False Flag ed Inside Job ad Istanbul

IR-IS

10491728905 gennaio 2017
Aggiornamento 19: Hasan Qashogi, presunto testimone: Nell’intervista ad al-Arabiya, Khashogi rivelava che c’erano tre assalitori, tra cui una donna. Disse di aver sentito una persona urlare: “Perché vuole ucciderci“, affermando che il loro modo di sparare indicava che fossero ben addestrati. “Non hanno sparato a caso, ma piuttosto camminavano tra i tavoli e puntavano ai clienti”, Hasan Qashogi disse che capiva dal loro accento che non erano arabi, ma stranieri…. “La polizia ci fece sedere con altri sopravvissuti nella stazione vicino al ristorante, e poi ci trasferirono in due bar vicino alla stazione, e ci diedero dell’acqua. Un agente venne e ci disse che uno dei sospetti era seduto tra noi, e chiese a ciascuno di sedersi accanto al proprio compagno, per l’identificazione e l’elaborazione“.

4 Gennaio 2017
Aggiornamento 18: si ricordino le prime relazioni di Reuters e CNN: “Un assalitore era ancora nel night club d’Istanbul dopo l’attentato, la mattina di domenica, e le forze speciali della polizia preparavano l’operazione per entrare nell’edificio, secondo l’emittente televisiva CNN Turk”.

Aggiornamento 17: l’affermazione di Christopher Bollyn secondo cui lo SIIL aveva attaccato il Reina, spiega in dettaglio ciò che anche noi (il 2 gennaio) indicammo quale falsa notizia, perché proveniente da fonti vicine all’intelligence.

Aggiornamento 16: affermazione del testimone: “ci sono voluti 90 minuti alla polizia prima di arrivare sulla scena. Sconcertante, la sua presenza si rivelò di scarso aiuto. Il problema è che la polizia era all’esterno. Non poteva controllare la situazione perché aveva paura che i tiratori avessero delle bombe. Il tiratore poi riuscì a fuggire, dopo di che la polizia finalmente entrò nella discoteca portando i sopravvissuti sul tetto. Aggiungeva che anche a quel punto ancora si sentivano spari per altri dieci minuti”.

Aggiornamento 15: falsa bandiera e lavoro interno: “E’ chiaro che i 3 poliziotti che lavoravano all’ingresso quella sera non c’erano casualmente durante l’attentato“. Non è un caso, però. La società di sicurezza assunta 10 giorni prima dell’attacco, sa esattamente perché quei poliziotti non c’erano quella notte. La possibilità che in effetti fosse una ditta israeliana appare sempre più grande di giorno in giorno, mentre indizi e prove continuano ad accumularsi. Inoltre, “Il terrorista, un cittadino dell’Asia centrale, lasciò un capo di vestiario che indossava dopo l’attentato. L’assalitore non prese la borsa che aveva messo nel bagagliaio del taxi quando giunse ad Ortaköy. Si sostenne che un telefono cellulare dal terrorista era comparso nella borsa“. Ciò significa che si tratta al 100% di una false flag, garantito. Questa volta non fu un passaporto o documento per l’immigrazione a ritrovarsi magicamente sulla scena, ma un telefono cellulare che misteriosamente aveva perfino un video “selfie” salvato, per facilitarne l’identificazione da parte della polizia turca. Dopo di che la “pista di Iakhe Mashrapov” venne falsamente piazzata per far apparire il governo turco incompetente. L’attentato praticamente sembra scritto dal governo israeliano, dall’inizio alla fine. Con la caduta del governo turco che avanza, una nuova “guida” viene pubblicata oggi, sostenendo che il nome in codice del presunto combattente dello “SIIL” sia Abu Muslim Hurasani. Probabilmente riferendosi alla storia persiana e alla brigata terroristica “super-segreta” Qurasan che farebbe presumibilmente apparire lo SIIL come dei boy scout. Qurasan segue anche indirizzi che hanno solo a che fare con Israele, che in tale situazione potrebbe vedere l’avanzata del califfato entro i suoi confini. Molto probabilmente una cosa che porterebbe alla fine dello Stato ebraico. “Eserciti sotto bandiere nere verranno da Qurasan (Afghanistan). Nessuno potrà fermarli e finalmente arriveranno a Gerusalemme dove potranno piantare le loro bandiere“. Ci sono alcune altre verità notevoli nei vecchi insegnamenti del Qurasan, mentre le fazioni arabo-musulmane lotterebbero tra esse per dominare la regione, alcune sostenute da potenze straniere.js117018450_istanbul-nightclub-gunman-suspect-large_trans_nvbqzqnjv4bqk0yzontbxczs9bjrrsalblogzf_swcnztnncph2m-xkAggiornamento 14: La Turchia estende lo stato di emergenza di tre mesi

Aggiornamento 13: Iakhe Mashrapov dalla Repubblica del Kirghizistan sarebbe stato scagionato da accuse o qualsiasi coinvolgimento nella sparatoria al Reina. Sembra che la disinformazione sia stata deliberatamente diffusa da chi ha molto da guadagnare dal collasso della Turchia. Chi ha l’influenza per spacciare notizie false presso le agenzie internazionali? Di sicuro non lo SIIL!

Aggiornamento 12: Informammo i nostri utenti e lettori, il 31 dicembre-gennaio 1, che l’attentato era un attacco false flag e un lavoro interno. Hurriyet: “Le autorità valutano come mai l’attentatore conoscesse tutte le uscite del Reina, comprese le tre porte segrete note solo dal personale che vi lavora. Sapeva anche che le guardie della discoteca non avevano armi, che non erano permesse all’interno del club… L’attentatore avrebbe avuto problemi nel fuggire dalla scena e le autorità valutano se ci sia stato aiuto dall’interno”.

3 gennaio 2017
Aggiornamenti: Non confermato, il sospetto avrebbe usato granate assordanti
Rapporti locali affermano che tre involucri sono stati recuperati per granate assordanti di fabbricazione USA, il sospetto (-i) li ha usati mentre caricava l’AK47. Il sospetto nel video si dice sia entrato in Turchia 15 giorni prima della sparatoria al Reina.

Aggiornamento 10: Passaporto, per ora utilizzano questo
Non è confermato se il passaporto appartenga al tiratore e dove la stampa l’ha preso, ma sembra che seguano questa storia ora. Iakhe Mashrapov dalla Repubblica del Kirghizistan è per ora il primo sospettato.reina-passportAggiornamento 9: “Istanbul, la polizia arresta i familiari dell’attentatore del nightclub Reina
“L’autore dell’attentato al Reina è stato identificato. L’APA cita Milliyyet.com.tr secondo cui è stato identificato come uiguro turco giunto a Konya con la famiglia nel novembre scorso. La polizia ha diffuso i video dell’attentatore. Per non attirare l’attenzione, il terrorista ha portato con sé moglie e figli. La polizia li ha arrestati“.

Aggiornamento 8: S’imbattono nei video originali caricati tra il 31 dicembre e l’1 gennaio
Quindi daremo scacco matto nel seguente modo, mentre si sparge tale continua menzogna: “L’assalto di sette minuti ha lasciato 39 morti e decine di feriti“.reina-witnessAggiornamento 7: Irregolarità sul presunto viaggio del “sospetto”
Affermazione: “Prima dell’attentato, l’uomo armato avrebbe preso un taxi nel quartiere popolare di Zeytinburnu, evitando le telecamere a circuito chiuso sui mezzi pubblici. Scese per via dell’ingorgo vicino al club e camminò per quattro minuti per raggiungere il Reina“. Problema: Zeytinburnu è nella direzione opposta a quella da cui proveniva, mentre sparava coll’AK47 all’ingresso del Reina (nota, hanno manipolato il video originale).reina-mapPoi si sarebbe recato verso nord, a Kuruçesme:
reina-map-2Per poi presumibilmente, sempre viaggiando in direzione opposta, prendere il traghetto per il terminal Yalova e scomparire a Bursa.reina-map-3Aggiornamento 6: Foto: La gente è veramente morta nel nightclub Reina, non è una bufala. Ci siamo specificamente astenuti dal pubblicare queste foto esplicite, ma a quanto pare molte persone sarebbero contente solo quando fanno sensazionalismo, cosa che abbiamo cercato di evitare.

2 gennaio 2017
Aggiornamento 5: aggiornamento molto importante perché documenta come hanno distrutto la propria storia, mentre la fabbricavano sul momento. Li abbiamo inchiodati. Non va. Fine della storia “ufficiale”!
Dal quotidiano Sabah: “L’attentatore avrebbe sparato per sette minuti. Poi andò in cucina e vi rimase per circa 13 minuti prima di cambiarsi i vestiti, togliendosi il cappotto e fuggire tra il panico. Inoltre ripulì l’arma prima di lasciare la scena“.
In primo luogo, la tempistica che diamo più avanti chiaramente neutralizza tale menzogna su uno dei tiratori che in 13 minuti si cambia d’abito. La tempistica qui in realtà indica le 01:23 (ora locale), circa 5 minuti dopo che un tiratore sparò entrando nel locale, durante l’attentato. Questo è un dato di fatto, non lo si può rifiutare o negare. Vedasi la tempistica di seguito.
In secondo luogo, se la polizia fu così veloce ad arrivare, come sostiene la stampa, come mai gli sfuggì il tizio in attesa nella cucina della discoteca, per 13 minuti? Non ha proprio senso. Siamo a questo punto a 20 minuti dall’attacco, secondo la storia ufficiale e dei media principali.

Aggiornamento 4: si dimentichi la rivendicazione dello SIIL, è una “scoperta” del sito di Rita Katz, alias governo israeliano.

Aggiornamento 3: Conosci il tuo bugiardo: tra i media mainstream anglosassoni, il Daily Mail è forse il primo a diffondere la falsa storia dello SIIIL. Alcuna fonte ufficiale in Turchia l’ha riferito.

Aggiornamento 2: The Guardian: “I sopravvissuti hanno tutti detto che c’erano più aggressori, anche se le autorità turche hanno detto che era solo, e alcuni dicono che erano in contatto via walkie talkie“.

Aggiornamento 1: Yunis Turk, un presunto testimone intervistato dalla CNN: “Per 10 minuti non ci furono spari e poi per altri cinque minuti lanciarono le bombe, spararono ancora, poi andarono via“.

Batuhan Aytemur su Facebook: “Sì, due terroristi indossavano il costume di babbo natale e usavano kalashnikov e bombe a mano, uccidendo, infine, 40 persone
Testimoni oculari contrastanti e tempistica documentata puntano ancora a un attentato con diversi terroristi nella discoteca Reina. L’attentato non è una bufala, ma la storia del lupo solitario dello SIIL invece sì. A partire da ora tutto fa credere che si trattasse di un attacco false flag della serie pianificata da agenti di USA e Israele e perpetrata da capri espiatori locali e stranieri. Inoltre, ci sono indizi che suggeriscono fortemente un lavoro interno, come spiegato più avanti.
In primo luogo, le discussioni sugli orari tratti dalle presunte telecamere di sicurezza al Reina, dentro e fuori, e la tempistica della sparatoria non devono andare per lunghe. L’evidenza è chiara. Tutto sommato gli spari durarono circa 5 minuti, ad essere generosi con la versione ufficiale (quando si indaga secondo notizie e “fatti” della stampa dominante). Tra le 1:18 e 1:21 (1 gennaio ora locale) uno dei tiratori apparve entrare nella discoteca Reina, secondo le riprese della videocamera. Alle 01:23, massimo 5 minuti dopo che il terrorista era entrato nel locale durante l’attentato, qualcuno appare cambiarsi di vestito, mentre sembra prepararsi ad uscire dal Reina.

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reina-3Qui potete vedere uno dei tiratori togliersi il cappotto, mentre si preparerebbe ad uscire. I video seguono la cronologia.
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reina-8Ma va capito che le sequenze complete delle CCTV sono state degradate, per quello che se ne sa finora. Il materiale buono in cui si vedono i dettagli e i probabili diversi attentatori e un’esplosione è vietato al pubblico, dimostrando di per sé molto. Nascondono deliberatamente le prove dei video migliori. Inoltre, le testimonianze oculari chiaramente contraddicono la tempistica e la premessa ufficiale su “un solo terrorista”. Ciò è importante perché dimostra che il governo turco, intensamente ricattato da governi esteri come Israele e Stati Uniti, è stato costretto a vendere al mondo la falsa storia di un solo tiratore al Reina, altrimenti….
Ieri abbiamo già mostrato come una donna, presente all’interno, affermasse che più tiratori erano attivi nella discoteca d’Istanbul a capodanno. Inoltre, un altro presunto testimone riferiva: “Ci sono stati colpi di arma da fuoco e dopo due minuti il suono di un’esplosione“. Oggi vi riportiamo il rapporto del “testimone oculare”, il belgo-turco Fatih Kir, che sosteneva che fosse al Reina. Intervistato il 1° gennaio 2017 da una delle maggiori reti TV del Belgio, VTM (Fiandre, Belgio).
Romina Van Camp, per VTM: “Incontro Fatih sulla famosa piazza Taksim a Istanbul, lontano dalla discoteca. Dopo la scorsa notte, un luogo in cui non vuole tornare. Fatih ha visto il tiratore, ma poté fuggire”.
Fatih: “Ho visto e pensato che fosse una di quelle solite esplosioni, ma non era così. Delle persone correvano. Ognuno saltava via e correva. Ho pensato… corro anch’io”.
Romina Van Camp: “Era corso al seminterrato per nascondersi, insieme ad altri.”
Fatih: “Chiudemmo la porta e sentimmo ancora sparare per almeno 15 minuti. Dopo di che, solo dopo 40 minuti sentimmo entrare la polizia. Non avemmo alcun collegamento (con i cellulari), non potemmo chiamare e dovemmo aspettare lì”. (Ciò contraddice completamente Reuters e altri che, per esempio, sostengono, citando Sefa Boydas, che “la polizia arrivò subito”).
Romina Van Camp: “Nel caos Fatih perse due amici, ma li trovò in un secondo momento alla stazione di polizia. Il club Reina è ben protetto. Fatih non pensò mai che vi sarebbe successo qualcosa”.
Fatih: “Abbiamo pensato che fosse sicuro, ma a quanto pare non lo è. Il mio cappotto e il mio passaporto turco sono rimasti lì, non li rivoglio più. Non voglio andarci per molto tempo”.
Romina Van Camp: “E’ a malapena sfuggito la morte, è difficile criticarlo”.
Fatih: “Potevo restarci anch’io. Vi sono attentati come questo in tutto il mondo. A Parigi, Bruxelles. Può succedere ovunque. Deve solo smettere. Non so come, ma deve accadere. Deve solo finire“.
Insieme con il video, con la trascrizione, il seguente articolo fu pubblicato sul sito web della VTM: “Ho visto gente morire“, ecco cosa dice Fatih Kir, 19enne belga di origine turca, che ha visto tutto ciò che era accaduto nella discoteca d’Istanbul. Un tiratore ha aperto il fuoco ieri sera, 39 persone sono morte, di cui una belga. Fatih Kir appena arrivato con alcuni amici nella discoteca Reina, era pronto a festeggiare il nuovo anno. Ma poi si scatenò l’inferno: “Ero lì da dieci minuti e poi sentì i colpi di un Kalashnikov. Ci sparò per tutto il tempo. Ho visto gente morire“, dice al telefono a VTM News.

Kalashnikov
Per diversi minuti l’uomo armato si aggirò intorno, alla fine 39 persone morirono. Inizialmente, Kir non sapeva cosa succedesse o quanti tiratori ci fossero: “Ho visto un uomo con un Kalashnikov. Ero proprio all’ingresso quando l’uomo iniziò a sparare. Spararono per 15 minuti“. Kir poté fuggire con il personale della sicurezza. Nel caos i suoi amici ebbero lievi ferite, ma stanno tutti bene. Ma il dramma gli ha lasciato una profonda impressione. “La gente era… fu davvero un disastro di ieri“, conclude. Chiaramente la sparatoria di 15 minuti non è congrua con la tempistica documentata dalle telecamere di sicurezza e dalle notizie della stampa su un presunto attentato di 7 minuti. Evidentemente qualcuno mente e da quello che appare non sono i testimoni oculari. Su pesante pressione degli Stati Uniti, il governo turco ha ordinato il black-out dei media sulla sparatoria. Solo dichiarazioni ufficiali del governo possono essere pubblicate dalla stampa, per paura che notizie false dominino i notiziari. Le notizie false sarebbero i rapporti critici come quello pubblicato qui.european_council_on_foreign_relations_logo-svgSenza sorprendere nessuno, il Consiglio per le Relazioni Estere europeo, istituito con il sostegno dell”Open Society Foundations di George Soros, condanna fermamente il governo turco per l’attentato: “Nulla di ciò che il governo fa aiuta a rendere la Turchia più sicura. Il giro di vite sui dissidenti destabilizza ulteriormente il Paese, e quando non lo fa accresce una polarizzazione pericolosa“. Quando le testimonianze oculari contraddicono la versione ufficiale, quando più di un tiratore è presente assieme al denaro di George Soros, allora bastano poche spiegazioni per vedere che la Turchia è nel pieno di un cambio di regime pianificato ed eseguito da interessi esteri, di Stati Uniti e Israele. Tanto più che la Turchia è in parte responsabile del cessate il fuoco in Siria, che ha davvero fatto arrabbiare i governi israeliano e statunitense, perché tale sviluppo sabota il loro piano del cambio di regime in Siria per rovesciare Assad.

Lavoro interno
All’inizio fu detto da Hurriyet e Jerusalem Post che il proprietario del club, Mehmet Kocarslan, aveva detto ai giornalisti che la sicurezza del club fu passata a un’entità anonima, pochi giorni prima della sparatoria nel suo club ad Istanbul. “Hurriyet cita il proprietario del Reina, Mehmet Kocarslan, dire che erano state prese misure di sicurezza negli ultimi 10 giorni, dopo che notizie dell’intelligence statunitensi avevano suggerito un possibile attentato“. Ciò fu inizialmente segnalato anche dal Jerusalem Post, ma poi l’articolo fu rimosso.reina-israelCiò indica, sempre più probabilmente, che la sicurezza del club Reina fu ultimamente affidata a una società di sicurezza israeliana. Ciò spiegherebbe perché il Jerusalem Post, di tutti i post, eliminasse quello sull’articolo dopo che domande ardue furono poste. La linea di fondo è che una società di sicurezza israeliana ha facilitato l’attacco e si chiede di poter vedere le prove concrete che distruggerebbero completamente la nostra posizione su questo.

Babbo Natale
Le notizie su almeno uno dei tiratori vestito come Babbo Natale hanno un certo senso, di certo. Molti agenti di polizia in servizio a Istanbul e al Reina erano “mimetizzati” da Babbo Natale, mentre altri erano sotto copertura come venditori ambulanti. Ciò spiegherebbe certamente perché almeno un tiratore fu avvistato, presumibilmente, vestito come Babbo Natale e lasciato passare. Sapendo che la sicurezza del Reina fu compromessa, un Babbo Natale uscì lasciando il Reina minuti (o 15 minuti) dopo la sparatoria, senza problemi, ciò ha senso e sarà difficile confutarlo. Eventuali segnalazioni che spacciano le uscite su un solo attentatore dello SIIL sono invenzioni che non reggerebbero ai fatti schiaccianti qui presentati.

1 gennaio 2017
Indipendentemente da ciò che diranno i media, c’erano tre tiratori nella discoteca Reina a Istanbul, in Turchia, alla vigilia del capodanno. I primi rapporti affermavano che: “dal club fu riferito di aver visto tre attentatori con Kalashnikov” e “due persone sparavano“. Una grave affermazione, ancora oggi, continua a sostenere che, Gli aggressori erano vestiti da Babbo Natale: secondo la CNN, gli attentatori aprirono il fuoco nella discoteca Reina intorno alle 01:15 ed erano vestiti da Babbo Natale. Il New York Times riporta che il proprietario del club Mehmet Kocarslan riferì che gli aggressori usavano fucili Kalashnikov. Gli assalitori non furono identificati: in un rapporto di al-Jazeera, uno degli aggressori si ritiene fosse stato ucciso sul posto. L’esperienza c’insegna che i primi rapporti sono sempre molto più vicini alla verità del successivo mulinello narrativo, quando i vari media riducono le notizie.reina-4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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