Conflitto tra statunitensi e turchi sul riciclaggio dello Stato islamico

al-Manar 11 gennaio 2017

manar-00105550014840813606Il quotidiano libanese al-Aqbar riferiva del conflitto latente tra Ankara e Washington sulla questione del riciclaggio dei “jihadisti dello Stato islamico”; conflitto svelato dalla morte di un capo islamista, passata inosservata.

Morte sospetta
Alla fine di novembre fu eliminato Muhamad al-Ghabi (nome dalla valle al-Ghab, provincia di Hama, da cui proveniva). Il vero nome era Muhamad al-Ahmadi, disertore dell’Esercito arabo siriano nel 2011, entrato nelle fila del Free Syrian Army, la prima milizia a prendere le armi contro il governo siriano. Dopo esser passato tra diverse milizie, finalmente trovò il Jabhat al-Sham di cui fu nominato vicecapo della sala operativa del Sahl al-Ghab. A febbraio supervisionò e presiedette la creazione di una coalizione di milizie chiamata Jaysh al-Tahrir, formata oltre dalla sua 312.ma divisione, da 9.no contingente, 45.ma divisione e liwa al-Haq. In un primo momento, la sua morte fu presentata come “accaduta mentre combatteva lo SIIL, difendendo la terra e l’onore nella provincia settentrionale di Aleppo“. Ma si scoprì che fu colpito in maniera senza dubbio ben accurata, rendendo sospetta la versione ufficiale. I dettagli del suo passato lo spiegano.

Agente dell’intelligence degli Stati Uniti
Ghabi era noto per le sue relazioni con l’intelligence degli Stati Uniti, che dirigeva un programma per sollecitare i membri della milizia terrorista wahabita SIIL a disertare. Il programma segreto fu avviato nell’aprile 2016, insieme con l’intelligence turca, nell’ambito del programma a sostegno dell’opposizione moderata. Ghabi fu efficace: nel giro di due mesi ne arruolò trenta di molte nazionalità, anche francesi, belgi e olandesi, soprattutto grazie alle relazioni forgiate con diverse fazioni armate, in particolare i jihadisti taqfiriti. Sembrava aver arruolato alcuni capi dello SIIL, soprattutto perché l’accordo era piuttosto succoso: 10mila dollari per ogni disertore dello SIIL di nazionalità estera, e 5000 per quelli di nazionalità araba. Naturalmente Ghabi ebbe la parte del leone: il doppio di quanto dato ai capi dello SIIL. Ogni disertore era un tesoro per i servizi d’intelligence, soprattutto se di origine statunitense o europea: fornivano informazioni interne sul gruppo, i membri e loro identità e nazionalità, nonché sui loro agenti al di fuori della Siria. Inoltre, potevano essere riabilitati integrandosi con le altre milizie che combattono per conto di tali servizi. Pochi furono rimpatriati, con l’attiva partecipazione dei servizi interessati. La loro riabilitazione fu principalmente psicologica e religiosa, in centri appositamente ideati nei villaggi turchi al confine con la Siria.

Il più fedele di tutti
Ghabi non fu l’unico ad eseguire tale compito, ma fu il più fedele tra tutti agli statunitensi. Fu così anche quando il coordinamento tra di loro e i turchi s’interruppe, a giugno. Ankara voleva installare i centri di riabilitazione sul suolo siriano e, soprattutto, aspirava a fare aderire tali disertori alla sua offensiva in Siria, Scudo dell’Eufrate. Nell’ambito del contenzioso turco-statunitense Ghabi insisté ad informare l’intelligence degli USA su tutti gli sviluppi. Mentre la sua coalizione fu integrata nell’offensiva turca, informò i vari gruppi che si erano mobilitati sulle operazioni sul campo. A partire da settembre, i turchi furono informati dei dettagli delle sue azioni.

Anche con al-Nusra
Sembra che abbiano informato Jabhat al-Nusra, ramo di al-Qaida in Siria, rinominatosi Jabhat Fatah al-Sham. Soprattutto Ghabi riuscì ad arruolarne alcuni membri a favore degli statunitensi. Nusra si affrettò a catturarlo, con numerosi famigliari, accusandolo in un comunicato “di aver danneggiato la rivoluzione e la jihad per collaborare con gli americani“. Ma alla fine rilasciò Ghabi per l’enorme pressione e soprattutto per l’interferenza della guida religiosa di Idlib, il saudita Abdullah al-Muhaysini. Quest’ultimo fu il primo ad onorarlo dopo la morte, augurandogli il paradiso nell’aldilà.14656374Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...