La vittoria di Trump

Luca Baldellix0013952733-288128La vittoria di Trump era inaspettata solo per oligarchi, opinionisti alla loro mercé, radicalchic e via enumerando tutti i virgulti avvizziti e incartapecoriti di un establishment sempre più autoreferenziale e chiuso nel proprio irriducibile elitarismo. L’illusione che il mondo estenda i suoi confini dal salotto della Goldman Sachs a quello della Monsanto, ha giocato un tiro mancino ai campioni della presunzione culturale e politica planetaria, sempre ammantata di alti scopi umanitari e mai pronta a svelare di quale sangue grondi e di quale sudore sia madida. Non ci voleva grandissimo intuito nel comprendere che gli USA, specie i ceti meno abbienti, erano stufi marci della strategia assassina e vampiresca della Banda Clinton, pronta a bandire e capitanare crociate mondiali per opporsi alla rinascente potenza russa e per proteggere, bardare, cingere con un’improbabile cortina di ferro la propria sempre più declinante supremazia geopolitica e geoeconomica. L’incitamento scriteriato e destabilizzante alle “Primavere arabe” (autunni disperati, mimetizzati sul tragicomico calendario di un imperialismo morente); il sostegno ai fascisti banderisti di Kiev, assassini spregevoli ed eredi di aguzzini e criminali ben più zelanti delle stesse SS; l’appoggio logistico e finanziario all’ISIS (o Daesh che dir si voglia) contro la Siria e le opzioni politiche laiche e progressiste nel Medio Oriente; la liason con l’Arabia Saudita, vecchio sodale economico e finanziario di Washington, al punto tale da consegnare ai wahhabiti la Presidenza della Commissione ONU per i diritti umani, paradossale investitura che ha svelato a tutto il mondo quale sia la reale concezione “dirittumanista” statunitense.
Nessun colpo è stato risparmiato dalla Banda Clinton e dall’obbediente comprimario Obama pur di sabotare e distruggere la pace mondiale, pur di trascinare (muoia Sansone con tutti i filistei!) il mondo intero nel baratro senza fondo di un’economia al collasso, strozzata dal debito estero e marchiata a fuoco, come un vitello esanime; nemmeno lontana parvenza del suo aureo antenato, da un declino produttivo pesantissimo, devastante, dei cui reali contorni le stesse statistiche ufficiali, pur lontane dal trionfalismo di un tempo, non danno nemmeno remota contezza.
Con tutto questo portato di malefatte, debolezze, errori, si pretendeva che i Democratici riconfermassero le loro posizioni e la loro leadership! Ciechi e sordi davanti alla realtà, o ben svegli, ma decisi a tenere nel torpore tutti gli altri, i maitres à penser del potere hanno cercato di imporre alla realtà (tanto peggio per essa, diversamente!), quello che la sua vis recalcitrante in ogni modo cercava di evitare e, alla fine, ha evitato con grande scorno dei soloni. Trump ha vinto! Chi scrive non ne è certo entusiasta sostenitore ma, da osservatore della realtà, attento per quanto lo consentano le contingenze e i mille appuntamenti di una quotidianità tentacolare, sostiene che questo trionfo (tale è, in quanto ottenuto contro il resto del mondo) ha svelato che il Re era nudo. A vederlo svestito non eravamo in tanti, fino a ieri, ma ora che la tenuta adamitica brilla in faccia al sole in tutta la sua indisponente evidenza, si dovranno capire alcune elementari verità: non hanno vinto i ricchi, non era Trump, per quanto magnate, l’espressione dei magnati. Tutte le principali multinazionali hanno sostenuto attivamente, con generose donazioni e ancor più munifici condizionamenti diretti ed indiretti (altrove, ad altre latitudini, si chiamerebbero pressioni o intimidazioni, ma quello è il lavoro sporco che si fa fare ai tonton macoutes o ai gorillas) la campagna della Signora Clinton e le attività, ad essa legate a doppio filo, della mitica Fondazione Clinton (fregiatasi da tempo del baffo astuto e spregiudicato di D’Alema): Coca Cola, Wal Mart, Dow Chemical, Boeing, Microsoft, Exxon Mobile, Monsanto, Visa e altri potentati non hanno certo fornito lacca al fissaggio del parrucchino di Trump, preferendo di gran lunga, per i loro interessi, tirare la volata all’ex First Lady dei rampanti anni ’90, quelli in cui tutto andava bene in Russia, secondo Washington, solo perché quel Paese era ridotto ad una colonia.
Trump ha vinto contro questi influenti, potentissimi centri economico-finanziari, contro i giornali da essi pagati e condizionati, contro gli apparati messi in campo con spregiudicatezza e spirito buglionesco di crociata dall’establishment tenuto in vita con le flebo del CFR e della Trilateral. A decretare le vittoria di Trump sono state le VITTIME di questo coacervo di potere: la classe operaia, vittima di esternalizzazioni, deindustrializzazioni striscianti, calo del potere d’acquisto di salari e stipendi, fiscalità oppressiva ed iniqua; gli emarginati, corteggiati da sempre da uno schieramento democratico che si ricorda di loro dal giorno d’inizio della campagna elettorale a quello finale; la classe media strangolata da banche, finanziarie, assicurazioni che han pensato di lucrare anche sul pur progressista fermento dell’Obamacare (che comunque ha lasciato senza copertura sanitaria 30 milioni di cittadini, ad onta di marinaresche promesse universalistiche, da welfare scandinavo o, non esageriamo, quasi real–socialiste). Infine, i cittadini di ogni estrazione stanchi della criminale e banditesca politica estera “democratica”, che come nessun altra ha portato il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale pur di difendere un primato che non è più della collettività, ma solo delle élites e nemmeno tutte. Questi soggetti hanno accerchiato la cittadella del potere e issato sulle loro bandiere la parola: “BASTA!”
Tale interiezione sarà decisiva anche in Europa, nel Vecchio continente piegato e devastato dalle scorrerie di istituti di credito, finanziarie e grandi concentrazioni per interposte (o no) burocrazie bruxelliane. Il “BASTA” risuonerà presto anche nelle nostre contrade, e unirà per la prima volta nella storia in maniera solida e compatta, lavoratori dipendenti ed autonomi, pezzi di borghesia prima schizzinosi solo a sentir parlare di proletariato, e nuovi poveri prodotti dal neoliberismo senza argini, unito al distruttivo monetarismo di stampo friedmaniano. Il Re era nudo negli USA, ma quello europeo non ha cappotti e pellicce da comperare per evitare la stessa fine.

Grazie America, non mi resta molto da vivere, ma so che gli ultimi anni saranno grandi. non posso ringraziarti abbastanza.

Grazie America, non mi resta molto da vivere, ma so che gli ultimi anni saranno grandi. Non posso ringraziarti abbastanza.

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