Jun Maeda, il maestro della tristezza

Perché Clannad strappa lacrime
Jacob Hope Chapman, ANN, 25 settembre 2015

Jun Maeda

Jun Maeda

Se le ragazze tristi dai grandi occhi che muoiono lentamente per malattie magiche (spesso sotto la neve) vi hanno mai fatto piangere, probabilmente siete nella mente di Jun Maeda. Combinando il talento come sceneggiatore e musicista, Maeda è divenuto la più potente forza creativa del sostanzioso catalogo di videogiochi della Visual Art/Key, come Aria, Kanon e Clannad. Questi e molti altri sono stati adattati in riuscitissimi anime, catturando i cuori degli otaku di tutto il mondo, portando Jun Maeda a scrivere anime originali come Angel Beats! e Charlotte. Se c’è una cosa che queste storie hanno in comune, è il pianto. Jun Maeda vi soffoca dal pianto, amato od odiato, non si può negare l’enorme impatto del suo lavoro sugli anime. I melodrammi delle sue “ragazze tristi nella neve” hanno creato una nuova definizione di moe presso gli otaku, promuovendo la rinascita del romanzo visivo e mostrando ripetutamente gli “anime più strappalacrime” e le “migliori colonne sonore” degli anime elencati su internet. Anche anni dopo la mania dei giochi bishoujo, Angel Beats! ha pareggiato il successo finanziario di Clannad, ed ha praticamente lanciato la carriera della j-pop star LiSA. Quindi, come fa Jun Maeda a spremere puntualmente lacrime (e contanti) dagli appassionati di anime? Ero curioso di scoprirne i segreti, ma per non rovinare tutto ciò che ha scritto, ho deciso di limitare la mia analisi alle tre storie di Maeda che più mi hanno interessato: Aria, Clannad After Story e Angel Beats! con l’episodio finale imprevedibile di Charlotte proprio dietro l’angolo, forse questo sguardo ai suoi passati successi può dare un’idea di dove vada il suo lavoro in futuro. La prima cosa che ho notato nelle storie di dolore di Maeda, è che in realtà non hanno nulla a che fare con la tristezza…maxresdefaultIniziare con una risata
C’è un principio nell’economia chiamato “legge dei rendimenti decrescenti” che sempre mi ha fatto pensare molto sulla narrazione della società. Questa legge stabilisce che se un fattore di produzione aumenta mentre gli altri fattori rimangono gli stessi, il risultato finale sarà la graduale perdita di valore. Ad essere onesti, non so come ciò funzioni in una grande fabbrica che sputa torte o qualsiasi altra cosa, ma sicuramente so come funziona in un dramma avvincente. Se un personaggio simpatico muore in una storia, rattrista. Se un personaggio simpatico muore e i suoi cari soffrono, rattrista ancor di più. Se un personaggio simpatico muore, e i loro cari ne soffrono, e poi vengono uccisi in uno strano incidente subito dopo che un messaggero corre a dirgli che il cane di famiglia ha tirato le cuoia, inizia ad essere la solita commedia nera (e se il cane è morto per soffocamento mangiando il tuo pesce rosso!) Ciò spezza la legge dei rendimenti decrescenti della narrativa. perché anche le tragedie più tristi non possono essere una continua oppressione di crudeltà mozzafiato. Non si può semplicemente aumentare sempre il fattore tristezza, è necessario aumentare tutti i fattori di ciò che conosciamo della vita, perché riduciamo in storie l’esperienza altrui. Ciò significa che, per rendere le cose più tristi, devono essere felici all’inizio. Proprio come l’umorismo è spesso dovuto al tradimento delle aspettative, la tristezza è il tradimento della felicità possibile, il che significa che dobbiamo avere visto un po’ di vera gioia nella storia. Il pubblico deve vedere la possibilità della bontà e del suo trionfo nel mondo per emozionarsi quando un personaggio non le ha. Tale contrasto lacera il nostro cuore perché siamo davvero combattuti tra le speranze che abbiamo costruito e la realtà che le brucia. Non ci può essere luce senza oscurità, non c’è speranza senza disperazione, e bla bla, per capirlo. Jun Maeda sembra aver preso questo concetto ed usarlo, poiché, anche se si conoscono Aria, Clannad After Story o Angel Beat! per le loro scene di pianto, in realtà essenzialmente sono storie che cercano di far ridere.
main-qimg-a7998e66ca844060ebd84cd93a440428-cPer ogni cinque minuti di pianto in Clannad, ci sono almeno venti minuti di commedia (ed è una stima prudente). Per gli spettatori stranieri, alcune di queste battute si perdono nella traduzione, ma clip e mashup di Clannad fluivano massicci su Nico Nico Douga nel 2008, solo per i due minuti di commedia dell’anime che infuriavano tra gli adolescenti giapponesi e gli otaku duri e puri. Almeno la commedia è ancora universale, grazie al tipico amatore degli anime che Key riesce ad adattare. Ora, ciò non significa che ogni episodio di una seria della Key sia solo una battuta seguita da un dramma, divenendo subito prevedibile, ma Maeda cambia approccio a seconda della situazione. Clannad After Story segue la commedia ad episodi dai sentimentalismi più mirati, prima di sprofondare nella tristezza totale nel corso di 24 episodi. Questo approccio è riuscito perché ha permesso agli spettatori di sentirsi parte della vita di Tomoya. In primo luogo vivendo le avventure frivole della sua giovinezza circondato da amici strambi, per poi passare alla costanza apatica ma piacevole della prima vita matrimoniale, prima della morte della moglie che frantuma tutto ciò che aveva passato per tutto quel periodo. Si cresce con lui in città, tanto che la tragedia familiare oscura quel luogo, rendendo tristi dei ricordi felici, spingendolo ad isolarsi per evitare il dolore. Non c’è bisogno di raccontarne l’angoscia, come in tante altre storie con mogli morte; si è qui per i bei momenti, quindi si comprende.
Ma non è il caso di Angel Beats! dove ignorare la vita di ogni personaggio forma la premessa. Le tragiche storie di questi ragazzi sono intense al massimo, perché sono già morti e non hanno più nulla da perdere. I personaggi vivono la loro vita dopo la morte, in quel momento, in modo che nel dramma concilino i loro errori passati con sé stessi presenti, imparando ad andare avanti. Questa situazione unica indica che gli episodi spesso passino da questo:sadchristmasa questo…fishingtyme…e via così. Ehi, è tutto passato. Sei morto. Divertiti!

Una musica potente
mysongab Maeda ha lavorato come compositore per anni prima di cominciare a scrivere storie per videogiochi Bishoujo, ed è difficile non sostenere che come musicista sia di gran lunga migliore che non come scrittore. Non liquido i suoi testi, ma la sua musica è proprio buona. Naturalmente, il potere della musica come agente strappalacrime nei film e in TV non dovrebbe sorprendere nessuno che ne abbia sopportato la genesi, nel looping delle canzoni di Celine Dion in Titanic, per cinquanta miliardi di volte. Non suggerisco che la musica triste rende tristi, Maeda sicuramente sa come risolvere la cosa, se capite cosa voglio dire. Jun Maeda ha delle fissazioni particolari come compositore, che potrebbero riempire l’articolo, quindi mi limiterò a parlare di due diversi esempi di testi musicali, creati a dieci anni di distanza l’uno dall’altro: “Tori no Uta” di Aria e “My Song” di Angel Beats! (che non hanno praticamente nulla in comune se non fare piangere. Non allego quelle non ufficiali su YouTube, quindi dovrete semplicemente cercarle da soli per confrontarle). Tori no Uta (Poema di un uccello) è una canzone techno, che di solito non si nota per grande profondità emotiva, ma Maeda riesce a fare molto con molto poco. L’ atmosfera della canzone, interrotta solo da una semplice melodia da pianoforte, ricorda subito il volo e ampi cieli blu. In realtà, è quasi troppo, quando i sibili digitali diventano sempre più evidenti e dal suono simile. Tuttavia, come la canzone va avanti, la batteria techno si fa più forte e i suoni atmosferici più bassi di tono, venendo sopraffatti. Questo ci riporta coi piedi per terra, e il resto della canzone è simile ad una forza che cerca, senza riuscirci, di scendere a terra, inciampando e risalendo solo alla fine, seguendo l’atmosfera esaltata più di prima, mentre la base musicale sfuma. I testi nascondono una profondità emozionale sorprendente. Proprio come la musica sottesa, iniziano e finiscono nello stesso vago luogo, alla deriva tra i dettagli concreti a metà della canzone, dipingendo infine un quadro abbastanza chiaro del tragico viaggio. Iniziando con la paura del cambiamento e scegliendo di lasciarsi andare, perché scappare è più facile che affrontare la delusione. Mentre la canzone va avanti, la cantante viene paragonata ad un uccello che non può volare, ma ha ancora la speranza di sfuggire al suo destino. Da qui, sprofonda ulteriormente, mutando ricordi e promesse con l’amico d’infanzia sotto forma di ragazza. E’ tutto molto bello, ma la canzone deve finire nello stesso modo con cui è iniziata, cioè trascinando l’amico d’infanzia con sé mentre “insegue scie di vapore in dissolvenza”, lasciando la terra e divenendo un uccello che può quasi volare di nuovo, promettendo di non lasciarle la mano. Purtroppo, l’ultimo verso è lo stesso del primo: lasciare andare letteralmente significa sacrificare la vita del ragazzo per debolezza, lamentandosi che i cambiamenti del futuro la portano ancora a non poter resistere più. Questo tema musicale della storia che si ripete, non fa ben sperare per la nostra eroina o il suo interesse per l’amore, e più lo spettatore entra nella storia, più disperata e frustrante appare la canzone (mentre appare ancora ottimista). Chi avrebbe saputo che la techno potesse strappare lacrime?
Se la sigla principale di Aria è un esercizio di ben calcolata emozione subliminale, “My Song” di Angel Beat! è una mazzata di emozioni direttamente sulle rotule. Non c’è alcuna produzione molteplice o dalla fantastica metafora lirica qui, solo una ragazza con una chitarra che lamenta i suoi sentimenti. Questo perché la canzone si basa su un contesto specifico, quindi non è a tema nel complesso do Angel Beats!, ma è un brano da riprodurre in un uinico momento del terzo episodio. La cantante, Iwasawa, si suppone canti una robusta canzone j-rock come diversivo mentre i suoi amici compiono la missione segreta, ma la prestazione si rivela così efficace quando il concerto viene interrotto dai professori. Nella foga del momento, Iwasawa decide di continuare la canzone che davvero voleva cantare, prima che la chitarra gli venga tolta. Tutte le altre canzoni della sua band (le Ragazze-mostro Morte) hanno toni selvaggi, roboanti e angoscianti, ma non è il tipo di vita che Iwasawa ha realmente vissuto. Così, per ultimo, strappa via la fantasia e canta la sua breve vita di essere solo e maltrattato, in un mondo in cui sentiva come a tutti gli altri fosse permesso essere felici. Proprio quando si pensa che sia un’altra ballata con una chitarra fraintesa, Iwasawa prorompe con un coro trionfale rivolto direttamente al pubblico, dicendo che chi si sente così è benedetto. “Le lacrime che hai versato dicono che la tua vita è bella, onesta e reale”. L’aldilà le ha insegnato che ognuno vi è solo per ragioni diverse, e lei vuole solo che tutti nella stanza sappiano che va bene così. Mentre ancora canta, è sempre meno una performance e più un invito a chiunque ad esprimere il dolore, senza paura di un giudizio. Alla fine, dice che la canzone sarà il suo dono a chi ne ha bisogno, sperando che dia coraggio, e l’ultima riga della canzone è solo un “grazie”, prima di scomparire verso la prossima vita, avendo finalmente cambiato il pubblico con la sua musica, come sognava di fare prima di morire. I testi sono semplici e quasi improvvisati, ma perfetti nel momento, mutando il pubblico in una folla disordinata per dei motivi completamente diversi da “Tori no Uta“. Pensandoci bene, la canzone di Iwasawa è un buon esempio del prossimo punto…

Angel Beats!

Angel Beats!

È semplicemente ingiusto
Proprio come nel mondo reale, la tragedia nella finzione spesso nasce dall’ingiustizia. La gente ha forti sentimenti su ciò che dovrebbe accadere, ma questi sentimenti non si allineano con la natura e le circostanze quasi mai. L’ingiustizia è, beh, semplicemente non giusta. Le cose brutte accadono alle persone buone in praticamente ogni opera di Jun Maeda, ma il tempismo è tutto. Non tanto il mondo scarica i personaggi, ma sceglie di scaricarli proprio quando li ha accuratamente ingannati. Aria non comincia parlando della tragica profezia sulla “ragazza nel cielo”. Comincia esclusivamente come esempio di speranza. Yukito è un vagabondo che ha perso la madre e ha ereditato solo una frazione dei suoi poteri magici, abbastanza inutili, ma che potrebbero cambiare se mai trovasse la “ragazza nel cielo”. Va bene, probabilmente non diventerà un mago migliore o altro, ma trovare la persona per cui la madre ha speso tutta la sua vita cercandola, dovrebbe essere catartico, così l’anime spende molto tempo nel presentarlo quale ragazzo paziente, bello e divertente, meritevole di un posto tra le nuvole. Finalmente, si rende conto che Misuzu è la sua “ragazza nel cielo” e non solo la ricerca della madre si compie, me se ne innamora! Doppia vittoria! Ma non sa che la “ragazza nel cielo” è maledetta da 1000 anni, dopo i disastrosi tentativi degli antenati di aiutare un suo antenato, essere alato e ultimo della sua specie reincarnatosi più volte in un corpo umano per morire sempre all’età di 15 anni per innamoramento. Questa piccola ripetizione della storia sblocca lo spirito dal suo vero sé, dove il suo potere è troppo forte per essere contenuto da un corpo umano, così Misuzu si perderà, indebolendosi e morendo entro pochi mesi. Tutti ciò che Yukito fa è adempiere alla profezia. Buon lavoro, ragazzo amante! Il libero arbitrio è un’illusione ed ha appena concluso il suo destino.
Clannad After Story e Angel Beats! non sono troppo diversi. Si conosce Nagisa per decine di episodi prima di morire, nella relazione con Tomoya, dal primo incontro al matrimonio e al primo figlio. Il rifiuto iniziale di Tomoya della figlia Ushio è terribile, ma non indifferente. Ha perso l’unica donna che abbia mai amato e ha un bambino che (ovviamente) non ha mai incontrato prima di quel giorno, e la barriera di sicurezza della finzione permette al pubblico di sentirne l’ingiustizia ancora di più. Yurippe subisce un simile destino crudele in Angel Beats! quando si rifiuta di rinunciare al suo tentativo di abbattere Dio prima che possa reincarnarsi, chiedendo giustizia per la morte dei tre fratellini e il trauma conseguente che rovinò il resto della sua breve vita. Anche se il mondo comincia a distaccarsi intorno a lei, continua a sprofondare nel ventre della terra fino a che non trova il sistema “Dio”, danneggiato e abbandonato. Può prenderne il posto e cercare di ricostruire un mondo perfetto con questo sistema, ma costerebbe la vita dei suoi amici. D’altra parte, può distruggere completamente il sistema e salvare i suoi amici, rendendo inutile la missione di tutta la vita post-mortem, non dandole altra scelta che accettare tale perdita e passare alla prossima vita. Prende piuttosto bene il suo Comma-22!
Sappiamo tutti che la vita non è giusta, ma l’ingiustizia della vita è più accettabile per le persone quando non è giusto per loro, nel particolare. Le storie di Maeda danno sempre motivo di farsi investire da una conseguenza positiva prima dello schiaffo della negatività; invece, il personale disarmante tradimento è ciò che fa piangere. Non tutte le lacrime sono tristi, però! A volte le lacrime di gioia sono quelle che si ricordano meglio…b080a5_1e4d08c1fa9c4761b0fcd05f01be386cIl Karma vince sempre
Come si è visto, la quasi totalità dei lavori di Jun Maeda si diletta con lo stile narrativo chiamato “realismo magico”. Bene, come la sua voce su Wikipedia, mostruosamente complicata, vi dirà, le persone che prendono sul serio il realismo magico possono avere qualche problema a definire i racconti di Maeda, perché il genere ha regole severe (che cambiano a seconda di chi ne parla), e le sue opere ne violano una gran quantità. Tuttavia, per rendere le cose semplici, lo chiameremo realismo magico in ogni caso, utilizzando una definizione estremamente semplificata: le storie di Maeda si svolgono in un altro mondo del tutto normale rispetto al mondo reale, con l’eccezione di un paio di elementi soprannaturali che non vengono mai completamente spiegati, ma prontamente accettati dai personaggi della storia.
Aria si svolge in un mondo altrimenti normale, ma con antichi esseri alati, blanda telecinesi e maledizioni magiche. Clannad si svolge in un mondo altrimenti normale collegato ad una dimensione morente che controlla il fato delle persone attraverso il potere dei desideri, di solito con risultati imprevedibili. Angel Beats! si svolge in un liceo apparentemente normale che in realtà è “programmato” da qualche parte nell’aldilà pieno di bug e mai destinato ad essere pienamente compresa. In tutti i casi, i personaggi non sembrano troppo presi dalla magia che opera dietro la loro realtà, se mai la scoprissero. Allora perché Jun Maeda sceglie di spezzare il mondo delle sue storie in modi strani, senza spiegarli? Perché quando si tratta di fare piangere, ciò che si pensa di questo mondo conta assai meno di come lo si sente. Maeda usa la magia per esprimere i sentimenti sull’ingiustizia della realtà, per “romperlo” quel tanto che basta per dare ai suoi personaggi ciò che hanno ottenuto. Se la tragedia è di solito assurdamente ingiusta, perché non si può trionfare con una giustizia altrettanto assurda? Non ci dovrebbe essere scampo per la maledizione di Misuzu in Aria. Se Yukito o uno qualsiasi dei suoi antenati esistono per far innamorare Misuzu, deve accadere. Così Yukito si augura di non esistere per salvare Misuzu, e qualcuno, da qualche parte, lo sa. L’esistenza di Yukito è destinata interamente a farlo reincarnare come corvo, di cui Misuzu non può innamorarsi, ma con cui può ancora restare, compiendo la missione in cui i suoi antenati fallirono 1000 anni prima: riunire la “ragazza nel cielo” con la madre. Non importa come tutto ciò accada, perché funziona. No? Purtroppo, la madre di Misuzu è già morta. Per fortuna, la divinità che permette a Yukito la scappatoia del corvo considera l’amore materno più potente del sangue materno, e gli episodi finali della serie (e ultima route del vidogioco) sono dedicati alla zia irresponsabile di Misuzu, Haruko, che riprendere il contatto con lei come guardiana materna, forgiando un nuovo legame d’amore che spezza la maledizione, permettendo alla “ragazza nel cielo” di morire in pace e, infine, passare al grande al di là di blu.
air13 I tre personaggi sacrificano la loro vita per combattere una maledizione, in modo che la forza magica che combatte nel loro mondo insensibile si decida a mollare. Non scopriremo mai chi o cosa fosse, ma è difficile curarsene tra pacchetti di fazzoletti. Qualunque cosa fosse, prende la decisione giusta. Lo stesso si può dire del ‘Mondo Illusorio’ di Clannad, in cui i contributi magici alla trama sono troppi da menzionare. Sono sempre presenti nella storia, ma sono passivi quasi sempre, invocati dai piccoli scatti delle nobili gesta e delle speranze sincere della brava gente della città di Tomoya. Ogni volta che si vede una sfera di luce alla deriva, sullo sfondo di una scena, si vede il dono del buon karma del mondo illusorio, come il tintinnio di una campana che segnala un prossimo angelo alato. Solo la dolce rassicurazione che qualcosa là fuori lo cerca, e attraverso speranza e persistenza, Tomoya casualmente vince il desiderato premio magico. L’amore e lo sforzo in vita delle persone della città raggiunge la massa critica quando la figlia muore poco dopo la moglie. Implora un miracolo, riprendendo il suo vecchio desiderio di non avere mai incontrato la suo amata, ed esprimendo il rimorso per aver abbandonato la figlia. Tutte le sfere passate in oltre 40 episodi (o miliardi di percorsi nel videogioco) s’illuminano convergendo, e Tomoya ha una seconda possibilità di essere padre di una Nagisa miracolosamente vegeta. A rigor di logica, non dovrebbe mai accadere, ma Maeda vuole farci credere in un mondo in cui può accadere. Vuole far credere che un buon karma può spezzare le leggi del tempo e dello spazio, anche se solo nella finzione, e vedere la sfere di luce che accompagnano i piccoli momenti magici fino a questo punto, aiuta ad abbracciare questa convinzione, almeno per Tomoya e la sua famiglia. Ciò dovrebbe accadere, anche se non è mai possibile, invogliando a battersi il petto mentre le lacrime rigano il proprio volto. Allo stesso tempo, c’è una leggera progressione nel lavoro di Maeda, in cui gli elementi magici sono leggermente più stabiliti di quanto nella trama di Clannad fossero incombenti, e questo modello si vede in Angel Beats! Nel suo mondo, in cui la magia è spesso paragonata alla programmazione, ha senso solo se anche i miracoli karmici di Maeda dalla logica contorta, ancora commuovono, con ciò intendendo che riscaldano il cuore…

Charlotte

Charlotte

Come nei mondi “reali” di Aria e Clannad, l’aldilà di Angel Beats! è frammentato ed ingiusto, anche se non dovrebbe esserlo. È concepito per essere un luogo dove le anime nel limbo trovino la pace prima di passare alla prossima vita, ma “Dio” ha abbandonato la sua creazione, lasciandone i cittadini confusi come nelle vite precedenti. Chiunque scopra da sé il vero scopo di questo mondo, non abbandona senza guida le altre anime perse. Otonashi è una di queste anime, sconvolto dall’inutilità della vita mortale, e dall’impotenza al riguardo. L’unico modo per fermare questo ciclo sarebbe introdurre una forza esterna, un “angelo della misericordia” per così dire. Si tratta di Kanade, una ragazza dai superpoteri che aiuta le anime nell’aldilà fin quando tutti gli altri personaggi vi arrivano. Dopo essersi innamorato di lei e saputo della sua vita, Otonashi diventa partner di Kanade nell’anima-terapia dei personaggi che li circondano, e ne è sempre più contento. Ma Kanade non è qui per motivi divini; è qui come scappatoia. Può salvare Otonashi perché la sua vita “non vissuta” le ha permesso di viverci prima. Pur avendo una vita soddisfacente sulla terra, viene spedita nell’aldilà degli adolescenti perduti, potendo così ringraziare la persona che letteralmente le ha dato il cuore. Otonashi era un donatore di organi, e il suo cuore è nel petto di Kanade. Nella sua attesa, diventa la chiave per reimpostare e correggere l’aldilà, permettendo ai due piccioncini di salvarsi nel tempo e nello spazio, concedendo una salvezza esponenziale al resto del cast, e facendo lacrimare ancor più gli spettatori di quanto dovrebbe la “fatidica contorsione del trapianto di cuore”. (Non giudico, questo è il momento in cui Maeda mi ha colpito nei sentimenti più duramente), E’ emotivamente potente perché, proprio come tutte le altre vittorie karmiche, non è una coincidenza. Il sacrificio accidentale di Otonashi ha insegnato a Kanade che “la vita può essere meravigliosa”, così compiendo un sacrificio propositivo per dimostrare a lui (e a molti altri) la stessa cosa.
Bene, Jun Maeda non potrebbe fa piangere tutti. Se una storia tocca le corde del cuore di qualcuno nel modo sbagliato, il rifiuto di solito è violento. A nessuno piace sentirsi manipolato, in particolare nel sentirsi tristi, così le critiche al suo lavoro sono spesso altrettanti feroci dell’affetto per esso. (La maggior parte ruota sull’assenza di spiegazioni concrete degli innumerevoli miracoli su cui queste storie si basano). Ad ogni modo, sicuramente fa qualcosa di giusto. Una combinazione mistica tra commedia dolce, bella musica, ingiustizia della vita e bontà dello spirito umano, riunendo tutti. Nei momenti chiave più perfettamente strappalacrime, i dettagli non contano tanto. Infatti, quando in Charlotte si ha la spiegazione concreta degli elementi magici, molti spettatori espressero delusione e demotivazione, invece. In realtà ho difficoltà a trovare esempi strappalacrime nel Charlotte di Maeda, perché è diverso da ogni lavoro precedente, spesso più interessato ai dettagli della trama che a sguazzarvi emotivamente. Che ne pensate? Charlotte soddisfa le vostre aspettative dal maestro della tristezza moe? Ne prova la crescita come scrittore, o solo si allontana da suoi punti di forza? Diteci cosa ne pensate nei forum!

Otonashi e Kanade

Otonashi e Kanade

*Angel Beats! tecnicamente fu prodotto per accompagnare un romanzo visuale dallo stesso nome, ma poi il gioco richiese lavoro per ben oltre cinque anni, rendendo il successo incredibile dell’anime in Giappone un fatto a parte. Non ci sono piani per visual novel di Charlotte. Forse la Key ha imparato qualcosa dalle difficoltà di Angel Beats!, causate da un videogioco dalle folli ambizioni (route per 19 personaggi da combinare in qualsiasi ordine per avere risultati completamente diversi ad ogni riavvio del gioco)?

Charlotte

Charlotte

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

6 Responses to Jun Maeda, il maestro della tristezza

  1. Mario Rossi scrive:

    I bei tempi della Visual Art/Key e di Jun Maeda, quando non era ancora uscita la versione animata di Rewrite…

    • sitoaurora scrive:

      Rewrite non ti piace? Maeda non può fare sempre miracoli, e cmq. Rewrite esce da suoi temi, essendo catastrofista apocalittico.

      • Mario Rossi scrive:

        Non sono un fan delle storie vegano-ambientaliste, e non voglio incolpare direttamente la Visual e Maeda (è lo studio di animazione esterno quello da incolpare perlopiù) ma Rewrite è fatto male tecnicamente (animazioni e disegni) ed è anche noioso (o magari si riprenderà con la seconda stagione).
        Tra questo e Little Busters la Visual è veramente caduta in basso nel settore delle serie animate, almeno per come la vedo io.
        Di recente solo Charlotte è stato piacevole, ma probabilmente è stata la fiammata finale della candela che si spegne…

      • sitoaurora scrive:

        Beh, ho notato che serie di 10 anni fa, sembrano fatte meglio di molte di quelle attuali.

      • Mario Rossi scrive:

        È vero nella maggior parte dei casi, ma per fortuna ci sono delle eccezzioni, seppur rare.

        Bisogna anche dire che purtroppo i giapponesi stanno sempre più andando a sostituire il disegno a mano con quello digitale per risparimiare (e forse anche per quel dannato senso di inferiorità rispetto ai grandi studios americani), e gli effetti sono disastrosi sulla resa e sulla qualità globale…
        Vedi la nuova serie televisiva di Berserk di quest’anno, fatta quasi interamente in CGI di ultima generazione ma che se confrontata con la vecchia serie del ’97 disegnata a mano ne esce ridicolizzata, sia per le animazioni da robottini meccanici (anche se dicono di aver usato il motion-capture) sia per i “disegni” inespressivi che sembrano usciti da un videogame.

      • sitoaurora scrive:

        Il fatto è che devono recuperare il tempo perso a non sviluppare la CGI negli anni ’90; inutile aggrapparsi al disegno a mano, che impone ritmi di lavoro impossibili. Poi le grandi aziende giapponesi preferiscono investire su Hollywood piuttosto che sulla loro industria dell’animazione.

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