Tupolev Tu-154: sciagura o attentato?

Luca Baldelli198212I media al servizio del regime atlantico–mondialista, i corifei della russofobia elevata a pratica intellettuale/antropologica, ci hanno già propinato, bello e pronto, il solito piatto riciclato e riscaldato delle loro cucine: l’incidente di Soci, che ha visto perire 92 persone, tra le quali il leggendario Coro dell’Armata Rossa, sarebbe null’altro che un incidente dovuto alla vetustà dell’aereo precipitato, un Tupolev Tu-154, dipinto come antidiluviano e irrimediabilmente consunto in tutte le componenti. Purtroppo, anche tanti compagni abboccano all’amo senza porsi interrogativi e dubbi che non solo è lecito, ma pure normale e quasi d’obbligo porsi visto il codice della menzogna attivato e reiterato dai mezzi di comunicazione ogni volta che si parla di URSS e, per consuetudine dura a morire, di Russia. Dobbiamo bercela proprio la storia dell’“incidente”? Dobbiamo davvero pensare che non vi sia spazio per tesi diverse? Non certo per una ossessione/compulsione complottista, né per un pavloviano riflesso di scepsi iperbolica, è bene esplorare attentamente antefatti, avvenimenti, “coincidenze” e segnali, anche molto inquietanti. Mentre scriviamo, è in corso l’esame della scatola nera e solo le ore che abbiamo davanti ci diranno qualcosa di più in merito, ma già fin da ora possiamo riferire alcuni particolari di non poco conto:
Il Comandante dell’aereo, Roman Volkov, aveva più di 3000 ore di volo alle spalle ed è quindi davvero arduo ipotizzare, da parte sua, errori con conseguenze fatali. L’equipaggio tutto, come hanno rivelato fonti riservate assai attendibili, interne ad ambienti militari, era assai esperto ed aveva pilotato in passato aerei Su–30, Su–35 e Su–24 da e verso la base siriana di Humaymim, nella Provincia di Latakqa, ceduta alla Russia con formula pro–bono.
Il Navigatore, ovvero colui che assiste il pilota nel volo, nella gestione dei sistemi e delle tecnologie in dotazione al velivolo, rispondeva al nome di Aleksandr Petukhov, decorato con l’Ordine del Coraggio, onorificenza istituita nel 1994 e destinata ai cittadini distintisi in azioni salvifiche e particolarmente audaci contro calamità, criminalità, terrorismo. Petukhov, nel 2011, era stato infatti decisivo nel salvataggio di un altro aereo Tu–154, dimostrando sprezzo del pericolo ed eccezionale prontezza.
I Tu–154 (compreso ovviamente quello precipitato a Soci) come tutti gli aerei sovietici e russi, furono concepiti e costruiti per resistere in misura maggiore a tutte le sollecitazioni inerenti il volo, con margini di sicurezza superiori a quelli degli omologhi modelli occidentali. L’invecchiamento delle componenti dell’esemplare protagonista della tragedia (7000 ore di volo accumulate dal 1983), al netto delle fisiologiche e necessarie sostituzioni dei pezzi di ricambio, non poteva essere giudicato affatto problematico, né tantomeno catastrofico. L’argomentazione, fin troppo facile e “comoda”, della fatiscenza complessiva del velivolo, sempre invocata a giustificazione di tutto dai media allineati alla propaganda imperialista, è quindi da scartare.
Il velivolo è precipitato da un’altitudine di 1200 m (1,2 km) ad una velocità massima di circa 510 km/h (velocità al momento dell’impatto con la superficie marina, in virata verso il fianco sinistro, mentre la velocità al decollo era di 354 km/h). Non si può ragionevolmente sostenere che l’asimmetria dei flaps (gli ipersostentatori, presenti con funzione di accrescimento della portanza delle ali) rilevata al momento dell’impatto, e causa della virata di cui sopra, possa essere stata presente nell’aereo al momento della partenza, perché nessun pilota al mondo si metterebbe alla guida di un velivolo con un’avaria simile, prontamente segnalata da spie acustiche e visive. I contatti radio, poi, erano stranamente assenti; l’aereo era sparito dai radar due minuti circa dopo il decollo, tingendo di giallo tutto lo scenario…
C’è poi un dato tutt’altro che trascurabile: la dispersione su un ampio raggio dei frammenti (da 1,5 a 8 km dalla costa). Ad esempio, il telaio della cremagliera è stato ritrovato in acqua; questa componente, si badi bene, si ritrae subito dopo il decollo e rimane nella gondola, per tutto il tempo del volo. La scatola nera è stata rilevata a 1600 metri dalla riva a 17 metri di profondità. Questo quadro fa pensare a quello, in tutto e per tutto simile, con rottami sparsi ovunque, dell’aereo russo precipitato nel Sinai nell’autunno del 2015, di certo bersaglio di un attentato (in quel caso, fu ritrovato dell’esplosivo in una lattina di Coca Cola). Alcuni testimoni hanno poi riferito di una strana luce, avvistata in direzione del volo del Tupolev…
doc6syw1vzbzb778fyp5bn_800_480 La presenza della nave francese Dupuy De Lome, che non è un’imbarcazione qualsiasi, è stata per il momento smentita dopo esser circolata per alcuni giorni sui media, anche se da un account twitter di parte turca (Bosphorus Naval News), riconducibile al sito Turkish Navy, gestito da Devrim Yaylali. Questa imbarcazione è concepita ed utilizzata per raccogliere informazioni di origine elettronica dal mare (modalità ROEM), per intercettazioni, analisi, goniometria e ascolto comunicazioni radio (modalità COMINT), individuazione elettronica di posizioni di navi, strutture di comando e controllo, sistemi antiaerei e sistemi d’arma nemici alfine di neutralizzarli (modalità ELINT). Detta nave dispone di due equipaggi ed ha una disponibilità tecnica di 350 giorni all’anno, di cui 240 in mare. Ogni equipaggio si compone di 66 individui, dei quali 33 smarinai e gli altri specialisti in intelligence; a questi possono aggiungersi fino a 38 altri specialisti, in funzione delle missioni. Con queste premesse, sarebbe perfettamente possibile portare a termine un’azione di guerra elettronica a danno di un velivolo. Sempre ribadendo il fatto che fino ad oggi vi è una smentita in tal senso, bisogna però notare che la presenza di questa nave fu già segnalata nel giugno del 2015 nel Mar Nero, stavolta da una fonte al di sopra di ogni sospetto, la TASS, a partire da una segnalazione raccolta in sedi diplomatiche. Precedentemente, la Dupuy De Lome aveva fatto capolino oltre gli Stretti nel 2014, anno in cui era comparsa nel Mar Nero pure la USS Ross, nave della Marina militare statunitense armata di missili, presente alle esercitazioni navali congiunte con l’Ucraina denominate Sea Breeze. Non è pleonastico poi ricordare che, ai sensi della Convenzione di Montreux del 1936, le imbarcazioni appartenenti a Nazioni diverse da quelle che si affacciano sul Mar Nero, possono navigare nel Mar Nero per non più di 21 giorni. La loro presenza è sempre attentamente monitorata o vi sono operazioni coperte con corsie preferenziali per alcune di esse, concordate con il governo turco nel quadro di azioni di sabotaggio o di attacco, in maniera tale da non lasciare traccia?
Unendo tutti questi pezzi, la tesi del cedimento strutturale, dell’avaria, perde punti in maniera vistosa, a vantaggio, soprattutto, di un’ipotesi: quella dell’attentato con esplosivo. Il ritrovamento di pezzi ovunque sparpagliati, su vasto raggio, assieme alle dichiarazioni di testimoni circa una strana luce in corrispondenza dell’aereo, del tutto simile a quella di un’esplosione, suggerirebbero l’ipotesi della bomba a bordo. A suffragare questa congettura ci sono anche le parole dell’istruttore Andrej Krasnoperov, il quale ha affermato che il livello di sicurezza presente presso l’aeroporto militare di Chkalovskij, sito dal quale il Tupolev è decollato, è peggiore che negli aeroporti civili, con buchi imperdonabili nella gestione dei controlli e dei vari “filtri” finalizzati ad evitare minacce terroristiche. I giornali continuano a ripetere che il cambiamento improvviso del punto di atterraggio previsto per il rifornimento, da Mozdok a Sochi (luogo nel quale le misure di sicurezza sono massime), porta ad escludere qualsiasi ipotesi “complottista”, in quanto gli ipotetici attentatori non potevano sapere di questa deviazione dall’itinerario pianificato. Eppure, proprio il continuare a porre l’accento sul punto destinato al rifornimento del velivolo, e non sul punto di decollo, è sintomo o di ingenuità o di volontà depistante da parte di chi analizza i fatti. Si parla di Sochi piuttosto che di Mozdok, ma non si vanno a verificare le affermazioni, provenienti da fonte tutt’altro che inattendibile (un Maggiore dell’Aeronautica militare russa!), circa la situazione della sicurezza nell’aeroporto di Chkalovskij. Un altro pilota assai esperto, Anatolij Knyshov, ha dichiarato alla stampa che la tesi dell’esplosivo a bordo non può essere scartata, mentre il giornalista Aleksandr Kots della “Komsomolskaja Pravda”, ha molto opportunamente ricordato il tragico precedente dell’agosto 2004, quando due Tupolev russi (un Tu-134 ed un Tu-154) precipitarono quasi simultaneamente: in un primo momento si ipotizzò l’incidente, finché nei rottami di uno di essi (il Tu–154) venne ritrovato dell’esplosivo noto come ciclonite. In ciò che rimaneva del Tu–134 invece s’individuò il corpo, dilaniato in maniera particolarmente pesante, della cecena Amantij Nigaeva. Anche a bordo del Tu–154 viaggiava una cecena, S. Dzhebirkhanova, il cui corpo non si trovò mai. In poco tempo, dunque, fu chiara la matrice terroristica dei due disastri.
Chi può aver collocato un ordigno, se di ordigno si è trattato? C’è, all’interno dell’FSB (servizio segreto russo) una fazione filo–atlantica, una cellula legata ai vecchi ambienti oligarchici dell’era Eltsin, che ha in sprezzo la nuova politica eurasiatica e di protagonismo sullo scacchiere internazionale voluta fermamente da Putin? Esiste una quinta colonna legata a cellule terroristiche taqfirite, eterodirette da circoli imperialisti e nazi–majdanisti di Kiev, a più livelli compromessi con l’islamismo fondamentalista, che vuole fermare il ruolo pacificatore della Russia in Siria? Interrogativi, domande, che non si capisce perché un analista obiettivo e scevro da pregiudizi non debba porsi, specie alla luce di fatti quali l’arresto, la primavera scorsa (ed è solo un esempio), del tenente-colonnello Jurij Ivanchenko, inviato dal controspionaggio ucraino e dalla CIA in Russia per infiltrarsi nell’FSB (prontamente entrato in azione coi suoi uomini per bloccare sul nascere l’operazione).
Si aggiungano, a tutto questo, le dichiarazioni dell’ex Viceministro dell’Aviazione civile dell’URSS, Oleg Smirnov, e di Marija Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri: il primo, intervistato dalla “Komsomolskaja Pravda”, ha affermato che nessuna ipotesi si può escludere, nemmeno quella dell’attentato e che anzi deve essersi verificato, a bordo dell’aereo, qualcosa di estremamente grave ed improvviso, tale da aver impedito all’equipaggio di poter avvertire le stazioni di terra in tempo utile. La seconda, nel corso di un programma televisivo, ha ricordato le minacce rivolte alla Russia, per il suo fermissimo impegno nella lotta al terrorismo internazionale, da ambienti diplomatici occidentali: dopo quelle minacce si sono verificati l’attentato all’aereo civile russo nel Sinai, l’abbattimento del Su–24 da parte dei turchi, il bombardamento dell’ospedale da campo russo in Siria, con la morte di due operatrici sanitarie, l’assassinio dell’Ambasciatore russo in Turchia, Karlov. Casualità? La Siria, lo ricordiamo, è il Paese verso il quale era diretto l’aereo con a bordo il leggendario Coro dell’Armata Rossa.
Intanto, il solito ritornello sullo stato manutentivo della flotta aerea russa, a dispetto di una pletora di smentite serie ed argomentate, continua a rimbalzare di qua e di là sui media. Addirittura c’è chi vorrebbe occultare pure l’evidenza, ossia la storia gloriosa dell’aviazione sovietica e russa, coi suoi primati e le sue statistiche. Si parla dei Tupolev, ma anche degli Antonov, come “bare volanti” quando gli aerei russi, specie quelli civili, sono tra i più sicuri al mondo; si parla di incidenti sopra incidenti, distogliendo l’attenzione della gente dalle sciagure aeree, ben più numerose, che hanno visto coinvolti nei decenni i Boeing. Basta dare un’occhiata alle statistiche, per zittire i menzogneri servetti dell’impero armati di penna: nel 2006, gli aerei Tupolev Tu-154 prodotti tra il 1988 ed il 1992, hanno effettuato il 35% dei voli della compagnia “Aeroflot”, con 7,8 ore di volo per ciascun esemplare. Quell’anno si verificò un solo incidente con protagonista un Tupolev, legato oltretutto a condizioni meteorologiche eccezionalmente gravi, e niente affatto allo stato manutentivo del velivolo: quello del Volo Pulkovo Airlines 612 del 22 agosto 2016, nei cieli dellìUcraina. Nella black list dei velivoli stilata dall’Unione Europea nel 2011, non figurava affatto il Tupolev Tu-154. Il Tupolev Tu-154 ed il Boeing 727 sono entrati in servizio entrambi attorno alla metà degli anni ’60; di Boeing ne sono stati costruiti 1832, di Tupolev Tu-154 1015. Lo stato dell’arte della loro carriera, in un periodo di quasi 50 anni, era (al 2011) questo: 111 Boeing andati completamente distrutti (hull loss) in seguito ad incidenti, con 3704 vittime; rateo di sopravvivenza: 15,5%. Sull’altro fronte: 59 Tupolev Tu-154 distrutti, con 2736 morti e rateo di sopravvivenza del 29%. Un bilancio ben più favorevole all’aviazione sovietica, dunque, checché ne sproloquino i propagandisti prezzolati dell’impero USA.
Quale atteggiamento assumeranno le autorità russe man mano che le indagini andranno avanti? E’ lecito attendersi, anche dinanzi a ipotetiche prove inconfutabili di un attentato, un innalzamento del livello di scontro con l’occidente: se si rendessero note quelle prove, la Russia dovrebbe conseguentemente dichiarare guerra alle Nazioni occidentali coinvolte, fatto questo gravissimo, apocalittico, che è assurdo pensare e che nessuno desidera. Certamente, sotto una versione ufficiale escludente la matrice terroristica, o affermante la stessa senza però menzionare mandanti e “Grande Vecchio”, la Russia di Putin, comodamente (si fa per dire) potrà procedere all’eliminazione delle quinte colonne filo–occidentali infiltrate negli apparati spionistici e militari, bonificando l’intero Paese dalla spada di Damocle sempre pendente sulla propria testa e procedendo ad una ancora più completa opera di pacificazione del Medio Oriente. E’ presto per far previsioni, ma alcune ipotesi si possono tranquillamente formulare, alla luce della storia e della cronaca.c0reo9rxcaadat5-jpg-large

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One Response to Tupolev Tu-154: sciagura o attentato?

  1. roberto176 says:

    C’è solo un particolare che mi lascia perplesso e cioè la mancanza di qualsiasi comunicazione radio tra piloti e centro di controllo. Questo mi riporta alla strage di Ustica. Fu infatti l’elemento che indirizzò all’attentato. Se i piloti non dicono nulla alla radio significa solo attentato. Infatti, quasiasi cosa sia successa, dal guasto tecnico a quello che si vuole, c’è sempre il tempo di dire qualcosa.

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