Assad: “La sconfitta dei terroristi ad Aleppo è la sconfitta dell’occidente”

Dr. Bashar al-Assad, RussiaToday, 16 dicembre 2016 – MondialisationSyria's President Bashar al-Assad is seen during the filming of an interview with the BBC, in DamascusRT: Signor Presidente, la ringrazio molto per averci incontrato.
Assad: Siete i benvenuti a Damasco.

RT: Cominciano con Aleppo, naturalmente. Aleppo vive ciò che sono forse i più feroci combattimenti dall’inizio della guerra, sei anni fa, qui in Siria. Ma i politici e i media occidentali hanno una visione molto negativa dell’avanzata dell’esercito. Perché? La vedono come una propria sconfitta?
Assad: In realtà, dopo aver fallito a Damasco, perché la storia dei primi tre anni è stata “liberare Damasco dalle mani dello Stato”. Quando fallirono, passarono ad Homs, allora (falliti ad Homs) si concentrarono su Aleppo negli ultimi 3 anni. Per loro era l’ultima carta importante da giocare sul campo di battaglia siriano. Naturalmente, vi sono ancora terroristi in diverse parti della Siria, ma non come Aleppo, la seconda città del Paese, che ha una dimensione politica, militare, economica e anche morale (tutte peculiari) laddove i loro terroristi vengono sconfitti. Così per costoro, la sconfitta dei terroristi è la sconfitta dei loro agenti, per essere chiari. Essendo loro agenti, la sconfitta dei terroristi è la sconfitta di tutti i Paesi che li controllano, che siano regionali od occidentali, come gli Stati Uniti, in primo luogo, o Francia e Regno Unito.

RT: Quindi pensa che la considerino una loro sconfitta, no?
Assad: Esatto, questo è ciò che voglio dire. La sconfitta dei terroristi è la loro sconfitta, perché sono loro il vero esercito in campo. Questi Paesi non intervengono direttamente in Siria: sono intervenuti attraverso queste forze di ascari. Ecco come vediamo le cose, se vogliamo essere realisti, a prescindere dalle dichiarazioni, naturalmente.

RT: Palmira è ora un altro settore difficile, è stata ripresa dallo SIIL. Ma non viene condannato ciò. E’ per lo stesso motivo?
Assad: Esattamente, perché se Palmyra fosse stata presa dal governo, avrebbero espresso timori sul patrimonio storico. Quando Aleppo viene liberata dai terroristi, funzionari e media mainstream occidentali esprimono preoccupazione per i civili. Ma non gli importa quando succede il contrario quando i terroristi uccidono i civili o attaccano Palmyra e distruggono il patrimonio dell’umanità, non solo in Siria. Esattamente, avete ragione. Perché se si considera la tempistica dell’attacco contro Palmyra, vedete che è collegato a ciò che accade ad Aleppo. Questa è la risposta a ciò che accade ad Aleppo, l’avanzata dell’Esercito arabo siriano, volendo minare la vittoria ad Aleppo e contemporaneamente distrarre l’Esercito arabo siriano da Aleppo attirandolo a Palmyra e fermarne l’avanzata. Ma naturalmente non ha funzionato.

RT: Ci sono anche i rapporti sull’assedio di Palmira non solo legato alla battaglia di Aleppo, ma anche a ciò che succede in Iraq. La coalizione guidata dagli Stati Uniti, che comprende quasi 70 Paesi, avrebbe permesso ai terroristi dello SIIL di lasciare Mosul, rafforzandosi in Siria. Pensa che possa essere così?
Assad: Questo è possibile, ma di ciò i politici statunitensi se ne laverebbero le mani (liberandosi) della responsabilità per l’attacco. Sostengono che l’esercito iracheno attaccava Mosul e lo SIIL lasciava Mosul per la Siria, ed ecco tutto. Ma non è questa la spiegazione. Perché? Dato che i terroristi hanno attaccato Palmira con potenza di fuoco e risorse umane di dimensioni inaudite, come lo SIIL non ha mai avuto prima. Hanno attaccato su un ampio fronte, per decine di chilometri, corrispondendo a diverse forze. Lo SIIL poté raggiungere l’obiettivo con il supporto di diversi Stati, non uno, ma molti. Sono arrivati con mitragliatrici, cannoni e altra artiglieria, potendo avanzare nel deserto, e sotto la supervisione dell’alleanza USA che dovrebbe attaccare Raqqa, Dayr al-Zur e Mosul. Ma non è accaduto, chiudendo gli occhi sulle azioni allo SIIL o, e questo è ciò che penso, li hanno spinti fino a Palmyra. Non si tratta di Mosul, non dobbiamo cadere in questa trappola. Si tratta di Raqqa e Dayr al-Zur, a poche centinaia di chilometri; sono arrivati sotto la supervisione dei satelliti e droni e con il sostegno degli Stati Uniti.

RT: Qual è lo stato delle forze dello SIIL oggi?
Assad: La loro forza è pari al sostegno che ricevono da occidente e potenze regionali. In realtà, se considerati isolatamente, non sono forti perché non hanno l’incubatore sociale naturale. In caso contrario, i terroristi non avrebbero abbastanza forza. Il loro vero sostegno (soldi, investimenti petroliferi, supporto delle forze aeree dell’alleanza degli Stati Uniti…) è la sola causa della loro forza, e perciò dico che la loro forza è la somma di quella dei loro sostenitori e supervisori.

RT: Ad Aleppo, abbiamo sentito del permesso ad alcuni di tali terroristi di lasciare liberamente il campo di battaglia. Perché? E’ chiaro che tornerebbero ad Idlib, ad esempio, per avere armi e prepararsi ad ulteriori attacchi, forse cercando di attaccare chi libera Aleppo.
Assad: Esattamente, è giusto e questo accade da diversi anni. Ma dobbiamo considerare sempre i pro e i contro, quando i vantaggi superano le perdite, va fatto. In questo caso, la nostra priorità è preservare l’area dalla distruzione causata dalla guerra, proteggere i civili che vi vivono, dando possibilità ai civili di lasciare la zona dai corridoi umanitari per raggiungere quelle controllate dal governo e dare la possibilità ai terroristi di cambiare idea, unirsi al governo e tornare alla normalità ed essere amnistiati. Se non accade, possono andarsene con le armi, con gli svantaggi che ciò comporta, ma non è la nostra priorità, perché se li si combatte in qualsiasi altra zona al di fuori delle città, si avranno meno distruzione e meno vittime, ecco perché.

RT: Ho la sensazione che li si chiami terroristi, ma allo stesso tempo siano trattano come esseri umani, viene da dire: “Hai la possibilità di tornare alla vita normale”.
Assad: Esattamente. Sono terroristi perché portano armi, uccidono, distruggono, commettono atti di vandalismo, e così via. Questo è naturale, in tutto il mondo chiamiamo questi atti terrorismo. Allo stesso tempo, sono esseri umani che hanno commesso atti di terrorismo. Potrebbero essere altre persone. Si sono uniti ai terroristi per vari motivi, per paura, i soldi, a volte per ragioni ideologiche. Quindi, riuscire a tornare alla vita normale, ad essere cittadini normali, è il nostro compito come governo. Non basta dire, “Combatteremo i terroristi”. La lotta al terrorismo è come un videogioco. Si può distruggere il nemico, ma il gioco genererà e rigenerare altre migliaia di nemici, quindi non è possibile seguire la via statunitense: basta uccidere, uccidere ancora! Non è il nostro obiettivo; questa è la nostra ultima opzione. Se si riesce a cambiare le cose, è una buona opzione. Ed ha funzionato. E’ stato un successo perché molti di questi terroristi, quando cambiano prospettiva, ritornano alla vita normale e alcuni si uniscono all’Esercito arabo siriano, combattono con l’Esercito arabo siriano contro altri terroristi. E’ stato un successo dal nostro punto di vista.

RT: Signor Presidente, ha detto che si vince e si perde. Ritiene di fare abbastanza per ridurre al minimo le vittime civili del conflitto?
Assad: Facciamo del nostro meglio. Il che è abbastanza, è soggettivo, ognuno può vederlo a suo modo. In ultima analisi, ci basta, ciò è quello che si è capaci di fare. La mia capacità come persona, di governo, della Siria, piccolo Paese che affronta una guerra condotta da decine di Paesi, da centinaia di media dominanti e altri mezzi che operano contro di voi. Quindi dipende dalla definizione di “abbastanza” che, come ho detto, è molto soggettiva, ma sono sicuro che facciamo del nostro meglio. Alla fine, niente è abbastanza e le azioni umane sono sempre piene di cose buone, giuste, imperfette o carenti, diciamo, ed è naturale.

RT: I Paesi occidentali hanno ripetutamente invitato Russia e Iran a far pressione su di voi per fermare le violenze, come si suol dire. Recentemente, sei Paesi occidentali, in un messaggio senza precedenti, hanno di nuovo sollecitato Russia e Iran a fare pressione su di voi, chiedendo un cessate il fuoco ad Aleppo.
Assad: Sì.

RT: Lo farà? Chiedono un cessate il fuoco solo quando il vostro esercito avanza.
Assad: Esattamente. E’ sempre importante in politica leggere tra le righe, non fermarsi alla lettera. Ciò che chiedono è irrilevante. La traduzione della loro affermazione è: “Russi per favore, fermate l’avanzata dell’Esercito arabo siriano contro i terroristi”. Questo è il significato della loro dichiarazione, dimenticate il resto, “Siete andati troppo lontano nella vittoria sui terroristi, questo non deve accadere. Dovete dire ai siriani di smetterla. Dobbiamo preservare i terroristi e salvarli”. Qui in breve il senso del loro appello. In secondo luogo, la Russia non ha mai, in questi giorni, durante la guerra, prima della guerra o durante l’Unione Sovietica, la Russia non ha mai cercato d’interferire nelle nostre decisioni. Finora, ogni volta che la Russia aveva opinioni o consigli, non importa come li consideravamo, ha sempre concluso dicendo: “Questo è il vostro Paese, sapete qual è la decisione migliore da prendere. Così vediamo le cose, ma se le vedete in modo diverso, lo sapete meglio di noi, siete voi i siriani”. Sono realisti, rispettano la nostra sovranità e sempre ne hanno difeso la sovranità secondo il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Così non è mai successo che ci facessero pressione, e non lo faranno mai. Questo non è il loro modo di fare.

RT: Qual è lo stato attuale dell’Esercito arabo siriano?
Assad: Dobbiamo valutarlo rispetto a due cose: in primo luogo la guerra stessa e quindi alla dimensione della Siria. La Siria non è un grande Paese, quindi non può avere un grande esercito in termini quantitativi. Il sostegno dei nostri alleati è stato molto importante, in particolare da Russia e Iran. Dopo sei anni, o quasi, di guerra, più lunga della prima e della seconda guerra mondiale, è sicuro e chiaro che l’Esercito arabo siriano non sia grande come lo era prima. Ma ciò che abbiamo è la volontà di difendere il nostro Paese. Questa è la cosa più importante. Il nostro esercito ha perso tante vite, abbiamo avuti molti martiri, tanti soldati disabili. Abbiamo subito perdite enormi in mezzi. Dal punto di vista dei numeri, abbiamo perso molto, ma abbiamo ancora la determinazione. E posso dirvi che questa determinazione è molto più alta rispetto a prima della guerra. Ma naturalmente non possiamo ignorare l’appoggio della Russia, dell’Iran, che rendono la nostra determinazione più efficace e pratica.

RT: Il presidente Obama ha recentemente sospeso il divieto di armare i ribelli siriani.
Assad: Sì.

RT: Come potrebbe, a suo parere, riflettersi sul terreno? Questo probabilmente rafforzerà direttamente o indirettamente i terroristi?
Assad: Non siamo sicuri che abbiano tolto l’embargo quando è stato annunciato. Potrebbero averlo tolto già prima, per poi annunciarlo per dare, ad esempio, legittimità politica. Questa è la prima cosa. Il secondo punto è molto importante: le date dell’annuncio e dell’attacco contro Palmira coincidono. C’è un legame diretto tra questi due eventi, e la domanda è: a chi sono inviate queste armi? Nelle cui mani finiranno? Nelle mani di SIIL e al-Nusra, che si coordinano. L’annuncio della revoca dell’embargo è quindi direttamente collegato all’attacco contro Palmira e supporta i terroristi fuori da Aleppo, perché subendo la sconfitta ad Aleppo, Stati Uniti e occidente devono sostenere i loro ascari altrove, perché non hanno alcun interesse a risolvere il conflitto in Siria. Quindi, l’obiettivo fondamentale di tale annuncio è creare altro caos, perché gli Stati Uniti creano il caos per gestirlo, e quando corrono, vogliono usare diversi fattori di tale caos per utilizzare le diverse parti in conflitto, sia interne che estere.

RT: Signor Presidente, si pensa come piccolo Paese in tale vortice causato da Paesi che non hanno alcun interesse a porre fine alla guerra?
Assad: Esattamente. E’ qualcosa che abbiamo sempre pensato, anche prima della guerra, ma ora ancor più, naturalmente, perché i piccoli Paesi si sentono più sicuri quando c’è un equilibrio internazionale. Abbiamo subito ciò che Lei ha citato, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quando c’era l’egemonia degli Stati Uniti, e gli Stati Uniti volevano imporre la propria via e dettare la politica a tutti. Sono i piccoli Paesi a soffrire di più. Quindi lo sentiamo oggi, ma allo stesso tempo c’è più equilibrio oggi con il ruolo della Russia. Ecco perché riteniamo che più la Russia è forte, e non parlo solo della Siria, ma dei piccoli Paesi del mondo, e più la Cina emerge, tanto più ci sentiamo al sicuro. La situazione in cui viviamo è molto dolorosa, a tutti i livelli: umanitario, dei sentimenti, delle perdite, a tutti i livelli. Ma in ultima analisi, la questione non è vincere o perdere; si tratta di vincere o perdere il Paese. Si tratta della minaccia esistenziale alla Siria. Questo non è un governo che cederà a un altro governo o un esercito ad un altro esercito; in ogni caso il Paese o vince o sparisce. Ecco come vediamo le cose. Questo è il motivo per cui non si ha tempo di sentire dolore; non si ha tempo che per combattere, difendersi e fare qualcosa sul campo.

RT: Parliamo del ruolo dei media in questo conflitto.
Assad: Molto bene.

RT: Tutti i belligeranti in questa guerra sono stati accusati di causare vittime civili, ma i media occidentali hanno mantenuto il totale silenzio sulle atrocità commesse dai ribelli. Quale ruolo giocano i media nel conflitto?
Assad: In primo luogo, i media mainstream e i loro colleghi politici soffrono di decenni di corruzione morale. Non hanno morale. Di qualunque cosa parlano, evocano o usano come maschera (diritti umani, civili, bambini…), vi ricorrono solo per la loro agenda politica, per influenzare l’opinione pubblica e spingerla a sostenerne l’azione in tale campo, l’intervento militare o politico. Non hanno quindi alcuna credibilità in proposito. Basta guardare ciò che accade negli Stati Uniti, dove una vera e propria rivolta si verifica contro i media mainstream, perché hanno mentito e continuano a mentire al pubblico. Possiamo dire che il pubblico o le persone in occidente non sanno cosa realmente accade nella nostra regione, ma almeno sanno che i media mainstream e i politici mentono per i propri interessi e scopi. Ecco perché non credo che ai media mainstream si possa ancora credere, perciò lottano per sopravvivere in occidente, anche se hanno ampi esperienze, supporto, soldi e risorse. Ma tuttavia non hanno qualcosa di essenziale per sopravvivere: la credibilità. Non l’hanno, l’hanno persa. Non sono trasparenti, ed è perciò che non sono più credibili. Ecco perché mostrano viltà avendo oggi paura della vostra rete, Russia Today, dove qualsiasi dichiarazione rivelerebbe la verità, perché demistificherebbe le loro manipolazioni. Ecco perché.

RT: Per esempio, l’agenzia Reuters ha citato Amaq, l’organo di propaganda dello SIIL sull’assedio di Palmira.
Assad: Sì.

RT: Pensa che diano legittimità agli estremisti, citandone i media?
Assad: Anche se non le citano, ne adottano la retorica in ogni caso. Ma se si considerano gli aspetti tecnici di come lo SIIL sia nato, fin dall’inizio, attraverso video, notizie, media e relazioni pubbliche, utilizzando tecniche occidentali. Le si guardino bene, sono molto sofisticate. Come può qualcuno assediato, disprezzato in tutto il mondo, attaccato da aerei e che tutto il mondo vuole cacciare da ogni città che occupa, come tale gruppo possa mostrarsi così sofisticato, a meno che sia perfettamente a suo agio e riceva tutto il sostegno possibile? Non è quindi Amaq a sottolinearlo, a mio parere, ma il fatto che l’occidente abbia sposato il punto di vista dei terroristi, direttamente e indirettamente.

RT: Donald Trump assumerà l’incarico di presidente degli Stati Uniti tra poche settimane. Lei ha citato gli USA molte volte oggi. Cosa si aspetta dalla nuova amministrazione degli Stati Uniti?
Assad: La sua retorica durante la campagna è stata positiva sul terrorismo, la nostra priorità ora. Tutto il resto non è prioritario, quindi non baderemo a qualsiasi altra cosa, il resto è per gli statunitensi, per esempio, le questioni interne non mi riguardano. Ma la domanda è se Trump ha la volontà o la capacità di attuare ciò che ha detto. Lei sa che la maggior parte dei media mainstream e delle grandi imprese, le lobby, il Congresso, anche il suo partito gli si sono opposti. Vogliono più egemonia, più conflitto con la Russia, più interferenze in diversi Paesi, rovesciarne i governi, e così via. Dice qualcosa che va nella direzione opposta. Riuscirà a seguire questo corso contro tutti, quando sarà in carica il prossimo mese? Questa è la domanda. Se potesse, penso che il mondo sarà diverso, perché la cosa più importante, come ho già detto, è il rapporto tra Russia e Stati Uniti. Se si ha questo rapporto, la maggior parte delle tensioni nel mondo si placherà. E’ molto importante per noi in Siria, ma non credo che nessuno abbia la risposta. In primo luogo, non è un politico, quindi, non abbiamo alcun riferimento per giudicarlo. In secondo luogo, nessuno può prevedere come andranno le cose nel prossimo mese e oltre.

RT: La situazione umanitaria in Siria è catastrofica e Mogherini, capo della politica estera dell’UE, afferma che l’UE è l’unica entità a fornire aiuti umanitari alla Siria. È vero?
Assad: In realtà, tutti gli aiuti inviati dai Paesi occidentali vanno ai terroristi, per essere perfettamente chiari, franchi e trasparenti. Non badano per nulla alla vita dei siriani. Abbiamo molte città in Siria che restano finora circondate e assediate dai terroristi. Hanno fatto in modo che niente gli arrivi: cibo, acqua, niente, tutte le esigenze basilari della vita. Naturalmente, attaccano quotidianamente con i mortai cercando di uccidere. Che gli ha mandato l’Unione europea? Se si preoccupa delle vite umane, se si parla dell’aspetto umanitario, perché quando parlano degli aspetti o del problema umanitario, non si discrimina. Tutti i siriani sono umani, tutte le persone sono esseri umani. Ma non lo fanno. È il doppio standard, una menzogna che continuano a dirci, diventando una menzogna vile, a cui nessuno crede. Non è vero, ciò che ha affermato è sbagliato.

RT: Alcuni suggeriscono che per la Siria, la soluzione migliore sarebbe la divisione in diverse parti governate da sunniti, sciiti, curdi. Sarebbe possibile?
Assad: È la speranza e il sogno dell’occidente e di certi Paesi della regione, e non è una novità legata dalla guerra. E’ di prima della guerra, e mappe furono stese per tale divisione e disintegrazione. Ma in realtà, se si guarda alle società di oggi, la società siriana è più unitaria di prima della guerra. Questa è la realtà. Non dico questo per incoraggiare nessuno, non mi rivolgo qui all’opinione pubblica siriana in ogni caso, voglio parlare della realtà. A causa delle lezioni della guerra, la società è diventata più realistica e pragmatica, molti siriani hanno capito i pericoli del fanatismo e di ogni forma di estremismo, non solo religioso: politico, sociale, culturale; ciò è pericoloso per la Siria. Solo accettando l’altro, rispettandosi reciprocamente possiamo vivere insieme e avere un Paese. Così, sulla disintegrazione della Siria, ciò non è effettivo nella società, tra le diverse sfumature e strati della società siriana, il tessuto siriano non si può dividere. Non è una semplice mappa da disegnare, voglio dire, anche se si dispone di un Paese in cui le persone si dividono, c’è disgregazione. Guardate l’Iraq, è lo stesso Paese, ma in realtà è disintegrato. Quindi no, non sono preoccupato. I siriani non potranno mai accettarlo. Parlo ora della stragrande maggioranza dei siriani, perché non è nuovo, non è un argomento apparso nelle ultime settimane o mesi. È lo scopo di questa guerra. Così, dopo quasi sei anni posso dire che la maggioranza dei siriani non accetterà mai nulla collegato alla disintegrazione, vivrà come una Siria unita.

RT: Come madre, sento il dolore di tutte le madri siriane. Parlo dei bambini in Siria, cosa gli riserva il futuro?
Assad: Questa è la parte più pericolosa del nostro problema, non solo in Siria, ma quando si parla dell’oscura ideologia wahhabita, perché molti di questi bambini sono diventati giovani negli ultimi dieci anni, o più, unendosi ai terroristi per via ideologica, non per mancanza di denaro o qualsiasi altra cosa, o per speranza, per esempio, provenendo da famiglie mentalmente aperte, istruite, intellettuali. Quindi potete immaginare la forza del terrorismo.

RT: Così, pensa sia accaduto a causa della loro propaganda?
Assad: Esattamente, perché tale ideologia è molto pericolosa e non conosce confini, confini politici, ed Internet ha dato a questi terroristi strumenti rapidi ed economici per promuovere la loro ideologia, potendo infiltrare ogni famiglia in qualsiasi parte del mondo, in Europa, nel vostro Paese, nel mio Paese, ovunque.

RT: E questo è ciò che accade.
Assad: Avete una società laica, abbiamo una società laica, ma questo non ha impedito di essere infiltrata. Avete una contro-ideologia per farlo? Certo. Perché hanno costruito la loro ideologia sull’Islam, è necessario utilizzare la stessa ideologia, il vero Islam, il vero Islam moderato, per contrastare la loro ideologia. Questo è il modo più veloce, diciamo. Se vogliamo parlare a medio e lungo termine, si tratta di quanto far evolvere la società, il modo di pensare e analizzare, perché tale ideologia può funzionare solo quando non è possibile analizzare, non si può pensare correttamente. Così è l’algoritmo della mente, se si dispone di un sistema operativo naturale e sano, facendo un’analogia con i computer, se si dispongono di buoni sistemi operativi nelle mente, che non possono essere infiltrati da un virus. Quindi si tratta di educazione, media e politica, perché a volte quando si ha una causa, una causa nazionale e la gente si dispera, si può spingerla verso l’estremismo, un’influenza nella nostra regione dagli anni ’70, dalla guerra tra arabi e israeliani, e dal fallimento della pace in tutti gli aspetti (fallimento nel riprendersi la terra, concessione di terra e diritti al popolo palestinese) si ha più disperazione, e questo fa il gioco degli estremisti. Questo è dove i wahhabiti trovano terreno fertile per promuovere la loro ideologia.

RT: Signor Presidente, la ringrazio molto per il suo tempo, e auguro pace e prosperità al Vostro Paese al più presto possibile.
Assad: Grazie mille per essere intervenuti.

RT: La situazione era molto difficile, e mi auguro finisca presto. Grazie.
Assad: Grazie mille per essere venuti in Siria. Sono molto felice di accogliervi.13524572Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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2 Responses to Assad: “La sconfitta dei terroristi ad Aleppo è la sconfitta dell’occidente”

  1. Bellissima intervista, grazie.

  2. Pingback: Ho partecipato alle manifestazioni del 2011 in Siria. I Russi, gli iraniani, Assad ed Hezbollah hanno distrutto la Siria. | Disquisendo

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