La battaglia mediatica di Palmira

Alessandro Lattanzio, 12 dicembre 2016

Colonnello Juma al-Jasim

Colonnello Juma al-Jasim

Il 10 dicembre, nei combattimenti presso Tadmur, le forze siriane si ritiravano dagli avamposti del Silos e dei campi petroliferi di al-Shair, al-Mahir, al-Jazal e da al-Jahar, dove i terroristi del SIIL avevano impiegato 3 autobombe. Gli islamisti del SIIL avevano perso nell’operazione 50 terroristi oltre a 5 automezzi. L’Esercito arabo siriano con il supporto aereo russo e siriano respingeva i primi due attacchi del SIIL presso Tadmur, eliminando oltre 320 terroristi. Le forze governative siriane, sostenute dalle forze aerospaziale russe, respingevano tutti gli attacchi del SIIL su Tadmur, che impiegava autobombe, blindati e lanciarazzi. Lo SIIL aveva radunato 5000 terroristi provenienti dall’Iraq. L’attacco fu aperto da 15 autocarri-bomba e 11 terroristi suicidi con cinture esplosive, seguiti da centinaia di veicoli, come Toyota fornite dall’Arabia Saudita e 40 blindati forniti dalla Turchia, approfittando della situazione meteorologica favorevole, comunicata da CIA e MI6, che impediva l’impiego dei velivoli da parte della SAAF. Inoltre lo SIIL non aveva utilizzato i telefoni cellulari, nell’organizzare l’assalto; infatti, tre giorni prima, i velivoli statunitensi avevano distrutto le infrastrutture radio e le antenne di SyriaTelecom tra Raqqa e Tadmur, per bloccare le comunicazioni delle forze siriane. Nella fase iniziale, 15 autocarri-bomba furono usati contro le postazioni dell’EAS sul jabal al-Hayal, i silos e il qatibat al-Mahjura, presso la base aerea T-4. I terroristi prevalevano nel qatibat al-Mahjura, sul jabal al-Hayal, nei silos, villa al-Halabat, Tal Antar, Araq, al-Suqari e giacimento al-Mahir. Una volta ritiratasi la nebbia i velivoli russi e siriani distruggevano un centinaio di autoveicoli del SIIL e il contrattacco dell’Esercito arabo siriano e delle NDF liberava le posizioni occupate dai terroristi. Gli aerei da guerra russi effettuavano 64 attacchi aerei sulle posizioni dei terroristi distruggendo oltre 100 blindati e tecniche ed eliminando oltre 500 terroristi. I terroristi del SIIL avevano effettuato un ampio attacco all’ingresso orientale di Tadmur, nella notte del 10 e 11 dicembre, occupando Tal Tar, a nord-ovest di Tadmur, e contemporaneamente le forze dell’Esercito arabo siriano iniziavano l’evacuazione dei civili verso la base aerea T4, ma con l’arrivo dei primi rinforzi governativi, le forze siriane respingevano i terroristi liberando le località occupate dai terroristi, come Tal Amiriyah, e bombardavano le posizioni del SIIL presso i silos e Tal Tar, infliggendo ulteriori perdite ai terroristi, mentre le forze governative siriane fortificavano le posizioni in città. I velivoli da combattimento russi e siriani colpivano le posizioni islamiste e distruggevano un convoglio del SIIL tra al-Suqana e Tadmur, città ancora pienamente sotto il controllo delle truppe dell’Esercito arabo siriano. L’EAS liberava anche il giacimento di al-Mahir. Gli aerei da guerra russi e siriani bombardavano 2 convogli del SIIL distruggendo 68 autocisterne cariche di petrolio.
A Tadmur, quindi, le intelligence russa e siriana ebbero la conferma che il SIIL aveva inviato quasi 5000 terroristi da Mosul, Dayr al-Zur e Raqqa, con una notevole dimostrazione del coordinamento tra terrorismo islamista, Gladio e NATO. Alla disperata ricerca di una qualche vittoria dopo la debacle ad Aleppo, Washington permetteva allo SIIL d’inviare rinforzi per l’operazione contro Tadmur. Il comando dell’operazione era affidato ad ex-ufficiali dell’esercito di Sadam Husayn, spina dorsale dello Stato islamico, reclutati da CIA, MI6, MIT e Mossad. Nell’operazione contro Tadmur avevano un ruolo attivo anche i media occidentali, ufficiali e cosiddetti alternativi, che diffusero notizie false secondo cui lo SIIL aveva occupato la città. Era totalmente falso, i terroristi non raggiunsero mai la città, ma solo i silos ad est, l’estrema propaggine del territorio liberato. Inoltre i terroristi attaccavano, ma senza esito, l’area industriale e Tal Amiriya, a Tadmur. Le forze aeree russe e siriane distruggevano almeno 100 automezzi del SIIL ed eliminavano circa 500 terroristi, supportando anche l’artiglieria dell’Esercito arabo siriano.
L’11 dicembre, a Tadmur, dopo che gli 800 soldati e miliziani siriani si erano ritirati, dopo la perdita di 36 commilitoni, da Tadmur ovest, i superstiti dei 5000 terroristi che lo SIIL aveva impiegato nell’assalto alla città da nord, sud ed est, occupavano i quartieri occidentali della città. Nel frattempo sopraggiungevano i rinforzi costituiti dal Fajir al-Qalamun, il battaglione dell’intelligence della SAAF del Colonnello Juma al-Jasim. Il governatore di Homs Talal Barazi annunciava che le forze governative siriane avevano evacuato l’80 per cento della popolazione di Tadmur.
Abdabari Atawan, caporedattore del giornale Rai al-Yum, osservava che le forze turche e del SIIL avevano coordinato gli attacchi su al-Bab e Tadmur, lanciati per rappresaglia della vittoria dell’Esercito arabo siriano ad Aleppo est. “Stati Uniti e loro alleati arabi erano gravemente sotto pressione per le vittorie della coalizione Siria-Russia-Iran nel nord della Siria e ad Aleppo”. Atawan indicava che l’assalto a Tadmur dimostrava che lo SIIL riceveva ancora sostegno da Paesi esteri, “La prima ragione di tale affermazione è che le operazioni contro lo SIIL a Mosul, iniziate due mesi prima, avevano affrontato la forte resistenza dei terroristi. Inoltre, Ashton Carter, segretario della Difesa statunitense, annunciava l’invio 200 soldati in Iraq e Siria per combattere contro lo SIIL. Un altro motivo era la dichiarazione delle SDF sull’inizio della seconda fase dell’operazione Rabbia dell’Eufrate per occupare la capitale dell’autoproclamatosi SIIL, Raqqa. L’ultima ragione è che il Congresso degli Stati Uniti ha approvato un disegno di legge per sostenere i gruppi armati in Siria e Iraq“.
Le forze siriane decidevano di ritirarsi da una parte di Tadmur, per non esporre ulteriormente le unità dislocate nella città ed avendo optato di disporre le risorse militari per il prosieguo delle operazioni ad Aleppo, Dayr al-Zurm, Hama-Idlib e Lataqia, dal peso strategico maggiore. L’occupazione dello SIIL è volto a controllare i locali giacimenti di petrolio, per cercare di contrabbandarlo presso l’alleata Turchia, e a creare un diversivo mediatico dalla disfatta ad Aleppo, dimostrando che Siria e Iraq combattono un unico nemico, il fronte islamo-atlantista che cementa i gruppi terroristici dalle varie etichette (al-Qaida, Stato islamico e neo-ottomani) manovrati tramite Gladio-B dalla NATO e dalle alleate petromonarchie wahhabite. Tale fronte può contare sul supporto dei media occidentali, sia ufficiali che ‘alternativi’ (anche di troll e siti pseudo-filosiriani dediti al disfattismo mediatico), oltre a quinte colonne ideologico-politiche (come la setta del geo-satanista filo-Erdogan Dugin, e affini).

Troll islamo-atlantista, olandese 'esperto' di Siria e altre amenità. Ovviamente accreditato presso diversi finti siti di 'informazione' alternativa sulle vicende in Siria e Iraq.

Troll islamo-atlantista, olandese ‘esperto’ di Siria e altre amenità. Ovviamente accreditato presso diversi finti siti di ‘informazione’ alternativa sulle vicende in Siria e Iraq.

Difatti, “Si è permesso ad individui pestiferi e ambigui, di propalare negli ambienti filo-siriani la propaganda e la disinformazione filo-islamo-atlantista; l’esempio capo è al-Masdar, che si spaccia da sito di “corrispondenti sul campo filo-siriano”. Nulla di vero. Layth Fadil e gli altri anonimi e nickname che scrivono su quel sito non sono corrispondenti. Sono già stati beccati più di una volta a diffondere menzogne filo-taqfirite. Ma la conferma che al-Masdar sia un sito quanto meno amatoriale, è stata data dal padre di Layth Fadil, Ziad quando il giorno del grande attacco ad Aleppo, disse sul suo blog che era al matrimonio del figlio, appunto Layth, negli USA. Al-Masdar, come la spia e mercenario statunitense Ivan Sidorenko (è lui la fonte delle varie storie sui ‘tradimenti’ russi ai danni dei siriani e sulla ‘vigliaccheria’ dei soldati siriani), e vari portavoce italiani della setta sakerina-chiesetta-duginista, dei siti farlocchi Geopoliticalcenter, Saker in tutte le sue salse e siti simili (con tanto di ‘filo-novorussi’ amici di giornalisti filonazisti attivi in Ucraina, o di presunti “amici critici della Siria” che spargono propaganda negativa su governo, forze armate e partito Baath siriani), e altra spazzatura a cui ci si ostina nel dare peso e fiducia, hanno per scopo inquinare, confondere e spaventare l’ambiente filo-siriano e le simpatie per la Siria, diffondendo sempre informazioni che mettono in dubbio, immotivatamente dopo un anno e mezzo di operazioni, le azioni dei russi, i cui risultati e successi sono ignorati o distorti dai media della NATO. Poiché sconfortando l’ambiente internazionale di simpatia per la Siria, si ottiene un effetto di rimbalzo che colpisce e demoralizza l’ambiente interno della Siria. E’ grazie alla pelosa e finta amicizia mostrata da certi ambiti verso la Siria, che si è permesso di fare entrare in Siria individui dubbi come Sidorenko, Micalessin e (*), che appena non visti dai siriani, esprimono il loro vero pensiero (Micalessin elogia i kollabos beduini in Israele, ad esempio). Va fatta pulizia innanzitutto qui, prima di frignare e urlacchiare contro i siriani per qualche ritirata di 100 metri mentre combattono sul serio il terrorismo, al contrario di un popolo di straccioni analfabeti che parla di tattiche e strategie senza aver mai letto un solo libro sull’argomento. E’ dirimente se, davanti a questa dimostrazione di serietà da parte di Mosca, c’è ancora chi parla di tradimento russo e d’incapacità siriana; costoro vanno tolti di mezzo, e non invece invitati a qualche dibattito da assemblea liceale. E’ grazie a puttanate del genere che ogni scoreggia di cane taqfirita diventa un successo strategico dei terroristi. Dopo quasi sei anni, ancora si insiste su tale strada. Dare retta a siti ‘d’informazione alternativa’ che propongono, ogni minuto, le plateali menzogne della propaganda islamo-atlantista, è masochistico e delirante. E pensate che se le agenzie d’intelligence della NATO, che arrivano a spendere anche 17000 sterline al giorno per una sola, una sola, agenzia di PR filo-terroristica, non abbiano qualche spicciolo per mettere su un sito come Masdar? O Dugin, venduto all’intelligence turca, non avrebbe dei dollari da spendere per fare propaganda a favore dei terroristi finanziati dai turchi, e per spacciare la bufala che Putin è amico di Erdogan e che perciò gli venderebbe i siriani?”

(*) c’era Iacch, ma mi ha minacciato di querele (grande corrispondente in prima linea, no? Se ha il tempo di venire qui appena lo si nomina), perciò l’ho tolto dal testo.

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One Response to La battaglia mediatica di Palmira

  1. Eccellente analisi, come sempre.
    Mi spiace, alcuni anni fa, di avere usato parole inappropriate (ma non relative al tuo lavoro) nei tuoi confronti.
    Sei una mente lucida, preparata, ed un leale amico del popolo siriano.
    Colgo occasione ora e pubblicamente per porgere le piú sincere scuse.
    Buon lavoro.

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