Baqr fornisce ulteriori prove di come i caschi bianchi finanziati dalla NATO siano una copertura degli estremisti e come i “ribelli” trasformano Idlib in un terreno fertile per i terroristi, come l’Afghanistan del regime dei taliban. Tale terreno di coltura del terrorismo è favorito da NATO ed alleati del GCC, e gli inermi in Siria, Germania e altrove ne pagano.jaber-al-bakr-552739_13004335Christoph Germann, è un analista e ricercatore indipendente tedesco, attualmente studia scienze politiche. Si occupa del Nuovo Grande Gioco in Asia centrale e Caucaso.

Note
[1] “Germany manhunt: ‘IS link’ to bomb suspect Al-Bakr – police”, BBC, 10 ottobre 2016
[2] Madeline Chambers, “Germans say ‘hero refugees’ deserve medals for tying up suspected bomber”, Reuters, 12 ottobre 2016
[3] “Al-Bakr beschuldigt Leipziger Syrer des Mitwissertums”, Mitteldeutscher Rundfunk, 12 ottobre 2016.
[4] Michael Nienaber and Paul Carrel, “Germany aghast after Syrian bomb suspect kills himself in jail”, Reuters, 13 ottobre 2016
[5] Johannes Graf, “Suizid trotz Vorschriften: Die letzten Tage des Jaber Al-Bakr”, n-tv, 13 ottobre 2016
[6] Ben Knight, “Terror suspect Albakr not classified as ‘acute suicide risk’ before Leipzig jail death”, Deutsche Welle, 13 ottobre 2016
[7] Ibid., Nienaber and Carrel.
[8] “German terror suspect Jaber al-Bakr’s jail death a scandal, says lawyer”, BBC, 13 ottobre 2016
[9] “IS bomb suspect planned to target Berlin airport: official”, Deutsche Welle, 11 ottobre 2016.
[10] “Justizminister: Keine akute Selbstmordgefahr bei Albakr”, Frankfurter Allgemeine Zeitung, 13 ottobre 2016.
[11] Michelle Martin, “Syrian bombing suspect in Germany spoke to IS contact about attack plans: newspaper”, Reuters, 15 ottobre 2016
[12] “Terrorverdächtiger Syrer sympathisierte mit IS”, Mitteldeutscher Rundfunk, 12 ottobre 2016.
[13] “Albakr soll sich in Deutschland radikalisiert haben”, Spiegel Online, 14 ottobre 2016.
[14] Joseph Nasr, “Berlin bombing suspect radicalized by imams in Germany, brother says”, Reuters, 14 ottobre 2016
[15] Eva Marie Kogel, “Die Polizei hat meinen Bruder umgebracht”, Welt, 15 ottobre 2016
[16] Ruth Bender e Mohammad Nour Alakraa, “Terror Suspect Found Dead in German Jail Cell Had Traveled to Syria”, The Wall Street Journal, 13 ottobre 2016
[17] Florian Flade, Annelie Naumann, “Die mysteriöse Türkei-Reise des Dschaber al-Bakr”, Welt, 12 ottobre 2016
[18] Sam Heller, “The Home of Syria’s Only Real Rebels”, The Daily Beast, 17 giugno 2016
[19] Christoph Germann, “Syria ‘Cease-Fire’ Brings U.S. & Russia Closer to War”, NewsBud, 10 ottobre 2016
[20] Charles Lister, The Syrian Jihad: Al-Qaeda, the Islamic State and the Evolution of an Insurgency (London: C. Hurst & Co., 2015).
[21] Tom Perry, Humeyra Pamuk e Ahmed Tolba, “Assad says Turkish support ‘main factor’ in Idlib takeover”, Reuters, 17 aprile 2015
[22] Joshua Landis e Steven Simon, “Assad Has It His Way”, Foreign Affairs, 19 gennaio 2016
[23] Ullin Hope, “Idlib youths flogged for unsanctioned contact with girls”, NOW, 22 gennaio 2016
[24] Olga Dzyubenko, “Kyrgyzstan says Uighur militant groups behind attack on China’s embassy”, Reuters, 7 settembre 2016.
[25] Vanessa Beeley, “EXCLUSIVE: The REAL Syria Civil Defence Exposes Fake ‘White Helmets’ as Terrorist-Linked Imposters”, 21st Century Wire, 23 settembre 2016
[26] Mark Toner, U.S. State Department Daily Press Briefing, 27 aprile 2016
[27] Federal Foreign Office, “Federal Foreign Office to support Syrian White Helmets with seven million euros“, Press release, 23 settembre 201614721549Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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