La guerra per procura in Siria volge al termine

L’iniziativa militare è nelle mani dell’Esercito arabo siriano. C’è un tentativo di spostare i jihadisti dall’Iraq alla Siria
Nikolaj Nikolaev, A-specto, 2016/10/24 – South Front

Nei giorni scorsi vi è stato un maggiore dinamismo nella crisi siriana. Le accuse alla Russia per gli attacchi su Aleppo dagli occidentali, la nuova fase dell’operazione turca “scudo dell’Eufrate”, l’assalto alla città irachena di Mosul, insieme all’inaspettato riconoscimento dello status della Crimea dalla Siria e la successiva telefonata tra Putin e Assad, tutto questo ha una spiegazione militare e geopolitica strategica.

"Il fumo nero dell'"Admiral" che terrorizza l'Europa e la NATO, fa sapere che a Mosca non hanno ancora deciso chi sarà il prossimo presidente degli USA", afferma la BBC.

Il fumo nero dell'”Admiral” che terrorizza l’Europa e la NATO, fa sapere che a Mosca non hanno ancora deciso chi sarà il prossimo presidente degli USA“, afferma la BBC.

Le nuove basi russe
La settimana iniziava con due accordi militari e politici tra Siria e Russia sulla costruzione di basi aeree e navali militari permanenti, presso l’aeroporto di Humeyamim e il porto di Tartus. Finora, la Russia ha dichiarato che il coinvolgimento nel conflitto siriano si limitava alla lotta all’organizzazione estremista “Stato islamico”. Con l’attacco aereo della coalizione degli Stati Uniti all’esercito regolare siriano, in cui si vocifera siano stati uccisi soldati russi, la guerra “per procura” diveniva un confronto diretto tra Stati Uniti e Russia. I suggerimenti dei “falchi” statunitensi di preparare un’azione militare contro il governo siriano, e la successiva risposta del rappresentante ufficiale dell’esercito russo Igor Konashenkov, che sono pronti ad abbattere gli aerei statunitensi, illuminano la crisi dei rapporti. Mentre i media “mainstream” occidentali addormentano il pubblico, il pericolo di un’escalation tra Stati Uniti e Russia è reale. Lo schieramento di unità aeree e navali rafforza le posizioni russe in Siria contro qualsiasi attacco. Lo schieramento di sistemi antiaerei e difese missilistiche, posizionamento di velivoli d’attacco e l’invio di unità navali nel Mediterraneo orientale, guidate dalla portaerei “Admiral Kuznetsov“, cementano l’influenza russa nella regione. L’attacco degli Stati Uniti a Mosca via sud viene sventato, e il Pentagono ha definitivamente perso influenza nel Caucaso. Con l’eccezione, nel raggio di 500-600 miglia a sud-ovest della Turchia, di Izmir, le altre aree del Paese sono fuori dal controllo militare e strategico di Washington e rientrano nel teatro operativo delle Forze Armate russe. La base aerea della NATO d’Incirlik è isolata, giustificando la veridicità delle voci sul trasferimento di armi nucleari statunitensi in Romania. Incirlik rientra nel raggio dei sistemi di difesa aerea S-400. Non è escluso che il ministro della Difesa bulgaro Nenchev veda realizzarsi il sogno infantile di ospitare bombe nucleari degli USA nel nostro Paese. Gli eventi accelerano ricordando i preparativi pre-bellici. L’11 ottobre, Russia e Armenia firmavano un accordo militare creando il sistema di difesa aerea regionale congiunto nella regione del Caucaso. Gli interessi azeri non sono violati, dato che il sistema non include il Nagorno-Karabakh. Qualcosa di particolarmente interessante è accaduto pochi giorni dopo; il presidente Ilham Aliev dichiarava che la ventennale crisi del Nagorno-Karabakh può essere risolta e la regione avere lo status autonomo. Anche se non accadesse, è ovvio che l’Azerbaijan amplia la cooperazione politico-militare con la Russia e il polo eurasiatico. La Turchia inizia ad essere neutrale e persino ad allearsi con Mosca. La scorsa settimana, il portavoce del capo di Stato turco, Ibrahim Cullen, annunciava che Recep Tayyip Erdogan e l’omologo russo Vladimir Putin avevano discusso la possibile formazione di un sistema comune di difesa missilistica. Sembra che tra Mosca e Ankara ci siano stati colloqui politico-militari segreti, anche prima del tentato colpo di Stato. L’ultimo appiglio da cui la potenza degli Stati Uniti può proiettarsi dalla Turchia contro la Russia resta la base aerea di Smirne, e in parte la base per i rifornimenti della 6° Flotta di Aksaz. Nel 2013 gli Stati Uniti chiusero la base di Smirne, e chiaramente perdevano anche Incirlik, scoraggiandoli. Una settimana dopo il tentato colpo di Stato contro Erdogan, vicino alla base di Smirne esplose un incendio senza precedenti che minacciò la base. Gli Stati Uniti vengono lentamente ma metodicamente scacciati dalla regione.mosul-23-oct-2016-2abanIl quadro attuale, le Forze Armate siriane prendono l’iniziativa
La domanda è perché gli alleati occidentali creano centinaia di migliaia o milioni di porfughi che muoiono nelle guerre in Iraq, Libia e Siria, ma la pressione militare di Russia e Damasco sui quartieri orientali di Aleppo li spinge a parlare di sanzioni? La rete dei diritti umani in Siria (SNHR) pubblicava un rapporto secondo cui, a seguito dei bombardamenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti contro 28 obiettivi, vi furono 649 civili uccisi, tra cui 244 bambini e 132 donne. Ovviamente indignazione occidentale non riguarda i diritti umani. L’agenzia stampa iraniana Fars News, citando i dati delle forze governative siriane e i combattenti di “Hezbollah”, affermava che “Fatah al-Islam” riceve ad Aleppo supporto logistico dalle forze speciali e navali statunitensi. Il Pentagono non ha mai negato la presenza di sue truppe a Kobane e provincia di Hasaqah. Dopo l’accerchiamento di Aleppo e il lancio delle operazioni di pulizia, fonti vicine allo Stato Maggiore russo riferivano che circa 200 istruttori e forze speciali occidentali erano intrappolati nella “sacca”. Ovviamente, i bombardamenti russi liquidano non solo i jihadisti. Il pericolo che i soldati statunitensi diventino prigionieri di guerra è reale. Per l’evacuazione dei civili dalle zone orientali di Aleppo sono stati aperti sei corridoi umanitari. Russia e governo siriano garantiscono il ritiro sicuro alle formazioni armate su altri due corridoi, ma secondo il comando dell’Esercito arabo siriano, i terroristi ostacolano l’evacuazione dei civili, prendendoli in ostaggio e sparando su chi se ne va. Alcuni gruppi hanno già annunciato che non lasceranno Aleppo. Ovviamente i padroni occidentali dei terroristi non hanno alcuna voglia di rinunciare alla seconda città siriana. I capi dell’ex-filiale di “al-Qaida” in Siria, “al-Nusra“, rispondevano negativamente alla proposta delle Nazioni Unite di lasciare l’est di Aleppo. Con l’imminente liberazione della città, le unità sunnite sostenute dagli Stati Uniti saranno scacciate e intrappolate nella provincia di Idlib. A sud, in prossimità di Hama e Homs, e presso Damasco, i terroristi subiscono perdite e perdono l’iniziativa. Dopo la sconfitta inflitta dalle forze governative, migliaia di terroristi, con le loro famiglie, si spostavano dalle vicinanze di Damasco (Qabul e Muadamiya) alla provincia di Idlib. Con la presa di Aleppo, la guerra per procura volge al termine, aprendo il rischio di un confronto diretto tra Stati Uniti e governo della Siria sostenuto dalla Russia. Riuscirà il Pentagono a realizzazione il piano classificato “B”?
Washington non ha mai nascosto lo scopo della sua politica in Siria, rovesciare Bashar al-Assad. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha ripetutamente sollecitato il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ad attuare gli accordi e distinguere tra “opposizione moderata” e terroristi. Non è accaduto per una semplice ragione, Washington punta sugli estremisti. “Abbiamo motivo di pensare che, fin dall’inizio, il loro piano fosse risparmiare “al-Nusra” e preservarla nel caso si procedesse con il piano “B” per rimuovere il Governo di Assad”, aveva detto Lavrov. Sull’esistenza del piano “B”, gli Stati Uniti ne parlarono apertamente nella prima metà dell’anno. Le parole del segretario di Stato John Kerry furono: “Se i russi e gli iraniani non adottano seriamente la diplomazia, passeremo al piano “B”, che sarebbe più conflittuale e finirebbe smembrando la Siria. Le conseguenze per la regione, Giordania, Libano, Europa, saranno sorprendenti, così come per i nostri interessi nella sicurezza nazionale“. L’opzione del “confronto” e le conseguenze “sconcertanti” per la regione e l’Europa significano solo intervento militare degli Stati Uniti. Con la liberazione di Aleppo, il mondo sarà di un passo più vicino al momento in cui Washington sarà sul Rubicone. Non è escluso che, come ultima opzione prima di una mossa così rischiosa, gli strateghi del Pentagono utilizzino l’organizzazione terroristica “Stato islamico” per i loro scopi. Alcuni indizi lo confermerebbero. Possiamo indicare un passaggio del discorso elettorale di Donald Trump che accusa l’ex-segretaria di Stato Hillary Clinton di aver “creato lo Stato islamico”. Ma il fatto è che il bombardamento aereo statunitense delle forze siriane a Dayr al-Zur, violando l’accordo raggiunto tra Obama e Putin, aiutava i jihadisti nella loro offensiva. Secondo l’Esercito arabo siriano, dopo gli attacchi aerei, i terroristi iniziavano un’offensiva sul jabal al-Tarda. I militari dichiaravano che tale offensiva era stata pianificata e sincronizzata con gli attacchi aerei e non poteva avvenire senza il coordinamento tra aviazione e “Stato islamico” a terra. Dayr al-Zur si trova al crocevia delle regioni settentrionali e orientali siriane occupate dai jihadisti, lungo il corso inferiore del fiume Eufrate e nei pressi di Mosul. L’importanza strategica della città sulla riva occidentale dell’Eufrate è cruciale. L’aeroporto, controllato dalle forze governative, permette l’invio di materiale militare e gli attacchi aerei, e rende impossibile il trasferimento di significative truppe islamiste a Raqqa e Aleppo. Sembra che questo fosse l’obiettivo del Pentagono.
Con la battaglia per liberare Mosul, si tenta di reindirizzare le forze jihadiste nella lotta contro il governo di Bashar Assad. Secondo l’Esercito arabo siriano, come citato da AP, gli aerei della coalizione degli Stati Uniti assicurano strade e corridoi verso la Siria per permettere ai terroristi di riorganizzarsi e creare “nuove realtà militari” in Siria orientale. Ad agosto gli Stati Uniti diedero 2 miliardi di dollari in “aiuti umanitari” ai residenti di Mosul, controllata dallo “Stato islamico”. I beneficiari, tuttavia, erano principalmente ex-baathisti (militari dell’esercito di Sadam Husayn) che combattono assieme ai jihadisti. Con il loro aiuto la città fu infiltrata da milizie irachene, curde e forze speciali occidentali. Dopo, a Mosul e nella vicina città di al-Qayara, iniziava la rivolta contro lo “Stato islamico”, in coincidenza con l’inizio dell’offensiva. Finora, il tentativo di spingere i jihadisti in Siria è fallito. Nel frattempo, un altro “attore” della crisi, la Turchia, usa mezzi militari per il piano di creare una zona cuscinetto nel nord della Siria. Negli insediamenti catturati durante l’operazione “scudo dell’Eufrate”, vi vengono portati i rifugiati sunniti dei campi in Turchia, a scapito della popolazione curda. La settimana scorsa un grande scontro iniziava tra truppe turche e formazioni armate curde su un fronte di 600 km, tra la città di Qashima e Idlib. La Turchia, che vede suo interesse principale impedire la nascita di un quasi-Stato curdo nel nord della Siria, cerca di respingere le forze curde ad est dell’Eufrate. La pace non è ancora all’orizzonte nel sanguinoso conflitto siriano.syria_battle_for_azaz_albab_october_23

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

2 Responses to La guerra per procura in Siria volge al termine

  1. Il quadro sembra un pochino più complicato, soprattutto dopo le esternazioni del califfo neo ottomano che rivendica alla Turchia il possesso di Aleppo e di Mosul. Nonostante i tentativi di Putin di far ragionare Erdogan sembra che quest’ultimo non ne voglia sapere di rinunciare al progetto di ricostruzione dell’impero ottomano. Essendo un piano che favorisce il ridisegno dell’area secondo la prospettiva statunitense, sarà difficile trovare nel presidente turco un interlocutore credibile dato che riceve dagli americani il pieno sostegno. Ormai i fatti mi sembra che smentiscano la veridicità del colpo di stato, per questo motivo non è più possibile interpretare la conduzione del conflitto su quella base, pena il precipitare ancor più in una trappola che renderebbe la Russia corresponsabile per l’occupazione del suolo siriano da parte della Turchia.

    • sitoaurora scrive:

      Il mito erdoganista è il frutto avvelenato spacciato dalla setta di Dugin e dei suoi seguaci neonazisti, che hanno avvelenato le interpretazioni gepolitiche in Medio Oriente, e ci vorrà del tempo prima che scompaia tale leggenda. Ma è chiaro che a Mosca conoscano i fatti.

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