La politica estera degli USA e la campagna per destabilizzare la Presidenza Trump

Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 5 gennaio 2017
Nota: Questo articolo si basa in parte su testi scritti dall’autore prima delle elezioni negli Stati Uniti.protests-nov-13jpg-jpg-size-custom-crop-1086x695Introduzione
Obama ha formalmente accusato Mosca d’interferire nelle elezioni degli Stati Uniti per conto di Donald Trump. Si tratta di gravi accuse. Considerando che le sanzioni sono dirette contro la Russia, l’intento finale è minare la legittimità del presidente eletto Donald Trump e la sua posizione in politica estera su Mosca. Secondo i media statunitensi, le sanzioni contro Mosca avevano lo scopo di “bloccare il presidente eletto Donald J. Trump” perché “ha costantemente messo in dubbio” che Putin fosse coinvolto nel presunto hackeraggio del DNC. In un precedente articolo sull’ingerenza del Cremlino, il New York Times (15 dicembre) definiva Donald Trump “…un utile idiota“… un presidente che non sa di essere stato prodotto da una scaltra potenza straniera. Ma le accuse a Trump sono andate ben oltre la storia del “blocco”. La verità non detta sull’ordine esecutivo di Obama è che punisce Trump piuttosto che Putin. L’obiettivo non è “bloccare” il presidente eletto per la “scarsa familiarità con l’intelligence“. Al contrario: la strategia è delegittimare Donald Trump accusandolo di alto tradimento. In questi ultimi sviluppi, il direttore della National Intelligence James Clapper ha “confermato” che il presunto attacco informatico russo è una “minaccia esistenziale al nostro modo di vita“. “Che si tratti o no di un atto di guerra (della Russia contro gli Stati Uniti) penso che sia un’accusa politica molto grave che non credo la comunità dell’intelligence non dovrebbe fare“, ha detto Clapper. Quell'”atto di guerra”, non della Russia, ma contro la Russia, sembra sia stato approvato dall’amministrazione Obama: diverse migliaia di carri armati e truppe statunitensi sono impiegati alle porte della Russia nell’ambito dell'”Operazione Atlantic Resolve” diretta contro la Federazione Russa. Tali dispiegamenti militari sono parte della “vendetta” di Obama contro la Russia per la presunta pirateria moscovita delle elezioni statunitensi? È una procedura “accelerata” dal presidente, supportato dall’intelligence degli Stati Uniti, destinata a creare caos politico e sociale prima della nascita dell’amministrazione Trump, il 20 gennaio? Secondo DINA News del Donbas: “Un massiccio dispiegamento militare degli Stati Uniti (ai confini della Russia) dovrebbe essere pronto entro il 20 gennaio“. La follia politica prevale, e potrebbe potenzialmente scatenare la terza guerra mondiale. Nel frattempo la “vera storia” dell’hackeraggio non è notizia da prima pagina. I media mainstream l’ignorano.

Destabilizzare la Presidenza Trump
L’intento finale di tale campagna dei neocon e della fazione dei Clinton è destabilizzare la presidenza Trump. Prima delle elezioni dell’8 novembre, l’ex-segretario della Difesa e direttore della Cia Leo Panetta lasciò intendere che Trump fosse una minaccia alla sicurezza nazionale. Secondo The Atlantic, Trump è un “candidato manciuriano moderno” al servizio degli interessi del Cremlino. Dopo il voto dei Grandi Elettori (a favore di Trump) e delle sanzioni di Obama nei confronti di Mosca, le accuse di tradimento contro Donald Trump sono aumentate: “Lo spettro del tradimento aleggia su Donald Trump. Ne ha la responsabilità respingendo l’invito bipartisan su un’indagine dell’hackeraggio della Russia del Comitato Nazionale Democratico come attacco politico “ridicolo” alla legittimità della sua elezione a presidente“. (Boston Globe, 16 dicembre)
I liberali suggeriscono che il Presidente eletto Donald Trump sia colpevole di tradimento dopo che il presidente Obama annunciava nuove sanzioni contro la Russia e Trump elogiava la risposta di Vladimir Putin alle sanzioni“. (Daily Caller, 30 dicembre, 2016)

Gestione coordinata per destabilizzare la Presidenza Trump?
Trump “va a letto con il nemico”? Gravi accuse presumibilmente avviate dai servizi segreti degli Stati Uniti che non possono essere ignorate. Saranno dimenticate una volta che Trump sarà alla Casa Bianca? Improbabile. Fanno parte della propaganda di potenti interessi corporativi. Ciò che è in gioco è un’operazione accuratamente coordinata per destabilizzare la presidenza Trump e caratterizzata da diverse componenti. L’obiettivo centrale di tale piano contro Trump è garantire la continuità della politica estera dei neocon orientata alla guerra mondiale e alla conquista economica del mondo, che ha dominato il panorama politico degli Stati Uniti dal settembre 2001. Vediamo una prima rassegna sulla natura della posizione in politica estera dei neocon.

Base della politica estera dei neocon
Dopo l’11 settembre 2001, due importanti cambiamenti nella politica estera degli Stati Uniti furono concepiti nell’ambito della Strategia per la Sicurezza Nazionale (NSS) del 2001. Il primo fu l’inasprimento della “guerra globale al terrorismo” contro al-Qaida, e il secondo ha introdotto la dottrina della “guerra difensiva preventiva”. L’obiettivo era presentare “l’azione militare preventiva” come guerra di “autodifesa” contro due categorie di nemici, “Stati canaglia” e “terroristi islamici”: “La guerra globale contro i terroristi è un’impresa globale di durata incerta…. gli USA agiranno contro tali minacce emergenti prima che siano completamente formate“. (National Security Strategy, Casa Bianca, 2002)
La dottrina della guerra preventiva include anche l’uso preventivo di armi nucleari come “primo colpo” (quale strumento di “autodifesa”) nei confronti di Stati nucleari e non nucleari. Tale concetto fu saldamente approvato da Hillary Clinton nella sua campagna elettorale. A sua volta, la “guerra globale al terrorismo” (GWOT) lanciata dopo l’11 settembre ebbe un ruolo centrale nel giustificare l’intervento militare USA-NATO in Medio Oriente per “motivi umanitari” (R2P), tra cui l’imposizione delle cosiddette “No Fly Zone”. La GWOT è pietra angolare della propaganda dei media. Le dimensioni militari e d’intelligence del piano dei neocon sono contenute nel Progetto per il Nuovo Secolo Americano formulato prima dell’ascesa di George W. Bush alla Casa Bianca. Il PNAC impone anche la “rivoluzione negli affari militari” che richiede un enorme bilancio assegnato allo sviluppo di sistemi di armi avanzati, tra cui una nuova generazione di armi nucleari. L’iniziativa del PNAC fu lanciata da William Kristol e Robert Kagan, la cui moglie Victoria Nuland ha giocato un ruolo chiave come assistente della segretaria di Stato Clinton nel pianificare il colpo di Stato euro-majdan in Ucraina. Il piano neocon include anche “cambio di regime”, “rivoluzioni colorate”, sanzioni economiche e riforme macroeconomiche dirette contro i Paesi non conformi alle richieste di Washington. A sua volta, la globalizzazione della guerra supporta l’agenda economica globale di Wall Street: I negoziati segreti per i blocchi commerciali in Atlantico e Pacifico (TPP, TTIP, CETA, TISA), accoppiati alla “sorveglianza” di FMI-Banca Mondiale-OMC, sono parte integrante di tale piano egemonico, intimamente legato alle operazioni militari e d’intelligence degli Stati Uniti.ccx1l4muuaaah-i“Lo Stato profondo” e lo scontro di potenti interessi corporativi
Il capitalismo globale non è affatto monolitico. La posta in gioco sono rivalità fondamentali nella dirigenza statunitense segnata dallo scontro tra fazioni aziendali in competizione, ognuna intenta a esercitare il controllo sulla presidenza degli Stati Uniti. A questo proposito, Trump non è del tutto in mano ai gruppi di pressione. Come membro della dirigenza, è proprio sponsor e finanziatore. La sua agenda in politica estera, che dichiara l’impegno a rivedere il rapporto di Washington con Mosca, non è conforme completamente agli interessi dell’industria della difesa che ha sostenuto la candidatura di Clinton. Ci sono potenti interessi corporativi da entrambe le parti, che ora si scontrano. Vi sono anche alleanze sovrapposte e “trasversali” nella dirigenza aziendale. Quello a cui si assiste sono le “rivalità inter-capitaliste” nel campo delle banche, petrolio ed energia, complesso militare industriale, ecc. “Lo Stato profondo” è diviso? Queste rivalità sono caratterizzate anche da divisioni strategiche e scontri nelle diverse agenzie dell’apparato dello Stato USA, come la comunità di intelligence e militare. A tal proposito, la CIA è così profondamente radicata nei media corporativi (CNN, NBC, NYT. WP, ecc), che guida una campagna diffamatoria implacabile contro Trump e i suoi presunti legami con Mosca. Ma c’è anche una campagna contraria nella comunità d’intelligence contro la fazione neocon dominante. A tal proposito, la squadra di Trump contempla la razionalizzazione della CIA (cioè purghe). Secondo un membro della squadra di transizione di Trump (citato dal Wall Street Journal il 4 gennaio 2017), “secondo il team di Trump il mondo dell’intelligence è completamente politicizzato, …va snellito. L’attenzione sarà focalizzata sulla ristrutturazione delle agenzie e su come interagiscono“. Questo piano potrebbe interessare anche agenti della CIA responsabili della propaganda nei media mainstream. Ciò creerebbe inevitabilmente divisioni e conflitti profondi nell’apparato di intelligence degli Stati Uniti, che potrebbe potenzialmente portare un contraccolpo alla presidenza Trump. Ma è improbabile che l’amministrazione Trump possa minare le strutture interne dell’intelligence degli Stati Uniti e la propaganda mediatica sponsorizzata dalla CIA.

Continuità nella politica estera statunitense?
Ideata alla fine degli anni ’40 dal funzionario del dipartimento di Stato degli Stati Uniti ufficiale George F. Kennan, la “Dottrina Truman” pose le basi ideologiche del piano egemonico post-bellico degli USA. Ciò che questi documenti del dipartimento di Stato rivelano è la continuità nella politica estera dal “contenimento” della Guerra Fredda alla dottrina della “guerra preventiva” post-11 settembre. A tal proposito, il piano dei neocon del Progetto per un Nuovo Secolo Americano di conquista globale va visto come culmine del programma post-bellico di egemonia militare e dominio economico globale formulato dal dipartimento di Stato nel 1948, in vista della guerra fredda. Inutile dire che le amministrazioni democratiche e repubblicane, da Harry Truman a George W. Bush e Barack Obama, furono coinvolte nella realizzazione di tale piano egemonico per il dominio globale, che il Pentagono chiama “Lunga Guerra”. A questo proposito, i neocon seguono le orme della “Dottrina Truman”. Alla fine degli anni ’40, George F. Kennan invocò la costruzione di una dominante alleanza anglo-statunitense basata sulle “buone relazioni tra il nostro Paese e l’impero inglese“. Oggi, questa alleanza caratterizza gran parte dell’asse militare tra Washington e Londra, svolgendo un ruolo dominante nella NATO a scapito degli alleati europei (continentali) di Washington, e comprende anche Canada e Australia quali principali partner strategici. Di rilievo, Kennan sottolineò l’importanza d’impedire lo sviluppo delle potenze europee continentali (Germania, Francia, Italia) che potessero competere con l’asse anglo-statunitense. L’obiettivo nella Guerra Fredda e conseguenze fu evitare che l’Europa avesse legami politici e economici con la Russia. A sua volta, la NATO, in gran parte dominata dagli Stati Uniti, impedì a Germania e Francia di svolgere un ruolo strategico negli affari mondiali.

Il riallineamento della politica estera di Trump
E’ altamente improbabile che l’amministrazione Trump si discosti dal pilastro della politica estera degli Stati Uniti. Mentre la squadra di Trump è impegnata in un programma di destra socialmente regressivo e razzista sul fronte interno, alcuni riallineamenti di politica estera sono possibili tra cui l’ammorbidimento delle sanzioni contro la Russia, che potrebbe avere un impatto sui contratti multimiliardari del complesso militar-industriale. Questo di per sé sarebbe un risultato significativo che contribuirebbe a un periodo di distensione nelle relazioni Est-Ovest. Inoltre, mentre Trump ha messo insieme un gabinetto di destra con generali, banchieri e dirigenti petroliferi, che si conforma in gran parte al sostegno del Partito Repubblicano, l'”entente cordiale” bi-partisan tra democratici e repubblicani s’è spezzata. Nel frattempo, vi sono voci potenti nel GOP che sostengono la “fazione anti-Trump”. Le divisioni tra le due fazioni sono comunque significative. Nella politica estera statunitense, in gran parte riguarda le relazioni bilaterali USA-Russia compromesse anche dall’amministrazione Obama, così come sull’agenda militare degli Stati Uniti in Siria e in Iraq. Vi sono anche i rapporti con l’Unione europea colpita della sanzioni economiche di Obama contro la Russia. Le sanzioni hanno portato a un drammatico declino del commercio e degli investimenti dell’UE nella Federazione russa. In conformità con la “Dottrina Truman” qui discussa, la politica estera statunitense dei neocon, soprattutto dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003, cercò di smantellare l’alleanza franco-tedesca ed indebolire l’Unione europea. É rilevante, in relazione ai recenti sviluppi in Ucraina e Europa orientale, che George F. Kennan esplicitamente sottolineasse nel suo testo breve del 1948 al dipartimento di Stato, “una politica di contenimento della Germania, in Europa occidentale“, osservazione che suggeriva che gli Stati Uniti dovessero supportare il progetto europeo solo se supportava gli interessi egemonici degli USA. E questo è precisamente ciò che i neocon ottennero con le amministrazioni Bush e Obama: “Oggi Francois Hollande e Angela Merkel prendono ordini direttamente da Washington. L’invasione dell’Iraq del 2003 fu il punto di svolta. L’elezione dei capi politici filo-statunitensi (Sarkozy in Francia e Angela Merkel in Germania) era favorevole all’indebolimento della sovranità nazionale, portando alla scomparsa dell’alleanza franco-tedesca“, (Michel Chossudovsky, Il Piano USA per il dominio globale: Dal ” Contenimento” alla “guerra preventiva”, Global Research, 2014)
La domanda più importante è se questo riallineamento dell’amministrazione Trump frenerà il dispiegamento di truppe e materiale militare della NATO in Europa orientale, alle porte della Russia. Sarà favorevole al disarmo nucleare? Mentre l’agenda in politica estera di Trump è il bersaglio della “politica sporca” dalla fazione Clinton, la nuova amministrazione ha potenti sostenitori aziendali che senza dubbio sfideranno i neocon, anche quelli che operano nella comunità d’intelligence. Va notato che Trump ha anche il sostegno della lobby pro-Israele, così come dell’intelligence israeliana. A dicembre, il capo del Mossad incontrò la squadra di Trump a Washington.anti-trumpIl calendario del piano destabilizzazione
All’inizio, prima delle elezioni dell’8 novembre, il piano per impedire e destabilizzare la presidenza Trump era costituito da diversi processi coordinati e interconnessi, alcuni in corso, mentre altri sono già stati completati (o non sono più rilevanti):
– la campagna mediatica diffamatoria contro Trump, che ha assunto nuovo slancio sulla scia delle elezioni dell’8 novembre (in corso);
– il movimento anti-Trump fabbricato negli Stati Uniti, coordinato con la copertura dei media delle petizioni volte a impedirlo (in corso);
– il riconteggio dei voti in tre Stati in bilico (non più rilevante);
– il passaggio dell’HR 6393: l’Intelligence Authorization Act per l’anno fiscale 2017, che comprende una sezione diretta contro i cosiddetti “media indipendenti pro-Mosca”, in risposta alla presunta interferenza di Mosca nelle elezioni degli Stati Uniti a sostegno di Donald Trump;
– il voto del Collegio Elettorale del 19 dicembre (non più rilevante);
– la petizione lanciata dalla senatrice della California Barbara Boxer su Change.org sul voto del collegio elettorale (non più rilevante);
– la campagna “Disrupt” per impedire il 20 gennaio 2017 la cerimonia della nomina presidenziale;
– la possibilità di una procedura d’impeachment è già contemplata nel primo anno del mandato;

La slogan è “sradica”. L’obiettivo è “sradicare”
A sua volta, il sito web Disruptj20.org chiede d’impedire la nomina di Donald Trump il 20 gennaio 2017: “# DisruptJ20 è supportato dal lavoro del comitato di accoglienza DC, un collettivo di attivisti locali ed esperti sul campo che agiscono con il sostegno nazionale. Stiamo costruendo il quadro necessario per le proteste di massa per impedire la nomina di Donald Trump e pianificare azioni dirette per realizzare questo obiettivo. Forniamo anche servizi come alloggio, cibo e anche assistenza legale a chiunque voglia unirsi a noi“.

Quali saranno i possibili risultati?
La campagna di propaganda, insieme ad altre componenti dell’operazione (movimento di protesta, petizioni anti-Trump, ecc) viene utilizzata come mezzo per screditare il presidente eletto. Questa campagna di propaganda dei media verso il neo-presidente non ha precedenti nella storia degli Stati Uniti. Mentre il MSM critica regolarmente politici come il presidente degli Stati Uniti, la narrazione dei media in questo caso è fondamentalmente diversa. Il presidente entrante è il bersaglio di una campagna diffamatoria organizzata dai media che non cesserà all’ascensione di Trump alla Casa Bianca. Allo stesso tempo, un movimento di protesta progettato e coordinato contro Trump è in corso dall’8 novembre. In realtà iniziò la sera dell’8 novembre prima dell’annuncio dei risultati elettorali. Le proteste hanno tutte le apparenze di una “rivoluzione colorata”. I media favoriscono il movimento di protesta fabbricato. Organizzatori e reclutatori sono al servizio degli interessi dei potenti gruppi di pressione aziendali, tra cui le industrie della difesa. Non sono al servizio degli interessi del popolo. E’ improbabile che le diverse iniziative, tra cui la campagna Disrupt, avranno un impatto significativo sulla nomina di Trump. La nostra valutazione suggerisce, tuttavia, che il presidente entrerà alla Casa Bianca tra un alone di polemiche.

L’impeachment è il “Punto di discussione”
La campagna di propaganda continuerà dopo la nomina di Trump, avanzando accuse di tradimento. L’impeachment di Donald Trump fu già contemplato prima della sua ascesa alla presidenza. Secondo l’Huffington Post del 1° gennaio 2017: “C’è solo un modo costituzionale per rimuovere un presidente, via impeachment. Ciò che serve è la richiesta d’impeachment dei cittadini, da iniziare il primo giorno della carica di Trump. L’indagine dovrebbe tenere un dossier e aggiornarlo almeno settimanalmente presso la Commissione Giustizia della Camera. Non mancheranno le prove”. Change.org, che organizza il movimento di protesta fabbricato, ha lanciato una petizione per mettere sotto accusa Trump.

Il popolo statunitense vittima ignorata: necessità di un movimento di massa reale
Il popolo statunitense è la vittima ignorata di questo scontro tra fazioni capitaliste, al servizio degli interessi delle élite a scapito degli elettori degli Stati Uniti. A sua volta, una significativa vera opposizione alla politica sociale razzista di Trump fu “sequestrata” dal movimento di protesta fabbricato, finanziato e controllato da potenti interessi economici. Gli organizzatori di tale movimento agiscono per conto di potenti interessi delle élite. Le persone sono ingannate. Ciò che è necessario nei prossimi mesi è sviluppare movimenti sociali “reali” contro la nuova amministrazione Trump sui grandi temi sociali ed economici, i diritti civili, l’assistenza sanitaria, la creazione di posti di lavoro, le questioni ambientali, la politica estera degli Stati Uniti che ha portato a guerre, spese per la difesa, immigrazione, ecc. I movimenti di base indipendenti devono quindi separarsi dalle proteste fabbricate e finanziate (direttamente o indirettamente) da interessi corporativi. Non è un compito facile. Il finanziamento e la “fabbricazione del dissenso”, la manipolazione dei movimenti sociali, ecc., sono saldamente radicati. Ironia della sorte, il neoliberismo finanzia l’attivismo diretto contro il neoliberismo. “Fabbricare il dissenso” è caratterizzato da ambiente manipolativo, scontro e sottile cooptazione degli individui nelle organizzazioni progressiste, coalizioni contro la guerra, ambientalisti e movimento antiglobalizzazione. “La cooptazione non si limita a comprare i favori dei politici. Le élite economiche, che controllano le principali fondazioni, supervisionano numerose ONG e organizzazioni della società civile storicamente interessate dal movimento di protesta contro l’ordine economico e sociale vigente“. (Michel Chossudovsky, Global Research, 20 settembre 2010)

Gli USA si preparano a una profonda crisi costituzionale
In questa fase è difficile prevedere cosa accadrà con l’amministrazione Trump. Ciò che sembra evidente, tuttavia, è che gli USA vadano verso una crisi politica profonda, con importanti implicazioni sociali, economiche e geopolitiche. È la tendenza (futura) all’adozione della legge marziale e alla sospensione del governo costituzionale?davidson-trump-clintons-marriage-1200Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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