Il Centro informazioni e coordinamento di Baghdad nella guerra in Medio Oriente

Sul coordinamento diplomatico e d’intelligence nelle guerre del Medio Oriente
Colonel Cassad 12 gennaio 2017979798_900Alla vigilia dell’operazione militare russa in Siria, 21 settembre 2015, con un accordo delle leadership militari e politiche di Russia, Iraq, Siria e Iran, veniva creata una struttura di coordinamento chiamata Centro Informazione e Coordinamento Quadripartito (Marqaz Tabadul Malumat al-Rubai) nella capitale della Repubblica dell’Iraq, Baghdad, il cui scopo è raccolta, analisi e scambio di informazioni sui movimenti dello SIIL e di altre organizzazioni terroristiche in Siria e Iraq. Gli sforzi principali del centro mirano a trovare ed identificare gli obiettivi terroristici per distruggerli, operando per disturbare le comunicazioni; identificare le rotte di terroristi, armi e munizioni e le vie del contrabbando del petrolio; trovare centri di comando e controllo, depositi, officine per la produzione di armi e munizioni, laboratori per la produzione di armi chimiche dello “stato islamico” sul territorio della Repubblica dell’Iraq. Le informazioni vengono trasferite allo Stato Maggiore ed usate per colpire i terroristi in Siria a supporto dell’EAS. Inoltre, il CIC controlla e sorveglia i movimenti di terroristi al confine siriano-iracheno ed organizza attacchi aerei sugli obiettivi individuati. Ad esempio, durante le operazioni delle forze governative della Repubblica d’Iraq per la liberazione di Falluja, a fine luglio 2016, venne rivelato l’area del traffico verso il confine siriano di un folto raggruppamento di terroristi. Grazie alle informazioni fornite dal Centro, furono eseguiti attacchi dalle forze aerospaziali della Federazione Russa e dall’Aeronautica Militare della Repubblica araba siriana, distruggendo il raggruppamento presso il valico di frontiera di Abu Qamal. al confine tra Siria e Iraq.

Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko

Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko

Il 2 ottobre 2015 il capo della delegazione russa, Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko, fu intervistato da RT, sul lavoro del Centro e i suoi compiti. Aspetti interessanti:
– Lavoro congiunto sull’intelligence nel rispetto del principio di uguaglianza di tutti i partecipanti
– Lavoro comune che mira a distruggere lo Stato Islamico, e il CIC può risolvere altri problemi in Medio Oriente
– La raccolta di informazioni avviene in Siria e in Iraq
– Le parti coordinano il lavoro nella lotta ai rifornimenti a terroristi e mercenari in Siria e in Iraq
– Il centro è aperto alla possibile adesione di altri Paesi pronti a combattere il terrorismo internazionale
In realtà, il CIC (Baghdad Information Center) è un elemento importante della diplomazia nel quadro della coalizione militare russo-iraniana in Medio Oriente, collegata non solo al sostegno del governo siriano, ma anche all’interazione con il governo iracheno, sperimentando problemi molto simili nella lotta al terrorismo internazionale e allo Stato islamico, basandosi sull’interazione dei servizi speciali di questi Paesi per combattere il califfato. Non sorprende che le attività del CIC siano ignote: la cooperazione, prima di tutto, avviene nell’intelligence e nella condivisione delle informazioni; e in modo che le attività della coalizione non siano pubblicizzate; solo occasionalmente vi sono notizie al riguardo, allo scopo di sviluppare il coordinamento dei Paesi in guerra con il califfato. Naturalmente, questa attività irrita seriamente gli statunitensi, per i quali l’Iraq dal 2003 è di proprietà, oltre a pressioni politiche sul governo iracheno, che secondo Washington non condurrebbe la guerra correttamente, impedendo agli statunitensi di silurare il lavoro del CIC per indebolire l’influenza dell’Iran e di Mosca negli affari iracheni.
Il 14 settembre 2016 The Baghdad Post pubblicò un articolo intitolato “La morte improvvisa dell’alleanza del male Mosca-Teheran-Damasco-Bagdad”. “Fonti dei media hanno riferito che la cosiddetta “quadrialleanza” tra Russia, Iraq, Iran e Siria, la cui istituzione fu annunciata nel settembre 2015, è morta. Era evidente dalla partenza degli ultimi tre consiglieri russi a Baghdad, a metà agosto, che gli iracheni non furono nemmeno avvisati. Non vi è alcun accenno di ulteriore cooperazione e coordinamento tra i quattro Stati su suolo iracheno, come indicato dalle dichiarazioni della coalizione. In primo luogo, alcune parole sulla nascita della coalizione. Il 28 settembre 2015 ne fu annunciata l’istituzione e il 26 ottobre 2015 si attivò dopo l’arrivo dei rappresentanti del Ministero della Difesa della Federazione Russa e dell’Iran a Baghdad, dove fu annunciato la creazione del “consiglio comune di Baghdad”. Fu deciso d’istituire un centro informazioni per coordinare la lotta allo SIIL comprendenti i rappresentanti degli Stati Maggiori dei quattro Paesi. Nonostante le affermazioni iniziali che il centro si sarebbe alternato ad intervalli di 3 mesi in ogni Paese, la sede dell’alleanza rimase nel primo Paese, l’Iraq. Allo stesso tempo, altri Stati aderenti, Damasco, Teheran e Mosca, non compirono una singola istruzione, cosa più o meno negata. Secondo le informazioni di un ministro iracheno, a metà agosto, gli ultimi tre consiglieri russi se ne erano andati e, improvvisamente, l’ufficio associato rimase vuoto. Sottolineò che “il dialogo tra Mosca e Baghdad è tornato al livello solito: dell’addetto militare russo presso l’ambasciata a Baghdad”. Inoltre sottolineò che “la causa della fine di questa alleanza era sulla comprensione delle precedenti relazioni USA-Russia. Inizialmente, Washington non voleva interferire negli affari di Mosca sul suolo iracheno. Ma poi i sunniti e curdi si rifiutarono di cooperare con l’alleanza, mentre i curdi si rifiutano di cooperare con la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti”. A questo proposito, alti ufficiali dell’esercito iracheno confermarono che la “quadrialleanza” è morta e dimenticata. Non vi è alcuna cooperazione nello scambio di informazioni nell’intelligence o in campo militare, oltre all’attuazione degli accordi conclusi tra il 2011 e il 2014; la fornitura di munizioni e armi dalla Federazione Russa, cosa pubblica, all’arsenale iracheno. Attualmente consegnate solo per il 51% del totale. Nell’ottobre 2015, il primo ministro al-Abadi espresse il desiderio della partecipazione della Russia agli attacchi aerei contro lo SIIL in Iraq. Lo scorso febbraio, vi furono segnalazioni dagli Stati Uniti sull’esistenza della coalizione. In particolare, preoccupazioni sull’avanzata della presenza iraniana e russa in Iraq dagli Stati Uniti. In precedenza il capo del comitato di sicurezza e difesa del Parlamento, Hamid al-Mutlaq chiamò l’alleanza quadripartita “alleanza del male, che non ha portato nulla a iracheni e siriani, tranne che rovina”. D’altra parte, il vicepresidente del blocco parlamentare “Unione del Kurdistan”, Muhsan Sadun, disse che la “quadrialleanza non ha fatto alcun progresso significativo in Iraq fin dalla sua formazione”, sottolineando che la coalizione filo-statunitense aveva fatto molto per l’Iraq. Allo stesso tempo, la partecipazione a una o l’altra coalizione non interessava“.
Il 9 settembre 2016 il Dipartimento Informazioni e Stampa del Ministero degli Esteri russo smentiva tali notizie: “Nel contesto degli sforzi dell’antiterrorismo russo per combattere lo SIIL in collaborazione con i nostri partner regionali, tramite il Baghdad Information Center (CIC), la partecipazione dei militari di Russia, Siria, Iran e Iraq ha attirato l’attenzione di una nota fonte internet, “The Baghdad Post”, con un articolo dal titolo molto rivelatore, “Sulla morte improvvisa dell’alleanza del male Mosca-Teheran-Damasco-Baghdad”. Citando fonti anonime si afferma che le attività del CIC siano cessate, tra cui la fine dello scambio delle informazioni dell’antiterrorismo. È interessante notare che tale affermazione sia stata immediatamente ripresa da numerosi media locali e internazionali. Notiamo che tale nota non è altro che disinformazione palese che non ha nulla a che fare con la realtà. Lo scopo è creare confusione tra i nostri amici e colleghi, seminando dubbi sul consolidamento del Centro con la partecipazione russa. Sottolineiamo che il CIC è uno strumento importante per la cooperazione con gli altri attori della lotta allo SIIL, tenendo presente che l’interesse per il mantenimento e lo sviluppo di tale cooperazione è confermata da tutti i nostri partner del Centro. La corrispondente smentita di tale “informazione” è stata diffusa dall’agenzia di stampa irachena Nina“.
4bk140e1accafb2w86_620c350E’ simbolico che i fantocci degli statunitensi chiamino l’alleanza anti-califfato “alleanza del male”, mentre il regime di Raqqa e Mosul sembra nel frattempo essere percepito come “buono”; l’intensificarsi dei rapporti con Russia e Iran ha spezzato molti gravi piani relativi allo SIIL in Medio Oriente. Non è difficile vedere come l'”alleanza del male” tra Russia, Siria e Iran, come tracciato nel caso dell’Iraq, sia una questione di seria preoccupazione per i fantocci degli statunitensi nelle strutture governative dell’Iraq e del Kurdistan iracheno, mentre Russia e Iran in realtà colmano il vuoto formatosi per l’indebolimento dell’influenza degli Stati Uniti in Medio Oriente, avanzando piani di guerra contro il califfato e il terrorismo internazionale, bypassando i soliti piani statunitensi. In questa fase, l’attività è legata al coordinamento diplomatico e d’intelligence dei quattro Stati.
Il 24 settembre 2016, in un’intervista alla televisione RT il capo del raggruppamento russo del Centro, Maggiore-Generale Aleksandr Smolov, confutava le affermazioni del “Baghdad Post”. Tuttavia Smolov dava una serie di dettagli interessanti. “…E’ chiaro che vi sono forze che impediscono il lavoro del Centro, di conseguenza, tali dichiarazioni sono lontane dalla verità. Il lavoro del centro informazioni è continuo e va migliorando. Siamo costantemente alla ricerca di nuove fonti di informazioni e supportiamo attivamente le forze dell’ordine della Repubblica dell’Iraq. In particolare, lo scambio di dati è regolare sui terroristi dalla Federazione Russa e dai Paesi della CSI che combattono in Iraq e Siria. Abbiamo scoperto le rotte per le zona di guerra, i campi di addestramento e le fonti di finanziamento dei terroristi. In questo processo, sosteniamo attivamente le forze dell’ordine della Repubblica dell’Iraq, indicando grande fiducia e stretta collaborazione… Siamo disponibili a lavorare con tutti per la rapida vittoria sul terrorismo e la stabilizzazione del Medio Oriente. La partecipazione al lavoro del Centro attrae interesse da altre potenze regionali e globali… Vorrei sottolineare che il Centro di informazioni si basa sull’uguaglianza di tutte le parti e conferma l’apertura del Centro all’adesione di altri Stati interessati a sradicare il terrorismo… Oggi il Centro non si adatta più al quadro del mero scambio di informazioni. Vediamo il futuro di questo ente di amministrazione militare quale Comitato di coordinamento regionale, come originariamente previsto. Ed è attraverso questo comitato si coordineranno tutte le parti volte a distruggere i gruppi terroristici, anche al confine iracheno-siriano…
Non è difficile vedere i piani dell’interazione dei servizi speciali di Russia, Iran, Siria e Iraq estendersi oltre il semplice scambio di informazioni e l’attivazione sulle questioni militari connesse con le operazioni, nel 2017-2018, per liberare dal califfato il confine siriano-iracheno, e il generale incremento del ruolo del CIC negli affari del Medio Oriente. A fine dicembre 2016, il Consigliere per gli affari perla sicurezza nazionale del primo ministro dell’Iraq, Falah Fayad (collega iracheno di Patrushev) visitò la Russia per 10 giorni.
faleh-al-fayadSecondo il portale dell’Hashd al-Shab, vi fu una riunione in cui partecipò anche il Viceministro degli Esteri della Russia ed inviato speciale del presidente russo in Medio Oriente e Africa, Mikhail Bogdanov. Inoltre, al-Fayad portò un messaggio a Vladimir Putin del primo ministro iracheno Haydar al-Abadi. Dal 2014, Baghdad gestisce il Centro che comprende Russia, Iran, Iraq e Siria, e si ritiene che ospiti rappresentanti di “Hezbollah”, secondo esperti turchi in una conferenza a Ankara del Centro di studi strategici del ministero degli Esteri turco, senza che ciò causasse alcuna irritazione, mentre, naturalmente, sarebbe stato percepito diversamente dalle monarchie del Golfo. Nel 2014 il leader spirituale dell’Iraq, ayatollah Ali al-Sistani, accolse con favore l’aiuto della Russia, che rimane relativo a causa della posizione degli Stati Uniti. Tuttavia, va notato l’importante ruolo svolto dalla Russia nella lotta contro lo SIIL nel momento in cui l’esercito iracheno subiva sconfitte. La Russia inviò materiale militare in Iraq, soprattutto velivoli Su-25, Mi-28NE e Mi-35M, permettendo agli iracheni di resistere allo SIIL alle porte di Bagdad. Questo assunse una particolare importanza, dato che gli Stati Uniti non diedero rapidamente un supporto simile agli alleati di Baghdad. Il materiale russo fu trasferito nel quadro dell’accordo firmato tra Mosca e Baghdad, per 4,2 miliardi di dollari, nel 2013. In Russia vi è la positiva esperienza con l’Iraq nella cooperazione tecnico-militare. Come nella riunione tra al-Fayad e Nikolaj Patrushev e l’invio di armi pesanti. Tuttavia, non furono gli unici casi. Di recente, il presidente della Russia nominava un nuovo ambasciatore, indicando un cambiamento di rotta. Probabilmente si tratta di rivitalizzare le azioni della Russia in Iraq. Tuttavia, va considerata la situazione politica in Iraq e la sua interazione con forze estere. Dall’invasione degli USA nel 2003 e il rovesciamento del regime di Sadam Husayn, l’Iraq è sotto il controllo quasi diretto degli Stati Uniti. Tuttavia, ciò permise l’incremento del ruolo dell’Iran nell’agenda politica interna, e con il ritiro delle truppe statunitensi nel 2011, passò sotto l’influenza dell’Iran. Nonostante il fatto che gli Stati Uniti abbiano modo d’influenzare Baghdad, l’Iran oggi è uno degli attori più attivi in Iraq. Nel 2017 si avranno le elezioni in Iraq. Da varie forze politiche irachene filo-iraniane dipende il cambio del processo politico. La cooperazione russo-iraniana in Siria ha portato a compimento un anno di lavoro attivo da parte degli esperti russi nel Paese. Fu il sostegno della Russia che permise all’Esercito arabo siriano di stabilizzare e migliorare la situazione in diversi sensi. Tuttavia, per tutto questo tempo, l’aiuto in risorse umane proveniva da iraniani, Hezbollah e milizie irachene come l’Hashd al-Shaab. In ogni caso, tutto questo può svolgersi grazie a cooperazione russo-iraniana, Hashd al-Shaab e sue attività in Iraq e Siria, così come l’invio di armi russe. Per maggior chiarezza, la personalità di Falah al-Fayad può aiutare.

Hashd al-Shab
image11 L’organizzazione Hashd al-Shab (“Masse del popolo”), in conformità con la legge del 26 novembre 2016, approvata dal Consiglio dei rappresentanti iracheni, fa parte delle forze armate dell’Iraq e risponde direttamente al comandante in capo, il Primo Ministro dell’Iraq. La struttura dell’organizzazione comprende 67 unità. Nell’ambito dell’organizzazione Hashd al-Shab, combattono di regola volontari sciiti che rispettano la fatwa (decreto religioso) della “lotta adeguata”. In seguito, durante la liberazione delle province irachene di Salahudin, Anbar, Niniwa, l’Hashd al-Shab comprende rappresentanti di altre religioni e movimenti religiosi: alcune milizie tribali sunnite, cristiane, turcomanne e curde. Ufficialmente, la data di nascita dell’Hashd al-Shab è il 13-15 giugno 2014, quando furono pubblicate le importanti fatwa. Tuttavia, lo status ufficiale dell’organizzazione si ebbe il 26 novembre 2016. Il numero approssimativo di aderenti delll'”Hashd al-Shab” è di 60-90mila uomini, mentre i seguaci dell’organizzazione sono 3 milioni. L’organizzazione opera nelle province di Anbar, Babil, Baghdad, Diyala, Qirquq, Niniwa, Salahudin e di regola in queste province istituisce corpi speciali; l’Hashd al-Shaab controlla i “consigli” locali, subordinati alla sede centrale dell’Hashd al-Shab. L’armamento è di origine iraniana, statunitense, russa. Partecipò alle operazioni: per la liberazione del Jarf al-Nasr (24/10/2014, Baghdad – Babil), battaglia di Amarli (11/06 – 08/3/20.16, provincia di Salahudin), liberazione di al-Dalya (28-30/12/2014, provincia di Salahudin), liberazione di Tiqrit (02/03 -01/04/2015, provincia di Salahiudin), battaglia di Baiji (23/12/2014 – 22/10/2015, provincia di Salahudin), battaglia di Ramadi (07/12/2015 – 09/02/2016), liberazione dell’isola di Samara (2015, provincia di Salahudin), operazione “spaccaterrorismo” per la liberazione di Faluja e aree circostanti (23/05-26/06/2016, Anbar), liberazione dell’isola Qalijia (30/07-29/08/2016, Anbar), liberazione di Sharqata (dal 20/09/2016), operazione “liberazione di Niniwa” (dal 16/10/2016, provincia di Niniwa), e varie altre operazioni minori.img23073684L’organizzazione dell’Hashd al-Shab
Falah Fayad, capo dell’organizzazione, consigliere per la sicurezza del Consiglio dei Ministri dell’Iraq. Nato nel 1956, nel 1977 si laureò ingegnere elettrico presso l’Università di Mosul. S’iscrisse al partito della “chiamata islamica” (Hizb al-Dawa al-Islyami). Il 24/12/1980 fu arrestato dalla polizia di Sadam Husayin e rimase nella prigione di Abu Gharib per cinque anni con l’accusa di appartenenza al partito “chiamata islamica”. Ha ricoperto i seguenti incarichi: Responsabile per l’Amministrazione del Vicepresidente della Repubblica, deputato dell’Assemblea nazionale irachena, membro del Consiglio dei Rappresentanti del blocco “Accordo Nazionale Iracheno” (Qutlu al-Iatilyaf al-Watan al-Iraqi), nel 2005 fu membro del Supremo Comitato di Riconciliazione Nazionale, viceconsigliere nella provincia di Diyala, fu membro di diverse delegazioni e della Commissione sulla formazione del governo iracheno, deputato dell'”Alleanza Nazionale” (Tahalyuf al-Watan)
Falah Fayad ebbe assegnati numerosi compiti:
– riconciliazione nazionale;
– relazioni con i Paesi vicini e altri Paesi arabi;
– normalizzazione dei rapporti tra le varie forze politiche in Iraq;
– capo del comitato superiore della comunicazione e informazione della sicurezza;
– vicecapo dell’organizzazione nazionale per il coordinamento dell’intelligence e responsabile delle trasmissioni sull’identità irachena nazionale;
– ministro dell’agenzia di sicurezza dello Stato;
– capo del comitato misto delle nuove trasmissioni irachene;
Partecipò a numerosi congressi e delegazioni di riconciliazione in Finlandia, Giordania, Turchia, Egitto, Libano, Emirati Arabi Uniti. Partecipò a numerosi convegni organizzati dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.

1455222378Abu Mahdi al-Muhandis (vero nome: Jamal Jafar Muhamad Ali al-Ibrahim), Vicecapo dell’organizzazione e direttore delle operazioni, è nato nel 1954 ad al-Sumayr, nel vecchia Basra. Nel 1977 si diplomò presso l’Istituto Tecnologico d’Ingegneria di Baghdad. Dopo aver completato il servizio militare organizzò la principale acciaieria di Basra, dove lavorò come ingegnere. Più tardi si laureò in scienze politiche ed ebbe un dottorato nello stesso campo. Aderì al partito “chiamata islamica”. In connessione con la persecuzione politica dei membri del partito “chiamata islamica” da parte del Baath al potere e la morte dell’ayatollah Muhamad Baqr al-Sadr, nel 1980 Abu Mahdi al-Muhandis fu costretto all’esilio in Quwayt, da cui passò in Iran come soldato semplice, divenendo poi comandante del Corpo Badr nel 1985. Inoltre fu membro del Consiglio Supremo Islamico e poi del Consiglio degli otto comandanti, agli ordini di Muhamad Baqr al-Haqim. In questo consiglio fu incaricato delle questioni politiche, mentre era impegnato negli affari militari come comandante del Corpo Badr. Poco prima del cambio di regime in Iraq, si dimise e lavorò come esperto indipendente, senza perdere i suoi contatti. Poi passò definitivamente alla vita politica del Paese, in particolare unendosi alla costituzione del “Consenso nazionale comune” e poi dell'”Accordo nazionale iracheno”, e infine all’attuale “Alleanza Nazionale”. Washington ne chiese l’estradizione con l’accusa di effettuare operazioni militari contro le truppe degli Stati Uniti, costringendolo ad abbandonare il seggio in Parlamento e attendere il ritiro delle truppe degli USA dall’Iraq. Oggi svolge un ruolo cruciale nella condotta delle operazioni militari contro lo SIIL, lavorando a stretto contatto con Qasim Sulaymani (capo della divisione speciale Quds dei Basij iraniani) e Hadi al-Amiri (capo dell’organizzazione Badr dell'”Hashd al-Shab“). È il responsabile della pianificazione e condotta delle operazioni militari e delle forze speciali dell’Hashd al-Shab.

673542_900Abu Mahdi al-Muhandis e il Generale Qasim Sulaymani discutono delle operazioni nella zona di Faluja.

Nel corso della visita a Mosca, Fayad fu intervistato da RT, su rapporti tra Iraq e Russia, aspettative del viaggio, prospettive di cooperazione. Dal video di circa un’ora, un estratto sul CIC (07:00-10:40):
Giornalista: Parlando di cooperazione tecnico-militare tra Mosca e Baghdad. Del Centro di Baghdad, nei primi mesi dalla fondazione, abbiamo sentito parlare molto della sua attività, ma per ragioni di sicurezza, il Centro riferisce poco. Ci può parlare di eventuali cambiamenti?
Falah Fayad: In realtà, il Centro dell’intelligence di Baghdad opera costantemente e va sviluppandosi. Ma resta sempre volto alla ricognizione.
Giornalista: Sì.
FF: Ora tutti i servizi segreti iracheni collaborano con il Centro, che scambia le informazioni utili. Credo che le linee militari e d’intelligence dopo l’istituzione del Centro abbiano ricevuto impulso, sviluppando la cooperazione bilaterale tra Russia e Iraq, soprattutto alla luce di come la Russia, Stato grande e potente, sia interessata alla lotta al terrorismo. La sua presenza nella regione, il suo ruolo efficace, la cooperazione e collaborazione con la Russia sono di particolare importanza, e riguardano anche altri campi della cooperazione.
Giornalista: Ora il Centro comprende Russia, Iran, Iraq e…
FF: Siria.
Giornalista: Si, la Siria. Tuttavia, la lotta al terrorismo coinvolge tutti gli Stati. Avete pensato al coinvolgimento di altri Paesi o potenze regionali? Soprattutto alla luce del miglioramento tangibile dei rapporti tra Ankara e Mosca, e di come i turchi comprendano la necessità di combattere il terrorismo, come vediamo in Siria.
FF: In realtà, l’Iraq è aperto alla cooperazione. Abbiamo canali con tutte le parti che lottano apertamente ed efficacemente contro il terrorismo. Scambiamo informazioni con molti Paesi su diverse questioni: scambio di liste di ricercati, ricerca delle reti terroristiche. Non è un segreto che il terrorismo sia diventato una rete globale che utilizza i benefici della civiltà moderna per danneggiarla, in particolare Internet e le reti sociali, per non parlare di altri mezzi tecnici moderni. Abbiamo stabilito la cooperazione con Paesi vicini, ma collaboriamo con la Russia perché ha più risorse, e la sua presenza nella regione è positiva. Penso, come il primo ministro (Haydar al-Abadi) che condivide questo punto di vista, che la Russia ha influenza e opportunità di super-persuasione su altri Paesi, coinvolgendoli nella lotta al terrorismo…
maxresdefaultIn generale, si può dire che Russia ed Iran sviluppano le strutture di coordinamento connesse al sostegno della Siria, conducendo una politica più ambiziosa associata all’espansione dell’influenza nei Paesi del Medio Oriente attraverso lo scambio strategico e delle informazioni con i servizi speciali di altri Stati interessati alla lotta unitaria al califfato e agli altri gruppi terroristici. Questo vale per la collaborazione con i servizi segreti in Iraq e i contatti con l’intelligence turca. Un aspetto notevole di questa attività è la dichiarata uguaglianza di diritti tra i partecipanti, il contenuto del lavoro e l’assenza di inerzia specifica nel trattare i casi. E’ anche interessante notare che una struttura simile esiste nella sfera d’influenza degli Stati Uniti, ma bypassa le strutture organizzative esistenti, dirigendo in modo egemonico la coalizione internazionale. L’Iraq, a questo proposito, infatti, comunica contemporaneamente con Russia e Iran, oltre che con la coalizione degli USA. Ciò riflette la dualità della situazione militar-politica in Medio Oriente, in cui vi sono due guerre contro il califfato, da parte di due coalizioni in concorrenza per l’influenza in Medio Oriente, e i governi locali, in un modo o nell’altro, devono tener conto della situazione mutata, come indicano i movimenti osservati in Turchia e Iraq.44Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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